Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce(Gesù), affinché tutti credessero per mezzo di lui. Giovanni 1:7
sabato 9 novembre 2013
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DAI IL TUO TEMPO A DIO
“E tu, quando dici
che non lo scorgi, la tua causa gli sta davanti; sappilo aspettare!” Giobbe 35:14
Giobbe ha tanto imparato
dall’esperienza negativa che Dio ha permesso nella sua vita, Giobbe ha anche
tanto da insegnarci se permettiamo alla parola di Dio di penetrare in noi e
portare frutto. In questo verso Eliu dice una grande verità , Dio non si
dimentica della sua creatura, certo a volte permette la prova nella nostra
vita, ma ogni cosa è sotto il suo controllo; certo il dolore e la sofferenza a
volte raggiungono livelli oltremodo alti, ma la sua parola è diretta, senza se
e ma “E tu, quando dici che non lo scorgi, la tua causa
gli sta davanti ..”
Questa è la grande verità che l’uomo deve imparare, Dio
ha a cuore la nostra sorte, basta avere fede e avere pazienza di saper
aspettare.
Stai passando un momento felice? Dai gloria a Dio per
la sua benedizione.
Stai passando un momento della tua vita in cui
vorresti che il terreno si aprisse per inghiottirti, devi solo ripetere a te
stesso, Dio non mi abbandona “ … sappilo
aspettare!”
GIACOMO
ACETO
venerdì 1 novembre 2013
SEGUIRE GESÙ
Luca 5:27-32
“27 Dopo queste cose, egli uscì e
notò un pubblicano, di nome Levi, che sedeva al banco delle imposte, e gli
disse: «Seguimi». 28 Ed egli, lasciata ogni cosa, si alzò e si mise a
seguirlo. 29 Levi gli preparò un grande banchetto in casa sua; e una
gran folla di pubblicani e di altre persone erano a tavola con loro. 30
I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai discepoli di Gesù: «Perché
mangiate e bevete con i pubblicani e i peccatori?» 31 Gesù rispose loro:
«Non sono i sani che hanno bisogno del medico, bensì i malati. 32 Io non
sono venuto a chiamare dei giusti, ma dei peccatori a ravvedimento».”
Gesù ha da poco iniziato il suo ministerio terreno e
come si vede dai versetti che precedono il testo preso in esame, ha cominciato
a chiamare i suoi discepoli. Pietro, Giacomo e Giovanni avendo visto la pesca
miracolosa che Gesù aveva loro donato, dice la scrittura che “lasciarono ogni cosa e lo seguirono”.
Ora è il turno di Levi, che poi conosceremo come l’apostolo Matteo colui a cui avrebbe affidato
la redazione del primo dei Vangeli. Levi, come abbiamo visto, era un pubblicano,
cioè uno di coloro che riscotevano le tasse per conto dei Romani, ecco perché
giustamente non era ben visto dai suoi stessi concittadini e quindi considerato
alla stessa stregua di un pagano e di un peccatore. Ma Gesù và ben oltre
l’esterno, Lui vede l’interno dell’uomo e sa cosa in realtà ogni uomo nasconde
nel suo intimo. Al mormorio dei farisei e dei loro scribi dice il racconto che
Gesù rispose: «Non sono i
sani che hanno bisogno del medico, bensì i malati. Io non sono venuto a chiamare dei giusti, ma
dei peccatori a ravvedimento».”. Gesù ha visto in Levi il futuro apostolo
Matteo. Quello che però ci interesserà in questa riflessione è prendere spunto
dalla pronta risposta di Levi per capire come bisogna seguire Gesù.
1) SEGUIRE
GESÙ VUOL DIRE LASCIARE OGNI IMPEDIMENTO
All’affermazione di Gesù “seguimi” vediamo che Levi lascia ogni cosa per seguirlo. Certamente
Levi aveva sentito parlare di Gesù, le voci su di Lui correvano veloci, la
pesca miracolosa, il lebbroso guarito miracolosamente, il paralitico portato
dai sui quattro amici davanti a Lui guarito e così in forze che si carica il
lettuccio e va via, sono tutti miracoli che non passavano inosservati, ma lui
ha ben altro da fare, ha i suoi interessi da curare, ha dei padroni che non
vuole dispiacere, ha una vita tutta sua da vivere, e non ha il tempo di fare
come tanti altri che corrono dietro a questo nuovo personaggio anche se tanto
interessante. Quella mattina si alza e come ogni mattina va al sedersi al banco
delle imposte per fare il suo dovere,ma qualcosa di inaspettato quel giorno
succede, Gesù passa proprio davanti al posto dove lui sedeva e stranamente gli
dice: “seguimi” . Levi poteva anche
rifiutare quell’invito, poteva continuare i suoi affari, ma attratto fortemente
dal maestro dice che “ lasciata ogni cosa, si alzò e si mise a
seguirlo”. Quello che è importante sottolineare è quel lasciata ogni cosa,
infatti non poteva seguire Gesù e contemporaneamente mettere al primo posto i
suoi affari, doveva fare una scelta e la preferenza è stata per Gesù. Seguire Gesù vuol dire comprendere quali sono
le priorità che devono influenzare le nostre scelte, in Giosuè 24:15 leggiamo:
“E se vi sembra sbagliato servire il
SIGNORE, scegliete oggi chi volete servire: o gli dèi che i vostri padri
servirono di là dal fiume o gli dèi degli Amorei, nel paese dei quali abitate;
quanto a me e alla casa mia, serviremo il SIGNORE»”. Mettere al primo posto
Gesù vuol dire considerarlo così importante che niente potrà indurci a essere
altrove quando Egli è presente e vuole parlare al nostro cuore, quando Egli è
presente e sta facendo opere strabilianti, quando Egli è presente e vuole
mostrarci il suo amore.
