domenica 18 marzo 2012

SCHIAVO!


Ringraziando il Padre che... ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasportati nel regno del suo amato Figlio. In luì abbiamo la redenzione (per mezzo del suo san­gue), il perdono dei peccati. Colossesi 1:12-14


L'uomo che non conosce Dio è schiavo. Dire­te che questa parola è dura. Come trattare da schiavo l'uomo, un essere intelligente, responsabile delle sue azioni? Lui che ha la facoltà di inventare, di capire, di conoscere il mondo circostante, di fare delle scelte? Schia­vo, semmai, è colui che è vittima della droga, succube della televisione, di internet, o che ha un difetto ben radicato, come la maldicen­za, ad esempio. Ognuno ha le sue pecche. Come pretendere che l'uomo, solo perché è senza Dio, sia schiavo, quando si è liberato da vecchie credenze e vecchi tabù?

La Bibbia dichiara: "Uno è schiavo di ciò che lo ha vinto" (2 Pietro 2:19). Dice che l'uomo senza relazione con Dio è schiavo del pecca­to. Peccare, è non fare la volontà di Dio, è vol­tare le spalle allo scopo che Dio prevedeva per il bene della sua creatura.
Ma Dio cerca una relazione con te e con me, vuole rialzare e liberare. Si è avvicinato a noi in Gesù Cristo, morto sulla croce per espiare le nostre colpe e liberarci dal peccato. Ora egli aspetta che ognuno sia cosciente del suo allontanamento da Dio, che gliela confessi e accetti il dono della salvezza, pagato da Gesù a caro prezzo. Chi sì appropria del valore del sacrificio dì Cristo non è più schiavo del pec­cato, ma affrancato, liberato, rilasciato. Ora si lascia guidare dallo Spirito di Dio che gli inse­gna a dire, come all'apostolo Paolo: "Corro verso la meta per ottenere il premio della celeste vocazione di Dio in Cristo Gesù" (Filippesi 3:14).

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giovedì 15 marzo 2012

IL GRANDE TRONO BIANCO

Vidi un grande trono bianco e colui che vi sedeva sopra. La terra e il cielo fuggirono dalla sua presen­za... Vidi i morti, grandi e piccoli, in piedi davanti al trono.
Apocalisse 20:11,
Se qualcuno non fu trovato scritto nel libro della vita, fu gettato nello stagno di fuoco.
Apocalisse 20:15



Che cos'è questo grande trono bianco di cui parla l'Apocalisse? È il tribunale dí Dio per il giudizio finale. Vi compariranno tutti quelli che non hanno accettato la grazia di Dio. Non ne mancherà uno, grande o piccolo. Ci saran­no, ín posizione di accusati, quelli che avranno bestemmiato contro Dio e negato la sua esi­stenza. Grandi, che avranno fatto tremare il mondo e ricevuto gli omaggi della folla, e anche piccoli, se avranno rifiutato il Vangelo.
I grandi sono menzionati per primi. Quanto a loro, la giustizia umana è troppo spesso indul­gente e impotente. Ma la giustizia dì Dio giudi­cherà tutti senza parzialità e non accetterà nessuna scusa per il male compiuto. Saranno aperti dei libri, non libri umani, ma il registro divino di tutte le azioni degli uomini.
Noi immaginiamo facilmente che le nostre colpe scompaiano col tempo. Non illudiamoci: in quel giorno tutto tornerà a galla. Nessuno potrà contestare i fatti rimproverati.
L'accusa non avrà bisogno di essere appoggia­ta da un procuratore. Il giudizio sarà senza appello. Ognuno sarà posto davanti alla realtà di quello che ha fatto. Quelli che non hanno voluto saperne di Gesù, il Salvatore, si trove­ranno di fronte a Gesù, il Giudice. È oggi che bisogna credere e dire: "Signore Gesù, così quale sono, senza niente di mio, io vengo a te". Il Signore Gesù ha detto: "Chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha vita eterna" (Giovanni 5:24).
 (Nel cielo) nulla di impuro... vi entre­rà; ma soltanto quelli che sono scritti nel libro della vita dell'Agnello. Apocalisse 21:27
La Bibbia è molto chiara: davanti al tribunale dì Dio, ogni uomo sarà giudicato secondo quello che avrà fatto nella sua vita. Non c'è dunque nessun modo di sfuggire alla condanna? Sì, oggi ce n'è uno: è ricevere Gesù Cristo come Salvatore, e così avere il proprio nome scritto nel libro della vita. Però, al momento del giudizio finale, sarà troppo tardi. Il libro della vita sarà sì aperto, ma solo per fare questa constatazione: i nomi di quelli che sono giudicati non sono scritti in quel libro!
La giustizia di Dio è inconfutabile, perché la con­danna sarà pronunciata su due testimonianze incontestabili e concordanti:
- da una parte l'elenco delle opere malvagie: tutte le azioni degli uomini registrate nei libri;
- dall'altra parte, l'assenza del nome del colpevo­le nel libro della vita.
Per entrare un giorno in paradiso, bisogna essere iscritti nel libro della vita. Altrimenti... Che pen­siero terribile dover essere giudicati secondo le proprie azioni! Chi può essere orgoglioso di tutto quello che ha fatto? Anche le azioni migliori non sono senza macchia agli occhi di Dio che leggono nei nostri cuori. Spesso mescoliamo ad esse senti­menti poco nobili: il desiderio di apparire, l'obbli­go sociale o persino l'orgoglio.
Dunque, non esitiamo più a volgerci a Dio per avere il suo perdono. Egli ha dato Gesù, "il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna... Chi crede in lui non è giudicato" (Giovanni 3:16, 18).
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lunedì 12 marzo 2012

