Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce(Gesù), affinché tutti credessero per mezzo di lui. Giovanni 1:7
martedì 26 agosto 2014
"Jim, sono Gesù!"
Qualche tempo fa, in una città inglese, un pastore stava guardando dalla finestra, quando vide un uomo dall'aspetto trasandato entrare furtivamente in chiesa. Il giorno seguente il pastore notò la medesima scena, e lo stesso accadde il giorno successivo, sempre alla stessa ora. S’insospettì, e volle andare in fondo alla questione. Vide allora quell'uomo entrare, e avvicinarsi al pulpito; qui egli rimaneva in silenzio, con il capo chino, poi, mettendo le mani sul parapetto, diceva a bassa voce:“Gesù, sono Jim”.
Qualche giorno dopo si verificò un terribile incidente, e Jim fu portato all'ospedale. Egli fu lasciato in una corsia, dove il malcapitato trovò le persone più rudi e indisponenti della città. Ma dopo qualche giorno dall'arrivo di Jim in quel luogo si notò un evidente cambiamento, tanto che il personale non riuscì a nascondere la propria sorpresa.
Un giorno un’infermiera chiese a un paziente della stanza quale fosse la causa di quel meraviglioso cambiamento. “Quel tipo del quinto letto si chiama Jim”, fu la risposta. La donna si avvicinò a quel credente, e gli disse: “Jim, hai portato un bellissimo cambiamento in questa corsia; dimmi come ci sei riuscito”. Con una lacrima negli occhi, egli le rispose: “Non so se capirà quello che le sto per raccontare, io stesso non so spiegarmelo. Ogni giorno, sempre alla stessa ora, verso mezzogiorno, vedo Gesù che si avvicina al mio letto. Egli si ferma per un minuto, poi mette le mani sulla sbarra del letto, si appoggia e dice: ‘Jim, sono Gesù!”.
Tratto da http://www.adinapolifuorigrotta.it/
sabato 23 agosto 2014
Storia dell'inno: "Se pace qual fiume"
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| Foto d'epoca di "Horatio Spafford" |
Nel 1870, Horatio Spafford era un avvocato di successo ed un insegnante di giurisprudenza che viveva in Chicago. Insieme a sua moglie, Anna, erano ben noti nella città di Chicago, sia per la carriera legale di Spafford, ma anche perché i due coniugi erano amici e sostenitori di D.L. Moody, famoso predicatore.
La città di Chicago era in forte espansione, le attività industriali erano fiorenti e lo sviluppo sociale era sempre in maggiore aumento. Proprio quello stesso anno egli investì la quasi totalità delle proprie risorse finanziarie in beni immobiliari, ma, l’anno successivo, il grande incendio dell’ottobre 1871 distrusse tutte le proprietà degli Spafford.
Questo fu un durissimo colpo per la famiglia Stafford. Infatti, poco prima dell’incendio era morto il loro figlio maschio.
Nonostante tutto, con coraggio e dedizione, Horatio Spafford e sua moglie, decisero di aiutare in quei giorni, le famiglie dei sopravvissuti all’incendio.
Successivamente, per lasciarsi in qualche modo alle spalle tali sofferenze, la famiglia decise di trascorrere un periodo in Inghilterra, sia come vacanza, sia per sostenere D.L. Moody, che teneva una campagna evangelistica in quel periodo.
Giunti a New York, per imbarcarsi sul battello, Spafford fu costretto a trattenersi per un importante impegno di lavoro, ma decise di far partire la moglie e delle quattro figlie, pensando di raggiungerle in un secondo momento.
Il 2 novembre 1873, durante la traversata oceanica, la S.S. Ville Du Havre affondò in dodici minuti a causa di una collisione con la nave inglese Lochearn, portando con sé 226 persone.
Dopo diversi giorni i sopravvissuti raggiunsero la città di Cardiff, nel Galles, da dove Anna Spafford inviò un telegramma al marito con le parole: “Io sono l’unica a essersi salvata”. Le quattro figlie avevano perso la vita in quella tragedia.
