venerdì 20 aprile 2012

giovedì 19 aprile 2012

CHI SONO?


(Gesù disse:) "A chi vince io darò... un nome nuovo che nessuno cono­sce, se non colui che lo riceve". Apocalisse 2:17

"Io sono il SIGNORE, il tuo Dio... Perché tu sei prezioso ai miei occhi, sei stimato e io ti amo".
Isaia 43:3, 4




"Nessuno conosce il mio nome!" Questa frase è il titolo di un best seller americano. Non ci stu­pisce che abbia riscosso un grande successo! Chi non ha mai sperimentato in qualche momento della vita la solitudine e il senso di anonimato? La sensazione di essere incompresi è molto comune, e forse anche noi qualche volta ci siamo chiesti: "Ma in fondo, chi sono?"
La Bibbia ci parla di un nome che "nessuno conosce, se non colui che lo riceve". Questo nome sarà dato come ricompensa ai credenti vincitori che scopriranno la loro vera identità. Essi conosceranno come sono stati conosciuti da Dio stesso. Si renderanno conto dell'opera che Egli ha compiuto in loro per renderli "con­formi all'immagine del Figlio suo", e compren­deranno il perché di tante prove quando ne contempleranno i gloriosi risultati.
Fin da ora, il Signore desidera comunicare coi suoi che sono ancora sulla terra. Vuole farmi conoscere chi sono. Certo, una creatura fragile, ma anche una persona unica per Lui, che Egli ama personalmente e per l'eternità. Più gusto il suo amore, più scompare il senso di solitudine. Proseguendo nella vita, realizzo meglio la mia nuova identità in Cristo e riconosco che per lui ho un grande valore. Egli "mi ha amato e ha dato se stesso per me" (Galati 2:20) e desidera avermi con sé per sempre (Giovanni 17:24). Vivendo in comunione con Lui, posso seguirlo passo passo, guardando a Lui e cercando di pia­cergli.

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lunedì 16 aprile 2012

COSÌ QUAL SONO


 (Gesù disse:) "Venite a me, voi tutti che siete affatica­ti e oppressi, e io vi darò riposo".
Matteo 11:28

Dopo trent'anni di vita più che spensierata, Charlotte Elliot (1789-1871) si ammalò grave­mente. Si convertì in seguito a una conversazio­ne con l'evangelista Cesare Malan che le aveva detto: "Vada a Gesù, semplicemente, così com'è". Malata e costretta a letto nell'ultima parte della sua vita, viveva a casa di un fratello.
Un giorno del 1834, mentre si sentiva inutile e si affliggeva di essere un peso per la sua famiglia, si ricordò di come il Signore l'aveva accolta. Allora scrisse una poesia che in seguito fu messa in musica e tradotta in parecchie lingue. Suo fratello disse un giorno: "Durante il mio lungo ministero di pastore questo semplice cantico ha portato più frutto di tutti i miei numerosi sermoni".

Così qual sono, pien di peccato,
ma per il sangue che tu hai versato  
e per l'invito fatto al cuor mio,
Agnel dí Dio, ío vengo a Te!

Così qual sono, triste e abbattuto,
pieno di dubbi dentro di me,
ansioso e oppresso, col cuore vuoto,
Agnel dí Dío, io vengo a Te!

Così qual sono tu mi vedesti
e i miei peccati su te prendesti.
Sì, tu moristi per amor mio.
Agnel di Dio, io vengo a Te!

Così qual sono m'accoglierai
e i miei peccati cancellerai;
alla tua grazia s'apre il mio cuore.
Agnel di Dio, io vengo a Te!

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sabato 14 aprile 2012

Gesù ha pregato anche per té ....