MANCANZA DÌ AMBIZIONE

Oggi, se udite la sua voce, non indu­rite i vostri cuori.          Ebrei 3:15
Cercate prima il regno di Dio, e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in più.          Matteo 6:33
Eccolo ora il tempo favorevole; ecco­lo ora il giorno della salvezza.  2 Corinzi 6:2


Uno studente sì avvicinò a Spurgeon, il noto predicatore inglese, al termine di un suo sermone: "Ho capito bene che bisogna che un giorno io incontri personalmente il Cristo e che cambi vita". Spurgeon si stupisce: "Un giorno? E perché non oggi?" Il ragazzo rispose imbaraz­zato: "Prima vorrei vivere un po'". Allora Spur­geon replicò con veemenza: "Lei manca di ambizione, giovanotto. Io, al suo posto, vorrei vivere pienamente subito e non vivere un po' nell'attesa".
È questo molto spesso il grande errore. Noi immaginiamo che, dal momento in cui Gesù entra nella nostra esistenza, cessiamo di vivere. È il contrario. Conoscere Cristo e incontrarlo cambia la vita, è vero, ma le dà un vero "senso". L'unico rimpianto che si prova è di non aver sperimentato prima un tale cambiamento.
Gesù dice di essere venuto perché quelli che lo ascoltano abbiano la vita e che l'abbiano "in abbondanza" (Giovanni 10:10). Ecco quanto propone a ognuno di quelli che si volgono a Lui. Se prima della mia conversione "esistevo" solamente, ora, con la vita che Gesù dà, posso "vivere" una vita entusiasmante e conoscere una vera felicità. Sono passato dalla morte alla vita (Giovanni 5:24).
Ascolta la chiamata di Cristo oggi; non riman­dare a domani la tua risposta. Non lo rimpian­gerai mai!

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domenica 11 marzo 2012

IL PERCORSO DELL’AMORE 1Giovanni 4:7-21


7 Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l'amore è da Dio e chiunque ama è nato da Dio e conosce Dio. 8 Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. 9 In questo si è manifestato per noi l'amore di Dio: che Dio ha mandato il suo Figlio unigenito nel mondo, affinché, per mezzo di lui, vivessimo. 10 In questo è l'amore: non che noi abbiamo amato Dio, ma che egli ha amato noi, e ha mandato suo Figlio per essere il sacrificio propiziatorio per i nostri peccati. 11 Carissimi, se Dio ci ha tanto amati, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. 12 Nessuno ha mai visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e il suo amore diventa perfetto in noi. 13 Da questo conosciamo che rimaniamo in lui ed egli in noi: dal fatto che ci ha dato del suo Spirito. 14 E noi abbiamo veduto e testimoniamo che il Padre ha mandato il Figlio per essere il Salvatore del mondo. 15 Chi riconosce pubblicamente che Gesù è il Figlio di Dio, Dio rimane in lui ed egli in Dio. 16 Noi abbiamo conosciuto l'amore che Dio ha per noi, e vi abbiamo creduto. Dio è amore; e chi rimane nell'amore rimane in Dio e Dio rimane in lui. 17 In questo l'amore è reso perfetto in noi: che nel giorno del giudizio abbiamo fiducia, perché qual egli è, tali siamo anche noi in questo mondo. 18 Nell'amore non c'è paura; anzi, l'amore perfetto caccia via la paura, perché chi ha paura teme un castigo. Quindi chi ha paura non è perfetto nell'amore. 19 Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo. 20 Se uno dice: «Io amo Dio», ma odia suo fratello, è bugiardo; perché chi non ama suo fratello che ha visto, non può amare Dio che non ha visto. 21 Questo è il comandamento che abbiamo ricevuto da lui: che chi ama Dio ami anche suo fratello.

