martedì 8 maggio 2012

La parola


Giovanni 1:3 Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei (la parola); e senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta.

pubblicata da Credenti per Cristo ·

Guardiamoci attorno, facciamo spaziare l'occhio, tutto cio che colpiscono i nostri occhi, tutto ciò che risulta meraviglioso, è frutto della parola creatrice di Gesù, invece tutto ciò che riteniamo sbagliato, è la conseguenza degli errori dell'uomo.

domenica 6 maggio 2012

La via della solitudine


La via della solitudine a volte è anche via del dolore.
La via della solitudine a volte è anche la via del pianto e della recriminazione.
La via della solitudine a volte è anche la via dello sconforto e della paura.

Non dare ascolto al rumore dei tuoi passi, ma ascolta attentamente, altri passi si stanno avvicinando a te, sono i passi di Gesù che non vuole lasciarti solo. 

Permettigli di accompagnarti lungo la strada della solitudine

NON RINNEGHIAMO IL SIGNORE!


(Gesù disse:) "Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch'io riconoscerò lui davanti al Padre mio che è nei cieli. Ma chiunque mi rinnegherà davanti agli uomini, anch'io rinnegherò
lui davanti al Padre mio che è nei cieli"
. Matteo 10:32-33


Ci troviamo in Romania, anno 1955. Sabina Wurmbrand, carcerata a causa della sua fede, è stata appena liberata. Sì ritrova in una società fatta dí persone libere, ma in un paese non libe­ro. Ecco i suoi ricordi: «Si consentiva ai più anziani di celebrare il culto, sebbene con qualche difficoltà e soltanto sotto controllo; ma non si poteva parlare di fede ai giovani. Tanti nostri vecchi amici, spaventati dall'idea di perdere il lavoro, non osavano più avvicinarsi a casa nostra. Altri non volevano ammettere di aver partecipato un tempo alle nostre riunioni cristiane. Passando davanti all'università, vidi un professore che conosceva­mo bene, e andai verso dí lui per salutarlo. Egli era con un collega. Mi disse: "Si sbaglia, signora, io non la conosco". E si voltò, incapace di guar­darmi in faccia.
Le persone avevano paura, ma la propaganda diceva che erano "libere". In prigione, anche nei momenti peggiori, avevamo potuto vedere la mano di Dio all'opera. Avevamo capito che, mal­grado le nostre sofferenze, non ci avrebbe abbandonato e che potevamo avere fiducia in lui. Così, lo scopo principale della nostra chiesa "clandestina" era dí insegnare queste cose.»
Cristiani, ricordiamoci della testimonianza di Sabina: Dio non ci abbandonerà, neanche nelle peggiori difficoltà! Domandiamo a lui la forza per non rinnegarlo mai, tanto più che abbiamo il privilegio di vivere in un paese libero.

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La chiesa viene paragonata al corpo umano


1Corinzi 12:12-31


Poiché, come il corpo è uno e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, benché siano molte, formano un solo corpo, così è anche di Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati in un unico Spirito per formare un unico corpo, Giudei e Greci, schiavi e liberi; e tutti siamo stati abbeverati di un solo Spirito. Infatti il corpo non si compone di un membro solo, ma di molte membra. Se il piede dicesse: «Siccome io non sono mano, non sono del corpo», non per questo non sarebbe del corpo. Se l'orecchio dicesse: «Siccome io non sono occhio, non sono del corpo», non per questo non sarebbe del corpo. Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe l'udito? Se tutto fosse udito, dove sarebbe l'odorato?
Ma ora Dio ha collocato ciascun membro nel corpo, come ha voluto. Se tutte le membra fossero un unico membro, dove sarebbe il corpo? Ci son dunque molte membra, ma c'è un unico corpo; l'occhio non può dire alla mano: «Non ho bisogno di te»; né il capo può dire ai piedi: «Non ho bisogno di voi». Al contrario, le membra del corpo che sembrano essere più deboli, sono invece necessarie; e quelle parti del corpo che stimiamo essere le meno onorevoli, le circondiamo di maggior onore; le nostre parti indecorose sono trattate con maggior decoro, mentre le parti nostre decorose non ne hanno bisogno; ma Dio ha formato il corpo in modo da dare maggior onore alla parte che ne mancava,
perché non ci fosse divisione nel corpo, ma le membra avessero la medesima cura le une per le altre. Se un membro soffre, tutte le membra soffrono con lui; se un membro è onorato, tutte le membra ne gioiscono con lui. Ora voi siete il corpo di Cristo e membra di esso, ciascuno per parte sua. E Dio ha posto nella chiesa in primo luogo degli apostoli, in secondo luogo dei profeti, in terzo luogo dei dottori, poi miracoli, poi doni di guarigioni, assistenze, doni di governo, diversità di lingue. Sono forse tutti apostoli? Sono forse tutti profeti? Sono forse tutti dottori? Fanno tutti dei miracoli?
Tutti hanno forse i doni di guarigioni? Parlano tutti in altre lingue? Interpretano tutti? Voi, però, desiderate ardentemente i carismi maggiori!

