giovedì 8 marzo 2012

PIÙ CHE UN UOMO D'AZIONE!

Gesù fece in presenza dei suoi discepoli molti altri segni miraco­losi, che non sono scritti in que­sto libro; ma questi sono stati scritti affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e affin­ché, credendo, abbiate vita nel suo nome. Giovanni 20:30, 31


Che piacere andare a zonzo al mercato tra le bancarelle! Ecco un uomo fermarsi davanti a uno stand che presenta e offre i quattro Vangeli.
Esclama: "I libri contano pochissimo per me! Io sono un uomo d'azione; a me, uomo della terra, piace il concreto!"
- Appunto, signore. Nei Vangeli c'è più che un uomo d'azione. Chi più di Gesù Cristo è stato al servizio dell'umanità? Si alzava presto la matti­na, molto prima dell'alba, e pregava; poi subito si metteva in cammino, insegnava, guariva i malati, risuscitava i morti, rispondeva senza sosta a tutti i bisogni. Questo fino a sera, quan­do ancora gli portavano "tutti i malati e gli inde­moniati" e "tutta la città era radunata alla porta" (Marco 1:32, 33).
Gesù non aveva "un luogo dove posare il capo" (Matteo 8:20). Fuori nell'ora più calda o sul lago in piena tempesta o intento a nutrire le folle o ad insegnare, lo vediamo perseguire sempre uno scopo preciso, nonostante il disprezzo di molti. Era venuto per salvarci. Sapeva che avrebbe dovuto offrire la propria vita per pagare per i nostri peccati e niente ha potuto fermarlo.
Se lei cerca onestamente la verità, legga i quat­tro Vangeli; incontrerà Gesù, l'uomo perfetto, l'unico le cui parole e le cui azioni riflettevano esattamente i suoi pensieri. Si convincerà di essere alla presenza di Dio stesso e lo sentirà dire: "Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me" (Gio­vanni 14:6).

edizioni il messaggero cristiano - www.messaggerocristiano.it

lunedì 5 marzo 2012

ANCORA SETE!

O voi tutti che siete assetati, venite alle acque; voi che non avete denaro, venite, comprate e mangiate. Isaia 55:1

Guardate quello straniero solitario, seduto sull'orlo del pozzo di Sicar, stanco per la fati­ca della giornata. Chiede da bere. Voi avete l'acqua in casa, ma Gesù non aveva nemme­no una casa sua. Così chiede "in prestito" del­l'acqua a una donna samaritana. Dico "in
prestito", perché non prende mai senza ren­dere. Essendo Dio era ricco; ma si era fatto povero per noi, affinché, mediante la sua povertà, noi potessimo diventare ricchi (2 Corinzi 8:9). Ci credete? Lui che chiede in pre­stito un po' di quell'acqua che disseta solo per un momento, è pronto a dissetarvi per sem­pre. La sorgente delle vanità umane a cui forse attingete da molto tempo vi ha davvero ristorati? Quante volte, dopo un giorno o una notte di piacere mondano, il vostro cuore assetato, inaridito, ha detto: "Ancora!". La vostra esperienza ha certamente confermato le parole del Signore: "Chiunque beve di quest'acqua avrà ancora sete" (Giovanni 4:13). Se crederete a queste parole, sarete risparmiati da molte dolorose delusioni.
Gesù però dice altro alla donna samaritana: "Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è che ti dice: Dammi da bere, tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato dell'acqua viva" (Giovanni 4:10). Gesù è il vero Dio. È sceso dal cielo ed è venuto quaggiù anche per voi. Ora vi cerca e desidera farvi partecipi del dono di Dio che è, come scrive l'apostolo Paolo ai Romani, "la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore" (Romani 6:23).

edizioni il messaggero cristiano - www.messaggerocristiano.it

domenica 4 marzo 2012

LA BIBBIA È REALMENTE LA PAROLA DI DIO

Per sempre, SIGNORE, la tua parola è stabile nei cieli.
Apri i miei occhi e contemplerò le meraviglie della tua legge. Salmo 119:89, 18


