giovedì 25 luglio 2019

martedì 20 giugno 2017

UN CORNELIO CINESE





Era la stagione delle piogge e viaggiavamo per la prima volta verso Lo Ping Hsien. Era un'epoca veramente brutta per viaggiare. I nostri vestiti erano bagnati fino a gocciolare e per giorni e notti non conoscemmo che cosa volesse dire sentirsi asciutti. Dopo tre anni di un viaggio simile i nostri cocchieri ci suggerirono di fermarci e di prenderci un giorno di riposo.

Generalmente parlando i giorni di riposo non vengono così presto, ma tutto questo doveva avvenire nella provvidenza di Dio. Ci fermammo alla locanda di un luogo chiamato Si Tsong. Al piano terreno erano sistemati i bufali acquatici, i buoi e tutti gli altri animali. Noi  stavamo al secondo piano, al di sopra della nostra testa c'erano i piccioni e intorno alla stanza vi erano delle casse da morto in attesa del giorno 'fortunato" per la sepoltura. Topi e pulci infestavano il pavimento e l'acqua goccio­lava dal tetto. Era un luogo tutt'altro che desiderabile per abitarvi.

Ci trattenemmo la notte, e la mattina suc­cessiva, appena terminate le nostre devozio­ni, sentimmo qualcuno che saliva in fretta le scale: era un cinese vestito poveramente, il che denotava trattarsi di un contadino. Si fermò un momento sulla porta, poi si inchinò cerimoniosamente, dicendo in cinese: "Vi auguro pace, Pastor Ho".

"Io pure vi auguro pace, signore," risposi "come mai conoscete il mio nome?" "Vi ho conosciuto precedentemente" mi disse. Io replicai: "Dove mi avete cono­sciuto? Siete stato a Kuming? Siete mai stato a Lu-Nan?" "No, non sono mai stato in quelle località." "Se non siete mai stato in nessuno di quei luoghi, come mi avete conosciuto prima d'ora?" "Vi dirò, signo­re, come vi ho conosciuto e dove", disse. "Alcuni anni fa mia madre venne in questo luogo a comprare ortaggi , generi alimentari,ecc. e, mentre era qui, trovò qualcuno che le vendé una Bibbia. Sui suoi piccoli piedi fasciati ricoperse le quattro miglia fino al nostro villaggio e quando arrivò a casa mi disse: Figliuolo, ho qui un libro che ci porterà a Dio e ci mostrerà la via del cielo." Risposi a mia madre che non sapevo leggere. Essa disse: "Questa è una cosa della massima importanza; devi imparare a leggere perché dobbiamo essere certi che andiamo in cielo".

Continuando la sua testimonianza disse: "Andai nella strada e trovai un uomo che mi insegnò a leggere. Mentre leggevo, fui con­vinto di peccato. Il carico divenne sempre più pesante finché non potei più portarlo. Non sapevo pregare perché non avevo mai sentito una preghiera. Non sapevo come da­re il cuore al Signore, perché non avevo avuto mai nessun ammaestramento. Non sa­pevo come adorare, perché non ero stato mai in nessun culto. Ma mi inginocchiai e chiesi a Dio di salvarmi, se quel libro era la verità. Improvvisamente, mentre pregavo il peso del peccato sparì e la mia gioia fu grande.

La persecuzione cominciò subito. Vennero i soldati della città e mi dissero che dovevo andare nuovamente al tempio del villaggio ad adorare i vecchi idoli ma io risposi loro che non lo avrei mai fatto, perché ora, quale credente del Signor Gesù, avrei adorato Lui e Lui solo. Mi portarono al luogo ove vengono inflitte le frustate. Mi frustarono, ma io avevo ancora Cristo nel cuore. Poi, mentre pregavo e vegliavo davanti al Signore, la Sua gioia si impos­sessò in me in un modo glorioso.

Un giorno, mentre pregavo, la mia stanza sembrò riempirsi di una potenza strana e meravigliosa. La luce era risplendente e all'improvviso mi accorsi che, nella mia gioiosa adorazione del Signore, parlavo in una lingua che non avevo mai studiato.

