lunedì 30 aprile 2012

QUANDO LE PROVE DIVENTANO VITTORIE


Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Sarà forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Ma in tutte queste cose, noi siamo più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati. Romani 8:35, 37


Talvolta il Signore lascia che attraversiamo delle difficoltà perché ci rendiamo conto di quanto abbiamo bisogno di Lui. Incoraggiati e fortifica­ti dal suo amore, superiamo le prove con un
maggior apprezzamento della saggezza e della grazia di Dio, e siamo resi capaci di comprende­re e aiutare gli altri.
La mamma di una bambina con un handicap mentale ha scritto quanto segue: "Avremmo considerato l'handicap di nostra figlia la trage­dia più grande della nostra vita, se non fosse stato che, per mezzo di quella disgrazia, abbia­mo imparato a conoscere meglio il Signore. Non ci sono parole che possano esprimere la nostra disperazione quando ci siamo resi conto che la nostra bambina non si sviluppava nor­malmente. Ma questo ci ha fatto capire un poco ciò che deve provare il nostro caro Salvatore quando uno dei suoi figli non si sviluppa spiri­tualmente come lui vorrebbe. Il Signore sa che i nostri dispiaceri, se li accettiamo da parte sua e li viviamo con Lui, arricchiscono la nostra vita".
Quando sopraggiunge l'avversità, perché ribel­larci? Rammaricarsi della propria sorte, lamen­tarsi, amareggiarsi, impedirebbe il nostro svi­luppo spirituale. Al contrario, una fiduciosa sottomissione e una fede vivente nell'amore di Dio, stimoleranno la nostra crescita nella sua grazia. Se lasciamo che il Signore accresca le nostre capacità per mezzo del dolore, i pesi diventeranno delle benedizioni e le prove delle vittorie.

edizioni il messaggero cristiano - www.messaggerocristiano.it

lunedì 23 aprile 2012

SOLITUDINE


"Il Signore però mi ha assistito: si è tenuto vicino a me, e mi ha reso forte" (2 Timoteo 4 17)


  • Solo nel suo ufficio, con il capo chino sulla scrivania, un artigiano, sull'orlo del fallimento, verifica ad una ad una le sue fatture non ancora pagate e rifà i conti.
  • Vicino alla finestra del soggiorno, un'anziana vedo­va sta lavorando a maglia. Soltanto il vecchio orolo­gio a pendolo di famiglia viene a rompere il silen­zio. Ogni tanto il suo sguardo si volge verso la pol­trona ormai vuota di suo marito.
  • Solo in camera sua, alla vigilia di un importante esame, uno studente ripassa il programma dell'anno per l'ultima volta. Angosciato, si rende conto che domani sarà da solo davanti a un foglio bianco.

Solitudine... Angoscia... Fallimento... Lutto... Prove, sono parole che ognuno di noi conosce anche trop­po bene. Il Signore non ha mai garantito ai Suoi che sarebbero stati risparmiati da ogni difficoltà né dalle lacrime e dai dispiaceri della vita. Quello, che ha promesso loro, è la Sua compagnia mentre li avreb­bero attraversati. Mentre si trovava ancora a Corinto e aveva davanti a sé gravi problemi, l'apostolo Paolo udì il Signore dirgli: "Non temere, ma conti­nua a parlare e non tacere; perché Io sono con te" (Atti 18:9,10). Al momento in cui lo stesso servito­re di Dio termina la sua carriera a Roma, in quella specie di testamento spirituale che è la seconda let­tera a Timoteo, egli afferma: "Il Signore però mila assistito: si è tenuto vicino a me, e mi ha reso forte" (2 Timoteo 4:17).
Se la vita ti ha maltrattato, non dimenticare mai che Gesù ti ama. Attraverso le tue prove, ti cerca. Egli sa quanto hai bisogno della Sua compagnia. Se tu non senti la Sua compagnia chiedila oggi e l'avrai.

www.piuchevincitori.com

sabato 21 aprile 2012

“ Mentre il mio cuore spasima”