Giovanni 17:20 Non prego soltanto per questi, ma anche per quelli che credono in me per mezzo della loro parola:


La forza che viene dal sapere che già duemila anni fa Gesù ha pregato per noi cristiani di oggi, è la forza che ci spinge ad andare avanti con la certezza della fede.

mercoledì 11 aprile 2012

GENITORI E FIGLI


Tu concepirai e partorirai un figlio, e gli porrai nome Gesù... Colui che nascerà sarà chiamato Santo, Figlio di Dio. Luca 1:31, 35

Poi (Gesù) discese con loro (i suoi genitori), andò a Nazaret, e stava loro sottomesso... E Gesù cresceva in sapienza, in statura e in grazia davanti a Dio e agli uomini. Luca 2:51, 52


La crescita e lo sviluppo del bambino Gesù era un motivo di continuo stupore per í suol geni­tori, Maria e Giuseppe. "Il bambino cresceva e si fortificava; era pieno di sapienza e la grazia di Dio era su dí lui... e stava loro sottomesso" (Luca 2:40, 51). Spesso i suoi genitori non com­prendevano ciò che Gesù diceva, ma è scritto che sua madre "serbava nel suo cuore" tutte quelle cose e le meditava con gioia. Anche oggi possiamo contemplare con ammirazione, mediante la lettura dei Vangeli, Colui che, "nato di donna", era "Dio manifestato in carne", in tutta la perfezione della sua natura, senza ombra di peccato, "senza difetto né macchia".
Che differenza coi nostri figli, così simili a noi! La loro natura mostra ben presto le caratteristi­che del peccato che è già in loro, nonostante la bellezza e la freschezza accattivante dell'infan­zia. I genitori cristiani possono trovare stimolo e incoraggiamento pensando all'infanzia di Gesù. Egli ha voluto iniziare il suo cammino sulla terra proprio come un uomo, ma in Lui abitava "tutta la pienezza della deità" (Colosse­si 2:9). E non è venuto per condannare i pecca­tori quali noi tutti siamo, ma è arrivato fino a morire su una croce per salvarci, per cancellare i nostri peccati e darci la sua propria vita.
Una delle meraviglie della sua grazia è che, se nessuno è in grado di imitare la sua vita perfet­ta, Egli ha ora aperto un cammino in cui ognu­no è chiamato a seguirlo, fin dall'infanzia.
La Parola dí Dio dice ai nostri figli: "Ubbidite nel Signore ai vostri genitori". Essa li pone in quella che è stata la posizione di Gesù da bambino. Che privilegio per i genitori di allevarli nel­l'amore e nel timore del Signore (Tito 2:14; Efe­sini 6:1, 4)! Cosa dicono a noi genitori i versetti del giorno che ci parlano di lui?
1. Cresceva in sapienza. Nessuno può salvare l'anima del proprio figlio. Tuttavia il compito dei genitori è di comunicare ai propri figli gli insegnamenti della Bibbia che possono preser­varli dal male e condurli alla salvezza (2 Timo­teo 3:15).
2. Cresceva in statura. I genitori cristiani devono allevare i loro figli in modo sano ed equilibrato, curando i loro eventuali disturbi con dedizione e saggezza; ma anche per i loro problemi di salute devono chiedere l'aiuto di Dio e confida­re in Lui.
3. Cresceva in grazia davanti a Dio e agli uomi­ni. I figli devono sapere che Dio vede tutto e sa tutto, e devono imparare a piacere a Lui, sapen­do di essere da Lui amati. Devono imparare a ubbidire ai genitori, a rispettare le autorità, a comportarsi nei confronti degli altri con since­rità, dolcezza e umiltà.
Genitori cristiani, il compito è difficile, anzi impossibile senza l'aiuto di Dio. Ma "Dio è fede­le" (1 Corinzi 10:14). Senza sfuggire alle vostre responsabilità, guardate con fiducia a "Colui che può, mediante la potenza che opera in noi, fare infinitamente di più di quel che domandia­mo o pensiamo" (Efesini 3:20).

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lunedì 9 aprile 2012

Il ciliegio del perdono


LA NOSTRA CASA NEL CIELO


Ho il desiderio di partire e di essere con Cristo, perché è molto meglio. Filippesi 1:23

Sappiamo infatti che se questa tenda che è la nostra dimora terrena viene disfatta, abbiamo da Dio un edificio, una casa non fatta da mano d'uomo, eterna, nei cieli. 2 Corinzi 5:1