L’apostolo Giovanni in questi versetti fa una citazione molto importante e di cui voglio farne un motto e un punto di partenza per questo pensiero “ perché Dio è amore”(v.8). Dire che Dio è amore , in sostanza vuol dire che la sua stessa essenza è composta d’amore, a differenza di noi uomini che invece abbiamo amore. Lo stesso discorso vale per quanto riguarda la luce, infatti all’inizio di questa epistola Giovanni afferma “Questo è il messaggio che abbiamo udito da lui e che vi annunziamo: Dio è luce, e in lui non ci sono tenebre” 1Giovanni 1:5. Anche in questo caso Giovanni afferma che Dio è luce, quindi anche in questo caso possiamo affermare che la sua stessa essenza è composta di luce e che pertanto nessuna tenebra fa parte del suo Essere. Ritornando al nostro argomento, l’affermazione che Dio ha amore ci permette di dire anche che in Lui non possiamo trovare nessun sentimento di odio, di disprezzo, d’indifferenza, di disinteresse, di ostilità, di rancore, ecc., perché la sua essenza è amore. Come abbiamo accennato prima, se è vero che Dio è amore, è anche vero che l’uomo possiede amore, però è da chiarire un passaggio importante. Infatti, quando l’uomo è stato creato, dice la scrittura, è stato fatto a immagine di Dio; Dio ha impresso in noi la sua immagine, il suo carattere, ma non essendo noi Dei, tutto ciò è come qualcosa che è aggiunta al nostro essere. Dio quando ha formato l’uomo l’ha fornito della sua immagine, figura che come sappiamo è stata poi imbrattata, storpiata, abbruttita dal peccato. Detto questo, comprendiamo che la salvezza non ha solo il compito di lavarci dai peccati, ma ha fra le tante virtù quella di ristabilire ancora una volta l’immagine di Dio in noi. Dobbiamo imparare ad avere la luce di Dio in noi per essere luce in questo mondo, dobbiamo imparare ad avere l’amore di Dio in noi, per amare dell’amore di Dio. Ecco che si presenta un cammino d’avanti a noi, il percorso dell’amore.

1)      LA MANIFESTAZIONE DELL’AMORE DIVINO PER NOI.
“In questo si è manifestato per noi l'amore di Dio: che Dio ha mandato il suo Figlio unigenito nel mondo, affinché, per mezzo di lui, vivessimo”. Il nostro Padre celeste, quando a causa del peccato è entrata la morte nell’umanità, non è stato con le mani in mano, ma da subito ha cercato il mezzo per riportare l’uomo a ravvedimento. Ecco che sulla scena della storia appare il nostro Signor Gesù, il figlio di Dio, l’Agnello che toglie il peccato del mondo “Il giorno seguente, Giovanni vide Gesù che veniva verso di lui e disse: «Ecco l'Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo!” Giovanni 1:29. Lo stesso Giovanni poi aggiunge “Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna” Giovanni 3:16. Ecco che ora possiamo comprendere che la manifestazione dell’amore di Dio si è resa concreto nel pensare alla nostra salvezza, decidendo di mandare il suo unigenito figliolo, dandolo come sacrificio espiatorio per tutti i peccati dell’umanità. “Tuttavia erano le nostre malattie che egli portava, erano i nostri dolori quelli di cui si era caricato; ma noi lo ritenevamo colpito, percosso da Dio e umiliato! Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre  iniquità; il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui e mediante le sue lividure noi siamo stati guariti”  Isaia 53:4-5. Ringraziamo Dio che ci ha messo in condizione di vedere e di capire quanto amore ha avuto per l’umanità, e per ognuno dio noi, non dimenticando di ringraziare anche Gesù che ha tanto desiderato sacrificare la sua vita per me e per te.

2)      LA REALIZZAZIONE DELL’AMORE DIVINO IN NOI.
“In questo è l'amore: non che noi abbiamo amato Dio, ma che egli ha amato noi, e ha mandato suo Figlio per essere il sacrificio propiziatorio per i nostri peccati”. L’avere capito in qualche modo l’amore di Dio, è il primo passo verso il percorso dell’amore, il secondo passo è il realizzare tangibilmente quest’amore nella nostra vita per poterlo mettere a frutto. Non basta avere capito che Dio è amore e che ne ha tantissimo per noi, non basta farne oggetto di discussione nel nostro stare insieme, dobbiamo fare il secondo passo, permettere all’amore di Dio di fruttificare nella nostra vita. Come il contadino si aspetta dei buoni frutti, dopo avere sparso degli ottimi semi, così il nostro Dio si aspetta tanti buoni frutti da ognuno di noi poiché Lui continua a riempire la nostra vita del suo amore “11- Carissimi, se Dio ci ha tanto amati, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri”. L’amore reciproco è uno dei segni evidenti che Dio dimora nei nostri cuori, ma ci sono altri segni da non trascurare, al verso 13 leggiamo “Da questo conosciamo che rimaniamo in lui ed egli in noi: dal fatto che ci ha dato del suo Spirito”, Dio ha messo a nostra disposizione il suo Santo Spirito. È per la sua azione che noi abbiamo potuto conoscere Dio intimamente, è per la sua azione che ci siamo accostati a Lui convinti di peccato, è per la sua azione che abbiamo afferrato la mano perdonatrice di Gesù 15“Chi riconosce pubblicamente che Gesù è il Figlio di Dio, Dio rimane in lui ed egli in Dio”. In ultimo, il segno che Dio rimane in noi è che noi restiamo nel suo amore 16 “… chi rimane nell'amore rimane in Dio e Dio rimane in lui”. È meraviglioso sapere che Dio è e rimane con noi, è strabiliante sapere che la sua presenza sia la costante che accompagna giornalmente il nostro pellegrinare terreno, è interessante permetter Gli di guidare la nostra vita giornalmente, è portentoso permetterli di riversare in noi quell’amore che va aldilà di ogni comprensione umana. È magnifico realizzare l’amore di Dio nella nostra vita.

