mercoledì 11 aprile 2012

GENITORI E FIGLI


Tu concepirai e partorirai un figlio, e gli porrai nome Gesù... Colui che nascerà sarà chiamato Santo, Figlio di Dio. Luca 1:31, 35

Poi (Gesù) discese con loro (i suoi genitori), andò a Nazaret, e stava loro sottomesso... E Gesù cresceva in sapienza, in statura e in grazia davanti a Dio e agli uomini. Luca 2:51, 52


La crescita e lo sviluppo del bambino Gesù era un motivo di continuo stupore per í suol geni­tori, Maria e Giuseppe. "Il bambino cresceva e si fortificava; era pieno di sapienza e la grazia di Dio era su dí lui... e stava loro sottomesso" (Luca 2:40, 51). Spesso i suoi genitori non com­prendevano ciò che Gesù diceva, ma è scritto che sua madre "serbava nel suo cuore" tutte quelle cose e le meditava con gioia. Anche oggi possiamo contemplare con ammirazione, mediante la lettura dei Vangeli, Colui che, "nato di donna", era "Dio manifestato in carne", in tutta la perfezione della sua natura, senza ombra di peccato, "senza difetto né macchia".
Che differenza coi nostri figli, così simili a noi! La loro natura mostra ben presto le caratteristi­che del peccato che è già in loro, nonostante la bellezza e la freschezza accattivante dell'infan­zia. I genitori cristiani possono trovare stimolo e incoraggiamento pensando all'infanzia di Gesù. Egli ha voluto iniziare il suo cammino sulla terra proprio come un uomo, ma in Lui abitava "tutta la pienezza della deità" (Colosse­si 2:9). E non è venuto per condannare i pecca­tori quali noi tutti siamo, ma è arrivato fino a morire su una croce per salvarci, per cancellare i nostri peccati e darci la sua propria vita.
Una delle meraviglie della sua grazia è che, se nessuno è in grado di imitare la sua vita perfet­ta, Egli ha ora aperto un cammino in cui ognu­no è chiamato a seguirlo, fin dall'infanzia.
La Parola dí Dio dice ai nostri figli: "Ubbidite nel Signore ai vostri genitori". Essa li pone in quella che è stata la posizione di Gesù da bambino. Che privilegio per i genitori di allevarli nel­l'amore e nel timore del Signore (Tito 2:14; Efe­sini 6:1, 4)! Cosa dicono a noi genitori i versetti del giorno che ci parlano di lui?
1. Cresceva in sapienza. Nessuno può salvare l'anima del proprio figlio. Tuttavia il compito dei genitori è di comunicare ai propri figli gli insegnamenti della Bibbia che possono preser­varli dal male e condurli alla salvezza (2 Timo­teo 3:15).
2. Cresceva in statura. I genitori cristiani devono allevare i loro figli in modo sano ed equilibrato, curando i loro eventuali disturbi con dedizione e saggezza; ma anche per i loro problemi di salute devono chiedere l'aiuto di Dio e confida­re in Lui.
3. Cresceva in grazia davanti a Dio e agli uomi­ni. I figli devono sapere che Dio vede tutto e sa tutto, e devono imparare a piacere a Lui, sapen­do di essere da Lui amati. Devono imparare a ubbidire ai genitori, a rispettare le autorità, a comportarsi nei confronti degli altri con since­rità, dolcezza e umiltà.
Genitori cristiani, il compito è difficile, anzi impossibile senza l'aiuto di Dio. Ma "Dio è fede­le" (1 Corinzi 10:14). Senza sfuggire alle vostre responsabilità, guardate con fiducia a "Colui che può, mediante la potenza che opera in noi, fare infinitamente di più di quel che domandia­mo o pensiamo" (Efesini 3:20).