"Pastore," disse volgendosi verso di me, "va bene questo?"

Fui lieto di aver incontrato questo fedele prima di qualcun altro che gli avrebbe pot­uto dire che i "linguaggi", non sono per i nostri giorni. Gli dissi: "Certo che va bene. Continuate. Che cos'altro vi avvenne"

Egli prosegui: "Non sapevo quale fosse il giorno destinato all'adorazione. A casa mia abbiamo solo tre stanze: in una stanno gli animali e in un'altra dormiamo. Mi ri­mane una sola stanza, cioè quella di mezzo, e di quella ho formato la cappella. Alcuni hanno creduto e sono venuti al Signore.

Cominciai a pregare Iddio che avesse mandato qualcuno da noi per aiutarci, ammaestrarci e battezzarci. mentre pregavo, un giorno il Signore mi disse: "Chao, ho visto le tue lacrime, ho udito le tue pre­ghiere ed ho esaudito il grido del tuo cuore. Ti mando uno che ti aiuti. Quand'egli verrà non sarà un cinese, ma sarà uno straniero. Si chiamerà: Ho Yuin Kwang. E' così?"

"E' esatto", risposi, quello era infatti il mio nome cinese che significa "Luce di pace dalle nubi".

Continuò: "Poi vidi voi, signore, vestito come siete ora, con quella maglia marrone a righe gialle. Da quel giorno ho atteso ansiosamente la vostra venuta, e quando oggi intesi dire che qui c'era uno straniero, sono venuto in gran fretta per vedere se era il mio Pastore".

A questo punto mia moglie ed io pian­gevamo e piangeva pure Waung I Hsioh, perché avevamo trovato un figliuolo di Dio che non era mai stato in un culto, che non aveva mai udito una preghiera, che non aveva mai udito un cantico.

Gli dissi: • "Volete un té? Volete dell'acqua calda per lavarvi i piedi?" Con uno sguardo sprezzante e quasi con sarcasmo ri­spose: "Té? Acqua per lavarmi i piedi? Il té lo posso bere a casa e mi posso pure lavare i piedi a casa. Non mi è stato mai insegnato come adorare. Adesso adoriamo il Si­gnore."

A questo punto l'uomo si era seduto. Mia moglie ed io ci alzammo e cominciammo a cantare un cantico cinese: "Il cielo è la mia casa". Mentre cantavamo si radunò una folla. Cantammo nuovamente quell'inno e cercammo di insegnare a cantare al fratello Chao, ma fu inutile, perché per tanti anni aveva cantato solamente le nenie idolatre usate dai cinesi. Intanto la locanda si era riempita, non so quante centinaia di persone erano venute, il locale era stipato e così era il cortile e la strada, presi quindi la mia Bibbia cinese e predicai.

Poi ci alzammo per pregare. Mentre pregavamo, improvvisamente lo Spirito del Signore si posò sul fratello Chao ed egli tremò come una foglia al vento. Poi, come se la potente cascata del Niagara fosse scaturita all'improvviso, cominciò a parlare in una lingua che non comprendevo, non era cinese e nemmeno inglese. Doveva essere la lingua del cielo perché egli non parlava a me ma a Dio. Sotto l'unzione dello Spirito Santo, pregando "come lo Spirito gli dava", questo caro figlio di Dio che non aveva mai udito un altro pregare, ci trasportò fuori dalla Cina e fuori da noi stessi. Ci trovammo all'improvviso nella sala del Trono di Dio sull'ali della preghiera di un uomo al quale Iddio solo aveva insegnato a pregare.

Ora sapevamo perché Iddio ci aveva messo così a cuore quella parte della Cina, sapevamo perché andavamo in quella direzione nonostante che il visto del nostro passaporto non dicesse che potevamo andare fin la, sapevamo perché, nonostante i ladroni ed altri impedimenti, andavamo verso Lo Ping: li c'era un Cornelio che aveva pregato finché noi, come ai tempi antichi, fossimo stati guidati verso di lui. Iddio aveva risposto al suo grido e gli aveva mandato aiuto. Quell'aiuto era venuto attraverso il mezzo umano. Noi siamo le Sue mani noi siamo i Suoi piedi, noi siamo la Sua voce, Egli non ne ha altri all'infuori dei nostri. Da: "Pentecostal Evangel"

venerdì 1 aprile 2016

Prossimo battesimi.

