lunedì 10 giugno 2013

DEPRESSIONE


"Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo. Imparate da me... e voi troverete riposo alle anime vostre" (Matteo 11:28-29)



Un libro di medicina riporta: "Secondo le stime più recenti, un quinto dell'umanità, oggi, sarebbe minacciato dalla depressione". L'autore si stupisce del silenzio che avvolge un tale flagello e si chiede: "Perché un solo depresso su quattro consulta un medico?"
Questa realtà non è forse dovuta alla consapevolezza, più o meno cosciente, che ci si trova di fronte a
un male profondo, di cui l'uomo non possiede la chiave, e la cui guarigione non dipende sempre dall’arte medica e dai farmaci? Certo la fatica nervosa, lo stress, i conflitti familiari e le difficoltà della vita moderna spiegano, in parte, questa specie d'epidemia. A volte, disgraziatamente, anche qualche credente cade nel vortice della depressione. Eppure in molti casi, la depressione appare come una sorta di misteriosa malattia dell'anima: la mancanza di pace interiore, d'equilibrio morale, di serenità... I nostri contemporanei provano nel fondo dì loro stessi dei bisogni che non riescono a soddisfare.
Dov'è la fine di questo incubo? Guardiamo a Gesù Cristo. Egli ci dice: "Vi do la mia pace... Il vostro cuore non sia turbato e non si spaventi" (Giovanni 14.27).
Smettiamo di dibatterci e aggrappiamoci a queste parole del Signore con la fiducia che un bambino ha verso suo padre, vedremo che Lui non ci lascerà né ci abbandonerà.

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sabato 8 giugno 2013

FORTIFICATI


2Timoteo 2:1 Tu dunque, figlio mio, fortificati nella grazia che è in Cristo Gesù




Nutrire il nostro spirito dovrebbe essere la nostra priorità su ogni attività che noi ci siamo proposti di attuare al fine di piacere a Dio.
Molte volte ci ritroviamo, a nostra insaputa, deboli e fragili spiritualmente a causa di trascuratezza o di cattiva alimentazione nei riguardi del nostro essere spirituale , se poi vi aggiungiamo il poco esercizio della fede ci rendiamo conto che in realtà non ce la passiamo proprio di lusso. Ecco che l’affermazione di Paolo “fortificati” incomincia a prendere consistenza e ci rendiamo conto che abbiamo veramente bisogno di fortificarci nello spirito per incominciare a camminare con speditezza nelle vie del Signore, al fine di vincere le tentazioni, sconfiggere le paure, ritrovare la gioia di vivere la grazia e la salvezza, trovare la forza per spandere il messaggio di salvezza e di speranza attorno a noi. Fisicamente per stare bene ed essere forti bisogna nutrirsi e nutrirsi possibilmente di cose genuine e poi fare tanto esercizio, lo stesso vale per il corpo spirituale che Dio ci ha fornito. Gesù ci ha donato la grazia e in essa è l’unico elemento in cui dobbiamo fortificarci.

domenica 2 giugno 2013

QUESTE MANI MI SALVARONO LA VITA


"Infatti vi ho prima di tutto trasmesso, ciò che ho anch’io ricevuto e cioè, che Cristo morì per i nostri peccati, secondo le Scritture." (1Corinzi 15:3)