Alcuni mesi dopo, il fratello Spafford si imbarcò. Quando la nave fece rotta vicino al luogo in cui la SS. Ville de Havre aveva fatto naufragio, il capitano della nave lo chiamo sul ponte e gli disse: “E’ stato fatto un calcolo preciso, e credo di poter dire che stiamo passando proprio in questo momento sul luogo dove il ‘Ville de Havre’ è affondato. L’acqua qui è profonda tre miglia.
Spafford si chiuse nella sua cabina e si sentì spinto dallo Spirito Santo a scrivere il testo di quello che sarebbe divenuto un inno, non di dolore, ma di speranza e di vittoria. Le parole dell’inno parlano dell’opera e i benefici della redenzione, della pace divina e della speranza di ogni vero credente nella salvezza eterna.
Nel 1876, Philip P. Bliss, un compositore credente, mise la musica a queste meravigliose e incoraggianti parole. Bliss, fu anche il primo a cantare l’inno nella Farwel Hall di Chicago.
Le parole dell’unico inno scritto da Spafford, sono ancora oggi di ispirazione per quanti attraversano “il mare del dolore” a causa delle sofferenze di questa vita che tante volte affliggono e mettono alla prova anche i credenti più consacrati al Signore.
VIDEO DELL'INNO IN INGLESE
Ecco il testo nell'originale dell'Inno di Spafford
O mio cuor calmo sta
Quando pace, come un fiume, si trova sulla mia via,
quando i dolori si scagliano come onde del mare,
qualunque sia la mia sorte,
Tu mi hai insegnato a dire:
«È utile, è utile alla mia anima!».
Anche se Satana dovesse colpirmi,
Anche se le prove dovessero giungere,
Prenda il controllo la beata certezza
che Cristo ha custodito i miei indifesi beni
e ha versato il Suo sangue per la mia anima.
Il mio peccato, oh, che gioia dà il solo pensiero!
Il mio peccato, non in parte, ma è interamente
appeso alla croce, e io non ne sono più gravato.
Loda il Signore, loda il Signore, oh anima mia!
Da ora in poi, per me vivere è Cristo
se il Giordano dovesse sommergermi,
il dolore non mi seguirà, poiché,
nella morte, come nella vita,
Tu sussurrerai la Tua pace alla mia anima.
Ma Signore, è Te, è la Tua venuta che aspettiamo.
Il cielo, non la tomba è la nostra meta.
Oh tromba angelica! O voce del Signore
Beata speranza, beato riposo dell’anima mia.
Signore, affretta il giorno in cui l’oggetto
della mia fede sarà rivelato,
le nuvole si srotoleranno come pergamena,
la tromba suonerà, e il Signore scenderà.
"Anche questo è utile alla mia anima!".
quando i dolori si scagliano come onde del mare,
qualunque sia la mia sorte,
Tu mi hai insegnato a dire:
«È utile, è utile alla mia anima!».
Anche se Satana dovesse colpirmi,
Anche se le prove dovessero giungere,
Prenda il controllo la beata certezza
che Cristo ha custodito i miei indifesi beni
e ha versato il Suo sangue per la mia anima.
Il mio peccato, oh, che gioia dà il solo pensiero!
Il mio peccato, non in parte, ma è interamente
appeso alla croce, e io non ne sono più gravato.
Loda il Signore, loda il Signore, oh anima mia!
Da ora in poi, per me vivere è Cristo
se il Giordano dovesse sommergermi,
il dolore non mi seguirà, poiché,
nella morte, come nella vita,
Tu sussurrerai la Tua pace alla mia anima.
Ma Signore, è Te, è la Tua venuta che aspettiamo.
Il cielo, non la tomba è la nostra meta.
Oh tromba angelica! O voce del Signore
Beata speranza, beato riposo dell’anima mia.
Signore, affretta il giorno in cui l’oggetto
della mia fede sarà rivelato,
le nuvole si srotoleranno come pergamena,
la tromba suonerà, e il Signore scenderà.
"Anche questo è utile alla mia anima!".
Tratto da http://www.adinapolifuorigrotta.it
giovedì 14 agosto 2014
Il fratello Toppi ci ha preceduto.
