Giovanni 2:5 Sua madre disse ai servitori: «Fate tutto quel che vi dirà».
Le nozze di cana, conosciute e ricordate per il miracolo che Gesù compie trasformando l'acqua in vino. Il personaggio più importante non era lo sposo, e neanche il padre dello sposo, e neanche la madre di Gesù, che era presente, il personaggio più importante era Gesù, Egli faceva e ha fatto la differenza in quelle nozze. Nella tua vita, se lo inviti a venire come l'ospite principale, sicuramente farà la differenza.
Salmi 63:1-4 Salmo di Davide, quando era nel deserto di Giuda. O Dio, tu sei il mio Dio, io ti cerco dall’alba; di te è assetata l’anima mia, a te anela il mio corpo languente in arida terra, senz’acqua. Così ti ho contemplato nel santuario, per vedere la tua forza e la tua gloria. Poiché la tua bontà vale più della vita, le mie labbra ti loderanno. Così ti benedirò finché io viva, e alzerò le mani invocando il tuo nome. Una verità da cui l'uomo non può prescindere è che ci rendiamo conto di quanto sia importante una cosa solo quando ci viene a mancare. Davide nel deserto si rende conto che la sua anima ha sete di Dio. Questo lo ha portato a recarsi nel santuario di Dio per contemplare e vedere la forza di Dio e la sua gloria. Solo quando, assetati, andiamo alla presenza di Dio e alziamo le nostre mani per invocarlo, solo allora ci rendiamo conto che non c'è altro posto dove possiamo trovare ristoro e riparo sicuro.
Sono stato nella clinica del Signore per farmi dei controlli di routine e ho constatato che ero ammalato:
Quando il Signore mi misurò la pressione, ho visto che avevo la Tenerezza “bassa”.
Nel misurarmi la temperatura, il termometro registrò 40º di Ansietà. Mi fece un elettrocardiogramma e la diagnosi fu che avevo bisogno di diversi by pass di Amore, perchè le mie arterie erano bloccate dalla Solitudine e non irroravano il mio cuore vuoto.
Andai in Ortopedia, dato che non potevo camminare al fianco del mio fratello, e non potevo dargli un abbraccio fraterno, perché lo avevo fratturato inciampando nell' l’Invidia. Mi riscontrò anche una Miopia, dato che non potevo vedere al di là delle cose negative del mio prossimo. Quando dissi di essere Sordo, il Signore mi diagnosticò che avevo tralasciato di ascoltare ogni giorno la sua Voce.
È per questo che il Signore mi ha fatto una consulenza gratuita, e, grazie alla sua grande misericordia, prometto che, uscendo da questa Clinica, prenderò solamente le medicine naturali che mi ha prescritto attraverso la sua Verità:
•Appena alzato dal letto, bere un bicchiere di “Riconoscenza”.
•Prima di andare al lavoro, prendere un cucchiaio di Pace.
•Ad ogni ora, ingerire una compressa di Pazienza e una coppa di Umiltà.
•Al ritorno a casa, iniettarmi una dose di Amore x la mia famiglia.
•E, prima di andare a letto, prendere due capsule di Coscienza Tranquilla.
•Non deprimerti nè disperarti prima di vivere questo giorno. Dio sa come ti senti. Dio sa perfettamente quello che sta succedendo nella tua vita, proprio in questo momento,
•Il disegno di Dio su di te è meravigliosamente perfetto. Egli desidera mostrarti molte cose che comprenderai solamente stando nel posto dove attualmente stai ora e nella condizione che vivi in questo posto.
•Che Dio ti Benedica sempre!!
non vorrai tenere solo te per questa cura ? spero proprio di nooooooo, condividiila......
Mentre il tuo servo era occupato qua e là, quell'uomo sparì
(1 Re 20:40).
L’uomo in questa storia ricevette un incarico da portare avanti, ma si dimostrò infedele, non perché oziò o perché si addormentò, ma perché era troppo occupato. La pigrizia può essere opera del diavolo, ma lo è anche l’essere tanto occupati se ciò fa si che le cose ci sfuggano di mano. I genitori sono troppo occupati ed i loro figli sfuggono al loro controllo; i cristiani sono troppo occupati e si perdono le cose buone e le cose migliori come conoscere Dio; i predicatori sono così occupati da perdere la loro devozione per Dio. E mentre siamo occupati a far altro la vita ci scorre davanti. Il giorno della grazia, i giorni della salvezza ci sfuggono via diventando senza significato perché siamo troppo occupati qua e là da dimenticare le cose eterne. Se sei così occupato per trovare del tempo per Dio, allora sei davvero troppo occupato. Hai ricevuto un incarico da portare avanti ma se i tuoi affari sono talmente tanti da non aver tempo per le cose dal Padre tuo, allora non sei altro che un pessimo uomo d’affari!