Era un vecchio edificio nella città di New York. L'ascensore era tanto vecchio come l'edificio. Rebecca, lasciando. le sue tre figlie nell' appartamento, disse loro: "Vengo subito. Non abbiate paura." E se ne andò verso l'ascensore del quattordicesimo piano dove abitava. Aprì la porta, ed invece di entrare nella cabina, cadde nel vuoto, perché la
cabina era rimasta al primo piano. Nella sua disperazione, Rebecca si aggrappò a dei cavi dell'ascensore. Sentì il terribile dolore come fuoco nelle sue mani, si ruppe entrambe le caviglie, ma non morì. Nell'ospedale, alcuni giorni dopo, Rebecca mostrò le sue mani bruciate, e disse: "Queste mani mi salvarono la vita."
Le mani sono un strumento meraviglioso, con esse si può dipingere il più bel dipinto o suonare la più dolce melodia ad un pianoforte.
Con le mani si può dare lo schiaffo più violento, o la carezza più dolce. Si può con esse rubare le cose altrui, o con onestà provvedere il pane per la famiglia. Le mani di Rebecca servirono per salvarle la vita.
Ci sono altre mani che furono inchiodate per ottenere la salvezza dell'umanità intera. Furono le mani del Signore Gesù Cristo. Le sue mani furono inchiodate alla croce del Calvario affinché Egli desse la sua vita per salvare quella di ogni essere umano.
Ora qualunque persona di qualunque razza, paese, colore o lingua, di qualunque condizione economica, classe sociale o religione, può essere eternamente salva semplicemente credendo che Gesù Cristo è il Figlia di Dio e che diede la sua vita per riscattare la,nostra.



lunedì 20 maggio 2013

CONVERSIONE E GUARIGIONE Isaia 6:9-10





9 Ed egli disse: «Va', e di' a questo popolo: "Ascoltate, sì, ma senza capire; guardate, sì, ma senza discernere!" 10 Rendi insensibile il cuore di questo popolo, rendigli duri gli orecchi, e chiudigli gli occhi, in modo che non veda con i suoi occhi, non oda con i suoi orecchi, non intenda con il cuore, non si converta e non sia guarito!»