Un uomo di Dio ha raggiunto la casa del Padre. ...E noi ce ne voliamo via. (Salmo 90:10
sabato 9 agosto 2014
PREGHIERE ESAUDITE
Mio nonno era un uomo
di grande moralità ma non vedeva l’utilità di abbracciare la fede cristiana.
Mia nonna invece, che era una fervente credente, stimava di dover dare sempre
il primo posto a Dio.
Suo marito le diceva: “Sono un buon padre di famiglia, provvedo a soddisfare ogni vostro bisogno, pago le mie fatture e le tasse e sono onesto nelle mie relazioni. Non chiedermi di più”. Ma sua moglie gli rispondeva: “Sei sicuramente un bravo uomo, è vero, ma non basta. Devi dare il tuo cuore a Dio”.
Ella non cercò mai di imporre la propria fede a suo marito, né gli mancò di rispetto.
Ebbe la gioia di condurre i suoi figli a Gesù Cristo e, in modo discreto, pregò per quarant’anni per l’uomo che amava. Poi, a 69 anni, mio nonno ebbe un ictus e sua figlia, entrando nella sua camera, vide che aveva gli occhi pieni di lacrime. Nessuno lo aveva mai visto piangere. “Papà, che cosa c’è?” gli domandò. “Mia cara” le rispose “vai a chiamare tua madre”.
Quando sua moglie arrivò le disse: “So che sto per morire e vedo tutto così buio, non vi è via d’uscita. Ho vissuto tutta la mia vita passando accanto alla sola cosa importante. Vuoi pregare per me?”. “Ma certo che voglio pregare per te” esclamò mia nonna. In ginocchio, al capezzale di mio nonno, ricevette la risposta ai suoi quarant’anni di preghiera. Mio nonno diede il suo cuore a Dio quel giorno stesso e, prima di morire, egli si espresse in questi termini: “Ora vedo una via che mi permette di attraversare l’oscurità”.
Suo marito le diceva: “Sono un buon padre di famiglia, provvedo a soddisfare ogni vostro bisogno, pago le mie fatture e le tasse e sono onesto nelle mie relazioni. Non chiedermi di più”. Ma sua moglie gli rispondeva: “Sei sicuramente un bravo uomo, è vero, ma non basta. Devi dare il tuo cuore a Dio”.
Ella non cercò mai di imporre la propria fede a suo marito, né gli mancò di rispetto.
Ebbe la gioia di condurre i suoi figli a Gesù Cristo e, in modo discreto, pregò per quarant’anni per l’uomo che amava. Poi, a 69 anni, mio nonno ebbe un ictus e sua figlia, entrando nella sua camera, vide che aveva gli occhi pieni di lacrime. Nessuno lo aveva mai visto piangere. “Papà, che cosa c’è?” gli domandò. “Mia cara” le rispose “vai a chiamare tua madre”.
Quando sua moglie arrivò le disse: “So che sto per morire e vedo tutto così buio, non vi è via d’uscita. Ho vissuto tutta la mia vita passando accanto alla sola cosa importante. Vuoi pregare per me?”. “Ma certo che voglio pregare per te” esclamò mia nonna. In ginocchio, al capezzale di mio nonno, ricevette la risposta ai suoi quarant’anni di preghiera. Mio nonno diede il suo cuore a Dio quel giorno stesso e, prima di morire, egli si espresse in questi termini: “Ora vedo una via che mi permette di attraversare l’oscurità”.
tratto da -http://adinapolifuorigrotta.it/Si%20racconta.html-
martedì 5 agosto 2014
SALVATO DA UNA BIBBIA RUBATA
Giovanni 8:36 Se dunque il
Figlio vi farà liberi, sarete veramente liberi.
Estate 2001, prigione di Bullington, in Inghilterra.
Tony A., sta scontando una pena di quindici mesi per omicidio colposo.
Grazie alle visite di un missionario, era diventato credente, ma si sente scoraggiato.