Una chiesa unita è una chiesa viva e vittoriosa!

sabato 5 maggio 2012

DI QUALE PNEUMATICO SI TRATTA?


La sapienza di questo mondo è paz­zia davanti a Dio. Infatti è scritto: "Egli prende i sapienti nella loro astuzia". 1 Corinzi 3:19

Tutti compariremo davanti al tribu­nale di Dio. Romani 14:10


In una bella giornata dí sole, quattro studenti avevano deciso di marinare la scuola. Il giorno seguente spiegano alla loro giovane insegnante che si era forato un pneumatico della loro auto.
Con loro grande sollievo, ella sorride dicendo loro: "Non c'è problema per il compito di ieri. Vi interrogherò su un altro argomento. Sedete cia­scuno al proprio posto e prendete un foglio e una penna". Gli studenti si siedono, soddisfatti della loro astuzia. "Ecco la prima domanda -riprende l'insegnante - Quale dei quattro pneu­matici si è forato?" Possiamo immaginare il seguitò...
Questo aneddoto illustra i limiti della menzo­gna. Presto o tardi viene scoperta, e seguono il ridicolo e la vergogna. Ma c'è di più. La verità è uno degli attributi di Dio; quando mentiamo lo offendiamo. Un giorno, Egli svelerà tutto ciò che è falso. Se non sarà su questa terra, sarà davanti al Suo tribunale quando ciascuno gli renderà conto di se stesso (Romani 14:10-12).
In certi casi possiamo essere tentati di dire solo una parte della verità per difendere i nostri inte­ressi, la nostra reputazione, o per evitare la sof­ferenza. Non dimentichiamo mai che Dio ci vede. Se abbiamo mentito a qualcuno, confes­siamoglielo, e facciamo così anche con il Signo­re. È una tappa umiliante, ma indispensabile per liberare la nostra coscienza e ritrovare la comunione con Dio.
Cristiani, lo Spirito di Dio è uno Spirito di verità e vuole guidarci in un cammino di rettitudine per la gloria del Signore e per la nostra libertà.

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venerdì 4 maggio 2012

UN KIT RELIGIOSO?


Ti ho cercato con tutto il mio cuore; non lasciare che mi allontani... Ho conservato la tua parola nel mio cuore... O SIGNORE, insegnami i tuoi statuti... Apri i miei occhi.  Salmo 119:10-12, 18

Signore,... tu sei grande e operi meraviglie; tu solo sei Dio. Salmo 86:9, 10

Alcuni cristiani credono di trovare nelle prati­che di certe filosofie orientali (ad esempio lo yoga) quella serenità e quel conforto che servirebbero da preparazione alla meditazione cri­stiana. Ma questa è di tutt'altra natura. Le filo­sofie orientali considerano il corpo come una scala che conduce verso il divino. Al contrario, la fede cristiana è un processo di accettazione della grazia divina. Questa grazia la si trova sol­tanto in Dio. Quando leggo la Parola di Dio, Egli stesso mi viene incontro. E Lui che prende l'ini­ziativa. Al contrario del pensiero orientale, la Bibbia mi insegna che io non sono in grado di fare un solo passo per avvicinarmi a Dio, né per ottenere il suo favore, né per migliorare la mia natura, né per raggiungere uno stato di perfe­zione, perché sono un peccatore che ha bisogno dell'intervento di Dio in grazia.
Oggi c'è l'impressione che si possa disporre di una sorta di kit religioso da cui ciascuno, secon­do la sua convenienza, il suo gusto del momen­to, possa attingere; un po' di cristianesimo, un po' d'induismo, un po' di buddismo... Tutto questo ha del religioso, ma non ha niente a che vedere con la fede che salva. La vera fede è l'adesione a una persona, Gesù Cristo, Dio fatto uomo, che si è dato per me, che mi ha salvato, e al quale io mi do. Se mi sono già dato a lui, non appartengo più a me stesso.
Non posso darmi allo stesso tempo a Dio e ai falsi dèi. È impossibile!