2) SEGUIRE
GESÙ VUOL DIRE DESIDERARE DÌ AVERLO VICINO PER OFFRIRGLI IL MEGLIO.
Subito dopo vediamo che Gesù è a casa di Levi,
infatti la scrittura ci dice: “Levi gli
preparò un grande banchetto in casa sua”. Certamente quella mattina aveva
seguito Gesù, aveva sentito il suo parlare e l’aveva visto all’opera, ora
poteva anche smettere di seguirlo per andare a curare i suoi affari, ma Levi
non si sente sazio, vuole stare ancora col maestro, vuole ancora godere della
sua presenza, sentire ancora la sua parola, voleva ancora essere influenzato
positivamente dal suo carisma, voleva che Gesù restasse ancora con lui, ecco
che dimenticando ogni impegno e rotto ogni indugio lo invita a casa sua e gli
prepara “un grande banchetto”. È
bello puntualizzare quel “grande”, come dire che non gli presentò a tavola
qualche pietanza fatta al momento , ma aveva l’onore di mettere davanti a Gesù
una tavola imbandita con tante pietanze succulente preparate apposta per
quell’ospite tanto importante. A Gesù dobbiamo dare il meglio di noi e non il
superfluo o a volte anche lo scarto. In Malachia
1:7-8 leggiamo: “Voi offrite sul mio altare cibo contaminato,
ma dite: "In che modo ti abbiamo contaminato?" L'avete fatto dicendo:
"La tavola del SIGNORE è spregevole".
Quando offrite in sacrificio una bestia cieca, non è forse male? Quando
ne offrite una zoppa o malata, non è forse male? Presentala dunque al tuo
governatore! Te ne sarà egli grato? Ti accoglierà forse con favore?» dice il
SIGNORE degli eserciti”. Mettere al primo posto Gesù, seguirlo, vuol dire
considerarlo così importante da aprirGli la porta della nostra vita per
offrirgli la primizia del nostro tempo e il posto d’onore nel nostro cuore.
3) SEGUIRE
GESÙ VUOL DIRE AVERE DESIDERIO DÌ CONDIVIDERLO CON ALTRI
È importante sottolineare che Levi non si limita a
fare solo un grande banchetto a Gesù, ma leggiamo che: “una gran folla di pubblicani e di altre persone erano a tavola con
loro”. Levi sente un così grande onore e una così immensa gioia nell’ospitare il grande
Maestro che non può fare a meno di
condividerla con i sui amici e conoscenti; il testo afferma che era “una gran folla”, Levi aveva tanti amici
e conoscenti, tutti peccatori come lui o forse anche più o meno di lui, ma
questo non importava, se Gesù lo aveva accettato ma ancor di più lo aveva
chiamato e sicuramente non si sarebbe fatto scrupolo a sedere a tavola con
tanti altri peccatori come lui e non si sbagliava perché Gesù dice: “Io non sono venuto a chiamare dei giusti, ma
dei peccatori a ravvedimento»”. L’apostolo Paolo trovandosi davanti al re
Agrippa, raccontando come aveva incontrato Gesù sulla via di Damasco, afferma
come subito sentì il dovere di testimoniare la salvezza ricevuta affermando Atti
26:20 “ma, prima a quelli di Damasco,
poi a Gerusalemme e per tutto il paese della Giudea e fra le nazioni, ho
predicato che si ravvedano e si convertano a Dio, facendo opere degne del
ravvedimento”. Mettere al primo posto Gesù vuol dire gioire della sua
grazia ma anche gioire nel farlo conoscere a quanti ancora non lo hanno
conosciuto come noi. Nel giorno della pentecoste sappiamo che tutti furono
ripieni dello S. Santo, e se prima erano paurosi ora avevano la gioia e
l’ardire di scendere fra la folla e parlare di Gesù e della salvezza tramite la
sua morte e resurrezione. Sempre l’apostolo Paolo afferma in 1Corinzi
9:16-17 “Perché se evangelizzo, non
debbo vantarmi, poiché necessità me n'è imposta; e guai a me, se non
evangelizzo! Se lo faccio volenterosamente, ne ho ricompensa; ma se non lo
faccio volenterosamente è sempre un'amministrazione che mi è affidata”.
Ricordiamoci che grande gioia nel condividere la salvezza, ma è anche un grande
dovere che Dio ci ha affidato.
CVONCLUSIONE
Come abbiamo letto Gesù dice: “Io non sono venuto a
chiamare dei giusti, ma dei peccatori a ravvedimento»”. Levi era quel
peccatore chiamato da Gesù, i suoi amici erano dei peccatori amati da Gesù,
ogni uno di noi è quel peccatore a cui Gesù dice “seguimi” , come vogliamo reagire a una così grande chiamata, ci
voltiamo dall’altro lato?, mostriamo indifferenza?, poniamo davanti alla
chiamata di Gesù tanti ma e tanti se? Oppure ci alziamo di scatto pronti a
rispondere eccomi Signore la mia casa e il mio cuore ti appartengono?