Fu una sera triste a casa di Giovanni G. Warton, il nostro missionario a Bei­rut. Libano, quella nella quale lo specia­lista gli disse: « Non c'è nessuna spe­ranza. I vostri occhi non riavranno più la vista ».
Le parole dei medico non fecero che confermare i suoi timori. Già da un po' di tempo la sua salute andava indebolen­dosi. Da quando sua moglie era morta egli aveva tentato di fare da padre e da madre ai suoi bambini, di cui Roberto aveva sette anni, Giuseppe nove e Rut tredici. Avrebbe potuto togliere dalla scuola Rut parche attendesse alle faccen­de domestiche, ma si era rifiutato di far­lo e così aveva cucinato, aveva pulito la casa, aveva lavato ed aveva stirato da se, in aggiunta a tutti i suoi doveri di missionario.
Non avrebbe potuto prendere qualcuno perché facesse le faccende di casa? No. perché c'era la guerra ed i salari erano troppe alti. Era già tanto difficile compe­rare il cibo per la propria famiglia, anche senza dover pagare salari!
Ma lo sforzo era diventato troppo gran­de per il fratello Warton. Forti dolori alla schiena, gravi bronchiti con tosse e, infine, l'infiammazione agli occhi si erano succeduti in poco tempo. Ma questa ultima malattia lo fece soffrire molto: doveva usare gli occhiali neri e doveva cambiare con grande frequenza i tam­poni di ovatta che metteva agli occhi a causa della suppurazione. Dietro consi­glio degli amici, i quali temevano che perdesse la vista, il missionario accon­senti a farsi visitare da uno specialista. Ed ora aveva il suo verdetto. Il dottor Bagdasarion, specialista per le malattie degli occhi presso l'Università di Beirut, aveva diagnosticato trattarsi di ulcera agli occhi e aveva detto che forse non avrebbe mai più visto la luce del sole.
Dopo cena il fratello Warton raccolse i suoi bambini vicino al suo letto e disse : « Siate buoni, figlioli miei, e confidatevi nel Signore. Può darsi che papà resti cieco per sempre ».
Il piccolo Roberto abbracciò suo padre e lo supplicò di guarire «Non voglio che se ne vada più nessuno» disse il pic­cino già privo della mamma.
Il missionario chiese a Rut, la maggiore, di prendere la Bibbia e di leggere il Salmo 61.
« O Dio,ascolta il mio grido; attendi al­la mia orazione », essa cominciò, mentre il piccolo circolo si faceva silenzioso.
Con la sua dolce voce infantile continuò a leggere; « Io grido a Te dall'estremità della terra, mentre il mio cuore spasi­ma; conducimi sulla rocca che è troppo alta da salirvi da me »
Nell'udire nuovamente quelle preziose parole di promessa, il fratello Warton prese la sua decisione. Si, il suo cuore spasimava; egli avrebbe gridato a Dio. Dichiarò alla sua piccola famiglia che non avrebbe usato la medicina del dotto­re: « Se dovessi perdere la vista, continuerei la mia via cieco, confidandomi « nel Signore », egli disse.
I bambini cominciarono a pregare. « Vi assicuro che pregarono davvero », disse il padre recentemente, raccontando la sua. esperienza,erano disperati ». E quella notte riposò serenamente per la prima. volta da quando si era ammalato.
Venne la mattina e il primo pensie­ro del missionario al suo svegliarsi fu di cambiare i tamponi che aveva agli occhi. Strano, però, che il cotone fosse asciutto. La suppurazione non c'era più.
Una pena struggente lo attraversò: « Sono cieco », pensò.
Non osando aprire gli occhi, andò a ta­stoni fino allo specchio e guardò. Il ros­sore era scomparso! Vedeva una sedia! Vedeva il letto — l'intera stanza — ve­deva tutto! Gli era stata ridonata la vista!
Il fratello Warton sorrideva nel ricor­dare la gioia dei suoi piccoli. Essi gri­darono e ballarono quando si accorsero che il Signore aveva esaudito le loro pre­ghiere e aveva fatto sì che il loro papà vedesse nuovamente.
Quando il missionario si recò dallo spe­cialista il pomeriggio di quello stesso giorno, mise gli occhiali neri per ripara re gli occhi dal sole, ma appena, entra­to nello studio, se li tolse per mostrare quello che Iddio aveva fatto.
Senza dubbio è stato operato un mi­racolo sui vostri occhi », disse il dottore armeno, potete gridarlo dovunque ad alta, voce ».
Ed è ciò che il fratello Warton sta fa­cendo con grande gioia.
MARIA HONDEHICII.
Tratto da Risveglio Pentecostale N° 3 del 1947

venerdì 20 aprile 2012

giovedì 19 aprile 2012

CHI SONO?