La Bibbia è composta da 66 libri suddivisi tra l'Antico e il Nuovo Testamento, scritti nell'arco di circa 1500 anni, da una quarantina di autori. Questi uomini erano molto diversi sia per condi­zione sociale sia per cultura sia perché vissuti in epoche diverse: un condottiero (Mosè), un pasto­re (Amos), dei re (Davide, Salomone), dei sacer­doti (Esdra, Ezechiele), un esattore delle imposte (Matteo), un medico (Luca), dei pescatori (Pietro e Giovanni) e tanti altri. Eppure, benché redatta da scrittori così diversi, durante un periodo lungo e tormentato, la Bibbia presenta una straordina­ria unità, con un unico filo conduttore dalla prima all'ultima pagina.
AI centro del pensiero di Dio c'è la persona di Gesù Cristo. La sua venuta come Messia promes­so a Israele è ripetutamente annunciata nell'Anti­co Testamento. Il luogo, il tempo e le condizioni della sua nascita vi sono descritte in anticipo con precisione. Anche la sua bellezza morale, le sue sofferenze, la sua morte, la sua risurrezione e la sua gloria sono annunciate da figure di grande potere evocativo.
Parecchie centinaia di anni dopo il completa­mento dell'Antico Testamento, tutta la storia della vita di Gesù è raccontata da numerosi testi­moni oculari nel Nuovo Testamento: la sua nasci­ta miracolosa, la sua morte, la sua risurrezione e la sua elevazione in cielo. I suoi caratteri morali sono sempre stati considerati come un modello ineguagliabile.
Altra cosa meravigliosa è che l'Antico Testamento è illuminato dal Nuovo: ad esempio, i sacrifici dì animali prescritti agli Israeliti sono la figura del sacrificio di Cristo, il solo capace di togliere i pec­cati; non solo, ma anche molti oggetti del culto, i materiali di cui erano fatti, le forme e i colori stes­si, sono raffigurazioni della sua persona e della sua opera.
La Parola di Dio è vivente ed efficace, più affilata di qualunque spada a dop­pio taglio, e penetrante fino a dividere l'anima dallo spirito, le giunture dalle midolla; essa giudica i sentimenti ed i pensieri del cuore. Ebrei 4:12
L'insieme della Bibbia è caratterizzato dalla bellez­za morale di Colui che, Creatore dell'universo, si rivela alle proprie creature e ne ha cura. Nella natu­ra ha dato loro tutto ciò che è utile alla loro vita, e attraverso di essa mostra la propria esistenza e potenza. Ha parlato agli uomini con amore per mezzo di profeti, che purtroppo non sono stati né ascoltati né obbediti; per cui ha dovuto, a più ripre­se, mandare dei severi castighi. Lui, che "scruta il giusto ma detesta l'empio" (Salmo 11:5), ha fatto questa triste constatazione: "Il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa, e insanabilmente maligno" (Geremia 17:9).
La depravazione e la violenza degli uomini (Genesi 6:11) sono messe in contrasto con la giustizia e la bontà divine. Dio non nasconde il male perché vuole mostrarcene l'orrore, ma è sempre pronto a ricondurre e ad accogliere quelli che si sono allon­tanati. "Io non vi mostrerò un viso accigliato, poi­ché io sono misericordioso, dice il SIGNORE... Sol­tanto riconosci la tua iniquità" (Geremia 3:12, 13).
Benché le sue creature abbiano continuato a vivere seguendo "la caparbietà del loro cuore" (Geremia 9:14), Dio non le ha abbandonate. È venuto a visi­tarle, diventando uomo tra gli uomini, per recare loro "la grazia e la verità", esponendosi al loro disprezzo e al loro odio. Allora si è compiuto, riguardo a Cristo, quello che era stato annunziato mille anni prima della sua venuta: "Mi hanno reso male per bene, e odio in cambio di amore" (Salmo 109:5).
Per amore per noi, il Figlio di Dio è morto su una croce per espiare i nostri peccati. Di tutti quelli che credono in lui Egli è ora il Salvatore e il Signore.
Chi sa dire all'uomo quel che sarà dopo di lui sotto il sole? Ecclesiaste 6: 12
Lo Spirito di Cristo che era in loro... anticipatamente testimoniava delle sofferenze di Cristo e delle glorie che dovevano seguirle.      I Pietro 1:11
Dio è eterno ed è fuori dal tempo. Può dunque parlarci del futuro. La Bibbia contiene delle pro­fezie che in buona parte si sono già compiute. Il loro grande soggetto è Gesù Cristo, la sua perso­na, la sua venuta, le sue sofferenze espiatorie, il suo ritorno glorioso e il suo regno. Otto secoli prima, il profeta Michea annunciava il luogo della sua nascita: Betlemme (Michea 5:1). Il pro­feta Isaia, con un anticipo di 750 anni, ha scritto che Gesù sarebbe stato un uomo disprezzato che si sarebbe caricato dei nostri peccati (Isaia 53:2, 6). Il profeta Daniele precisa che il popolo giudeo avrebbe rigettato il suo Messia (Daniele 9:26). Con più di mille anni di anticipo, Davide descrive molti particolari sulla crocifissione di Gesù (Salmo 22:16; 69:21), e annuncia la sua risurrezio­ne e glorificazione presso Dio (Salmo 16:10, 11; 110:1) e che un giorno regnerà sulla terra (Salmo 2:6).