C’era una volta un re che aveva una figlia di grande bellezza e straordinaria intelligenza. La principessa soffriva però di una misteriosa malattia. Man mano che cresceva, si indebolivano le sue braccia e le sue gambe, mentre vista e udito si affievolivano. Molti medici avevano invano tentato di curarla. Un giorno arrivò a corte un vecchio, del quale si diceva che conoscesse il segreto della vita. Tutti i cortigiani si affrettarono a chiedergli di aiutare la principessa malata. Il vecchio diede alla fanciulla un cestino di vimini, con un coperchio chiuso, e disse: «Prendilo e abbine cura. Ti guarirà». Piena di gioia e attesa, la principessa aprì il coperchio, ma quello che vide la sbalordì dolorosamente. Nel cestino giaceva, infatti, un bambino, devastato dalla malattia, ancor più miserabile e sofferente di lei. La principessa lasciò crescere nel suo cuore la compassione. Nonostante i dolori, prese in braccio il bambino e cominciò a curarlo. Passarono i mesi: la principessa non aveva occhi che per il bambino. Lo nutriva, lo accarezzava, gli sorrideva. Lo vegliava di notte, gli parlava teneramente. Anche se tutto questo le costava una fatica intensa e dolorosa. Quasi sette anni dopo, accadde qualcosa di incredibile. Un mattino, il bambino cominciò a sorridere e a camminare. La principessa lo prese in braccio e cominciò a danzare, ridendo e cantando. Leggera e bellissima come non era più da gran tempo. Senza accorgersene era guarita anche lei. “Signore, quando ho fame mandami qualcuno che ha bisogno di cibo. Quando ho sete, mandami qualcuno che ha bisogno di acqua. Quando ho freddo, mandarmi qualcuno da riscaldare. Quando sono nella sofferenza, mandami qualcuno da consolare. Quando sono povero, portami qualcuno che è nel bisogno. Quando non ho tempo, dammi qualcuno da aiutare per un momento. Quando mi sento scoraggiato, mandami qualcuno da incoraggiare. Quando sento il bisogno di essere compreso, dammi qualcuno che ha bisogno della mia comprensione. Quando vorrei che qualcuno si prendesse cura di me, mandami qualcuno di cui prendermi cura. Quando penso a me stesso, rivolgi i miei pensieri ad altri”.
“Per la prossima lezione”, disse la maestra ai suoi alunni di terza elementare, “per favore, portate in una scatola, qualcosa che rappresenti la Pasqua”. Il giorno dopo, gli alunni portarono le scatoline di cartone e le lasciarono sulla scrivania della maestra. Quando arrivò il momento di aprirle, la maestra, con discrezione, cercava di proteggere Giorgio, un bambino diversamente abile, che avrebbe potuto avere problemi col compito assegnato; perciò disse: “Ora aprirò le scatole, ma non voglio sapere di chi sono”; quindi apri la prima scatola e... ne uscì una farfalla! “E’ la mia!”, gridò Maria tutta contenta. “Che bella idea”, disse la maestra, davanti al viso felice e soddisfatto dell’alunna. Poi apri la seconda scatola, ed era una piccola pietra ricoperta di muschio. “Quella è mia!”, disse Tommaso, “Il muschio rappresenta la nuova vita”. La maestra soddisfatta gli disse: “Sei stato molto originale, Tommaso. Bravo!”. E così via, scatola dopo scatola, le apri tutte, e dentro c’erano tutte cose originali e sorprendenti. Arrivò il momento dell’ultima scatola, la maestra l’apri, per scoprire che era vuota. La maestra intuì subito di chi fosse e cercò di cambiare argomento, ma Giorgio l’interruppe, dicendo: “Maestra quella è mia, è la mia scatola!”. “Sì, bravo Giorgio, grazie. Ma... è vuota”. “Lo so, è vuota perché anche la tomba di Gesù nel giorno di Pasqua era vuota!”. La maestra si commosse, e Giorgio fu premiato perché aveva capito il vero significato della Pasqua!
Quinto raduno del Friuli a Cividale del F. il 04/10/2014. I giovani del gruppo musicale della chiesa di Conegliano che cantano un canto alla lode del Signore.