(Gesù disse:) "A chi vince io darò... un nome nuovo che nessuno cono­sce, se non colui che lo riceve". Apocalisse 2:17

"Io sono il SIGNORE, il tuo Dio... Perché tu sei prezioso ai miei occhi, sei stimato e io ti amo".
Isaia 43:3, 4




"Nessuno conosce il mio nome!" Questa frase è il titolo di un best seller americano. Non ci stu­pisce che abbia riscosso un grande successo! Chi non ha mai sperimentato in qualche momento della vita la solitudine e il senso di anonimato? La sensazione di essere incompresi è molto comune, e forse anche noi qualche volta ci siamo chiesti: "Ma in fondo, chi sono?"
La Bibbia ci parla di un nome che "nessuno conosce, se non colui che lo riceve". Questo nome sarà dato come ricompensa ai credenti vincitori che scopriranno la loro vera identità. Essi conosceranno come sono stati conosciuti da Dio stesso. Si renderanno conto dell'opera che Egli ha compiuto in loro per renderli "con­formi all'immagine del Figlio suo", e compren­deranno il perché di tante prove quando ne contempleranno i gloriosi risultati.
Fin da ora, il Signore desidera comunicare coi suoi che sono ancora sulla terra. Vuole farmi conoscere chi sono. Certo, una creatura fragile, ma anche una persona unica per Lui, che Egli ama personalmente e per l'eternità. Più gusto il suo amore, più scompare il senso di solitudine. Proseguendo nella vita, realizzo meglio la mia nuova identità in Cristo e riconosco che per lui ho un grande valore. Egli "mi ha amato e ha dato se stesso per me" (Galati 2:20) e desidera avermi con sé per sempre (Giovanni 17:24). Vivendo in comunione con Lui, posso seguirlo passo passo, guardando a Lui e cercando di pia­cergli.

edizioni il messaggero cristiano - www.messaggerocristiano.it

lunedì 16 aprile 2012

COSÌ QUAL SONO


 (Gesù disse:) "Venite a me, voi tutti che siete affatica­ti e oppressi, e io vi darò riposo".
Matteo 11:28

Dopo trent'anni di vita più che spensierata, Charlotte Elliot (1789-1871) si ammalò grave­mente. Si convertì in seguito a una conversazio­ne con l'evangelista Cesare Malan che le aveva detto: "Vada a Gesù, semplicemente, così com'è". Malata e costretta a letto nell'ultima parte della sua vita, viveva a casa di un fratello.
Un giorno del 1834, mentre si sentiva inutile e si affliggeva di essere un peso per la sua famiglia, si ricordò di come il Signore l'aveva accolta. Allora scrisse una poesia che in seguito fu messa in musica e tradotta in parecchie lingue. Suo fratello disse un giorno: "Durante il mio lungo ministero di pastore questo semplice cantico ha portato più frutto di tutti i miei numerosi sermoni".

Così qual sono, pien di peccato,
ma per il sangue che tu hai versato  
e per l'invito fatto al cuor mio,
Agnel dí Dio, ío vengo a Te!

Così qual sono, triste e abbattuto,
pieno di dubbi dentro di me,
ansioso e oppresso, col cuore vuoto,
Agnel dí Dío, io vengo a Te!

Così qual sono tu mi vedesti
e i miei peccati su te prendesti.
Sì, tu moristi per amor mio.
Agnel di Dio, io vengo a Te!

Così qual sono m'accoglierai
e i miei peccati cancellerai;
alla tua grazia s'apre il mio cuore.
Agnel di Dio, io vengo a Te!

edizioni il messaggero cristiano - www.messaggerocristiano.it

sabato 14 aprile 2012

Gesù ha pregato anche per té ....