3)      LA PERFEZIONE DELL’AMORE DIVINO IN NOI.
“ In questo l'amore è reso perfetto in noi: che nel giorno del giudizio abbiamo fiducia, perché qual egli è, tali siamo anche noi in questo mondo”.
Come abbiamo detto prima, l’amore di Dio non è perfezionabile poiché è già perfetto, cosa che non possiamo dire di noi uomini. Infatti, è nello stare alla presenza di Dio, nel nutrirci del suo amore che noi perfezioniamo giornalmente il suo amore in noi. Da cosa ci accorgiamo che il suo amore diventa perfetto in noi? L’apostolo Giacomo dice al v. 17 “In questo l'amore è reso perfetto in noi: che nel giorno del giudizio abbiamo fiducia, perché qual egli è, tali siamo anche noi in questo mondo”. Realizzare la fiducia viva che per noi credenti c’è un futuro splendente, è il perfezionamento dell’amore Divino in noi. L’uomo lontano da Dio non ha nessuna prospettiva dopo la morte, la dipartita per lui significa la fine di ogni cosa, e anche se ufficialmente dice di non avere paura di quel momento, sappiamo che l’istante della morte ha fatto tremare il più incallito dei peccatori. Non così per il vero credente, egli con l’aiuto di Dio, ha sconfitto la paura della morte 18 “Nell'amore non c'è paura; anzi, l'amore perfetto caccia via la paura, perché chi ha paura teme un castigo. Quindi chi ha paura non è perfetto nell'amore”. Sia ringraziato Dio che ogni giorno che passa ci perfeziona nel suo amore e ci fa avere sempre più fiducia nelle sue promesse “… perché qual egli è, tali siamo anche noi in questo mondo”. È bello leggere delle grandi promesse che Dio ha fatto al suo popolo, è stupendo crederci, e ancor di più incantevole è vederle realizzate sotto i nostri occhi. Impariamo a fidarci e a confidare del nostro Dio, e quando viene lo sconforto, ricordiamoci che le sue promesse sono sì e amen! E se ancora questo non bastasse ricordiamoci delle parole di Dio rivolse a Sarah “Vi è forse qualcosa che sia troppo difficile per il SIGNORE? Al tempo fissato, l'anno prossimo, tornerò e Sara avrà un figlio” Genesi 18:14.

CONCLUSIONE
Se è vero che Dio è la fonte dell’amore, è altresì vero che noi siamo quei contenitori che devono riempirsi dell’amore di Dio. Facciamo attenzione che il contenitore sia sempre pieno, perché se ciò non avviene due sono i motivi plausibili, o Dio non sta più riversando in noi il suo amore, e ciò può avvenire solo nel caso noi non siamo più disposti a ricevere più nulla da Lui, oppure il nostro contenitore ha una crepa che consente di perdere il prezioso contenuto in modo incontrollato e infruttifero. Ciò che Gesù vuole darci è qualcosa di prezioso e insostituibile per una sana crescita spirituale “Gesù le rispose: «Chiunque beve di quest'acqua avrà sete di nuovo; ma chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete; anzi, l'acqua che io gli darò, diventerà in lui una fonte d'acqua che scaturisce in vita eterna» ” Giovanni 4:13-14.
A Dio sia la lode. 
                                                                                                ACETO GIACOMO


sabato 10 marzo 2012

VOLETE CONOSCERE DIO?

Le vostre iniquità vi hanno separato dal vostro Dio. Isaia 59:2

L'uomo è giustificato mediante la fede senza le opere della legge.   Romani 3:28

È per grazia che siete stati salvati, median­te la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti. Efesini 2:8, 9