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lunedì 9 aprile 2012

Il ciliegio del perdono


LA NOSTRA CASA NEL CIELO


Ho il desiderio di partire e di essere con Cristo, perché è molto meglio. Filippesi 1:23

Sappiamo infatti che se questa tenda che è la nostra dimora terrena viene disfatta, abbiamo da Dio un edificio, una casa non fatta da mano d'uomo, eterna, nei cieli. 2 Corinzi 5:1


Il Signore Gesù ha detto che verrà a prendere i credenti, ed essi desiderano e aspettano la sua venuta. La Bibbia ci parla del cielo e di coloro che vi abitano, in modo da farci familiarizzare con il luogo in cui entreremo.
Una persona che sta per cambiare paese si informa sul nuovo paese e su ciò che vi si trova: costumi, lingua, natura, abitanti... Noí stiamo per arrivare in cielo. La Bibbia ci parla della casa del Padre (Giovanni 14:2) dove per chi ha fede è preparato un luogo, dimora del Padre e del Figlio, luogo di perenne felicità. Abbiamo la cer­tezza che vi saremo con Gesù, resi simili a Lui. Tutto questo è incomprensibile per la nostra intelligenza limitata, ma la fede cí dà la certezza che il Signore manterrà la promessa. Egli desi­dera averci accanto a sé; che prospettiva! Nel­l'attesa "gemiamo... aspettando... la redenzio­ne del nostro corpo" (Romani 8:23) quando, con la risurrezione, ciò che è mortale sarà "assorbi­to dalla vita" (2 Corinzi 5:4).
Cristiani, quale interesse abbiamo per la lettura della Bibbia che già ci rivela le benedizioni cele­sti? Viviamo in un mondo che passa (1 Giovan­ni 2:17). Aspettiamo noi il momento di vedere il Signore?
Se moriremo prima che Egli venga, raggiunge­remo la nostra vera patria, la nostra casa nel cielo. L'apostolo Paolo sí rallegrava al pensiero di "partire" da questo mondo. Per lui la morte era un guadagno ma, nell'attesa, si impegnava con zelo a piacere a Dio.

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sabato 7 aprile 2012

IL VERO GUADAGNO


O Dio, tu sei il mio Dio, io ti cerco dall'alba... Così ti ho contemplato nel santuario, per veder la tua forza e la tua gloria. Salmo 63:1, 2

Un giorno nei tuoi cortili vale più che mille altrove. Salmo 84:10


Prima della conversione, l'apostolo Paolo gode­va di molti privilegi. Giudeo osservante, si distingueva per il suo zelo religioso; "quanto alla giustizia che è nella legge" era irreprensibile (Filippesí 3:6). Aveva ricevuto una buona istruzione, alla scuola di un famoso maestro. Ma l'incontro con Gesù Cristo produsse il capo­volgimento della sua scala dei valori.
"Ciò che per me era un guadagno - egli dice -l'ho considerato come un danno, a causa di Cri­sto. Anzi, a dire il vero, ritengo che ogni cosa sia un danno dí fronte all'eccellenza della cono­scenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho rinunciato a tutto; io considero queste cose come tanta spazzatura al fine dí guadagnare Cristo e di essere trovato in lui non con una giu­stizia mia, derivante dalla legge, ma con quella che sí ha mediante la fede in Cristo: la giustizia che viene da Dio, basata sulla fede. Tutto questo allo scopo di conoscere Cristo, la potenza della sua risurrezione, la comunione delle sue soffe­renze, divenendo conforme a lui nella sua morte, per giungere in qualche modo alla risur­rezione dei morti. Non che io abbia ottenuto già tutto questo o sia già arrivato alla perfezione; ma proseguo il cammino per cercare di afferra­re ciò per cui sono anche stato afferrato da Cri­sto Gesù. Fratelli, io non ritengo di averlo già afferrato; ma una cosa faccio: dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso quelle che stanno davanti, corro verso la mèta per ottenere il premio della celeste vocazione di Dio in Cristo Gesù" (Filippesi 3:7-14).