E se Dio vuole domenica ci sono i battesimi. Preghiamo perché ci sia vera festa. 

giovedì 24 settembre 2015

SUGGELLO DI DIO



...siete stati suggellati con lo Spirito Santo della promessa ». (Efesi 1, 13).



E avverrà negli ultimi giorni, dice Id­dio, che io spanderò del mio Spirito su tutti i mortali (Atti 2, 17).

Ogni uomo, a qualsiasi confessione reli­giosa appartenga, purché senta nel cuore un minimo di timore di Dio, non può negare che si stanno manifestando sulla terra, i segni precursori degli ultimi tem­pi. Ognuno di noi può constatare che sta avvenendo il sovvertimento di tutte le cose normali e naturali del creato. E so­no già molti gli uomini appartenenti a tutte le classi, tra cui non pochi illustri scienziati, i quali per questi segni am­monitori confessano che non si può fare più alcuna lieta previsione per l'avveni­re e riconoscono che è vicina la fine del mondo.

Siamo dunque negli ultimi tempi.

Perché allora tanta meraviglia se in questi ultimi giorni della benevolenza dell'Eterno si adempie la meravigliosa promessa del Signore, proclamata dai Profeti e più chiaramente dall'apostolo Pietro, e gli uomini ricevono il suggello dello Spirito Santo?

Molti si domandano quando, come, do­ve il Signore ha fatto nascere questa ri­sveglio della Sua Chiesa, riempiendo migliaia di anime del fuoco che scese sugli apostoli il giorno della Pentecoste.

Durante il mio viaggio in America, Id­dio mi concesse l'opportunità di visitare la chiesa di Topeka, nello Stato di Kan­sas. Fu nel corso di una santa conversa­zione col pastore Utley e col mio caro compagno di viaggio Piraino, che venni a conoscere che proprio in quella città, il primo giorno dell'anno 1900, in una scuola biblica, in seguito allo studio di un soggetto sul battesimo dello Spirito Santo, alcuni studenti furono convinti dalla luce della Parola di Dio e si die­dero a cercare lo Spirito Santo.

Nella notte, mentre essi continuavano a pregare, Iddio, grande e misericordio­so, li esaudì e fece loro gustare il Dono della promessa ed essi, nella virtù del suggello, cominciarono a lodare e glo­rificare il Nome di Dio e quello di Gesù Cristo in nuove lingue ad essi scono­sciute.

Fu una chiara manifestazione della po­tenza di Dio, tanto che i professori ne furono compunti e la divulgazione fu spontanea e irrefrenabile. La notizia fu portata a Los Angeles, nella California, ed Iddio anche là rispose meravigliosa­mente ai cuori che si erano disposti a cercare lo Spirito Santo. Una santa ge­losia sì accese fra i cristiani del Nord America e il suggello della promessa si adempie su quanti domandavano con sincerità. Dovunque cadeva lo Spirito del Signore, si verificavano guarigio­ni miracolose ed un incontenibile risve­glio.

Fin dai primi giorni non mancarono i denigratori e gli schernitori; ma coloro che avevano ricevuto il Suggello di Dio, noncuranti delle macchinazioni del ne­mico, perseveravano nella fede e testi­moniavano dovunque della misericordia di Dio, della salvezza dei peccatori e del battesimo dello Spirito Santo

Uomini, donne e ragazzi di tutte le denominazioni religiose facevano questa gloriosa esperienza; molte volte intere comunità ricevevano la potenza della Spirito Santo; accadeva allora che veni­vano allontanati e scomunicati dalle loro chiese. Si formarono così istantaneamente nuovi gruppi di questi incompresi i quali, con molto entusiasmo ed abnega­zione, costruirono con grandi sacrifici nuovi locali onde aver la possibilità di esplicare le loro attività spirituali.