Il Signore Gesù ha detto che verrà a prendere i credenti, ed essi desiderano e aspettano la sua venuta. La Bibbia ci parla del cielo e di coloro che vi abitano, in modo da farci familiarizzare con il luogo in cui entreremo.
Una persona che sta per cambiare paese si informa sul nuovo paese e su ciò che vi si trova: costumi, lingua, natura, abitanti... Noí stiamo per arrivare in cielo. La Bibbia ci parla della casa del Padre (Giovanni 14:2) dove per chi ha fede è preparato un luogo, dimora del Padre e del Figlio, luogo di perenne felicità. Abbiamo la cer­tezza che vi saremo con Gesù, resi simili a Lui. Tutto questo è incomprensibile per la nostra intelligenza limitata, ma la fede cí dà la certezza che il Signore manterrà la promessa. Egli desi­dera averci accanto a sé; che prospettiva! Nel­l'attesa "gemiamo... aspettando... la redenzio­ne del nostro corpo" (Romani 8:23) quando, con la risurrezione, ciò che è mortale sarà "assorbi­to dalla vita" (2 Corinzi 5:4).
Cristiani, quale interesse abbiamo per la lettura della Bibbia che già ci rivela le benedizioni cele­sti? Viviamo in un mondo che passa (1 Giovan­ni 2:17). Aspettiamo noi il momento di vedere il Signore?
Se moriremo prima che Egli venga, raggiunge­remo la nostra vera patria, la nostra casa nel cielo. L'apostolo Paolo sí rallegrava al pensiero di "partire" da questo mondo. Per lui la morte era un guadagno ma, nell'attesa, si impegnava con zelo a piacere a Dio.

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sabato 7 aprile 2012

IL VERO GUADAGNO


O Dio, tu sei il mio Dio, io ti cerco dall'alba... Così ti ho contemplato nel santuario, per veder la tua forza e la tua gloria. Salmo 63:1, 2

Un giorno nei tuoi cortili vale più che mille altrove. Salmo 84:10


Prima della conversione, l'apostolo Paolo gode­va di molti privilegi. Giudeo osservante, si distingueva per il suo zelo religioso; "quanto alla giustizia che è nella legge" era irreprensibile (Filippesí 3:6). Aveva ricevuto una buona istruzione, alla scuola di un famoso maestro. Ma l'incontro con Gesù Cristo produsse il capo­volgimento della sua scala dei valori.
"Ciò che per me era un guadagno - egli dice -l'ho considerato come un danno, a causa di Cri­sto. Anzi, a dire il vero, ritengo che ogni cosa sia un danno dí fronte all'eccellenza della cono­scenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho rinunciato a tutto; io considero queste cose come tanta spazzatura al fine dí guadagnare Cristo e di essere trovato in lui non con una giu­stizia mia, derivante dalla legge, ma con quella che sí ha mediante la fede in Cristo: la giustizia che viene da Dio, basata sulla fede. Tutto questo allo scopo di conoscere Cristo, la potenza della sua risurrezione, la comunione delle sue soffe­renze, divenendo conforme a lui nella sua morte, per giungere in qualche modo alla risur­rezione dei morti. Non che io abbia ottenuto già tutto questo o sia già arrivato alla perfezione; ma proseguo il cammino per cercare di afferra­re ciò per cui sono anche stato afferrato da Cri­sto Gesù. Fratelli, io non ritengo di averlo già afferrato; ma una cosa faccio: dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso quelle che stanno davanti, corro verso la mèta per ottenere il premio della celeste vocazione di Dio in Cristo Gesù" (Filippesi 3:7-14).

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venerdì 6 aprile 2012

CHIESA ADI CONEGLIANO: LA SOLITUDINE

CHIESA ADI CONEGLIANO: LA SOLITUDINE:  QUANDO  SENTI COME UN VUOTO INTORNO A TE,  QUANDO LA SOLITUDINE TI AFFERRA, QUANDO GRIDI A TUTTI, “DIO DOV’E’”…. QUANDO TI SENTI ABBANDON...