Giovanni 17:20 Non prego soltanto per questi, ma anche per quelli che credono in me per mezzo della loro parola:


La forza che viene dal sapere che già duemila anni fa Gesù ha pregato per noi cristiani di oggi, è la forza che ci spinge ad andare avanti con la certezza della fede.

mercoledì 11 aprile 2012

GENITORI E FIGLI


Tu concepirai e partorirai un figlio, e gli porrai nome Gesù... Colui che nascerà sarà chiamato Santo, Figlio di Dio. Luca 1:31, 35

Poi (Gesù) discese con loro (i suoi genitori), andò a Nazaret, e stava loro sottomesso... E Gesù cresceva in sapienza, in statura e in grazia davanti a Dio e agli uomini. Luca 2:51, 52


La crescita e lo sviluppo del bambino Gesù era un motivo di continuo stupore per í suol geni­tori, Maria e Giuseppe. "Il bambino cresceva e si fortificava; era pieno di sapienza e la grazia di Dio era su dí lui... e stava loro sottomesso" (Luca 2:40, 51). Spesso i suoi genitori non com­prendevano ciò che Gesù diceva, ma è scritto che sua madre "serbava nel suo cuore" tutte quelle cose e le meditava con gioia. Anche oggi possiamo contemplare con ammirazione, mediante la lettura dei Vangeli, Colui che, "nato di donna", era "Dio manifestato in carne", in tutta la perfezione della sua natura, senza ombra di peccato, "senza difetto né macchia".
Che differenza coi nostri figli, così simili a noi! La loro natura mostra ben presto le caratteristi­che del peccato che è già in loro, nonostante la bellezza e la freschezza accattivante dell'infan­zia. I genitori cristiani possono trovare stimolo e incoraggiamento pensando all'infanzia di Gesù. Egli ha voluto iniziare il suo cammino sulla terra proprio come un uomo, ma in Lui abitava "tutta la pienezza della deità" (Colosse­si 2:9). E non è venuto per condannare i pecca­tori quali noi tutti siamo, ma è arrivato fino a morire su una croce per salvarci, per cancellare i nostri peccati e darci la sua propria vita.
Una delle meraviglie della sua grazia è che, se nessuno è in grado di imitare la sua vita perfet­ta, Egli ha ora aperto un cammino in cui ognu­no è chiamato a seguirlo, fin dall'infanzia.
La Parola dí Dio dice ai nostri figli: "Ubbidite nel Signore ai vostri genitori". Essa li pone in quella che è stata la posizione di Gesù da bambino. Che privilegio per i genitori di allevarli nel­l'amore e nel timore del Signore (Tito 2:14; Efe­sini 6:1, 4)! Cosa dicono a noi genitori i versetti del giorno che ci parlano di lui?
1. Cresceva in sapienza. Nessuno può salvare l'anima del proprio figlio. Tuttavia il compito dei genitori è di comunicare ai propri figli gli insegnamenti della Bibbia che possono preser­varli dal male e condurli alla salvezza (2 Timo­teo 3:15).
2. Cresceva in statura. I genitori cristiani devono allevare i loro figli in modo sano ed equilibrato, curando i loro eventuali disturbi con dedizione e saggezza; ma anche per i loro problemi di salute devono chiedere l'aiuto di Dio e confida­re in Lui.
3. Cresceva in grazia davanti a Dio e agli uomi­ni. I figli devono sapere che Dio vede tutto e sa tutto, e devono imparare a piacere a Lui, sapen­do di essere da Lui amati. Devono imparare a ubbidire ai genitori, a rispettare le autorità, a comportarsi nei confronti degli altri con since­rità, dolcezza e umiltà.
Genitori cristiani, il compito è difficile, anzi impossibile senza l'aiuto di Dio. Ma "Dio è fede­le" (1 Corinzi 10:14). Senza sfuggire alle vostre responsabilità, guardate con fiducia a "Colui che può, mediante la potenza che opera in noi, fare infinitamente di più di quel che domandia­mo o pensiamo" (Efesini 3:20).