Un giorno, mentre sta leggendo la Bibbia, entra nella sua cella un altro carcerato, Darren B. Sorpreso, Tony nasconde la Bibbia sotto il cuscino, ma Darren vede il gesto e lo subissa di domande finché Tony gli legge il suo versetto preferito, Giovanni 8:36, senza aggiungere nulla.
Irritato dalle reticenze del compagno, Darren si alza e se ne va.
Tre giorni dopo, eccolo di ritorno.
Con un gran sorriso racconta a Tony: “Sono andato nella cappella per cercare una Bibbia. Eri talmente misterioso riguardo a quello che leggevi che ho voluto leggerlo da solo. Ho chiesto una Bibbia al cappellano. Ma lui credeva che volessi usare le pagine per farmi delle sigarette e non ha voluto darmela. Allora, mentre non vedeva, ne ho presa una e l’ho nascosta nel maglione”.
“Non dirmi che ti sei fatto prendere!”.
“Sì, mi hanno perquisito e l’hanno trovata, poi mi hanno messo in isolamento un giorno intero”.
“Povero te!”.
“Ma non mi hanno trovato l’altra, quella che nascondevo nei pantaloni! – disse Darren con aria trionfante. – Allora, mentre ero in isolamento, mi sono dato da fare; volevo trovare la frase che mi avevi letto tu, ma non sapevo dove cercare. Mi sembra che tu avessi parlato di Giacomo e di Giovanni; avevo difficoltà; io non avevo mai aperto una Bibbia!”.
Darren, dunque, nella cella d’isolamento per aver rubato una Bibbia, cercava quel passo che parlava di libertà; ma non riusciva a trovarlo.
“Ho picchiato contro il muro” – racconta al suo amico Tony – per chiamare il vicino di cella.
Gli ho detto: “Ehi, tu conosci la Bibbia?”.
Lui mi ha risposto: “Sì, sono cristiano, cosa vuoi sapere?”.
Gli ho parlato di quello che tu mi avevi detto a proposito di Gesù che ti aveva liberato, e lui mi ha detto di cercare nel Vangelo di Giovanni.
Ho trovato la pagina, e ho cominciato a leggere.
All’inizio non capivo nulla, ma quel libro che raccontava tutto ciò che Gesù aveva fatto era troppo interessante.
Ho voluto leggerlo tutto, e sono arrivato al passo di cui mi avevi parlato: <>.
Ho continuato ancora a leggere, e poi sono ritornato su quella frase.
Penso di aver capito.
Anzi, ho veramente capito.
Ho letto la vita di Gesù e ora credo in Lui.
Ho persino cercato di parlargli, l’altra sera.
Questo vuol dire che sono diventato cristiano?”.
Tony rimase seduto, stupito ma felice.
Non era stato capace di parlare di Gesù a Darren, ma ora Dio gli faceva vedere che voleva servirsi di lui.
Allora i due carcerati si misero a parlare, ma in modo nuovo, come due fratelli nella fede, fino a quando furono mandati nelle rispettive celle per la notte.
(da uno scritto di Tony Anthony)
Tratto da - https://www.facebook.com/pages/Calendario-Biblico/148777635291197 -
lunedì 4 agosto 2014
NON MI MERAVIGLIO CHE NON CI SIA UN RISVEGLIO
Colossesi 3:13 Sopportatevi gli uni gli altri e
perdonatevi a vicenda, se uno ha di che dolersi di un altro. Come il Signore vi
ha perdonati, così fate anche voi.
Un pastore raccontò che per molti anni supplicò Dio, perché mandasse un risveglio, ma senza un risultato.
Alla fine, disperato, raccolse i membri della sua comunità intorno a sé e scaricò il fardello della sua ansietà sopra loro, dicendo: “Io ho fatto tutto quanto ho potuto; adesso tocca a voi considerare il vostro atteggiamento nel cospetto di Dio”.
Allora si alzò un anziano della chiesa, dalla testa bianca, molto rispettato da tutti, e disse: “Pastore, io non mi meraviglio che non ci sia un risveglio e non vi potrà mai essere finché il fratello Jones ed io non ci parleremo” e, davanti a tutto il popolo, quel vecchio percorse la navata della chiesa fino al posto dove era seduto il suo fratello e disse: “Fratello Jones, perdonami. Non ci siamo parlati per dieci anni, ma ora dimentichiamo il passato”.