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venerdì 6 aprile 2012

CHIESA ADI CONEGLIANO: LA SOLITUDINE

CHIESA ADI CONEGLIANO: LA SOLITUDINE:  QUANDO  SENTI COME UN VUOTO INTORNO A TE,  QUANDO LA SOLITUDINE TI AFFERRA, QUANDO GRIDI A TUTTI, “DIO DOV’E’”…. QUANDO TI SENTI ABBANDON...

AL DI SOPRA DI NOI


Dio è potente, ma non respinge nessuno; è poten­te per la forza della sua intelligenza.
Giobbe 36:5

Egli ci ha amati per primo. 1 Giovanni 4:19


Anche se siamo meravigliati dal genio umano, dalla sua scienza e le sue scoperte, dobbiamo riconoscere che l'uomo ha un potere molto
limitato. Dio, invece, possiede una potenza infi­nita, e niente e nessuno può intralciare i suoi piani né impedirgli di compiere i suoi disegni.
Il mondo fisico è regolato dalle leggi naturali. Ma dietro ad esse possiamo discernerne l'auto­re: Dio, il progettista e il grande costruttore. L'uomo non è altro che una creatura, Lui è il Creatore. Tutto è sottoposto al suo controllo. Tutto si svolge secondo il suo scopo eterno.
Infinitamente al di sopra di noi, Egli è onni­sciente e onnipotente. Nessun problema, nes­suna difficoltà possono sorprenderlo o supera­re la sua sapienza. Dio è santo e non può sop­portare il peccato. Ed è anche fedele, per cui le profezie e le promesse della sua Parola si com­piono sicuramente. Poiché è giusto, il suo giudi­zio colpirà coloro che compiono l'ingiustizia, ma, poiché è anche amore, ha dato il suo Unico Figlio, Gesù Cristo, "affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna" (Giovanni 3:16).
Dio è un Padre pieno di bontà e di misericordia per tutti i credenti, e "tutte le cose cooperano al bene di quelli che lo amano" (Romani 8:28).

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domenica 1 aprile 2012

DARE AL SIGNORE


Diversi anni fa, due credenti di condizione agiata, l'uno avvocato e l'altro negoziante, si congiunsero ad una compagnia di persone amiche che stava per intraprendere un viaggio di piacere in paesi lontani. Prima di partire, gli anziani della Chiesa dove quei credenti erano in comunione, li pregarono di fare delle note del loro viaggio, onde avere così un ricordo di tutte quelle cose interessanti ch'essi avrebbero potuto vedere o sentire, specialmente nei paesi in cui avrebbero trovato dei missionari. Il che promisero di fare.
Un giorno, giunti in un paese della Corea, essi videro un ragazzo che tirava da sè un aratro molto rustico in un campo accanto alla strada, mentre un vecchio, di dietro, teneva l'aratro e lo guidava. L'avvocato ne fu interessato e ne prese una fotografia istantanea.
Questo è di certo un quadro curioso! Si può supporre che essi siano molto poveri, disse egli al missionario di quella località che faceva loro da guida e da interprete.
"Sì - replicò con serietà - quella è la famiglia di "Chi Noni". Quando venne edificata la sala delle adunanze, essi avevano un forte desiderio di dare qualche cosa per contribuire a questa spesa, ma la famiglia era senza mezzi, e che fecero dunque? Essi vendettero il loro solo bue e ne diedero il danaro per la sala. Perciò, da questa primavera essi tirano l'aratro da loro stessi".
L'avvocato ed il negoziante rimasero silenziosi per qualche momento. Poi, il nego­ziante disse: "Quello dev'essere stato un vero sacrificio!". "Essi non l'hanno chiamato così, disse il missionario, anzi pensarono che era una fortuna di possedere un bue che potevano vendere per quello scopo".
L'avvocato ed il negoziante non poterono dire gran cosa in risposta; ma quando furono di ritorno a casa, l'avvocato portò quella foto­grafia agli anziani e raccontò loro la storia.
"Io, diss'egli, voglio raddoppiare la mia offerta speciale per la sala! E, per piacere, mi diano qualche lavoro duro da fare. Io non ho veramente mai conosciuto che cosa sia il far sacrifici per l'opera di Dio. Un pagano con­vertito me l'ha insegnato. Ho vergogna di dire che non ho mai dato alcuna cosa all'Opera di Dio che fosse realmente un sacrificio per me".
Possiamo ora domandare: Quanto fa la maggioranza dei cristiani nella via del sacrificio per aiutare, per dare incremento all'avanza­mento dell'Evangelo nel mondo?
Quanti ve ne sono di quelli che si chiamano cristiani, che non hanno mai fatto, per l'Opera di Dio, qualche sforzo speciale che equivalga a quanto fece la famiglia convertita a Cristo dal Paganesimo, e di cui si parla nel fatto testè esposto!
(Trad. di A. B.)