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mercoledì 2 maggio 2012

"EGLI LIBERA E SALVA" Daniele 6:27


Vano è il soccorso dell'uomo. Salmo 60:11

La salvezza viene dal SIGNORE. Giona 2:10


Dio vuole liberare l'uomo dal peccato. Egli libera coloro che credono in lui, senza riserve. La strada indicata da Dio per ottenere la libe­razione è semplice, chiara e precisa, e lascia senza scuse chi la rifiuta. La Parola di Dio è ricca di esempi; eccone tre tratti dall'Antico Testamento.
Al momento dell'uscita dall'Egitto (Esodo 12), per non cadere sotto il giudizio di Dio che dove­va colpire tutti i primogeniti, gli Israeliti doveva­no semplicemente mettere sugli stipiti delle loro porte il sangue di un agnello sacrificato. L'angelo distruttore avrebbe visto il sangue e avrebbe risparmiato quella famiglia.
Nel deserto, per essere guariti dal morso morta­le dei serpenti, era sufficiente guardare il ser­pente di rame che Mosè aveva rizzato su un'asta (Numeri 21).
Nel caso di Naaman, il capo dell'esercito dei Siri, la sua lebbra è sparita soltanto lavandosi sette volte nel Giordano (2 Re 5).
Era solo una questione di fede. "Chi crede nel Figlio (di Dio) ha vita eterna" (Giovanni 3:36). Questa semplicità che mette la salvezza alla portata di tutti urta talvolta il nostro orgoglio. Noi vorremmo partecipare a quest'opera, e pre­feriremmo un mezzo che faccia ricorso alle nostre risorse personali, alla nostra intelligenza o alle nostre ricchezze. Ma questo significa ignorare che siamo davanti a Dio come dei morti, incapaci di fare qualcosa per la nostra salvezza. Dio ci salva gratuitamente: "È per gra­zia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio" (Efesini 2:8).
Accetta questo dono!
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CHIESA ADI CONEGLIANO: Dai l'otto per mille

CHIESA ADI CONEGLIANO: Dai l'otto per mille: S.E.A.S  e "OTTO PER MILLE" S ERVIZIO  E VANGELICO  A SSISTENZA  S OCIALE  (SEAS) delle ASSEMBLEE DI DIO IN ITALIA Il SEAS è il Servi...