Essi fecero pace ed il vecchio tornò al suo posto e chinò la testa fra le mani.
Nel gran silenzio che gravava su tutto il popolo, un altro anziano si alzò e disse: “Pastore, io credo che non ci sarà nessun risveglio in questa chiesa, finché io continuerò a dirvi delle belle cose in faccia ed a sparlare di voi dietro le vostre spalle. Mi perdonate”?
Il pastore lo perdonò.
Per venti minuti, nel silenzio solenne di quel luogo, uomini e donne si alzarono per mettere in regola dei vecchi conti che avevano in pendenza con coloro con i quali erano in disaccordo.
Ed allora lo Spirito del Signore cadde come il suono di un vento impetuoso che soffia.
(da
“Herald of His Coming”).
Perché non fai anche tu la stessa cosa?
A proposito per la tua comunità, per il tuo pastore sei una benedizione o un ostacolo?
venerdì 25 luglio 2014
mercoledì 23 luglio 2014
Una vecchia leggenda indiana
Esiste Una leggenda indiana
di uno spirito buono il quale, desiderando beneficiare una brava giovane
servente, la condusse in un campo dì grano maturo, e le disse: « Vedi queste
spighe di grano, figliuola? Se tu avrai la cura di raccoglierne i chicchi essi
si trasformeranno in gioielli preziosi: più i chicchi saranno grandi e più le
gemme saranno risplendenti. Però tu potrai .attraversare il campo una volta
soltanto, senza mai ritornare indietro ”.
La giovane trovò molte spighe
mature ricche di chicchi sui suoi passi, ma non le raccolse, pensando di
trovarne delle migliori più avanti. Al contrario, invece, le spighe le si
andarono presentando sempre più deboli e povere di .chicchi, fino a che non ne
trovò che completamente vuote.
In questa maniera la giovane
arrivò alla fine del campo e can profondo dolore e rincrescimento ripensò alle
belle spighe dorate che aveva tralasciate durante il percorso; ma oramai non era
più in tempo per raccoglierle.
I cristiani si trovano oggi
al margine di un campo biondeggiante che dovranno percorrere, senza mai poter
ritornare sui propri passi. Muoviamoci, perciò; sfruttiamo ogni opportunità che
ci si presenta piccola o grande: ogni chicco che raccoglieremo si trasformerà
in gioiello prezioso che ornerà la nostra veste nell'eternità.
AUTORE SCONOSCIUTO
lunedì 30 giugno 2014
IL LIEVITO DEI FARISEI.
Matteo 16:1-12
“I farisei e i
sadducei si avvicinarono a lui per metterlo alla prova e gli chiesero di
mostrar loro un segno dal cielo. Ma egli rispose: «Quando si fa sera, voi dite:
'Bel tempo, perché il cielo rosseggia!' e la mattina dite: "Oggi tempesta,
perché il cielo rosseggia cupo!" L'aspetto del cielo lo sapete dunque
discernere, e i segni dei tempi non riuscite a discernerli? Questa generazione
malvagia e adultera chiede un segno, e segno non le sarà dato se non quello di
Giona». E, lasciatili, se ne andò. I discepoli, passati all'altra riva, si
erano dimenticati di prendere dei pani. E Gesù disse loro: «Guardatevi bene dal
lievito dei farisei e dei sadducei». Ed essi ragionavano tra di loro e dicevano:
«Egli parla così, perché non abbiamo preso dei pani». Ma Gesù se ne accorse e
disse: «Gente di poca fede, perché discutete tra di voi del fatto di non aver
pane? Non capite ancora? Non vi ricordate dei cinque pani dei cinquemila uomini
e quante ceste ne portaste via? Né dei sette pani dei quattromila uomini e
quanti panieri ne portaste via? Come mai non capite che non è di pani che io vi
parlavo? Ma guardatevi dal lievito dei farisei e dei sadducei». Allora capirono
che non aveva loro detto di guardarsi dal lievito del pane, ma
dall'insegnamento dei farisei e dei sadducei”
Come mille altre volte, Gesù deve confrontarsi con i
farisei e i sadducei che volendo a tutti i modi screditarlo, cercano ogni
spunto per gettare ombra sul suo ministerio terreno, mettendo a dura prova la
sua grande pazienza. Gesù avrebbe potuto in mille modi e maniere dimostrare la
sua natura divina, non uno ma miliardi di segni avrebbe potuto dare a
dimostrazione della veridicità del suo messaggio, ma non è ciò che egli voleva,
tanto più che in tre anni circa di ministre rio terreno, tanti furono i
miracolati e le potenti operazioni che fece, per non parlare dei morti risuscitati,
ma alla fine lo o reputavano sempre un impostore, e a volte un anche un alleato
di Satana
“Gli
scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: «Egli ha Belzebù, e scaccia i
demoni con l'aiuto del principe dei demoni»” Marco 3:22.