Altri profeti hanno annunciato con molto antici­po la distruzione di Babilonia. Hanno detto: "Non sarà mai più abitata, di epoca in epoca" (Isaia 13:19, 20), e così è stato. La seconda distruzione di Gerusalemme, avvenuta nell'anno 70, è stata predetta da Gesù stesso (Luca 19:41-44).
Siamo ancora in attesa del compimento di parec­chie altre profezie; per esempio quella che Gesù ritornerà per portare in cielo con sé quelli che credono in lui (Giovanni 14:3; 1 Tessalonicesi 4:16, 17) e che subito dopo "giudicherà il mondo con giustizia" (Atti 17:31).
È dunque oggi che bisogna ricevere la buona notizia della grazia di Dio e "aspettare dai cieli il Figlio suo... che ci libera dall'ira imminente" (1 Tessalonicesi 1:10).
Siete stati rigenerati... mediante la parola vivente e permanente di Dio 1 Pietro 1:23
Gioisco della tua parola, come chi trova un grande bottino. Salmo 119:162
A differenza di tanti altri libri, la Bibbia non lascia mai indifferenti. Quando Gesù dice: "Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede ìn luì non perisca, ma abbia vita eterna" (Giovanni 3:16), io posso credere o non credere. Dire: "Poco importa, questo non mi riguarda, ognuno può credere ciò che vuole", equivale a non credere. È come dire che la Bibbia è falsa e dice delle cose non vere. No; "sia Dio ricono­sciuto veritiero e ogni uomo bugiardo" (Roma­ni 3:4). Chi lo contesterà?
Leggere la Bibbia e crederla è porsi alla presen­za di Dio che ci parla. La Bibbia è Verità. Gesù dice: "Chi crede nel Figlio (di Dio) ha vita eter­na, chi invece rifiuta di credere al Figlio non vedrà la vita, ma l'ira di Dìo rimane su di lui" (Giovanni 3:36). Non c'è nulla da obiettare a queste parole.
Io non posso dissociare la fiducia nella veridi­cità della Bibbia dalla fede in Gesù Cristo. La Bibbia è pienamente convincente. Essa mi ha portato a scoprire sia chi è Gesù, sia quello che sono ío. Così ho realizzato che sono un pecca­tore perduto, ma che Dio mi ha conosciuto e amato quando ancora facevo parte degli uomini "ribelli, schiavi di ogni sorta di passio­ni, odiosi..." (Tito 3:3). Ho capito che Gesù ha dato se stesso per i miei peccati (Galati 2:20) e che mi ha preparato un posto nella casa del Padre (Giovanni 14:2), e ho creduto. Ora aspet­to quel momento e sono felice.
Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. Matteo 24:35
La mia parola, uscita dalla mia bocca, non torna a me a vuoto, senza aver compiuto ciò che io voglio. Isaia 55:11
Nella Bibbia leggiamo centinaia di volte: "Così dice il SIGNORE". E Dio che rivolge la sua parola agli uomini. Egli ci riferisce ciò che ha fatto prima di creare l'uomo, poi ci racconta la storia delle relazioni degli esseri umani con lui, dalla creazio­ne del mondo fino alla venuta sulla terra di Gesù Cristo. "Così parla il Signore che ha creato i cieli,
il Dio che ha formato la terra... Io non ho parlato in segreto... Io il SIGNORE... dichiaro le cose che sono rette" (Isaia 45:18, 19).
Gli Israeliti hanno avuto un vantaggio: "A loro furono affidate le rivelazioni di Dio" (Romani 3:2). Ma la Bibbia non è il prodotto della sapienza e della civiltà di Israele. I suoi stessi capi, a volte, hanno persino voluto distruggerne delle parti (Geremia 36:29). Tutti i suoi scrittori hanno testi­moniato della disobbedienza di questo popolo che è arrivato al punto di crocifiggere il suo Mes­sia. L'Antico Testamento, il libro sacro dei Giudei, quando denuncia l'infedeltà d'Israele la mette sempre in contrasto con la fedeltà di Dio.
Gesù Cristo si basava sulla Bibbia quando diceva "Sta scritto". E rivolgendosi a Dio Padre ha detto: "La tua parola è verità" (Giovanni 17:17). Dopo la sua risurrezione, in un incontro con alcuni suoi discepoli, "cominciando da Mosè e da tutti i pro­feti, spiegò loro in tutte le Scritture le cose che lo riguardavano" (Luca 24:27).
Rifiutare il messaggio della Bibbia o mettere in dubbio che è "la verità", non è solo accusare i suoi scrittori di essere stati degli impostori, è non cre­dere a Dio, e "chi non crede a Dio, lo fa bugiardo" (1 Giovanni 5:10). Tu, lettore, oseresti fare una simile offesa al Dio vivente e vero? Come ti giusti­ficheresti quando comparirai davanti a Lui?