Facendo riferimento alle parole conclusive del verso dieci “non si converta e non sia guarito!» non possiamo non ricordarci l’opera espiatrice che  Gesù ha svolto duemila anni fa morendo sulla croce per portarci a salvezza (conversione) e guarigione. È chiaro che quando si parla di guarigione fa riferimento sia alla guarigione fisica che principalmente alla guarigione spirituale. Nel versetto in questione, il Signore parla al profeta Isaia dicendo di andare e riferire al popolo che per un certo tempo il Signore faceva in modo che l’insensibilità che fino ad ora avevano dimostrato, ora Dio la sfruttava a suo scopo per allontanarli da Lui. A tale scopo parla di occhi di orecchie e di cuore, strumenti senza di cui non si può afferrare la salvezza e la guarigione. Gesù stesso riprende i versetti in questione nel Cap. 13:15 di Matteo  “ perché il cuore di questo popolo si è fatto insensibile: sono diventati duri d'orecchi e hanno chiuso gli occhi, per non rischiare di vedere con gli occhi e di udire con gli orecchi, e di comprendere con il cuore e di convertirsi, perché io li guarisca" asserendo che così si adempiva la profezia di Isaia. Conclude dicendo “Ma beati gli occhi vostri, perché vedono; e i vostri orecchi, perché odono!”
1)   Vedere con gli occhi.
Che cosa vedevano i discepoli perché Gesù li qualifica beati? Essi stavano vedendo la realizzazione della promessa antica ed eterna del Messia, Gesù era ed è il Messia tanto atteso, lo vedevano con i loro occhi e potevano finalmente credere in Lui. Luca 10:23 E, rivolgendosi ai discepoli, disse loro privatamente: «Beati gli occhi che vedono quello che voi vedete! Tanti prima di loro, profeti e giusti, avevano desiderato di essere al loro posto, ma non erano nati nel tempo giusto, ora loro potevano gustare di essere alla presenza del Giusto, il Messia, il Figlio di Dio.
Per quello che ci concerne, alla stessa stregua dei tanti, noi non possiamo vedere fisicamente Gesù perché è alla destra del Padre, ma i nostri occhi spirituali possono farci percepire quando Lui è vicino a noi.  Gesù ebbe a dire: Matteo 18:20 “Poiché dove due o tre sono riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro”. Gesù, tramite lo S. Santo, è sempre presente e noi possiamo e dobbiamo sforzarci di ammiralo spiritualmente. La scrittura stessa ci fa un quadro dettagliato della sua persona, del suo carattere e dei suoi  pregi. Vedere Gesù per riconoscerlo come il Messia, è il primo passo per la salvezza.                                          2) Udire con gli orecchi.
Che cosa i discepoli udivano perché Gesù li qualifica beati? Essi stavano udendo la sua parola, i suoi insegnamenti, i suoi ragionamenti, i suoi rimproveri, i suoi incoraggiamenti, udivano le parole di salvezza tanto attese, udivano parole di perdono.
Il suo parlare era affascinante - Giovanni 7:46 “Le guardie risposero: «Nessuno parlò mai come quest'uomo!”; il suo parlare era incoraggiante Matteo 14:27 “Ma subito Gesù parlò loro e disse: «Coraggio, sono io; non abbiate paura!”.
Il suo parlare era autorevolmente potente - Luca 4:41 “Anche i demoni uscivano da molti, gridando e dicendo: «Tu sei il Figlio di Dio!» Ma egli li sgridava e non permetteva loro di parlare, perché sapevano che egli era il Cristo”.
Il suo parlare era amorevole - Giovanni 8:10-11 “Gesù, alzatosi e non vedendo altri che la donna, le disse: «Donna, dove sono quei tuoi accusatori? Nessuno ti ha condannata?» Ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù le disse: «Neppure io ti condanno; va' e non peccare più»”.
Il suo parlare accendeva la speranza futura - Luca 21:33 “Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno”.
Ancora oggi se apriamo le nostre orecchie spirituali, possiamo udire la voce di Gesù che ci parla di salvezza, di perdono e di guarigione; udire la voce di Gesù è il secondo passo per la salvezza.
 3)      Intendere con il cuore.
Abbiamo parlato di vedere e di udire, due passi importanti per la salvezza ma che in realtà potrebbero non bastare per arrivare ad ottenerla, infatti il terzo passo è determinante “intendere con il cuore”.
Quanti al tempo di Gesù in carne hanno visto e udito parlare Gesù? Sicuramente tantissimi, ma solo pochi sono diventati seguaci di Lui, questo ci deve fare pensare quanto sia importante il terzo passo “intendere con il cuore”. Il cuore, come sappiamo, è la sede sei sentimenti e pertanto comprendiamo che credere in Lui non può essere soltanto qualcosa che coinvolge la nostra mente o psiche ma deve coinvolgere tutto il nostro essere interiore Matteo 22:37 Gesù gli disse: «"Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente". Egli vuole che il suo messaggio di salvezza venga accettato con quello slancio che solo un cuore infiammato può fare, Egli vuole che lo accettiamo come il Salvatore, l’Unto,il Figlio di Dio. Giovanni 1:12-13 “ma a tutti quelli che l'hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventar figli di Dio: a quelli, cioè, che credono nel suo nome; i quali non sono nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà d'uomo, ma sono nati da Dio”. Gesù non si accontenta di parlare alla mente, Egli vuole parlare al cuore, infatti il cuore è l’unica porta che aprendosi riesce a raggiungere tutto l’essere umano: il cuore, la mente e lo spirito al fine di risvegliarlo completamente 1Timoteo 1:5 “Lo scopo di questo incarico è l'amore che viene da un cuore puro, da una buona coscienza e da una fede sincera”; in noi ci può essere un amore che scaturisce da un cuore impuro, ci può essere una coscienza non buona che proviene da una mente peccaminosa, ci può essere una fede non sincera che viene da uno spirito immorale, ma quando Gesù è penetrato dentro il cuore dell’uomo, ecco che Egli mette ordine in ogni parte di esso mettendo luce e vita nel cuore nella mente e principalmente nello spirito suo.