Tratto da Cristiani Oggi Ottobre 1986

CHIEDERE E RICEVERE Giovanni 15:1-11

      

1 «Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiuolo. 2 Ogni tralcio che in me non dà frutto, lo toglie via; e ogni tralcio che dà frutto, lo pota affinché ne dia di più. 3 Voi siete già puri a causa della parola che vi ho annunziata. 4 Dimorate in me, e io dimorerò in voi. Come il tralcio non può da sé dar frutto se non rimane nella vite, così neppure voi, se non dimorate in me. 5 Io sono la vite, voi siete i tralci. Colui che dimora in me e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete far nulla. 6 Se uno non dimora in me, è gettato via come il tralcio, e si secca; questi tralci si raccolgono, si gettano nel fuoco e si bruciano. 7 Se dimorate in me e le mie parole dimorano in voi, domandate quello che volete e vi sarà fatto. 8 In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto, così sarete miei discepoli. 9 Come il Padre mi ha amato, così anch'io ho amato voi; dimorate nel mio amore. 10 Se osservate i miei comandamenti, dimorerete nel mio amore; come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e dimoro nel suo amore. 11 Vi ho detto queste cose, affinché la mia gioia dimori in voi e la vostra gioia sia completa.

      Gesù rivolge queste parole consolanti ai discepoli in occasione dell’ultima cena, Egli nell’arco dei tre anni di ministero terreno aveva dato tanti insegnamenti e tutti uno più importanti dell’altro, ma ora ad un passo della croce, sapendo che il tempo era poco ed anche cruciale, decide di dire ai discepoli qualcosa che completa in pieno gli insegnamenti che fino ad ora erano stati loro impartiti. I capitoli 14-15 e 16 sono da considerare il testamento spirituale di Gesù  verso i discepoli e verso la chiesa. Sono tante le verità che potremmo tirare fuori da essi, ma quello su cui ci soffermeremo è il chiedere e il ricevere. Gesù per più di una volta esorta i discepoli a prendere atto che ora è giunto il momento di mettere in pratica i suoi insegnamenti, i tempi sono maturi, Egli sta per dare la sua vita ed essere innalzato in gloria, lo S. Santo è già in azione e sta per giungere. È giunto il momento di “chiedere e ricevere”. Il chiedere e ricevere è qualcosa di molto importante e che come chiesa non dobbiamo trascurare, tutto ciò che Gesù ci dice e ci ordina non è da trascurare, ma questo che Gesù ci dice nei versetti letti è di vitale importanza per la chiesa, in quanto un credente che chiede e riceve dimostra tangibilmente che le parole di Gesù sono veritiere. Tre versi in particolare ci evidenziano che il chiedere e ricevere  dimostrano al mondo qualcosa:

1)      CHE DIMORIAMO IN LUI
     Gesù afferma “Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiuolo”. Gesù è la vite e poi afferma che noi siamo i tralci, quei tralci che devono portare molto frutto. I tralci sono parte integrante della vite, in quanto traggono forza e linfa vitale proprio dalla pianta e la conseguenza di essere un tutt’uno con la pianta è data che al momento giusto porta molto frutto. Al v. 7 ci viene detto “Se dimorate in me e le mie parole dimorano in voi, domandate quello che volete e vi sarà fatto”, quindi se Dio ci esaudisce questo dimostra che stiamo dimorando in Lui come il tralcio dimora nella vite. Dobbiamo imparare a chiedere al Signore ed aspettarci l’esaudimento perche stiamo dimorando in Lui. domandiamoci con vero interesse cosa non va quando chiediamo a Dio e non riceviamo, ma ancora di più preoccupiamoci quando non sentiamo più la necessità di chiedere al nostro Signore. Il nostro Signore vuole essere glorificato “In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto, così sarete miei discepoli”, quindi permettergli, tramite la nostra fede, di operare, vuol dire permettere a Dio di manifestare la sua Gloria e quindi di essere glorificato.


2)      CHE C’È VERO AMORE
      Sempre nel capitolo 15 di Giovanni, c’è ancora un punto che ci parla di chiedere e ricevere “Non siete voi che avete scelto me, ma sono io che ho scelto voi, e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; affinché tutto quello che chiederete al Padre, nel mio nome, egli ve lo dia” Giovanni 15:16.
In questo versetto parla ancora di portare frutto, frutto permanente affinché tutto quello che domandiamo Lui ce lo conceda. Il frutto in questo caso non è il chiedere e ricevere, ma l’adempiere il comandamento di Gesù  Giovanni 15:12 “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi”. Giovanni 15:17 “Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri”. L’effettivo adempimento del comando di Gesù, ci apre le porte per domandare e ricevere. È importante capire questo passaggio, in quanto Dio vuole esaudire le nostre richieste a patto che in noi si trovi il suo amore, ma altresì, l’adempimento delle nostre richieste può voler dire soltanto che ci stiamo amando dell’amore del Signore, ma ancor di più che ci stiamo nutrendo del suo amore.

3)      CHE GESU’ E’ IL VIVENTE
Ancora un versetto che parla di chiedere e ricevere si trova al cap. 16:23 “In quel giorno non mi rivolgerete alcuna domanda. In verità, in verità vi dico che qualsiasi cosa domanderete al Padre nel mio nome, egli ve la darà”. Il contesto del verso ci parla di Gesù che parla di se stesso in virtù dell’ora fatidica della sua morte e resurrezione, infatti tutto si adempiuto puntualmente. Gesù viene arrestato, processato, svergato ed in ultimo viene messo in croce dove vi muore, ma la prigionia della morte non lo ha potuto trattenere e quindi abbiamo la sua resurrezione. Quando dice “In quel giorno non mi rivolgerete alcuna domanda”, sta parlando del giorno della sua resurrezione, e come dice Gesù ogni domanda è superflua ma ogni richiesta però è ben accetta e sarà esaudita. Ricordiamoci, ogni qual volta chiediamo qualcosa a Gesù e poi ci viene esaudita, non stiamo facendo altro che rammemorare al mondo incredulo, che è vero che Gesù un lontano giorno è salito sulla croce, ma che è altrettanto vero che le sbarre della morte non l’hanno potuto trattenere, e che quindi Gesù è il vivente ed è alla destra del Padre.

CONCLUSIONE   
“In quel giorno chiederete nel mio nome; e non vi dico che io pregherò il Padre per voi; poiché il Padre stesso vi ama, perché mi avete amato e avete creduto che sono proceduto da Dio” Giovanni 16:26-27.
Assodato l’importanza del chiedere, ma ancor di più del ricevere, è importante comprendere la facilità del chiedere, perché il nostro Dio  non è un uomo che ha di bisogno una montagna di carta con tanti bolli sopra, Lui vuole solo un cuore puro, purificato col suo sangue, e dopodiché aspettiamoci la sua positiva risposta, solo allora la nostra gioia sarà completa e capiremo che veramente il Padre ci ama “poiché il Padre stesso vi ama, perché mi avete amato e avete creduto che sono proceduto da Dio” Giovanni 16:27.