edizioni il messaggero cristiano - www.messaggerocristiano.it

Gesù nella sinagoga di Nazaret

    Luca 4:16-30
Nazaret

 Si recò a Nazaret, dov'era stato allevato e, com'era solito, entrò in giorno di sabato nella sinagoga. Alzatosi per leggere,
gli fu dato il libro del profeta Isaia. Aperto il libro, trovò quel passo dov'era scritto:

«Lo Spirito del Signore è sopra di me;
perciò mi ha unto per evangelizzare i poveri;
mi ha mandato ad annunziare la liberazione ai prigionieri,
e ai ciechi il ricupero della vista;
a rimettere in libertà gli oppressi,
e a proclamare l'anno accettevole del Signore».

Poi, chiuso il libro e resolo all'inserviente, si mise a sedere; e gli occhi di tutti nella sinagoga erano fissi su di lui.
Egli prese a dir loro: «Oggi, si è adempiuta questa Scrittura, che voi udite».
Tutti gli rendevano testimonianza, e si meravigliavano delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca, e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?»
Ed egli disse loro: «Certo, voi mi citerete questo proverbio: "Medico, cura te stesso; fa' anche qui nella tua patria tutto quello che abbiamo udito essere avvenuto in Capernaum!"»
Ma egli disse: «In verità vi dico che nessun profeta è ben accetto nella sua patria.
Anzi, vi dico in verità che ai giorni di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e vi fu grande carestia in tutto il paese, c'erano molte vedove in Israele;
eppure a nessuna di esse fu mandato Elia, ma fu mandato a una vedova in Sarepta di Sidone.
Al tempo del profeta Eliseo, c'erano molti lebbrosi in Israele; eppure nessuno di loro fu purificato; lo fu solo Naaman, il Siro».