Fu necessario regolarizzare la posizio­ne di queste nuove chiese davanti alle leggi dello Stato ed allora ogni gruppo prese un nome simbolico per il ricono­scimento, e quest'Opera, che è esclusi­vamente del Signore, spargendosi per tut­to il mondo, non si nominò mai del nome di alcun uomo.

I primi fratelli suggellati con lo Spi­rito Santo non pensarono mai di essere suscitatori di una nuova religione, ma solo i continuatori dell'unico cristiane­simo, che è quello nato presso la croce di Gesù.

Domandai al pastore Utley se era pos­sibile vedere la scuola biblica nella qua­le si era verificato l'evento. Il caro fra­tello, per appagare la mia curiosità, mi condusse gentilmente sul luogo in cui un giorno si ergeva l'edificio della scuola; ma di questo non c'era più nulla: forse il Signore non ha voluto che quel posto diventasse meta di pellegrinaggi e luogo di idolatria.

Contemporaneamente in altre parti del mondo Iddio manifestava la Sua miseri­cordia e la Sua grazia suggellando nella medesima maniera col Dono dello Spi­rito Santo e suscitando grandi risvegli spirituali.

Ripenso spesso alla conversazione avu­ta col pastore Utley e ringrazio Iddio di avermi posto nella famiglia dei suggel­lati di Spirito Santo. Da quei pochi fratelli del Kansas che si riallacciavano al cristianesimo puro ed ai gloriosi risve­gli che non sono mai mancati nella vita della Chiesa attraverso i secoli, è nato un forte Movimento che ha riempito il mondo e che, sebbene anche oggi, come ieri, insultato, vituperato e perseguitato, marcia vittorioso al comanda del suo uni­co Capo e Conduttore, Gesù.

In ogni cuore, in ogni comunità sia vivo il desiderio di ricevere il suggello di Dio per poter camminare con nuove forze nel cammino cristiano, per essere una pietra valida nell'edificio spirituale della chiesa e per trionfare con Cristo nella nuova Gerusalemme.

Il Padre Celeste darà lo Spirito Santo a tutti coloro chi lo domanderanno.

U. N. GORIETTI



Tratto da R.P. 1949 n° 4


sabato 1 agosto 2015

QUANDO È BUIO: CANTA!

“Verso la mezzanotte Paolo e Sila, pregando, cantavano inni a Dio; e i carcerati li ascoltavano” (Atti 16:25) 






Il famoso violinista Niccolò Paganini (1782-1840) stava eseguendo un pezzo molto difficile davanti ad un grande uditorio. Inaspettatamente, una corda del suo violino si ruppe, ma egli continuò a suonare, improvvisando in modo meraviglioso. Poi si ruppero altre due corde ed egli concluse l’esecuzione suonando con una corda sola. Quando gli applausi cessarono, egli fece cenno al direttore d’orchestra per il bis. Il violinista fece un grande sorriso al suo pubblico e annunciò: “Paganini… con una corda sola!”. Poi mise il violino sotto il mento e suonò ancora con l’unica corda rimasta.

 Riferendosi a questo episodio, lo scrittore Charles Swindoll dichiara: “Più passa il tempo e maggiormente mi convinco che la vita è per il 10% quello che ci succede e per il 90% come reagiamo”. 
Supportando la propria convinzione con la Scrittura, Swindoll rievoca la reazione di Paolo e Sila in carcere a Filippi. Invece di lamentarsi per le proprie circostanze avverse, Paolo e Sila fecero uso “dell’unica corda che era rimasta” loro: pregarono e cantarono lodi a Dio. Come risultato della loro testimonianza, il carceriere e la sua famiglia si convertirono al Signore e furono battezzati. Hai permesso alle avversità della vita di scoraggiarti e immobilizzarti? Con l’aiuto di Dio utilizza al meglio “quell’unica corda” che ti è rimasta. Se ti mantieni in sintonia con Cristo, puoi cantare persino quando tutto è buio!