Per certe persone, oggi, i segni dell'esistenza di Dio sono confusi e addirittura indecifrabili. La bellezza e l'armonia della natura o un cielo stellato non li fanno pensare spontaneamente a Dio. E comprendono ancora meno il messaggio del Vangelo, quello del perdono di Dio. Allora molti sono tentati di farsi un'idea persona­le riguardo al problema centrale dell'esistenza di Dio. Gli uni la rifiutano, negando la sua esistenza o rimproverandogli tutte le calamità che si abbattono sulla terra. Altri rimangono indifferenti. Altri ancora ci pensano ogni tanto. Deside­rerebbero conoscerlo, forse, ma non sanno come fare. Qual è la via per andare a Lui? la via del pentimento e della fede. Per conoscere Dio dobbiamo pentirci, ossia prendere coscienza dei nostri limiti e delle nostre colpe. La Bibbia ci dice che sono i nostri peccati che ci separano da Dio e aggiunge che non è con le nostre opere, né con i nostri sforzi che potremo essere accettati da Dio. Egli ci chiede dì ricevere quello che lui ci dà gratuitamente: il perdono, per mezzo della fede nel suo unico Figlio, il Signore Gesù. Infatti, anche se i nostri peccati ci chiudevano l'accesso al Dio santo, il suo amore ha varcato l'abisso che ci separava da lui. Dio è venuto a noi in Gesù, che ha sofferto ed è stato condannato al nostro posto. Per questo Dio può ora offrirci il suo perdono, una vita in abbondan­za (Giovanni 10:10) e la vita eterna.

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giovedì 8 marzo 2012

PIÙ CHE UN UOMO D'AZIONE!

Gesù fece in presenza dei suoi discepoli molti altri segni miraco­losi, che non sono scritti in que­sto libro; ma questi sono stati scritti affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e affin­ché, credendo, abbiate vita nel suo nome. Giovanni 20:30, 31


Che piacere andare a zonzo al mercato tra le bancarelle! Ecco un uomo fermarsi davanti a uno stand che presenta e offre i quattro Vangeli.
Esclama: "I libri contano pochissimo per me! Io sono un uomo d'azione; a me, uomo della terra, piace il concreto!"
- Appunto, signore. Nei Vangeli c'è più che un uomo d'azione. Chi più di Gesù Cristo è stato al servizio dell'umanità? Si alzava presto la matti­na, molto prima dell'alba, e pregava; poi subito si metteva in cammino, insegnava, guariva i malati, risuscitava i morti, rispondeva senza sosta a tutti i bisogni. Questo fino a sera, quan­do ancora gli portavano "tutti i malati e gli inde­moniati" e "tutta la città era radunata alla porta" (Marco 1:32, 33).
Gesù non aveva "un luogo dove posare il capo" (Matteo 8:20). Fuori nell'ora più calda o sul lago in piena tempesta o intento a nutrire le folle o ad insegnare, lo vediamo perseguire sempre uno scopo preciso, nonostante il disprezzo di molti. Era venuto per salvarci. Sapeva che avrebbe dovuto offrire la propria vita per pagare per i nostri peccati e niente ha potuto fermarlo.
Se lei cerca onestamente la verità, legga i quat­tro Vangeli; incontrerà Gesù, l'uomo perfetto, l'unico le cui parole e le cui azioni riflettevano esattamente i suoi pensieri. Si convincerà di essere alla presenza di Dio stesso e lo sentirà dire: "Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me" (Gio­vanni 14:6).

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lunedì 5 marzo 2012

ANCORA SETE!

O voi tutti che siete assetati, venite alle acque; voi che non avete denaro, venite, comprate e mangiate. Isaia 55:1

Guardate quello straniero solitario, seduto sull'orlo del pozzo di Sicar, stanco per la fati­ca della giornata. Chiede da bere. Voi avete l'acqua in casa, ma Gesù non aveva nemme­no una casa sua. Così chiede "in prestito" del­l'acqua a una donna samaritana. Dico "in
prestito", perché non prende mai senza ren­dere. Essendo Dio era ricco; ma si era fatto povero per noi, affinché, mediante la sua povertà, noi potessimo diventare ricchi (2 Corinzi 8:9). Ci credete? Lui che chiede in pre­stito un po' di quell'acqua che disseta solo per un momento, è pronto a dissetarvi per sem­pre. La sorgente delle vanità umane a cui forse attingete da molto tempo vi ha davvero ristorati? Quante volte, dopo un giorno o una notte di piacere mondano, il vostro cuore assetato, inaridito, ha detto: "Ancora!". La vostra esperienza ha certamente confermato le parole del Signore: "Chiunque beve di quest'acqua avrà ancora sete" (Giovanni 4:13). Se crederete a queste parole, sarete risparmiati da molte dolorose delusioni.
Gesù però dice altro alla donna samaritana: "Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è che ti dice: Dammi da bere, tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato dell'acqua viva" (Giovanni 4:10). Gesù è il vero Dio. È sceso dal cielo ed è venuto quaggiù anche per voi. Ora vi cerca e desidera farvi partecipi del dono di Dio che è, come scrive l'apostolo Paolo ai Romani, "la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore" (Romani 6:23).