A Dio sia la gloria

                                                             ACETO GIACOMO

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conversione sincera

venerdì 30 marzo 2012

INDOTTI A PREGARE

“E pregate che la vostra fuga non avvenga d’inverno” (Matteo 24:20) 

Il Signore, guardando il complesso del tempio, prevede la crudeltà di quella guerra, ode le grida dei nemici e i gemiti dei vinti. Vede la città cadere, le fiamme elevarsi fino al cielo. Egli rivolge il pensiero a quegli attimi tragici, e vede un povero fuggiasco che scappa sotto la pioggia, con i vestiti bagnati e trafitti dal vento gelido. La compassione spinge Gesù a suggerire questa preghiera. Questo è il modo di agire di Dio, non il nostro. Noi ci soffermiamo volentieri sui risultati più spettacolari. Applaudiamo l’abile comandante e lodiamo il nobile coraggio. Parliamo di tutte queste cose importanti. Rimaniamo accecati dalla luce che celebra la vittoria. Il Signore guarda oltre. Egli scorge le case in rovina, gli orfani soli e affamati, le vedove dal cuore infranto. La distruzione di Gerusalemme avrebbe disperso gli ebrei in tutte le nazioni, per testimoniare di Dio e per aprire una strada all’Evangelo. Avrebbe portato con sé anche un cumulo di sofferenze che hanno mosso la Sua pietà. Questo principio è valido anche nelle piccole difficoltà della vita. Il dolore, la malattia, la morte sono finalizzati a un obiettivo ben preciso: adempiono sempre uno scopo di grazia per coloro che amano Dio. Nessun evento può nascondere al Signore un solo bisogno o privarci della Sua tenerezza. Qualunque cosa succeda, Egli ha sempre il tempo e il modo di prendersi cura di noi, con la Sua ineffabile compassione. Possa la certezza della cura amorevole del nostro Signore indurci a pregare con perfetta fiducia. Egli tiene in considerazione ogni debolezza e qualunque peso. Egli conosce tutte le difficoltà e gli ostacoli. Prega come Gesù ci ha insegnato, affinché le prove, che sono necessarie per la nostra crescita, non si accumulino per sopprimerti. Sicuramente Egli risponderà a questa supplica.