Salmo 95:1-3
Venite, cantiamo
con gioia al SIGNORE,
acclamiamo alla
rocca della nostra salvezza!
Presentiamoci a lui
con lodi,
celebriamolo con
salmi!
Poiché il SIGNORE è
un Dio grande,
un gran Re sopra
tutti gli dèi.
A Dio sia la gloria.
GIACOMO ACETO
martedì 29 ottobre 2013
VIVA DIO!
Gesù gli disse:
"Oggi la salvezza è entrata in questa casa, poiché anche questo è figlio
d'Abramo; perché il Figlio dell'uomo è venuto per cercare e salvare ciò che era
perduto" (Luca 19:9-10)
Sono stato e mi ritengo ancora un'artista, pittore, scultore, amante dell'arte e studioso di quest'ultima tanto da diventare un insegnante per più di trent'anni. Ma come tutti gli artisti ero di animo inquieto e amavo le cose "trasgressive". Avendo frequentato scuole di artisti avevo provato (parlo di quasi 50 anni fa) già le droghe, quando in Italia erano solo "agli albori", ero un bevitore e commettevo molte "stranezze". Facevo il fumettista perché rendeva bene, anche se i soggetti che illustravo erano a sfondo erotico; mi ero sposato con una donna che amavo e amo tutt'ora ed ero comunista sfegatato, volevo che il mondo diventasse "rosso". Ma il mio cuore non era in pace. Sebbene fossi un bestemmiatore pensavo che se Dio esisteva , avrei dovuto trovarlo. Provai con delle sedute spiritiche e festini nei cimiteri, ma tutto questo non fece che accrescere il mio peso. Rifiutavo la religione per definizione, andavo nelle chiese quando non vi erano funzioni e dicevo a Dio: "dove sei?". Un giorno passando per una via del centro vidi una piccola vetrina dove vi era appeso un manifesto su cui era scritto: "Dio ti cerca: lasciati trovare".Con un gesto di sfida entrai dicendo: "eccomi qua!". Trovai alcuni giovani che mi testimoniarono della loro conversione a Cristo; io replicavo con aria di sufficienza nelle mie convinzioni di ateo comunista/artista, ma quelle parole incisero il mio cuore. Dio mi aveva parlato per bocca di quei giovani, me ne andai col mio eschimo, era sabato e per tutta la settimana non riuscii a dormire, sentivo che Dio mi aveva chiamato, ma avevo paura, anche perché mi sentivo quello che ero, un peccatore perduto. Tornai il sabato dopo, in quel piccolo negozio adattato a salottino dove vi erano radunati un manipolo di giovani che vedevo diversi. Loro dicevano che avevano incontrato Gesù e che li aveva salvati. Guardai attentamente il loro incontro, alla fine pregarono. Mi chiesero se volevo partecipare, poi, una ragazza, mi disse sottovoce: "chiedi perdono a Gesù dei tuoi peccati". Sentivo una presenza bellissima in quel luogo. Non ero capace di pregare, chiesi a Dio veramente per la prima volta di perdonarmi tutto quello che ero e avevo fatto e in quel momento sentii una gioia immensa nel mio cuore, volevo dire qualcosa, ma le uniche cose che avevo detto nella mia vita erano parolacce e bestemmie riguardo a Dio, esplosi dalla contentezza dicendo: "viva Dio!". Non stavo nella pelle, tornai a casa giubilando tanto che mia moglie si spaventò, conoscendomi sentirmi parlare di Dio, di salvezza, ma dopo qualche settimana anche lei trovò la salvezza in Cristo Gesù. E' inutile dire che il Signore mi ha liberato dalla mia vecchia vita ed ora sono un figlio di Dio salvato per grazia. CercaLo e Lui si farà trovare!
www.parolediovita.org
mercoledì 23 ottobre 2013
VIA LARGA O VIA STRETTA?
"Entrate per la
porta stretta, poiché larga è la porta e spaziosa è la via che conduce alla
perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa. Stretta invece è la porta
e angusta la via che conduce alla vita e pochi sono quelli che la trovano" (Matteo 7:13-14)
Discutendo, spesso sentiamo affermazioni dì questo tipo:
"A ciascuno la sua verità!" o "ha trovato la sua via ed è quella
giusta" e cose simili o affini. Riguardo al nostro destino dopo la
morte,quindi eterno, la Bibbia ci rivela tutt'altra verità. Le vie non sono
tutte percorribili per trovare la verità e non esistono migliaia di verità "assolute"
e sicuramente valide. Ma come dice il verso sopra riportato ne esistono per
l'uomo solo due. La via larga....e la via stretta.... Essere vecchio o giovane,
istruito o ignorante,ricco o povero,bianco o nero "buono" o
"cattivo", religioso o agnostico, un bravo padre o madre ecc. per il
Signore non conta nulla o quasi. Dio non a salva per categorie, o meriti
personali, o appartenenza a gruppi o chiese o filosofie, ma solo se siamo nella
via "giusta". Potremmo affermare che ogni uomo
"naturalmente"si trova sempre nella "via larga". "La
via larga" è quella dove apparentemente ci troviamo bene, dove non dobbiamo
abbandonare nulla o confessare niente delle proprie cattive abitudini ne il
proprio orgoglio ne presunzione. Soprattutto è una strada molto frequentata
forse dalla maggioranza", e si sa, la maggioranza "ha sempre
ragione". Ma la Parola ci dice le questa via larga ci porta lontano da Dio
alla perdizione e quindi inevitabilmente alla dannazione. l'altra via la
"Stretta" meno attraente e apparentemente invitante,è sicuramente in
controtendenza e meno frequentata,perché i compromessi, i conformismi, le
ipocrisie la falsità, l'orgoglio, il tradimento, non possono
"passare" per quella via. Nella via stretta sebbene l'ingresso è
gratis, non facile entrare, perché è talmente stretta e angusta che dobbiamo lasciare
fuori le nostre pretese e i nostri bagagli ingombranti dati dal nostro orgoglio
e la nostra “capacità di cavarsela da soli”. Ma questa è l'unica via che ci porta
alla vita e alla salvezza e si entra uno alla volta, mai in gruppo ed ha un
nome: GESÙ . Io sono la via la venia e la vita, nessuno va al Padre se non per
mezzo di me".