AL DI SOPRA DI NOI


Dio è potente, ma non respinge nessuno; è poten­te per la forza della sua intelligenza.
Giobbe 36:5

Egli ci ha amati per primo. 1 Giovanni 4:19


Anche se siamo meravigliati dal genio umano, dalla sua scienza e le sue scoperte, dobbiamo riconoscere che l'uomo ha un potere molto
limitato. Dio, invece, possiede una potenza infi­nita, e niente e nessuno può intralciare i suoi piani né impedirgli di compiere i suoi disegni.
Il mondo fisico è regolato dalle leggi naturali. Ma dietro ad esse possiamo discernerne l'auto­re: Dio, il progettista e il grande costruttore. L'uomo non è altro che una creatura, Lui è il Creatore. Tutto è sottoposto al suo controllo. Tutto si svolge secondo il suo scopo eterno.
Infinitamente al di sopra di noi, Egli è onni­sciente e onnipotente. Nessun problema, nes­suna difficoltà possono sorprenderlo o supera­re la sua sapienza. Dio è santo e non può sop­portare il peccato. Ed è anche fedele, per cui le profezie e le promesse della sua Parola si com­piono sicuramente. Poiché è giusto, il suo giudi­zio colpirà coloro che compiono l'ingiustizia, ma, poiché è anche amore, ha dato il suo Unico Figlio, Gesù Cristo, "affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna" (Giovanni 3:16).
Dio è un Padre pieno di bontà e di misericordia per tutti i credenti, e "tutte le cose cooperano al bene di quelli che lo amano" (Romani 8:28).

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domenica 1 aprile 2012

DARE AL SIGNORE


Diversi anni fa, due credenti di condizione agiata, l'uno avvocato e l'altro negoziante, si congiunsero ad una compagnia di persone amiche che stava per intraprendere un viaggio di piacere in paesi lontani. Prima di partire, gli anziani della Chiesa dove quei credenti erano in comunione, li pregarono di fare delle note del loro viaggio, onde avere così un ricordo di tutte quelle cose interessanti ch'essi avrebbero potuto vedere o sentire, specialmente nei paesi in cui avrebbero trovato dei missionari. Il che promisero di fare.
Un giorno, giunti in un paese della Corea, essi videro un ragazzo che tirava da sè un aratro molto rustico in un campo accanto alla strada, mentre un vecchio, di dietro, teneva l'aratro e lo guidava. L'avvocato ne fu interessato e ne prese una fotografia istantanea.
Questo è di certo un quadro curioso! Si può supporre che essi siano molto poveri, disse egli al missionario di quella località che faceva loro da guida e da interprete.
"Sì - replicò con serietà - quella è la famiglia di "Chi Noni". Quando venne edificata la sala delle adunanze, essi avevano un forte desiderio di dare qualche cosa per contribuire a questa spesa, ma la famiglia era senza mezzi, e che fecero dunque? Essi vendettero il loro solo bue e ne diedero il danaro per la sala. Perciò, da questa primavera essi tirano l'aratro da loro stessi".
L'avvocato ed il negoziante rimasero silenziosi per qualche momento. Poi, il nego­ziante disse: "Quello dev'essere stato un vero sacrificio!". "Essi non l'hanno chiamato così, disse il missionario, anzi pensarono che era una fortuna di possedere un bue che potevano vendere per quello scopo".
L'avvocato ed il negoziante non poterono dire gran cosa in risposta; ma quando furono di ritorno a casa, l'avvocato portò quella foto­grafia agli anziani e raccontò loro la storia.
"Io, diss'egli, voglio raddoppiare la mia offerta speciale per la sala! E, per piacere, mi diano qualche lavoro duro da fare. Io non ho veramente mai conosciuto che cosa sia il far sacrifici per l'opera di Dio. Un pagano con­vertito me l'ha insegnato. Ho vergogna di dire che non ho mai dato alcuna cosa all'Opera di Dio che fosse realmente un sacrificio per me".
Possiamo ora domandare: Quanto fa la maggioranza dei cristiani nella via del sacrificio per aiutare, per dare incremento all'avanza­mento dell'Evangelo nel mondo?
Quanti ve ne sono di quelli che si chiamano cristiani, che non hanno mai fatto, per l'Opera di Dio, qualche sforzo speciale che equivalga a quanto fece la famiglia convertita a Cristo dal Paganesimo, e di cui si parla nel fatto testè esposto!
(Trad. di A. B.)

Tratto da Cristiani Oggi Ottobre 1986