Udendo queste cose, tutti nella sinagoga furono pieni d'ira.
Si alzarono, lo cacciarono fuori dalla città, e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale era costruita la loro città, per precipitarlo giù.
Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne andò.


sabato 3 marzo 2012

LA VIRTÙ DELL’AMORE

“...La tua benignità m’ha fatto grande” (Salmo 18:35)

La benignità di Dio: che parola meravigliosa! Un termine che non sarebbe mai potuto sgorgare dalla bocca di un uomo. Ci sono tra noi molti dèi e signori: si tratta di divinità spietate e terribili. L’uomo non ha mai ideato un Dio benigno. Giove, ad esempio, è un lanciatore di saette. La concezione umana della divinità trova la propria espressione nel gigante, nel leone, nell’aquila, nel toro. Sono questi gli emblemi delle varie divinità: le loro voci sono tempeste furiose e mari burrascosi. Ma a noi Dio si è rivelato, e ora sappiamo che Egli è nostro Padre. Dio si manifesta come il piccolo fanciullo di Betlemme e come il nostro fratello maggiore, umile e benedetto. Ci chiama nella vergogna e nell’agonia della croce. Nonostante Egli sia onnipotente ed eterno, il Suo emblema è il soffio, la rugiada, l’agnello, la colomba: tutti simboli della gentilezza del nostro Dio. La benignità divina presenta molteplici aspetti. Essa è tradotta con i termini “accondiscendenza”, “bontà”, “pazienza” ... ma è molto più di questo, anche se alle volte è intesa come molto di meno. Quella che comunemente è considerata gentilezza può essere un miscuglio incolore di debolezza e di disinteresse, una tolleranza che amabilmente sorride a tutti e a tutto, perché è a buon mercato ed è meno onerosa di un impegno serio e coerente. È difficile pensare alla gentilezza in una natura intensa, nella quale il fuoco dell’indignazione brucia fieramente. Non comprendiamo come Egli possa amare con tenerezza, e fino alla morte. Come può una Persona del genere essere gentile? Come può dimostrare gentilezza nei confronti di coloro che, tanto preziosi ai Suoi occhi, si trovano nel pericolo costante di cadere nel peccato? Il loro peccato significa corruzione, rovina, morte, inferno! La benignità è possibile? È giusta? Se la nostra salvezza comportò l’agonia del Calvario, se dalle nostre azioni dipendono cose tanto vitali, quale posto c’è per la gentilezza? Profeti di fuoco come l’autorevole Elia e il tonante Battista, che incitano al ravvedimento, appaiono certamente più appropriati. Esercitare la benignità non potrebbe essere un errore? Essa può andare bene per i bambini, ma per uomini nei quali si vogliano sviluppare nobiltà e grandezza non sarebbero più adatti il rigore e una disciplina ferrea? Molti di noi, purtroppo, pensano e agiscono in questo modo, perdendo così ciò che soltanto la gentilezza può infondere per arricchire gli altri.

venerdì 2 marzo 2012

SIGILLATO PER SEMPRE

Colui che con voi ci fortifica in Cristo e che ci ha unti, è Dio; egli ci ha pure segnati con il proprio sigillo e ha messo la caparra dello Spirito nei nostri cuori. 2 Corinzi 1:21, 22

Avendo creduto in lui, avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo che era stato promesso, il quale è pegno della nostra eredità.            Efesini 1:13, 14