In quale via sei?
www.paroledivita.org
martedì 22 ottobre 2013
LA FORZA DELLA CHIESA
Atti 4:8-22
“ 8Allora Pietro, pieno di Spirito Santo,
disse loro: «Capi del popolo e anziani, 9 se oggi siamo esaminati a
proposito di un beneficio fatto a un uomo infermo, per sapere com'è che
quest'uomo è stato guarito, 10 sia noto a tutti voi e a tutto il popolo
d'Israele che questo è stato fatto nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, che
voi avete crocifisso, e che Dio ha risuscitato dai morti; è per la sua virtù
che quest'uomo compare guarito, in presenza vostra. 11 Egli è "la pietra che è stata da voi costruttori
rifiutata, ed è divenuta la pietra angolare". 12 In nessun
altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia
stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati». 13
Essi, vista la franchezza di Pietro e di Giovanni, si meravigliavano, avendo
capito che erano popolani senza istruzione; riconoscevano che erano stati con
Gesù e, 14 vedendo l'uomo che era stato guarito, lì presente con loro,
non potevano dir niente in contrario. 15 Ma, dopo aver ordinato loro di
uscire dal sinedrio, si consultarono gli uni gli altri dicendo: 16 «Che
faremo a questi uomini? Che un evidente miracolo sia stato fatto per mezzo di
loro, è noto a tutti gli abitanti di Gerusalemme, e noi non possiamo negarlo. 17
Ma, affinché ciò non si diffonda maggiormente tra il popolo, ordiniamo loro con
minacce di non parlar più a nessuno nel nome di costui». 18 E, avendoli
chiamati, imposero loro di non parlare né insegnare affatto nel nome di Gesù. 19
Ma Pietro e Giovanni risposero loro: «Giudicate voi se è giusto, davanti a Dio,
ubbidire a voi anziché a Dio. 20 Quanto a noi, non possiamo non parlare
delle cose che abbiamo viste e udite». 21 Ed essi, minacciatili di
nuovo, li lasciarono andare, non trovando assolutamente come poterli punire, a
causa del popolo; perché tutti glorificavano Dio per quello che era accaduto. 22
Infatti l'uomo in cui questo miracolo della guarigione era stato compiuto aveva
più di quarant'anni”.
Da molte parti si alzano regolarmente voci di
lamento a causa della situazione di debolezza cronica che la chiesa vive da
svariati decenni e non possiamo che prendere atto che un fondo di verità è
presente in questa latente e serpeggiante insoddisfazione. La chiesa nel tempo
è cresciuta, non conta più un numero esiguo di persone, ha a sua disposizione
molti mezzi che in passato erano impensabili, come la radio, la televisione,
internet, per non parlare delle disponibilità economiche che sono ben diverse
di quelle a disposizione dei primi cristiani permettendoci di avere a
disposizione quanto di più sofisticato e veloce offre la società. Se facciamo però
un’analisi sincera non possiamo non invidiare quella travolgente forza che
distingueva la chiesa primitiva da quella attuale. Sorge spontanea una domanda,
in cosa erano diversi quei pionieri della fede? Certamente se si aprisse un
dibattito tutti avremmo da dire la nostra e sicuramente la discussione sarebbe
tanto accesa e appassionata ma quello che deve destare interesse non sono le
belle parole o le frasi tuonanti bensì i fatti reali che fanno la differenza.
Nel passo citato, molto noto perché è l’epilogo della conosciutissima storia dello
zoppo della “porta bella”, possiamo trovare dei preziosi spunti che fanno la
differenza fra un cristiano vero e forte e uno debole e fragile, facendoci
comprendere come Dio vuole che sia il vero cristiano.
1)
L’APPARTENENZA
Al verso tredici leggiamo “Essi, vista la franchezza di Pietro e di Giovanni, si meravigliavano,
avendo capito che erano popolani senza istruzione; riconoscevano che erano
stati con Gesù”. Analizzando il versetto, tre cose risaltano:
a)
Vista
la franchezza:
Franchezza
sta per un parlare schietto, disinvolto e senza timore di sorta. I capi del
popolo avevano notato che il loro parlare non corrispondeva al fatto che “erano popolani senza istruzione”.
b)
Si
meravigliarono:
I capi
del popolo, sentendoli parlare “si meravigliavano”,
perché dicevano delle cose e esternavano una conoscenza che andava aldilà delle
loro reali possibilità. “Quando
vi condurranno per mettervi nelle loro mani, non preoccupatevi in anticipo di
ciò che direte, ma dite quello che vi sarà dato in quell'ora; perché non siete
voi che parlate, ma lo Spirito Santo” Marco 13:11.
c)
Riconoscevano
che erano stati con Gesù:
questa è
l’affermazione più bella che potevano fare i capi del popolo, infatti
riconoscevano che quei “popolani senza
istruzione” erano stati con Gesù e che Lui era stato il loro maestro.