edizioni il messaggero cristiano - www.messaggerocristiano.it

lunedì 9 aprile 2012

Il ciliegio del perdono


LA NOSTRA CASA NEL CIELO


Ho il desiderio di partire e di essere con Cristo, perché è molto meglio. Filippesi 1:23

Sappiamo infatti che se questa tenda che è la nostra dimora terrena viene disfatta, abbiamo da Dio un edificio, una casa non fatta da mano d'uomo, eterna, nei cieli. 2 Corinzi 5:1


Il Signore Gesù ha detto che verrà a prendere i credenti, ed essi desiderano e aspettano la sua venuta. La Bibbia ci parla del cielo e di coloro che vi abitano, in modo da farci familiarizzare con il luogo in cui entreremo.
Una persona che sta per cambiare paese si informa sul nuovo paese e su ciò che vi si trova: costumi, lingua, natura, abitanti... Noí stiamo per arrivare in cielo. La Bibbia ci parla della casa del Padre (Giovanni 14:2) dove per chi ha fede è preparato un luogo, dimora del Padre e del Figlio, luogo di perenne felicità. Abbiamo la cer­tezza che vi saremo con Gesù, resi simili a Lui. Tutto questo è incomprensibile per la nostra intelligenza limitata, ma la fede cí dà la certezza che il Signore manterrà la promessa. Egli desi­dera averci accanto a sé; che prospettiva! Nel­l'attesa "gemiamo... aspettando... la redenzio­ne del nostro corpo" (Romani 8:23) quando, con la risurrezione, ciò che è mortale sarà "assorbi­to dalla vita" (2 Corinzi 5:4).
Cristiani, quale interesse abbiamo per la lettura della Bibbia che già ci rivela le benedizioni cele­sti? Viviamo in un mondo che passa (1 Giovan­ni 2:17). Aspettiamo noi il momento di vedere il Signore?
Se moriremo prima che Egli venga, raggiunge­remo la nostra vera patria, la nostra casa nel cielo. L'apostolo Paolo sí rallegrava al pensiero di "partire" da questo mondo. Per lui la morte era un guadagno ma, nell'attesa, si impegnava con zelo a piacere a Dio.

edizioni il messaggero cristiano - www.messaggerocristiano.it

sabato 7 aprile 2012

IL VERO GUADAGNO


O Dio, tu sei il mio Dio, io ti cerco dall'alba... Così ti ho contemplato nel santuario, per veder la tua forza e la tua gloria. Salmo 63:1, 2

Un giorno nei tuoi cortili vale più che mille altrove. Salmo 84:10


Prima della conversione, l'apostolo Paolo gode­va di molti privilegi. Giudeo osservante, si distingueva per il suo zelo religioso; "quanto alla giustizia che è nella legge" era irreprensibile (Filippesí 3:6). Aveva ricevuto una buona istruzione, alla scuola di un famoso maestro. Ma l'incontro con Gesù Cristo produsse il capo­volgimento della sua scala dei valori.
"Ciò che per me era un guadagno - egli dice -l'ho considerato come un danno, a causa di Cri­sto. Anzi, a dire il vero, ritengo che ogni cosa sia un danno dí fronte all'eccellenza della cono­scenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho rinunciato a tutto; io considero queste cose come tanta spazzatura al fine dí guadagnare Cristo e di essere trovato in lui non con una giu­stizia mia, derivante dalla legge, ma con quella che sí ha mediante la fede in Cristo: la giustizia che viene da Dio, basata sulla fede. Tutto questo allo scopo di conoscere Cristo, la potenza della sua risurrezione, la comunione delle sue soffe­renze, divenendo conforme a lui nella sua morte, per giungere in qualche modo alla risur­rezione dei morti. Non che io abbia ottenuto già tutto questo o sia già arrivato alla perfezione; ma proseguo il cammino per cercare di afferra­re ciò per cui sono anche stato afferrato da Cri­sto Gesù. Fratelli, io non ritengo di averlo già afferrato; ma una cosa faccio: dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso quelle che stanno davanti, corro verso la mèta per ottenere il premio della celeste vocazione di Dio in Cristo Gesù" (Filippesi 3:7-14).

edizioni il messaggero cristiano - www.messaggerocristiano.it