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domenica 4 marzo 2012

LA BIBBIA È REALMENTE LA PAROLA DI DIO

Per sempre, SIGNORE, la tua parola è stabile nei cieli.
Apri i miei occhi e contemplerò le meraviglie della tua legge. Salmo 119:89, 18


La Bibbia è composta da 66 libri suddivisi tra l'Antico e il Nuovo Testamento, scritti nell'arco di circa 1500 anni, da una quarantina di autori. Questi uomini erano molto diversi sia per condi­zione sociale sia per cultura sia perché vissuti in epoche diverse: un condottiero (Mosè), un pasto­re (Amos), dei re (Davide, Salomone), dei sacer­doti (Esdra, Ezechiele), un esattore delle imposte (Matteo), un medico (Luca), dei pescatori (Pietro e Giovanni) e tanti altri. Eppure, benché redatta da scrittori così diversi, durante un periodo lungo e tormentato, la Bibbia presenta una straordina­ria unità, con un unico filo conduttore dalla prima all'ultima pagina.
AI centro del pensiero di Dio c'è la persona di Gesù Cristo. La sua venuta come Messia promes­so a Israele è ripetutamente annunciata nell'Anti­co Testamento. Il luogo, il tempo e le condizioni della sua nascita vi sono descritte in anticipo con precisione. Anche la sua bellezza morale, le sue sofferenze, la sua morte, la sua risurrezione e la sua gloria sono annunciate da figure di grande potere evocativo.
Parecchie centinaia di anni dopo il completa­mento dell'Antico Testamento, tutta la storia della vita di Gesù è raccontata da numerosi testi­moni oculari nel Nuovo Testamento: la sua nasci­ta miracolosa, la sua morte, la sua risurrezione e la sua elevazione in cielo. I suoi caratteri morali sono sempre stati considerati come un modello ineguagliabile.
Altra cosa meravigliosa è che l'Antico Testamento è illuminato dal Nuovo: ad esempio, i sacrifici dì animali prescritti agli Israeliti sono la figura del sacrificio di Cristo, il solo capace di togliere i pec­cati; non solo, ma anche molti oggetti del culto, i materiali di cui erano fatti, le forme e i colori stes­si, sono raffigurazioni della sua persona e della sua opera.
La Parola di Dio è vivente ed efficace, più affilata di qualunque spada a dop­pio taglio, e penetrante fino a dividere l'anima dallo spirito, le giunture dalle midolla; essa giudica i sentimenti ed i pensieri del cuore. Ebrei 4:12
L'insieme della Bibbia è caratterizzato dalla bellez­za morale di Colui che, Creatore dell'universo, si rivela alle proprie creature e ne ha cura. Nella natu­ra ha dato loro tutto ciò che è utile alla loro vita, e attraverso di essa mostra la propria esistenza e potenza. Ha parlato agli uomini con amore per mezzo di profeti, che purtroppo non sono stati né ascoltati né obbediti; per cui ha dovuto, a più ripre­se, mandare dei severi castighi. Lui, che "scruta il giusto ma detesta l'empio" (Salmo 11:5), ha fatto questa triste constatazione: "Il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa, e insanabilmente maligno" (Geremia 17:9).
La depravazione e la violenza degli uomini (Genesi 6:11) sono messe in contrasto con la giustizia e la bontà divine. Dio non nasconde il male perché vuole mostrarcene l'orrore, ma è sempre pronto a ricondurre e ad accogliere quelli che si sono allon­tanati. "Io non vi mostrerò un viso accigliato, poi­ché io sono misericordioso, dice il SIGNORE... Sol­tanto riconosci la tua iniquità" (Geremia 3:12, 13).
Benché le sue creature abbiano continuato a vivere seguendo "la caparbietà del loro cuore" (Geremia 9:14), Dio non le ha abbandonate. È venuto a visi­tarle, diventando uomo tra gli uomini, per recare loro "la grazia e la verità", esponendosi al loro disprezzo e al loro odio. Allora si è compiuto, riguardo a Cristo, quello che era stato annunziato mille anni prima della sua venuta: "Mi hanno reso male per bene, e odio in cambio di amore" (Salmo 109:5).
Per amore per noi, il Figlio di Dio è morto su una croce per espiare i nostri peccati. Di tutti quelli che credono in lui Egli è ora il Salvatore e il Signore.
Chi sa dire all'uomo quel che sarà dopo di lui sotto il sole? Ecclesiaste 6: 12
Lo Spirito di Cristo che era in loro... anticipatamente testimoniava delle sofferenze di Cristo e delle glorie che dovevano seguirle.      I Pietro 1:11