Dalla strada che conduce a un colle delle Alpi, vedo tra ì pascoli un immenso gregge di pecore. Sulla schiena portano un marchio fatto con ver­nice blu, rossa o nera. Alcuni capi portano anche altri segni. Queste pecore pascolano insieme, ma ogni proprietario ha marchiato le proprie con un segno particolare. Così potrà ritrovarle dopo un'estate di pascolo in montagna.
Anche noi credenti abbiamo un segno distintivo. Non è un marchio fisico e cancellabile, ma un segno spirituale, indistruttibile, eterno. Dio ci ha sigillati col suo Spirito perché siamo suoi. Noi siamo le pecore del buon Pastore (Giovanni 10:11) sigillati col suo sigillo, un segno di proprie­tà. D'ora innanzi non dobbiamo più essere con­fusi con quelli che non hanno creduto. Siamo figli di Dio, interamente suoi, e un giorno gusteremo i tesori della sua casa nel cielo. Lo Spirito Santo in noi è come un acconto della felicità eterna.
Che privilegio essere così "sigillati", per apparte­nere per sempre al Signore! Ma questo ha delle importanti implicazioni. Se Dio ha posto il suo sigillo su di me, non posso portarne un secondo, di un altro signore, perché il mio Signore è sol­tanto Lui. Se lascio che il mondo metta le sue impronte nella mia vita, la mia testimonianza per il Signore diventa equivoca.
Amici cristiani, fate attenzione; il mondo cerca sempre di mettere su di voi il suo marchio, come se apparteneste a lui. Ma voi appartenete al Signore, che vi ha "comprati" al prezzo della pro­pria vita!

edizioni il messaggero cristiano - www.messaggerocristiano.it

giovedì 1 marzo 2012

PIETRE PREZIOSE

Beato l'uomo che ha trovato la saggezza, l'uomo che ottiene l'intelligenza! Poiché il guada­gno che essa procura è migliore di quello dell'argento, il profitto che se ne trae vale più dell'oro fino. Essa è più pregevole delle perle. Proverbi 3:13-15


A volte una "tempesta" o un "terremoto" — in senso figurato — possono essere necessari nella nostra vita per aprirci gli occhi sulle cose che contano.
Durante l'estate del 1831, un tornado sradicò un albero gigantesco negli Urali. La mattina seguente trovarono sotto le sue radici delle magnifiche pietre verdi. Era venuto alla luce un nuovo giacimento di smeraldi.
Dopo un vasto smottamento di terreno sul ver­sante indiano dell'Himalaya, al tramonto bril­lavano piccole pietre azzurre. Erano gli zaffiri del Kashmir.
Forse c'è stata una tempesta nella tua vita o un violento "terremoto". E tu ti chiedi: "O Dio, per­ché mi capita questo?" Può trattarsi di una malattia, di un lutto, di una delusione o di un grande dispiacere, e sei tentato a ribellarti. Eppure questo può farti scoprire il più grande tesoro che esiste.
Dio vuole aprire gli occhi di ognuno di noi sulla necessità di avere un rapporto con Lui. Conoscerlo come nostro Padre per mezzo della fede in Gesù Cristo, è conoscere "le ricchezze della sua grazia" (Efesini 3:7), è pene­trare in un dominio spirituale di incomparabi­le bellezza. Affidargli la nostra vita è la più grande felicità di cui possiamo godere!

edizioni il messaggero cristiano - www.messaggerocristiano.it

lunedì 27 febbraio 2012

Videotestimonianza di ENZA di Bari

Dissetiamoci dell'acqua viva .....

Io, il SIGNORE... farò del deserto uno stagno, della terra arida una terra di sorgenti, pianterò nel deserto il cedro, l'acacia, il mirto e l'olivo. Isaia 41:17-19


La primavera, nel Sahara occidentale del Marocco, è sempre secca anche se non particolarmente calda. Ma l'anno 2006 è stato eccezionale: la pioggia è caduta con abbondanza. Sotto l'effetto dell’umidità, alcune piante sono uscite dalla terra con rapidità incredibile, minuscoli fiori gialli sono spuntati su degli arbusti che sembravano secchi da tempo. Tutto è cambiato grazie a quella pioggia. Anche la nostra vita potrebbe assomigliare ad un deserto: relazioni che si esauriscono, aridità di cuore, ripiegamento su se stessi, pensieri negativi... Ci manca l'acqua che dà la vita. Più o meno coscientemente, noi abbiamo sete di quest'acqua viva e desideriamo un vero rinnovamento spirituale dove sperimentare compassione, perdono, amore vero. Ma dove trovare tutto questo? Non certo attingendo in noi stessi o ricorrendo alla saggezza umana, ma andando a colui che è il Vivente, andando a Gesù Cristo.