Alla luce di quanto sottolineato possiamo già trarre
una prima verità, la forza della chiesa sta nello stare a contatto con Gesù
affinché Lui possa influenzare positivamente la nostra vita al punto che gli
altri riconoscano in noi qualcosa di diverso e si possano meravigliare.
2)
L’EVIDENZA
Al verso sedici leggiamo “Che faremo a questi uomini? Che un evidente miracolo sia stato fatto
per mezzo di loro, è noto a tutti gli abitanti di Gerusalemme, e noi non possiamo
negarlo”.
Ciò che distingueva i primi cristiani era il fatto
che non erano solo parlatori, ma i fatti dimostravano la reale capacità che
avevano a loro disposizione. Ciò che Dio vuole dalla sua chiesa non è una bella
disquisizione teologica ma vera espressione della sua potenza. I capi religiosi
che inquisivano la nascente chiesa erano in evidente imbarazzo dalla limpidezza
del miracolo “Che faremo a questi uomini?”,
la verità dei fatti non poteva essere negata, la notizia e la realtà di quanto
era avvenuto rimbombava più dei tuoni nella tempesta e ciò li rendeva forti
agli occhi del popolo e dei loro capi “In
verità, in verità vi dico che chi crede in me farà anch'egli le opere che
faccio io; e ne farà di maggiori, perché io me ne vado al Padre” Giovanni
14:12. I grandi risvegli che sono
sorti nella storia della chiesa, sono caratterizzati dalla presenza di grandi
uomini di Dio accompagnati da potenti messaggi e da opere potenti. L’apostolo Paolo in 1Corinzi 2:3-5
affermava: “Io sono stato presso di voi
con debolezza, con timore e con gran tremore; la mia parola e la mia
predicazione non consistettero in discorsi persuasivi di sapienza umana, ma in
dimostrazione di Spirito e di potenza, affinché la vostra fede fosse fondata
non sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio”. Ecco
perché oggi più che mai la chiesa ha bisogno di vera santificazione e tanta
preghiera al fine di poter arrivare alla statura di veri uomini di Dio.
Domandiamoci, qual è il segno che la chiesa sta lasciando nella società odierna?
E ancora, quale sono i segni evidenti che il cristiano sta lasciando al suo
passaggio e attorno a se? Ancora oggi è necessario che la società possa dire
con meraviglia “e noi non possiamo
negarlo”.
3)
L’UBBIDIENZA
Al verso diciannove leggiamo: “
Ma Pietro e Giovanni risposero loro: «Giudicate voi se è giusto, davanti a Dio,
ubbidire a voi anziché a Dio”.
Ciò che caratterizzava qui primi cristiani e che
erano pronti anche a morire pur di non dispiacere Dio, la storia del
cristianesimo nascente è caratterizzata da veri cristiani pronti a tutto pur di
non dispiacerLo. La scia del loro sangue è tanto lunga quanto dolorosa ma
niente e nessuno ha potuto piegarli alla disubbidienza. Domandiamoci, chi erano
quei martiri, quegli eroi della fede? Erano gente comune, ma anche ladri
prostitute e quant’altro offre il panorama della società, e che prima di
conoscere la salvezza in Cristo, tutto sognavano tranne di pagare con la vita
il volere obbedire a Dio. La qualità per eccellenza che Dio cerca nel cristiano
e che sia disposto ad ubbidirlo pienamente. Ricordiamoci che il primo peccato
dell’umanità fu la disubbidienza, pertanto chi si ravvede deve imparare a non
disubbidire per compiacere a pieno il Suo volere. In 1Samuele 15:22-23 troviamo scritto “Samuele disse: «Il SIGNORE gradisce forse gli olocausti e i sacrifici
quanto l'ubbidire alla sua voce? No, l'ubbidire è meglio del sacrificio, dare
ascolto vale più che il grasso dei montoni; infatti la ribellione è come il
peccato della divinazione, e l'ostinatezza è come l'adorazione degli idoli e
degli dèi domestici. Poiché tu hai rigettato la parola del SIGNORE, anch'egli
ti rigetta come re»”, e ancora in Ebrei 5:7-8 “Nei giorni della sua carne, con alte grida e con lacrime egli offrì
preghiere e suppliche a colui che poteva salvarlo dalla morte ed è stato
esaudito per la sua pietà. Benché fosse Figlio, imparò l'ubbidienza dalle cose
che soffrì”, facendoci comprendere quanto è importante per Dio la nostra
ubbidienza, ma ancor di più come Dio benedice una chiesa e un credente disposto
a ubbidirlo, infatti poco dopo, quando si radunarono insieme, Dio concede una
benedizione cosi forte e particolare che, dice il testo, il luogo tremò.