lunedì 30 aprile 2012

La mia testimonianza di Franco Di FLORIO




01/01/2008
Rivolgo questa mia, a tutti i giovani della Comunità.
"Il fine giustifica i mezzi!" (Machiavelli). Questo era il mio motto quando, da giovane studente, sessantottino convinto, lottavo contro l'ingiustizia sociale, a favore dell'eguaglianza ad ogni costo. Primo negli scioperi in classe, nelle cordate e nelle rimostranze ai professori, vivevo come uno spirito ribelle e contestatore, sempre a favore dei più deboli ed in lotta contro il potere forte.
Grazie al "talento" di cui Dio mi aveva dotato (allora pensavo fosse merito mio), qualche anno più tardi, avevo guadagnato una posizione di tutto prestigio come dirigente responsabile in una grossa azienda parastatale, mantenendo però sempre il mio spirito combattivo in favore degli operai che coinvolgevo attivamente nella gestione dell'azienda con apprezzabili risultati già a breve termine.
Il manager alternativo era nato e questi ero io! Sempre più convinto delle mie possibilità e delle mie capacità, uomo adulato ed onorato, realizzai e mi convinsi che il diritto alla proprietà di una casa, fosse cosa sacrosanta anche per chi viveva di puro stipendio.
Ecco il costruttore di case in cooperativa! Quasi cinquecento appartamenti costruiti in dieci anni. Orgoglio, gloria, potere, compiacimento, questi erano i sentimenti che nutrivo. Realizzai, in poco tempo, d'essere il centro dell'universo in cui tutto dipendeva da me, d'essere il più bravo, cui ogni metodo e mezzo era permesso pur di raggiungere gli scopi che assieme ai collaboratori mi ero prefisso.
Il maligno, con la sua subdola arguzia, era già entrato in me! Aveva, per poco prezzo, acquistato la mia anima, ma il piano che Dio aveva per me, era già iniziato. Alleluia!
Alla fine degli anni novanta, alle cinque di una mattina, davanti allo sgomento ed allo sconforto di mia moglie e dei miei figli, fui letteralmente prelevato dalla "Digos" e portato nella Casa Circondariale di Via Spalato a Udine, con l'accusa d'associazione per delinquere e concorso in truffa aggravata ai danni della Regione. Rimasi per tre mesi in carcerazione preventiva, periodo in cui si svolsero le indagini preliminari. Seguì il processo di primo grado con una condanna detentiva a sette anni confermata poi nel processo d'Appello. Fu il periodo più buio della mia vita.
Le mie vicissitudini personali e quelle dei miei collaboratori, comparivano ogni giorno, a grossi titoli, sui quotidiani. Ero senza lavoro, ma i miei figli, pur se "all'indice di tutti", mi erano sempre vicini, assieme ai pochissimi amici fedeli che ancora osavano pubblicamente palesarmi la loro amicizia.
Fu allora che compresi che "il fine non giustifica i mezzi"!
Miei carissimi, anche se lo scopo finale è lodevole, bisogna pur sempre rispettare le regole imposte dalla società in cui viviamo, perché questo fa parte dei "Principi d'Autorità" che Dio ha stabilito sulla terra, al pari di quelli della famiglia, del lavoro e della Comunità cui apparteniamo!
"La sapienza consiste nella scelta dei fini migliori e nell'uso dei mezzi più appropriati per raggiungerli (Watson). Questo era ora il mio nuovo motto.
La Corte di Cassazione "ridusse" la mia pena a cinque anni, derubricando la truffa nei confronti dei soci, come non avvenuta, avendo, gli stessi, beneficiato dell'assegnazione in proprietà dell'immobile. Si delineava così la possibilità della revisione del processo stesso, con ulteriore notevole riduzione della pena, ed il fatto d'essere incensurato avrebbe forse anche potuto evitarmi la carcerazione. I quotidiani di allora evidenziarono questo come una gran vittoria per me e per il mio team. Dio però non la pensava proprio così!. Voleva per Sé quel figlio scellerato ed indegno sì, ma amato all'inverosimile! Sia fatta sempre la Sua volontà! Grazie o Signore!
Il 26 febbraio 2002, alle ore 17, davanti all'ufficio dove lavoravo, fui inaspettatamente prelevato dalla "Digos" e condotto nelle carceri di Via Spalato per scontare in via definitiva la mia condanna a cinque anni. Stranamente, poiché fisicamente mi sentivo in perfetta salute, fui alloggiato in una cella dell'infermeria carceraria. Pensavo (allora), fosse stata un'idea del Magistrato, ma non era così! Fu un miracolo di Dio che aveva predisposto tutto per ritrovare questo figlio infame ed indegno!
Rimasi nella cella, disteso per tre giorni sulla branda, completamente vestito e senza toccare cibo. Qualche giorno più tardi, il mio compagno di disavventura, padovano d'origine, m'invitò a scendere con lui in una sala colloqui per presentarmi al Pastore della Chiesa Evangelica, (aveva compilato e firmato lui stesso, a mia insaputa, la domandina occorrente).
E' così che conobbi Malcolm, l'uomo che Dio aveva posto sulla mia strada!
Per prima cosa mi abbracciò, mi chiese se avessi un qualche bisogno personale e s'informò sulle condizioni della mia famiglia. Leggemmo, poi, qualche versetto della Bibbia ed uno in particolare colpì il mio cuore: "Fratelli, che dobbiamo fare?" E Pietro disse a loro: "Ravvedetevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo!" (Atti 2:37-38).
Tutto mi era avverso. Avevo perso parte della famiglia, molti dei miei amici, la dignità e la libertà, avevo in sostanza perso tutto! Ecco la risposta dell'uomo di Dio alla domanda. "Cosa faccio adesso?" "Ed io, Franco, cosa dovevo fare ora?". "Ravvediti, cambia il tuo cuore, nel nome di Gesù Cristo". Lui, il Re, il Figlio di Dio, fattosi uomo, povero tra i poveri, umile tra gli umili, bistrattato da tutti, è morto sulla croce per salvare me, figlio Suo, scellerato ed indegno.
Mi ritirai nella mia cella, e nel buio della notte pensai di recitare qualche preghiera. Era questa un'abitudine dell'infanzia che avevo abbandonato da molto tempo. M'inginocchiai davanti al letto, ma mi resi conto d'aver dimenticato le parole. Alzai gli occhi nel tentativo di rammentarle, quando, all'improvviso, m'invase l'animo una sensazione che non avevo mai provato prima. Era come se un essere infinito ed onnipotente, che tutto conosceva, mosso dal più profondo e tenero interesse per me, mi rivelasse la Sua pietà ed il Suo amore. I miei occhi nulla vedevano, né alcun segnale le mie orecchie percepivano, ma io avevo la piena certezza che "Colui che non conoscevo", mi si avvicinava, per la prima volta, teneramente, nella pienezza del Suo amore. Piansi a lungo e con lacrime cocenti. Quando riaprii gli occhi, mi sentii pervaso da qualcosa che non avevo mai sperimentato prima. La pace di Dio, che mi aveva trasformato in una notte, mi colmò. E' vero, la sofferenza, permessa da Dio, serve a formarci, anzi, a trasformarci.
Il giorno seguente, il mio primo pensiero fu quello di trovare una Bibbia. Mi fu portata da mio figlio al primo colloquio e da allora è diventata la mia lettura quotidiana.
Oggi, il mio motto, anzi, la mia vita, si riconosce nelle parole di Gesù: "Io sono la via, la verità e la vita" (Gv. 14:6).
Cari, che Gesù sia sempre presente nella vostra vita, poiché Lui solo è la verità e la via che porta alla salvezza ed alla pace.
Auguro a voi ed alle vostre famiglie un felice e prospero anno nuovo, e fraternamente mi dispongo.
Vs. Franco