Charles Inglis, il ben noto evangelista, raccontava volentieri la seguente
storia: Quando mi recai in America per la prima volta, mi trovai su una nave il
cui capitano era un cristiano molto fedele.
Dopo che passammo Terranova, mi disse: Signor Inglis, l’ultima volta che
navigai qui, cinque settimane fa, successe una cosa veramente straordinaria che
rivoluzionò tutta la mia vita da cristiano.
Fino ad allora ero stato un cristiano qualunque.
Avevamo un uomo di Dio a bordo, Georges Müller di Bristol.
Ero stato sul ponte durante le ultime ventiquattro ore senza lasciarlo, quando
sentii qualcuno battermi sulla spalla. Era Georges Müller.
Capitano, disse, devo essere a Québec domenica pomeriggio. Era mercoledì.
Impossibile, risposi.
Molto bene; se la sua nave non può trasportarmi, Dio troverà un mezzo di
locomozione per portarmici. In cinquantasette anni, non ho mai mancato ad un
impegno.
L’aiuterei ben volentieri, ma come posso aiutarla? Sono impotente.
Scendiamo nella sua cabina e preghiamo.
Guardai quell’uomo domandandomi da quale casa di cura fosse potuto scappare
quello squilibrato.
Signor Müller, dissi, si rende conto della densità della nebbia?
No, replicò, i miei occhi non sono sulla densità della nebbia, ma sull’Iddio
vivente, che controlla tutte le circostanze della mia vita.
Poi si mise in ginocchio e pronunciò una delle più semplici preghiere.
Mi dicevo: “Questo andrebbe bene per una classe di bambini d’otto o nove anni”.
Quella preghiera diceva pressappoco questo: “O Signore, se tale è la tua
volontà, dissipa, ti prego, questa nebbia in cinque minuti. Tu conosci
l’impegno che tu stesso hai preparato per me a Québec per domenica. Io credo
che è la tua volontà”.
Quando ebbe terminato, mi apprestavo a pregare, ma egli mise la sua mano sulla
mia spalla e mi disse di non farlo.
In primo luogo, aggiunse, lei non crede che Dio lo possa fare; e in secondo
luogo io credo ch’Egli l’ha fatto. Non è quindi affatto necessario che lei
preghi per la stessa cosa.
Lo guardai, e Georges Müller mi disse:
Capitano, ecco sono cinquantasette anni che conosco il Signore, e non un solo
giorno ho mancato d’avere un colloquio con il Re. Si alzi, Capitano, e apra la
porta, vedrà che la nebbia s’è dissipata.
Mi alzai, uscii, la nebbia era sparita.
Domenica pomeriggio, Georges Müller era a Québec.
Qualche tempo fa, in una città inglese, un pastore stava guardando dalla finestra, quando vide un uomo dall'aspetto trasandato entrare furtivamente in chiesa. Il giorno seguente il pastore notò la medesima scena, e lo stesso accadde il giorno successivo, sempre alla stessa ora. S’insospettì, e volle andare in fondo alla questione. Vide allora quell'uomo entrare, e avvicinarsi al pulpito; qui egli rimaneva in silenzio, con il capo chino, poi, mettendo le mani sul parapetto, diceva a bassa voce:“Gesù, sono Jim”. Qualche giorno dopo si verificò un terribile incidente, e Jim fu portato all'ospedale. Egli fu lasciato in una corsia, dove il malcapitato trovò le persone più rudi e indisponenti della città. Ma dopo qualche giorno dall'arrivo di Jim in quel luogo si notò un evidente cambiamento, tanto che il personale non riuscì a nascondere la propria sorpresa. Un giorno un’infermiera chiese a un paziente della stanza quale fosse la causa di quel meraviglioso cambiamento. “Quel tipo del quinto letto si chiama Jim”, fu la risposta. La donna si avvicinò a quel credente, e gli disse: “Jim, hai portato un bellissimo cambiamento in questa corsia; dimmi come ci sei riuscito”. Con una lacrima negli occhi, egli le rispose: “Non so se capirà quello che le sto per raccontare, io stesso non so spiegarmelo. Ogni giorno, sempre alla stessa ora, verso mezzogiorno, vedo Gesù che si avvicina al mio letto. Egli si ferma per un minuto, poi mette le mani sulla sbarra del letto, si appoggia e dice: ‘Jim, sono Gesù!”. Tratto da http://www.adinapolifuorigrotta.it/