CONCLUSIONE
Forse anche noi qualche volta ci siamo domandati
perché c’e tanta differenza fra la chiesa primitiva e quella moderna e forse la
conclusione è stata che così è perché così deve essere, ma ricordiamoci che la
potenza del nostro Dio non è e non può essere messa minimamente in discussione,
allora certamente dobbiamo convenire che siamo noi diversi. Il nostro vivere la
fede deve assomigliare quanto più a quello dei primitivi cristiani, essi
venivano riconosciuti tali perché nel loro modo di parlare e di pensare mostravano
il maestro, nel loro modo di agire lasciava un segno indelebile e in ultimo,
nel loro modo di avere timore dell’Eterno compiacevano a pieno la volontà di
Dio. Possiamo stare certi che se queste qualità si trovano in noi, sicuramente
vedremo tremare i luoghi dove stiamo, ma ancor di più vedremo tremare le forze
del male.
A Dio sia la lode.
GIACOMO ACETO
lunedì 21 ottobre 2013
SPIGHE O PAGLIA
"...Che ha da
fare la paglia con il frumento? Dice l'Eterno" (Geremia 23:28)
Nel dopoguerra ci si arrangiava come meglio si poteva. Nel
periodo della mietitura, per esempio, si andava a spigolare nei campi, ma solo
dopo che i contadini avevano ultimato il raccolto. Spigolare significava andare
in cerca delle singole spighe sparse qua e là. Avevamo una sacca modificata a mo
di borsone per contenerle; infatti dopo averle individuate bisognava
stritolarle in mano e staccarne la paglia. Facevo questo lavoro insieme ai miei
due fratelli minori, Ciro ed Alfio.
Ciro ubbidiente e volenteroso, Alfio testardo e ribelle.
Tuttavia proprio Alfio riusciva a riempire tutta la sacca. Al tramonto portavamo
il tutto al fattore, il quale controllava il lavoro e ci pagava. Una sera,
vuotando le sacche, risultò che, come era successo altre volte, quella di Alfio
conteneva più paglia che grano. Per questo venne punito! Come credente devo
chiedermi: "Che cosa stiamo mettendo nelle nostre sacche? Che cosa
porteremo davanti al Signore?,Le nostre tradizioni, la religiosità, le superstizioni,
le formalità (la paglia) oppure avremo la fede pura e le opere sante compiute
nel nome di Gesù (il grano)?" Riflettiamo. Signore non può essere
ingannato dall'apparenza delle nostre sacche!
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giovedì 10 ottobre 2013
IL SARTO PERSONALE DI ADAMO
Il Signore fece ad Adamo e a sua moglie delle tuniche di
pelle, e li vestì. (Genesi 3:21)
Pochi versetti prima leggiamo che Adamo si è reso conto, per
la prima volta, di essere nudo. Chiaramente si tratta di una nudità morale,
della brutta sensazione di non essere più pulito; è una sensazione del tutto
nuova che Adamo non avvertiva affatto prima di macchiarsi col peccato. Ora
scopriamo che il Signore in persona si mette a fare il sarto! La Bibbia precisa
che volle fare ad Adamo e sua moglie delle tuniche di pelle.
Questo ci porta a due considerazioni.
Prima di tutto notiamo l'amore e la premura di Dio che, nonostante
il peccato, continua ad amare il peccatore e a interessarsi a lui. L'eterno e
onnipresente Iddio si mette a fare un vestito per coprire le Sue creature
preferite. In secondo luogo, per fare le tuniche di pelle ovviamente dovette
sacrificare uno o due animali. E questo è un fatto estremamente ricco dì
significati simbolici: per coprire esseri umani peccatori è stato versato del
sangue di un animale innocente. Non si può non pensare al santo Agnello di Dio
che è stato offerto sulla croce per espiare i nostri peccati e rivestirci della
Sua giustizia. Il Signore stesso si occupa di coprire il peccato, e la
conseguente nudità morale dell'uomo: "Guarda, io ti ho tolto di dosso la
tua iniquità e ti ho rivestito di abiti- magnifici" (Zaccaria 3:4).
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martedì 1 ottobre 2013
LA SAGGEZZA CHE VIENE DALL'ALTO
Giacomo 3:13-18
“Chi
fra voi è saggio e intelligente? Mostri con la buona condotta le sue opere
compiute con mansuetudine e saggezza. Ma se avete nel vostro cuore amara
gelosia e spirito di contesa, non vi vantate e non mentite contro la verità.
Questa non è la saggezza che scende dall'alto; ma è terrena, animale e
diabolica. Infatti dove c'è invidia e contesa, c'è disordine e ogni cattiva
azione. La saggezza che viene dall'alto, anzitutto è pura; poi pacifica, mite,
conciliante, piena di misericordia e di buoni frutti, imparziale, senza
ipocrisia. Il frutto della giustizia si semina nella pace per coloro che si
adoperano per la pace”.
Leggere lo scritto dell’apostolo
Giacomo vuol dire farsi un bagno nella concretezza e nella vitale pratica della
Parola di Dio, infatti egli scrive: “Ma
mettete in pratica la parola e non ascoltatela soltanto, illudendo voi stessi”Giacomo 1:22, attestando che non mettere in
pratica ciò che leggiamo nella Parola di Dio vuol dire illudere se stessi.