L’unico segno che Gesù
dice sarà loro dato è il segno di Giona, considerando questo profeta come un
prototipo del Messia, profeta che dopo tre giorni nel ventre del grosso pesce,
fu riportato fra i viventi essendo egli stato vomitato sulla terra ferma
all’ordine di Dio, sinonimo della morte e resurrezione del nostro Salvatore.
Quello che però mi urge
mettere in evidenza è questo lievito dei farisei di cui è bene prendere le
distanze, levito che come dice la stessa scrittura sta per gli insegnamenti contro scrittura che impartivano
al popolo.
1) NON RICONOSCERE GESÙ
Il primo punto da fare
risaltare è che tutti costoro, che si reputavano i detentori delle verità
divine, in realtà erano solo i detentori del potere ecclesiale e religioso,
erano i nemici del piano di Dio per la redenzione dell’uomo. Gesù, il Messia
annunciato e tanto atteso, era in mezzo a loro e loro non lo riconoscevano,
anzi lo osteggiavano tanto che arrivarono a dire delle bugie per far si che
Pilato lo mandasse alla croce. È ovvio che Gesù sapeva che doveva arrivare alla
croce, ma ciò non toglie e ne attenua le loro responsabilità. Essere increduli
li portava ad essere nemici di Cristo e del vangelo, essi si credevano dei
buoni figli di Abramo, ma in realtà dimostravano tutto il contrario con il loro
comportamento “Essi gli risposero: «Nostro padre è Abraamo».
Gesù disse loro: «Se foste figli di Abraamo, fareste le opere di Abraamo” Giovanni 8:39, in
realtà essi pur discendendo da Abraamo erano figli del Diavolo “Perché
non comprendete il mio parlare? Perché non potete dare ascolto alla mia parola.
Voi siete figli del diavolo, che è vostro padre, e volete fare i desideri del
padre vostro. Egli è stato omicida fin dal principio e non si è attenuto alla
verità, perché non c'è verità in lui. Quando dice il falso, parla di quel che è
suo perché è bugiardo e padre della menzogna” Giovanni 8:43-44. Coloro
che ascoltavano e che tutt’ora ascoltano le parole di Gesù sono figli di Dio “Chi
è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non le ascoltate; perché non
siete da Dio” Giovanni 8:47.
L’analogia ad oggi è facile, ancora oggi ci sono tanti che si definiscono buoni
cristiani ma che in realtà, a loro insaputa diventano nemici del vangelo. Tutti
coloro che non vivono la realtà del vangelo, tutti coloro che vivono un vangelo
di apparenza, tutti coloro che pur ascoltando le parole di Gesù non le mettono
in pratica, diventano loro malgrado nemici di Gesù. “E, stendendo la mano verso i suoi
discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Poiché chiunque avrà fatto
la volontà del Padre mio, che è nei cieli, mi è fratello e sorella e madre»” Matteo
12:49-50. Essere amici del vangelo può voler dire solamente
essere amici di Gesù e fare la volontà di Dio, Egli stesso in Matteo 7:21-23
dice esplicitamente “«Non chiunque mi dice: Signore, Signore!
entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei
cieli. Molti mi diranno in quel giorno: "Signore, Signore, non abbiamo noi
profetizzato in nome tuo e in nome tuo cacciato demoni e fatto in nome tuo
molte opere potenti?" Allora dichiarerò loro: "Io non vi ho mai
conosciuti; allontanatevi da me,
malfattori!"”. Oggi, più che mai, c’è l’urgenza di
comprendere il messaggio di Dio, di allontanarsi del lievito degli scribi e dei
sadducei, di dare ascolto ai veri insegnamenti biblici che ci presentano il
vero Messia, colui che ha dato tutto se stesso per la nostra salvezza. Senza
Gesù c’è solo morte.
2) NON RICONOSCERE I TEMPI
Per tanto tempo avevano aspettato
il compimento delle promesse di Dio che annunziavano la nascita del Messia, ora
Gesù era la con loro e non lo riconoscevano perché non avevano saputo
discernere i tempi. Nel passo letto Gesù afferma una grande verità “Ma egli rispose: «Quando si fa sera, voi
dite: "Bel tempo, perché il cielo rosseggia!" e la mattina dite:
"Oggi tempesta, perché il cielo rosseggia cupo!" L'aspetto del cielo
lo sapete dunque discernere, e i segni dei tempi non riuscite a discernerli?”
Matteo 16:2-3, mettendo
l’accento sul fatto che avrebbero dovuto comprendere come i tempi erano maturi
per l’avvento del Messia, i segni dei tempi palesavano che essi erano giunti a
maturità e che colui che avevano d’avanti era il vero Messia. Infatti nel
racconto biblico ci viene detto che tanti aspettavano l’imminente avvento del Salvatore,
fra di cui ci viene raccontato di due personaggi “Simeone e Anna” Luca
2:25-38. È una grave imprudenza non accorgersi o essere
superficiali riguardo alle promesse di Dio e ai segni premonitori che li
accompagnano, se Dio ha fatto in modo di farci sapere qual è il suo piano è
perché è importante conoscerlo, se Dio ci ha dato dei segni premonitori è
perché dobbiamo essere sempre pronti a ciò che sta per succedere. Gesù,
parlando degli ultimi tempi ci ha detto in sommi capi ciò che sarà della chiesa
e del suo ritorno, ma ha anche aggiunto che ci saranno dei segni premonitori
che accompagneranno tali eventi: “Subito
dopo la tribolazione di quei giorni, il
sole si oscurerà, la luna non darà più il suo splendore, le stelle cadranno dal
cielo e le potenze dei cieli saranno scrollate. Allora apparirà nel
cielo il segno del Figlio dell'uomo; e allora tutte le tribù della terra
faranno cordoglio e vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nuvole del cielo
con gran potenza e gloria” Matteo 24:29-30. Perché Gesù ci ha fatto sapere che un giorno Egli
ritornerà? certamente perché vuole che la sua chiesa lo aspetti, perché ci ha
fatto sapere quali sono i segni che precederanno tale evento? certamente per
essere pronti a tale meraviglioso avvenimento, ed ecco perché Gesù
aggiunge “Così
anche voi, quando vedrete tutte queste cose, sappiate che egli è vicino,
proprio alle porte” Matteo 24:33. Abbiamo detto prima che è una grave imprudenza non
accorgersi o essere superficiali riguardo alle promesse di Dio e ai segni
premonitori che li accompagnano e oggi più che mai dobbiamo fare il punto della
situazione, i tempi sono maturi, i segni sono evidenti, Gesù è alle porte sta
per tornare, non possiamo certamente dire il giorno e l’ora perché sicuramente
sbaglieremo come hanno sbagliato tutti coloro che nel tempo si sono cimentati
in questa avventura, ma una cosa è certa, Gesù è molto più vicino di quanto noi
stessi immaginiamo. Sia di monito per
ogni credente la parabola che Gesù ha raccontato riguardo alle dieci vergini in
Matteo 25:1-13.