Nel 1870, Horatio Spafford era un avvocato di successo ed un insegnante di giurisprudenza che viveva in Chicago. Insieme a sua moglie, Anna, erano ben noti nella città di Chicago, sia per la carriera legale di Spafford, ma anche perché i due coniugi erano amici e sostenitori di D.L. Moody, famoso predicatore. La città di Chicago era in forte espansione, le attività industriali erano fiorenti e lo sviluppo sociale era sempre in maggiore aumento. Proprio quello stesso anno egli investì la quasi totalità delle proprie risorse finanziarie in beni immobiliari, ma, l’anno successivo, il grande incendio dell’ottobre 1871 distrusse tutte le proprietà degli Spafford. Questo fu un durissimo colpo per la famiglia Stafford. Infatti, poco prima dell’incendio era morto il loro figlio maschio. Nonostante tutto, con coraggio e dedizione, Horatio Spafford e sua moglie, decisero di aiutare in quei giorni, le famiglie dei sopravvissuti all’incendio. Successivamente, per lasciarsi in qualche modo alle spalle tali sofferenze, la famiglia decise di trascorrere un periodo in Inghilterra, sia come vacanza, sia per sostenere D.L. Moody, che teneva una campagna evangelistica in quel periodo. Giunti a New York, per imbarcarsi sul battello, Spafford fu costretto a trattenersi per un importante impegno di lavoro, ma decise di far partire la moglie e delle quattro figlie, pensando di raggiungerle in un secondo momento. Il 2 novembre 1873, durante la traversata oceanica, la S.S. Ville Du Havre affondò in dodici minuti a causa di una collisione con la nave inglese Lochearn, portando con sé 226 persone. Dopo diversi giorni i sopravvissuti raggiunsero la città di Cardiff, nel Galles, da dove Anna Spafford inviò un telegramma al marito con le parole: “Io sono l’unica a essersi salvata”. Le quattro figlie avevano perso la vita in quella tragedia. Alcuni mesi dopo, il fratello Spafford si imbarcò. Quando la nave fece rotta vicino al luogo in cui la SS. Ville de Havre aveva fatto naufragio, il capitano della nave lo chiamo sul ponte e gli disse: “E’ stato fatto un calcolo preciso, e credo di poter dire che stiamo passando proprio in questo momento sul luogo dove il ‘Ville de Havre’ è affondato. L’acqua qui è profonda tre miglia. Spafford si chiuse nella sua cabina e si sentì spinto dallo Spirito Santo a scrivere il testo di quello che sarebbe divenuto un inno, non di dolore, ma di speranza e di vittoria. Le parole dell’inno parlano dell’opera e i benefici della redenzione, della pace divina e della speranza di ogni vero credente nella salvezza eterna. Nel 1876, Philip P. Bliss, un compositore credente, mise la musica a queste meravigliose e incoraggianti parole. Bliss, fu anche il primo a cantare l’inno nella Farwel Hall di Chicago. Le parole dell’unico inno scritto da Spafford, sono ancora oggi di ispirazione per quanti attraversano “il mare del dolore” a causa delle sofferenze di questa vita che tante volte affliggono e mettono alla prova anche i credenti più consacrati al Signore.
VIDEO DELL'INNO IN INGLESE
Ecco il testo nell'originale dell'Inno di Spafford
O mio cuor calmo sta
Quando pace, come un fiume, si trova sulla mia via, quando i dolori si scagliano come onde del mare, qualunque sia la mia sorte, Tu mi hai insegnato a dire: «È utile, è utile alla mia anima!». Anche se Satana dovesse colpirmi, Anche se le prove dovessero giungere, Prenda il controllo la beata certezza che Cristo ha custodito i miei indifesi beni e ha versato il Suo sangue per la mia anima. Il mio peccato, oh, che gioia dà il solo pensiero! Il mio peccato, non in parte, ma è interamente appeso alla croce, e io non ne sono più gravato. Loda il Signore, loda il Signore, oh anima mia! Da ora in poi, per me vivere è Cristo se il Giordano dovesse sommergermi, il dolore non mi seguirà, poiché, nella morte, come nella vita, Tu sussurrerai la Tua pace alla mia anima. Ma Signore, è Te, è la Tua venuta che aspettiamo. Il cielo, non la tomba è la nostra meta. Oh tromba angelica! O voce del Signore Beata speranza, beato riposo dell’anima mia. Signore, affretta il giorno in cui l’oggetto della mia fede sarà rivelato, le nuvole si srotoleranno come pergamena, la tromba suonerà, e il Signore scenderà. "Anche questo è utile alla mia anima!".