L’apostolo Giacomo afferma che ci sono due tipi di saggezza, umana e quella che
scende dall’alto, cioè la saggezza di Dio. Affermare che abbiamo la saggezza di
Dio e poi avere in sé amare gelosie e spirito di contesa è un controsenso in
quanto nella saggezza che proviene da Dio non possono esistere queste pessime
qualità. Dio è amore e tutto ciò che procede da Lui ha come essenza l’amore e
esterna amore, al contrario tutto ciò che procede dalla nostra carnalità è
intriso di peccato e corruttibilità e quindi è terrena, animale e diabolica, esternando invidia, contesa,
disordine e ogni cattiva azione.
Ciò di cui sarà oggetto la nostra
meditazione sarà il versetto diciassette quando parla della sapienza che
procede dall’alto e dalle caratteristiche che deve possedere, qualità che
devono fare parte del vero cristiano, infatti il verso inizia dicendo la saggezza che viene dall'alto, anzitutto è:
1)
È PURA
Dire che la saggezza di Dio è
pura vuol dire che non ha in sé nessun elemento di inquinamento e non potrebbe
essere diversamente. Quando si parla di inquinamento, il nostro pensiero corre
a ciò che usualmente chiamiamo inquinamento atmosferico, cioè tutto ciò che
l’azione dell’uomo ha aggiunto all’atmosfera originale e pura che il nostro Dio
ha creato pulita per noi. In qualunque parte del globo terrestre ormai troviamo
tracce di inquinamento e difficilmente potremmo respirare aria sana e pura come
agli albori della creazione. È comprensibile come la saggezza che Dio ci
fornisce non può contenere in sé nessun elemento di inquinamento perché in Dio
troviamo l’estrema purezza e quando ci viene riversata dobbiamo esternarla con
quella genuinità che la contraddistingue. Essa ci viene donata pura e tale deve
restare “Le mosche morte fanno puzzare e
imputridire l'olio del profumiere: un po' di follia guasta il pregio della
saggezza e della gloria” Ecclesiaste 10:1.
2)
È PACIFICA
Affermare che la saggezza di Dio
è pacifica non può dare adito a diverse interpretazioni, infatti come abbiamo
letto nel testo, lo spirito di contesa fa parte della sfera umana, tant’è che la storia dell’umanità è solcata da
innumerevoli e sanguinose guerre. La genesi ci parla del primo conflitto
dell’umanità che è sfociato nell’uccisione, quello di Caino e Abele. Molto
chiarificatrici sono le parole che Dio rivolge a Caino poco prima di commettere
l’azione meno pacifica dell’umanità: “Il SIGNORE disse a Caino: «Perché sei
irritato? e perché hai il volto abbattuto? Se agisci bene, non rialzerai il
volto? Ma se agisci male, il peccato sta spiandoti alla porta, e i suoi
desideri sono rivolti contro di te; ma tu dominalo!»” Genesi 4:6-7. Dio vuole che nella quotidianità il
cristiano possa esprimere la natura pacifica di Dio che ha messo in noi con la
sua sapienza, non possiamo permetterci il contrario.
3)
È MITE
Possimo affermare per assurdo che
si può essere pacifici ma nello stesso tempo non essere miti, sembra
un’assurdità ma se riflettiamo può succedere. Essere mite (dal lat. Mitis) vuol
dire etimologicamente essere tenero, maturo come un frutto che giunge a piena maturità
e tale ci vuole fare diventare Dio riversando in noi la sua saggezza. La
saggezza di Dio in noi, deve portare come risultato un cambiamento nel nostro
carattere, trasformandoci in esseri benevoli, dolci, clementi, comprensivi e pazienti “Il
servo del Signore non deve litigare, ma deve essere mite con tutti, capace di
insegnare, paziente”
2Timoteo 2:24.
4)
È CONCILIANTE
La parola conciliante viene da conciliare che in
latino voleva dire mettere insieme due parti opposte per far si che trovino un
accordo, da questo deduciamo che essere concilianti vuol dire essere disposti a
mettersi in gioco anche a costo di rivedere le proprie posizioni affinché si
arrivi e si mantenga un clima di pace e serenità: “e a chi vuol litigare
con te e prenderti la tunica, lasciagli anche il mantello. Se uno ti costringe
a fare un miglio, fanne con lui due” Matteo 5:40-41.
Il vero cristiano non può e non deve vivere immerso
in un ambiente di continua lotta e di scontro, ma grazie alla sapienza di Dio
può e deve essere accomodante, a volte arrendevole, disposto a
cedere per arrivare a un accordo di pace. “Ma
il fratello processa il fratello, e lo fa dinanzi agl'infedeli. Certo è già in
ogni modo un vostro difetto che abbiate fra voi dei processi. Perché non patite
piuttosto qualche torto? Perché non patite piuttosto qualche danno? Invece
siete voi che fate torto e danno; e per giunta a dei fratelli. Non sapete che
gl'ingiusti non erediteranno il regno di Dio?” 1Corinzi 6:6-9
5)
È PIENA DÌ MISERICORDIA E DÌ
BUONI FRUTTI
Parlando di misericordia non
possiamo non ricordare la storia raccontata da Gesù del buon samaritano che usò
misericordia verso quell’uomo vittima dei ladroni, briganti che lo avevano
lasciato quasi morto nella strada che scendeva da Gerusalemme a Gerico. Se
vogliamo descrivere la misericordia piena di frutti basta descrivere ciò che ha
fatto quel samaritano per quello sconosciuto, con quale amore lo ha curato
salvandogli la vita, se vogliamo un esempio del contrario basta guardare come
si comportò un sacerdote prima e un levita dopo e abbiamo il perfetto esempio
di una spietata indifferenza. Se veramente la saggezza di Dio è in noi,
dobbiamo maturare frutti degni di tale parola e manifestare frutti di vera
misericordia. Ricordiamoci che se il nostro Dio non fosse stato compassionevole
con noi, sicuramente non ci sarebbe stata la grazio che ci permette di
chiamarci figli di Dio. “Egli dunque si
alzò e tornò da suo padre; ma mentre egli era ancora lontano, suo padre lo vide
e ne ebbe compassione: corse, gli si gettò al collo, lo baciò e ribaciò”
Luca 15:20.