3) NON RICONOSCERE L’AUTORITÀ DÌ GESÙ
Certo
viene un po’ da sorridere ai ragionamenti dei discepoli all’affermazione di
Gesù «Guardatevi bene dal lievito dei farisei e dei
sadducei» e
sicuramente qualcuno penserà “se fossi stato al loro posto non avrei fatto
questo plateale errore”. Gesù, giustamente, ha di che dolersi di tali pensieri,
considerando appunto che avevano constatato la potenza che era racchiusa sotto
forma d’uomo, per ben due volte avevano visto la potenza di Dio all’opera nella
moltiplicazione dei pani e dei pesci. Gesù fa bene a chiamarli “gente di poca
fede” perché non avevano ancora capito con chi avevano a che fare, seguivano lo seguivano e ancora non avevano ancora compreso che Lui era il Messia, vedevano
dei miracoli e non riuscivano a comprendere che Gesù era la massima espressione
dell’autorità Divina in quanto figlio di Dio, lo sentivano parlare e non
comprendevano che davanti a loro cera la sapienza di Dio fatta carne. Dicevo
prima, ci viene da sorridere leggendo questo passo ma non comprendiamo che il
comportamento di tanti cristiani oggi è molto simile a quello dei discepoli di
ieri, infatti diciamo di avere conosciuto il Padre e poi non comprendiamo
l’immensità del suo amore dimenticandoci che possiamo rivolgerci a Lui per ogni
nostro problema e ricevere risposta; diciamo di avere conosciuto Gesù e non
comprendiamo appieno la portata del suo sacrificio per noi trascurando che ci
ha fatti diventare figli di Dio; diciamo di avere conosciuto lo S. Santo e la
sua potenza e non comprendiamo la portata della sua opera nella nostra vita a
tal punto che con la nostra tiepidezza lo contrastiamo e lo contristiamo,
diciamo di appartenere alla chiesa di Dio e trascuriamo gli obblighi che
abbiamo preso davanti a Dio per essa: “Il mio popolo perisce per mancanza di
conoscenza. Poiché tu hai rifiutato la conoscenza, anch'io rifiuterò di averti
come mio sacerdote; poiché tu hai dimenticato la legge del tuo Dio, anch'io
dimenticherò i tuoi figli” Osea 4:6.
CONCLUSIONE
In
conclusione possiamo dire che il passo letto è attuale ancora oggi, pur non
avendo più i farisei e i sadducei in mezzo a noi, lo spirito che animava loro,
serpeggia ancora oggi fra il popolo di Dio, pertanto cerchiamo di svegliarci, la
parola di Dio parla chiaro, è giunto il tempo di mettere al primo posto Gesù, è
giunto il momento che gli riconosciamo che la sua parola non è parola d’uomo ma
è la parola fatta carne Giovanni 1:14 “E la Parola è diventata carne …” e che
alla sua parola ogni cosa è.
A Dio sia la lode.
GIACOMO
ACETO
sabato 21 giugno 2014
PICCOLI FANCIULLI
“In quel tempo Gesù prese a dire: «Io ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché così ti è piaciuto” Matteo 11:25-26
Cosa c’è di più bello sapere che il nostro Dio, non ha grandi pretese per coloro che diventano suoi figlioli, nel verso che abbiamo letto, Gesù parla di piccoli fanciulli a cui sono rivelate le verità celesti a discapito di quanto si ritengono, forse anche ha ragion veduta considerando gli studi che hanno fatto, dei letterati , dei sapienti pieni di ogni intelligenza. Il problema è questo tipo di sapienza il più delle volte porta a diventare dei miscredenti, degli atei irrecuperabili. È bene chiarire che questo non vuol dire incentivare l’ignoranza ma solamente dare all’intelligenza e alla scienza la giusta collocazione. Dio non ha bisogno di tali persone, anche se la salvezza è pure per loro, il nostro Dio ha bisogno di persone che si sappiano piegare davanti alla vera sapienza, alla vera intelligenza e alla vera grandezza, con quella umiltà che fa dire – ORA SO CHE SOLO TU O SIGNORE SAI OGNI COSA -.
ACETO GIACOMO
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