Dio è eterno ed è fuori dal tempo. Può dunque parlarci del futuro. La Bibbia contiene delle pro­fezie che in buona parte si sono già compiute. Il loro grande soggetto è Gesù Cristo, la sua perso­na, la sua venuta, le sue sofferenze espiatorie, il suo ritorno glorioso e il suo regno. Otto secoli prima, il profeta Michea annunciava il luogo della sua nascita: Betlemme (Michea 5:1). Il pro­feta Isaia, con un anticipo di 750 anni, ha scritto che Gesù sarebbe stato un uomo disprezzato che si sarebbe caricato dei nostri peccati (Isaia 53:2, 6). Il profeta Daniele precisa che il popolo giudeo avrebbe rigettato il suo Messia (Daniele 9:26). Con più di mille anni di anticipo, Davide descrive molti particolari sulla crocifissione di Gesù (Salmo 22:16; 69:21), e annuncia la sua risurrezio­ne e glorificazione presso Dio (Salmo 16:10, 11; 110:1) e che un giorno regnerà sulla terra (Salmo 2:6).
Altri profeti hanno annunciato con molto antici­po la distruzione di Babilonia. Hanno detto: "Non sarà mai più abitata, di epoca in epoca" (Isaia 13:19, 20), e così è stato. La seconda distruzione di Gerusalemme, avvenuta nell'anno 70, è stata predetta da Gesù stesso (Luca 19:41-44).
Siamo ancora in attesa del compimento di parec­chie altre profezie; per esempio quella che Gesù ritornerà per portare in cielo con sé quelli che credono in lui (Giovanni 14:3; 1 Tessalonicesi 4:16, 17) e che subito dopo "giudicherà il mondo con giustizia" (Atti 17:31).
È dunque oggi che bisogna ricevere la buona notizia della grazia di Dio e "aspettare dai cieli il Figlio suo... che ci libera dall'ira imminente" (1 Tessalonicesi 1:10).
Siete stati rigenerati... mediante la parola vivente e permanente di Dio 1 Pietro 1:23
Gioisco della tua parola, come chi trova un grande bottino. Salmo 119:162
A differenza di tanti altri libri, la Bibbia non lascia mai indifferenti. Quando Gesù dice: "Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede ìn luì non perisca, ma abbia vita eterna" (Giovanni 3:16), io posso credere o non credere. Dire: "Poco importa, questo non mi riguarda, ognuno può credere ciò che vuole", equivale a non credere. È come dire che la Bibbia è falsa e dice delle cose non vere. No; "sia Dio ricono­sciuto veritiero e ogni uomo bugiardo" (Roma­ni 3:4). Chi lo contesterà?
Leggere la Bibbia e crederla è porsi alla presen­za di Dio che ci parla. La Bibbia è Verità. Gesù dice: "Chi crede nel Figlio (di Dio) ha vita eter­na, chi invece rifiuta di credere al Figlio non vedrà la vita, ma l'ira di Dìo rimane su di lui" (Giovanni 3:36). Non c'è nulla da obiettare a queste parole.
Io non posso dissociare la fiducia nella veridi­cità della Bibbia dalla fede in Gesù Cristo. La Bibbia è pienamente convincente. Essa mi ha portato a scoprire sia chi è Gesù, sia quello che sono ío. Così ho realizzato che sono un pecca­tore perduto, ma che Dio mi ha conosciuto e amato quando ancora facevo parte degli uomini "ribelli, schiavi di ogni sorta di passio­ni, odiosi..." (Tito 3:3). Ho capito che Gesù ha dato se stesso per i miei peccati (Galati 2:20) e che mi ha preparato un posto nella casa del Padre (Giovanni 14:2), e ho creduto. Ora aspet­to quel momento e sono felice.
Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. Matteo 24:35
La mia parola, uscita dalla mia bocca, non torna a me a vuoto, senza aver compiuto ciò che io voglio. Isaia 55:11
Nella Bibbia leggiamo centinaia di volte: "Così dice il SIGNORE". E Dio che rivolge la sua parola agli uomini. Egli ci riferisce ciò che ha fatto prima di creare l'uomo, poi ci racconta la storia delle relazioni degli esseri umani con lui, dalla creazio­ne del mondo fino alla venuta sulla terra di Gesù Cristo. "Così parla il Signore che ha creato i cieli,
il Dio che ha formato la terra... Io non ho parlato in segreto... Io il SIGNORE... dichiaro le cose che sono rette" (Isaia 45:18, 19).
Gli Israeliti hanno avuto un vantaggio: "A loro furono affidate le rivelazioni di Dio" (Romani 3:2). Ma la Bibbia non è il prodotto della sapienza e della civiltà di Israele. I suoi stessi capi, a volte, hanno persino voluto distruggerne delle parti (Geremia 36:29). Tutti i suoi scrittori hanno testi­moniato della disobbedienza di questo popolo che è arrivato al punto di crocifiggere il suo Mes­sia. L'Antico Testamento, il libro sacro dei Giudei, quando denuncia l'infedeltà d'Israele la mette sempre in contrasto con la fedeltà di Dio.
Gesù Cristo si basava sulla Bibbia quando diceva "Sta scritto". E rivolgendosi a Dio Padre ha detto: "La tua parola è verità" (Giovanni 17:17). Dopo la sua risurrezione, in un incontro con alcuni suoi discepoli, "cominciando da Mosè e da tutti i pro­feti, spiegò loro in tutte le Scritture le cose che lo riguardavano" (Luca 24:27).
Rifiutare il messaggio della Bibbia o mettere in dubbio che è "la verità", non è solo accusare i suoi scrittori di essere stati degli impostori, è non cre­dere a Dio, e "chi non crede a Dio, lo fa bugiardo" (1 Giovanni 5:10). Tu, lettore, oseresti fare una simile offesa al Dio vivente e vero? Come ti giusti­ficheresti quando comparirai davanti a Lui?