6)
È IMPARZIALE
Essere imparziale vuol dire
prendere delle decisioni o assumere delle posizioni senza farsi influenzare da
forze estranee o da simpatie e antipatie personali. Certo non è facile
raggiungere un alto grado di imparzialità, tanto più che come uomini il nostro
giudizio e le nostre prese di posizioni sono sempre influenzate dalla nostra
carnalità, ma se veramente lasciamo che la saggezza di Dio regni nella nostra
vita, sicuramente potremmo maturare quell’imparzialità che è la caratteristica
che contraddistingue il nostro Dio. Lui è imparziale e tale vuole che noi
diventiamo.
“E
se invocate come Padre colui che giudica senza favoritismi, secondo l'opera di
ciascuno, comportatevi con timore durante il tempo del vostro soggiorno
terreno”
1Pietro 1:17
7)
È SENZA IPOCRISIA
Gesù molte volte rivolse agli
scribi e ai farisei tale appellativo aggiungendo sempre “guai a voi ..”. essere ipocriti vuol dire essere attori,
impersonare un personaggio che non è il nostro e tali erano gli scribi e i
farisei che si mostravano come il meglio della religiosità ma dentro erano
peggio degli altri: “Guai a voi, scribi e
farisei ipocriti, perché siete simili a sepolcri imbiancati, che appaiono belli
di fuori, ma dentro sono pieni d'ossa di morti e d'ogni immondizia”
Matteo 23:27. Avere in noi la
saggezza di Dio vuol dire non essere bugiardi, manifestare sempre coerenza, esprimere
all’esterno una santità non finta ma vera ed efficace, non impersonare il
personaggio del cristiano ma essere un vero cristiano, perché se così non fosse
stiamo certi che quel “guai a voi
..” riferito agli scribi e ai farisei sicuramente un giorno Dio lo
rivolgerà a noi.
CONCLUSIONE
All’inizio abbiamo letto una domanda: “Chi fra voi è saggio e intelligente?
Dio vuole che diventiamo saggi e intelligenti, ecco perche vuole metterci in
condizioni di diventarlo. riversando in noi la sua infinita saggezza. Da soli è
scontato che non possiamo farcela perché umani e peccatori, ma con il suo aiuto
c’è speranza di vedere realizzare quel cambiamento che ci porterà a diventare
ogni giorno più simili a Lui e vedere crescere in noi il frutto di tale
sapienza.
“Or a colui che può, mediante la
potenza che opera in noi, fare infinitamente di più di quel che domandiamo o
pensiamo, a lui sia la gloria nella chiesa, e in Cristo Gesù, per tutte le età,
nei secoli dei secoli. Amen”
Efesini 3:20-21
A Dio sia la lode
GIACOMO ACETO
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domenica 29 settembre 2013
IL FOGLIETTO
"Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Sarà forse la tribolazione,
l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?" (Romani
8:35)
Un maestro, dopo aver insegnato al suo discepolo tutto
quello che doveva sulla vita, nel separarsi da lui, gli disse: "Mio amato
discepolo, ti ho insegnato tutte le cose necessarie per avere successo nella
vita; tuttavia, voglio darti quest'ultimo regalo", e gli consegnò un pezzo
di carta arrotolata. Poi aggiunse: "Quando passerai i momenti pii tristi
della tua vita,
leggi il foglietto. Quando ti troverai in problemi e
sentirai di non farcela più, leggi il foglietto. Quando ti sentirai incompreso
e solo, leggi il foglietto. Quando ti sentirai la persona più felice della
terra e non ti mancherà niente, leggi il foglietto. Quando ti troverai nei
momenti più angosciosi della vita, leggi il foglietto". A quel punto, il
discepolo incuriositosi, srotolò il foglietto, e lesse: "Solo l'amore di
Dio è eterno, non esiste niente che duri per sempre!"
Uno dei principali problemi che abbiamo noi, esseri umani, è
che diamo dimensioni di eternità ai problemi e crediamo che staranno sempre
con noi. Quando abbiamo un problema molto serio, invece, dobbiamo ricordare e
convincerci che passerà e, che se c'è qualcosa che dura per sempre, è solo
l'amore di Dio. Benché ci siano situazioni molto dure e tristi per tutti,
dobbiamo sapere che passeranno, e che la vita andrà avanti, come ha fatto dalla
creazione del mondo e come continuerà a farlo fino a che termini.
Ricordiamo: non saremo mai abbandonati dal nostro Creatore,
e niente ci potrà allontanare dai suoi pensieri!
vww.piuchevincitori.com
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