giovedì 29 marzo 2012

LA FORZA DI UN BACIO

Eva Booth


Era una mattina grigia e triste, e io mi tro­vavo davanti alla porta di un ufficio di poli­zia che serviva anche da carcere provvisorio. C'erano anche altre persone con me, alcune accorse là per curiosità, altre perché avevano dei parenti. Mentre aspettavamo che qualcu­no uscisse dalla porta, ho sentito un rumore di passi avvicinarsi, poi delle voci sempre du­re; tra queste una voce sembrava farsi sem­pre più penetrante: era la voce di una giova­ne donna. La porta si aprì e vidi uno spetta­colo che non sarà mai cancellato dalla mia mente: una ragazza veniva spinta crudelmen­te da due agenti di polizia e seguita da altri due; due robusti poliziotti la tenevano per le braccia. I capelli della ragazza erano spetti­nati, gli abiti in disordine e macchiati di san­gue; la tempia destra era livida a causa dei col­pi ricevuti; l'altra era ferita e perdeva sangue. Lei si dimenava per poter liberare le braccia dalla stretta degli agenti. Le maledizioni e le bestemmie della gente rendevano la ragazza ancor più agitata e nervosa: scuoteva selvag­giamente la testa e si ribellava in tutti i modi, tanto che gli agenti riuscivano a trattenerla a fatica.
In tutto questo trambusto non sapevo che fare, pregare? Non c'era tempo! Cantare? As­surdo! Darle dei soldi? Non li avrebbe potuti prendere! Citare un versetto... ? Ma ad un trat­to, anche se non riuscivo a capire quale azio­ne avrei dovuto compiere, non mi sono nean­che soffermata a pensarci, un impulso irrefre­nabile e immediato mi fece avanzare rapida­mente e... la baciai sulla guancia.
Gli agenti stupiti del mio comportamento allentarono la loro presa sulla ragazza, e l'ho vista liberarsi le mani con tutta la sua forza e unirle, alzando gli occhi verso il cielo, men­tre il vento muoveva i suoi capelli in disordi­ne sul viso e gridare: «Dio mio!». Poi si guar­dò attorno con aria smarrita e gridò ancora verso il cielo: «Dio mio, chi mi ha dato il ba­cio? Nessuno mi ha mai dato un bacio da quando mia madre è morta». Nascondendosi il viso fra le mani e senza opporre alcuna rea­zione, si lasciò trascinare fino al cellulare che la portava via; ripeteva: «Chi mi ha dato un bacio?».
Qualche giorno dopo andai in carcere per cercare di vederla. La sorvegliante davanti alla porta mi disse: «Oh! Sí, noi l'abbiamo avuta già molte altre volte, quella poveretta, ma non c'è proprio niente da fare per lei: non fa altro che andare avanti e indietro nella sua cella, e ogni volta che mi vede mi chiede se so chi le ha dato un bacio». Io la pregai di lasciarmi entrare, insistendo: «Sa, sono la sua unica amica, mi lasci entrare, debbo parlarle!». Quando entrai, mi accorsi che si era pulita il viso, e dal suo volto pulito risaltava la gran­dezza e la profondità dei suoi begli occhi. Lei subito mi chiese: «Lei sa chi mi ha dato un bacio quando gli agenti mi hanno portato qui, l'altra mattina; qualcuno è sbucato dalla fol­la e mi ha baciata sulla guancia; lei sa chi è stato?».
Poi mi raccontò la sua storia. «Mia madre, era una donna vedova, di cui ero l'unica fi­glia, morì quando io avevo sette anni. Era molto povera, benché dì buona famiglia, e morì in uno scantinato, un posto scuro e te­tro. Pochi istanti prima di morire mi chiamò a sè, mi strinse il viso tra le sue mani e lo ba­ciò e disse: «Dio, abbi pietà di questa mia po­vera figlia, e quando io non ci sarò più riguar­darla e abbi cura di lei; da quel giorno nessu­no, dico nessuno, ha mai dato un bacio al mio viso!». Poi lei riprese: «Chi mi ha dato quel bacio?». Allora le parlai di Colui il cui nome è infinitamente più grande e più tenero della persona che le aveva dato il bacio: Colui che aveva portato i nostri peccati sulla croce al fine di poter stampare sulla nostra fronte il baciodel perdono. Io rivedo, ancora adesso, quel piccolo lago formato dalle lacrime di tutte e due. Anche lei ha trovato la luce, la gioia, il conforto, la guarigione, la salute... l'amore.
In seguito, prima di lasciare la prigione, i sorveglianti resero testimonianza del magni­fico cambiamento che era stato operato in lei. A motivo della grazia di Dio, divenne il mez­zo di salute spirituale per molti altri che era­no stati legati con catene molto più pesanti delle sue.
Eva Booth
Trad. Elisabetta Parisi

Eva Booth, vissuta intorno agli inizi del secolo, era fi­glia di William Booth, il fondatore dell'Esercito della Salvezza.
Ella ereditò dalla madre, donna di forte potenza e pro­fondo intendimento spirituale, l'interesse verso tutte quelle persone che, prese dalle spire del peccato, si sono mac­chiate dalle colpe più aberranti. La sua azione si è svolta nello stesso campo di quello della madre: i bassifondi e le prigioni di Londra. Per questo impegno alla madre è stato dato l'appellativo di «Angelo dei bassifondi e delle prigioni». Eva Booth ne è stata la degna seguace.
Red.

Tratto da Risveglio Pentecostale Dicembre 1985

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