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Gesù nella sinagoga di Nazaret

    Luca 4:16-30
Nazaret

 Si recò a Nazaret, dov'era stato allevato e, com'era solito, entrò in giorno di sabato nella sinagoga. Alzatosi per leggere,
gli fu dato il libro del profeta Isaia. Aperto il libro, trovò quel passo dov'era scritto:

«Lo Spirito del Signore è sopra di me;
perciò mi ha unto per evangelizzare i poveri;
mi ha mandato ad annunziare la liberazione ai prigionieri,
e ai ciechi il ricupero della vista;
a rimettere in libertà gli oppressi,
e a proclamare l'anno accettevole del Signore».

Poi, chiuso il libro e resolo all'inserviente, si mise a sedere; e gli occhi di tutti nella sinagoga erano fissi su di lui.
Egli prese a dir loro: «Oggi, si è adempiuta questa Scrittura, che voi udite».
Tutti gli rendevano testimonianza, e si meravigliavano delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca, e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?»
Ed egli disse loro: «Certo, voi mi citerete questo proverbio: "Medico, cura te stesso; fa' anche qui nella tua patria tutto quello che abbiamo udito essere avvenuto in Capernaum!"»
Ma egli disse: «In verità vi dico che nessun profeta è ben accetto nella sua patria.
Anzi, vi dico in verità che ai giorni di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e vi fu grande carestia in tutto il paese, c'erano molte vedove in Israele;
eppure a nessuna di esse fu mandato Elia, ma fu mandato a una vedova in Sarepta di Sidone.
Al tempo del profeta Eliseo, c'erano molti lebbrosi in Israele; eppure nessuno di loro fu purificato; lo fu solo Naaman, il Siro».

Udendo queste cose, tutti nella sinagoga furono pieni d'ira.
Si alzarono, lo cacciarono fuori dalla città, e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale era costruita la loro città, per precipitarlo giù.
Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne andò.


sabato 3 marzo 2012

LA VIRTÙ DELL’AMORE

“...La tua benignità m’ha fatto grande” (Salmo 18:35)

La benignità di Dio: che parola meravigliosa! Un termine che non sarebbe mai potuto sgorgare dalla bocca di un uomo. Ci sono tra noi molti dèi e signori: si tratta di divinità spietate e terribili. L’uomo non ha mai ideato un Dio benigno. Giove, ad esempio, è un lanciatore di saette. La concezione umana della divinità trova la propria espressione nel gigante, nel leone, nell’aquila, nel toro. Sono questi gli emblemi delle varie divinità: le loro voci sono tempeste furiose e mari burrascosi. Ma a noi Dio si è rivelato, e ora sappiamo che Egli è nostro Padre. Dio si manifesta come il piccolo fanciullo di Betlemme e come il nostro fratello maggiore, umile e benedetto. Ci chiama nella vergogna e nell’agonia della croce. Nonostante Egli sia onnipotente ed eterno, il Suo emblema è il soffio, la rugiada, l’agnello, la colomba: tutti simboli della gentilezza del nostro Dio. La benignità divina presenta molteplici aspetti. Essa è tradotta con i termini “accondiscendenza”, “bontà”, “pazienza” ... ma è molto più di questo, anche se alle volte è intesa come molto di meno. Quella che comunemente è considerata gentilezza può essere un miscuglio incolore di debolezza e di disinteresse, una tolleranza che amabilmente sorride a tutti e a tutto, perché è a buon mercato ed è meno onerosa di un impegno serio e coerente. È difficile pensare alla gentilezza in una natura intensa, nella quale il fuoco dell’indignazione brucia fieramente. Non comprendiamo come Egli possa amare con tenerezza, e fino alla morte. Come può una Persona del genere essere gentile? Come può dimostrare gentilezza nei confronti di coloro che, tanto preziosi ai Suoi occhi, si trovano nel pericolo costante di cadere nel peccato? Il loro peccato significa corruzione, rovina, morte, inferno! La benignità è possibile? È giusta? Se la nostra salvezza comportò l’agonia del Calvario, se dalle nostre azioni dipendono cose tanto vitali, quale posto c’è per la gentilezza? Profeti di fuoco come l’autorevole Elia e il tonante Battista, che incitano al ravvedimento, appaiono certamente più appropriati. Esercitare la benignità non potrebbe essere un errore? Essa può andare bene per i bambini, ma per uomini nei quali si vogliano sviluppare nobiltà e grandezza non sarebbero più adatti il rigore e una disciplina ferrea? Molti di noi, purtroppo, pensano e agiscono in questo modo, perdendo così ciò che soltanto la gentilezza può infondere per arricchire gli altri.