CONCLUSIONE
Al tempo di Isaia leggiamo che Dio ha chiuso per un tempo l’accesso alla salvezza, ma Gesù ci rivela che già da duemila anni la porta di accesso è stata aperta, la via è stata tracciata Giovanni 3:16-17 “Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. Infatti Dio non ha mandato suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui”. La salvezza è stata proclamata con la nascita di Gesù, è stata promulgata con la sua morte, è stata resa effettiva con la sua resurrezione, oggi è il tempo accettevole.

Luca 4:18 «Lo Spirito del Signore è sopra di me;
perciò mi ha unto per evangelizzare i poveri;
mi ha mandato ad annunziare la liberazione ai prigionieri,
e ai ciechi il ricupero della vista;
a rimettere in libertà gli oppressi,
Luca 4:19 e a proclamare l'anno accettevole del Signore».

A Dio sia la gloria.

                                                                       GIACOMO ACETO

giovedì 16 maggio 2013

Le dieci domande a cui non è richiesta una risposta.




1.      Quanti di quelli che si definiscono cristiani hanno veramente dato il loro cuore a Gesù?
2.      Quanti di quelli che si definiscono cristiani stanno affogando nelle preoccupazioni?
3.      Quanti di quelli che si definiscono cristiani leggono la Bibbia e pregano solo in chiesa?
4.      Quanti di quelli che si definiscono cristiani amano vantarsi della loro grande umiltà?
5.      Quanti di quelli che si definiscono cristiani pensano che la bugia se è piccola ed è bianca si può praticare?
6.      Quanti di quelli che si definiscono cristiani tralasciano la comune radunanza per qualcosa di “più impellente”
7.      Quanti di quelli che si definiscono cristiani sono più fedeli all’organizzazione che a Gesù?
8.      Quanti di quelli che si definiscono cristiani hanno cambiato chiesa per un problema, ma non si sono riappacificati con il fratello o la sorella?
9.      Quanti di quelli che si definiscono cristiani avendo lasciato malamente la comunità di appartenenza per un problema hanno poi tranquillamente preso la Cena del Signore nella nuova comunità e senza porsi il problema di riappacificarsi?
10. Quanti di quelli che si definiscono cristiani pensano che la propria denominazione sia migliore della altre?

mercoledì 8 maggio 2013

DOVE CORRI?


“Alzo gli occhi verso i monti... Da dove mi verrà l'aiuto? Il mio aiuto viene dal Signore, che ha fatto il cielo e la terra” (Salmi 120:1 - 2)



Un mio amico mi raccontò la storia di qualcosa che accadde mentre suo padre era a caccia di cervi neì boschi dell'Oregon, negli Statí Uniti. Suo padre stava attraversando un antico sentiero con la carabina in mano. All'improvviso, vide un animaletto che corse verso di lui e si rifugiò tra i suoi piedi. Guardò verso il basso, e vide un conighetto che sì nascondeva tra i suoi stivali, e che tremava come una foglia. Era qualcosa di molto raro. Infatti, i conigli selvatici di solito hanno paura della gente. Mentre papà cercava una spiegazione a quel fatto, entrò in scena un altro protagonista: di fronte a papà c'era un animale piú grande che stava inseguendo il coniglietto. Allora papà comprese di trovarsi in mezzo ad un piccolo dramma di vita e di morte nel bosco. Il conighetto, esausto, aveva visto gli stivali di papà come ultima speranza di rifugio. Dimenticando la sua diffidenza e paura, si era rifugiato istintivamente li. Il padre del mio amico allora puntò la carabina al suolo, e sparò, facendo scappare via l'animale feroce. Il coniglietto rimase fermo lí ancora per un po', poi, saltellando, se ne tornò nel bosco. E tu, amico, dove corri nei momenti di necessità? Dove corri quando t'inseguono í problemi, le preoccupazioni e le paure? Dove ti nascondi quando il tuo passato ti perseguita come un lupo implacabile, tentando di distruggerti? Va' da colui che ti protegge. Ti sta aspettando a braccia aperte, sperando che ritorni da Lui, e trovi rifugio in Lui.