domenica 26 febbraio 2012

Parabola delle nozze Matteo 22:1-14



Gesù ricominciò a parlare loro in parabole, dicendo:

«Il regno dei cieli è simile a un re, il quale fece le nozze di suo figlio.
Mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze; ma questi non vollero venire.
Mandò una seconda volta altri servi, dicendo: "Dite agli invitati: Io ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e i miei animali ingrassati sono ammazzati; tutto è pronto; venite alle nozze".
Ma quelli, non curandosene, se ne andarono, chi al suo campo, chi al suo commercio;
altri poi, presero i suoi servi, li maltrattarono e li uccisero.
Allora il re si adirò, mandò le sue truppe a sterminare quegli omicidi e a bruciare la loro città.
Quindi disse ai suoi servi: "Le nozze sono pronte, ma gli invitati non ne erano degni.
Andate dunque ai crocicchi delle strade e chiamate alle nozze quanti troverete".
E quei servi, usciti per le strade, radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni; e la sala delle nozze fu piena di commensali.
Ora il re entrò per vedere quelli che erano a tavola e notò là un uomo che non aveva l'abito di nozze.
E gli disse: "Amico, come sei entrato qui senza avere un abito di nozze?" E costui rimase con la bocca chiusa.
Allora il re disse ai servitori: "Legatelo mani e piedi e gettatelo nelle tenebre di fuori. Lì sarà il pianto e lo stridor dei denti".
Poiché molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti».

sabato 25 febbraio 2012

OSSERVIAMO LE FORMICHE

Va', pigro, alla formica; considera il suo fare e diventa saggio! Essa non ha né capo, né sorvegliante, né padrone; prepara il suo nutrimento nell'estate e immagazzina il suo cibo al tempo della mietitura. Proverbi 6:6-8


State saldi, incrollabili, sempre abbon­danti nell'opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore. 1 Corinzi 15:58

Le formiche sono incessantemente al lavoro; cir­colano in tutte le direzioni, trasportano pagliuzze, resti di insetti morti, uova; le posano e vanno altrove senza ragione apparente. A volte si aiutano reciprocamente, ma spesso sí esauriscono nel tra­scinare da sole carichi troppo pesanti.
Eppure, l'incessante movimento delle formiche fa parte di una perfetta organizzazione ed ha uno scopo preciso: la vita del formicaio. Tutte hanno il loro compito: trasporto, sistemazione, controllo minuzioso dei materiali, eliminazione e allonta­namento dei materiali inadatti... Ognuna cono­sce il proprio lavoro e lo compie con precisione rivelando una saggezza sorprendente.
Così è della Chiesa del Signore, cioè l'insieme di tutti quelli che hanno creduto di cuore all'amore dí Dio rivelato ín Gesù Cristo. Ognuno prega, adora, serve il suo Maestro. Tutti insieme, e sotto­messi gli uni agli altri e al Signore, collaborano alla costruzione di un edificio spirituale, il "tempio di Dio". É la vera Chiesa, dove abita lo Spirito Santo, e Dio è conosciuto e adorato.
Un credente potrebbe essere scoraggiato dall'ap­parente futilità del suo impegno. Accetti la lezione delle formiche, "popolo senza forza" (Proverbi 30:25) e, per la fede, consideri quest'opera straor­dinaria che il Signore realizza, utilizzando il servi­zio, visibile o nascosto, di ognuno di quelli che lo amano. Verrà un giorno in cui ognuno riceverà la ricompensa per il lavoro svolto e Gesù Cristo sarà glorificato e ammirato nella sua Chiesa (2 Tessalo­nicesi 1:10).

edizioni h messaggero cristiano - www.messaggerocristiano.it