QUANDO LE PROVE DIVENTANO VITTORIE


Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Sarà forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Ma in tutte queste cose, noi siamo più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati. Romani 8:35, 37


Talvolta il Signore lascia che attraversiamo delle difficoltà perché ci rendiamo conto di quanto abbiamo bisogno di Lui. Incoraggiati e fortifica­ti dal suo amore, superiamo le prove con un
maggior apprezzamento della saggezza e della grazia di Dio, e siamo resi capaci di comprende­re e aiutare gli altri.
La mamma di una bambina con un handicap mentale ha scritto quanto segue: "Avremmo considerato l'handicap di nostra figlia la trage­dia più grande della nostra vita, se non fosse stato che, per mezzo di quella disgrazia, abbia­mo imparato a conoscere meglio il Signore. Non ci sono parole che possano esprimere la nostra disperazione quando ci siamo resi conto che la nostra bambina non si sviluppava nor­malmente. Ma questo ci ha fatto capire un poco ciò che deve provare il nostro caro Salvatore quando uno dei suoi figli non si sviluppa spiri­tualmente come lui vorrebbe. Il Signore sa che i nostri dispiaceri, se li accettiamo da parte sua e li viviamo con Lui, arricchiscono la nostra vita".
Quando sopraggiunge l'avversità, perché ribel­larci? Rammaricarsi della propria sorte, lamen­tarsi, amareggiarsi, impedirebbe il nostro svi­luppo spirituale. Al contrario, una fiduciosa sottomissione e una fede vivente nell'amore di Dio, stimoleranno la nostra crescita nella sua grazia. Se lasciamo che il Signore accresca le nostre capacità per mezzo del dolore, i pesi diventeranno delle benedizioni e le prove delle vittorie.

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lunedì 23 aprile 2012

SOLITUDINE


"Il Signore però mi ha assistito: si è tenuto vicino a me, e mi ha reso forte" (2 Timoteo 4 17)


  • Solo nel suo ufficio, con il capo chino sulla scrivania, un artigiano, sull'orlo del fallimento, verifica ad una ad una le sue fatture non ancora pagate e rifà i conti.
  • Vicino alla finestra del soggiorno, un'anziana vedo­va sta lavorando a maglia. Soltanto il vecchio orolo­gio a pendolo di famiglia viene a rompere il silen­zio. Ogni tanto il suo sguardo si volge verso la pol­trona ormai vuota di suo marito.
  • Solo in camera sua, alla vigilia di un importante esame, uno studente ripassa il programma dell'anno per l'ultima volta. Angosciato, si rende conto che domani sarà da solo davanti a un foglio bianco.

Solitudine... Angoscia... Fallimento... Lutto... Prove, sono parole che ognuno di noi conosce anche trop­po bene. Il Signore non ha mai garantito ai Suoi che sarebbero stati risparmiati da ogni difficoltà né dalle lacrime e dai dispiaceri della vita. Quello, che ha promesso loro, è la Sua compagnia mentre li avreb­bero attraversati. Mentre si trovava ancora a Corinto e aveva davanti a sé gravi problemi, l'apostolo Paolo udì il Signore dirgli: "Non temere, ma conti­nua a parlare e non tacere; perché Io sono con te" (Atti 18:9,10). Al momento in cui lo stesso servito­re di Dio termina la sua carriera a Roma, in quella specie di testamento spirituale che è la seconda let­tera a Timoteo, egli afferma: "Il Signore però mila assistito: si è tenuto vicino a me, e mi ha reso forte" (2 Timoteo 4:17).
Se la vita ti ha maltrattato, non dimenticare mai che Gesù ti ama. Attraverso le tue prove, ti cerca. Egli sa quanto hai bisogno della Sua compagnia. Se tu non senti la Sua compagnia chiedila oggi e l'avrai.

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