domenica 19 agosto 2012

Perché non lo fai anche tu?


"Ma io sono un verme e non un uomo; il vituperio degli uomini e disprezzato dal popolo"
(Salmi 22:6)

"Ma Dio manifesta il suo amore verso di noi in questo che, mentre eravamo ancora peccatori,
Cristo è morto per noi"
(Romani 5:8)


IL VERME AFFERRATO
Un indigeno del Centro America aveva trovato la pace in Dio. La sua vita era cambiata da una depravazione fatta di sbornie e infedeltà a una di vera soddisfazione e pace, e parlava a tutti della sua salvezza e di quello che Gesù Cristo aveva fatto per lui. Non gli importava dove stesse né chi lo stesse vedendo o ascoltando. Testimoniava a tutti della sua conversione. Un giorno un suo amico gli domandò: "Perché parli tanto di Gesù?" L'indigeno non rispose immediatamente, ma cominciò a raccogliere dei rametti e delle foglie secche che collocò a cerchio. Poi prese un venne, lo mise nel centro del cerchio, e infine appiccò il fuoco alle foglie. Il fuoco lentamente avanzava verso il centro, avvici­nandosi al verme che, disperato, alzò la testa come per respirare un po' d'aria fresca, come se sapesse che il suo unico aiuto sarebbe venuto dall'alto. Infine si chinò, stese un dito, e il verme vi si aggrappò. Fu così che il verme fu tirato fuori dal fuoco. L'indigeno spie­gò all'amico: "E' proprio quello che Cristo Gesù ha fatto per me. Io ero prigioniero del vizio e del peccato e non c'era via d'uscita per me. Avevo cercato dì sal­varmi a tutti i costi, ma invano. Allora il Signore si chinò verso di me e mi stese la sua mano. L'unica cosa che dovetti fare, per essere tirato fuori dal male, fu di aggrapparmi a Lui. Per questo non posso fare a meno di raccontare quello che Gesù ha fatto per me. Certo che quell'indigeno descrisse alla perfezione ciò che Cristo può e vuole fare per ognuno dì noi! Senza Gesù siamo prigionieri. Ammettiamolo, non è vero quando diciamo: il giorno che deciderò di lasciare il vizio, ci riuscirò subito!" Cristo ci sta vicino per stenderci la mano. Dobbiamo solo aggrapparci a Lui. Quest'uomo lo fece e trovò salvezza e pace. Milioni di persone l'hanno fatto, perché non lo fai anche tu?

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venerdì 17 agosto 2012

A chi stai gridando ....!


Le grida che la schiavitù strappava loro salirono a Dio. Dio udì i loro gemiti.
(Esodo 2:23-24)


UN DIO CHE ODE
A volte ci sembra che le nostre preghiere o le nostre sofferenze non escano dalla nostra stanza o dal nostro letto di dolore. Ci sentiamo soli e abbandonati alla nostra miseria.
Questo sarà stato il sentimento di tanti Ebrei pii, schiavi in Egitto per secoli, in attesa di un liberatore che sembrava non arrivare mai. Ma il versetto di oggi ci ricorda che le loro grida "salirono a Dio" e che "Dio udì i loro gemiti". Più avanti scopriremo che Dio non si è limitato all'ascolto, ed è intervenuto per liberarli miracolosamente. È già una grande consolazione sapere che non siamo soli e che Dio è attento a quel che soffriamo. Ci fa bene sapere che non va persa nessuna delle nostre lacrime o delle nostre grida.
Il Dio della Bibbia non è come le immagini dipinte o scolpite che "...hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono, hanno orecchi e non odono, hanno naso e non odorano, hanno mani e non toccano, hanno piedi e non camminano, la loro gola non emette alcun suono" (Salmo 115).
Il nostro Dio è vivente e onnisciente e si cura di tutti i credenti che soffrono. Quando si rivelò al persecutore dei cristiani Saulo da Tarso, gli disse: "Io sono Gesù, che tu perseguiti", come a dire "Chi tocca i Miei figli perseguita Me".
Non a caso il Nuovo Testamento dice a tutti noi credenti: "Voi siete il corpo di Cristo" (1 Corinzi 12:27)

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mercoledì 15 agosto 2012

15 Agosto (assunzione) verità ... o ...menzogna?

L'assunzione di Maria al cielo... la verità per eccellenza o una grossa invenzione umana?
Prima di rispondere precipitosamente, vi invito a fare una piccola ricerca storica personale e poi confrontare il tutto con la verità per eccellenza, la verità biblica.


Oggi, il 15 agosto, oltre a festeggiare il giorno di vacanza per eccellenza all’ interno del periodo di ferie, si celebra la festa dell’ Assunzione della Vergine Maria, la festa della Madonna di mezzo agosto, secondo un preciso rituale di comportamenti e convinzioni, che trovano riscontro nell’ antico proverbio: trascorso il mese di agosto, è l’inizio dell’inverno.
La famosa festa di Ferragosto dell’ Assunta al Cielo, è stata stabilita per il 15 agosto dal PAPA Nicolò I (SANTO), eletto nell’ 858 e morto nell’ 867.
Le feste di ferragosto furono fatte coincidere, dal cristianesimo, con quella dell’ Assunta, unendo riti sacri e profani nelle manifestazioni popolari. La celebrazione dell’ Assunta ha origine dal titolo DORMITIO (sonno) attribuito al passaggio, dalla vita terrena a quella eterna, di Maria Vergine, per volere divino, impossibilitata ad essere soggetta alla morte, perché libera dal peccato originale. Questa verità è stata proclamata dogma di fede, da Pio XII (Eugenio Pacelli: 1876/1958), il primo novembre del 1950.
tratto da :
http://lineaitalia.wordpress.com/2007/08/15/che-cosa-e-il-ferragosto/

martedì 14 agosto 2012

QUESTA STORIA È VERA




“QUAL CENTO …”
Nella sua giovinezza Pedro era stato un gran camminatore. Dalla Nicaragua egli scendeva nella Costarica, portando la sua chitarra, pernottando dovunque lo coglievano le tenebre, rallegrando i casolari sperduti nelle campagne solitarie con le canzoni che cantava accompagnandosi con la chitarra. Era veramente un buontempone ed era ovunque ben accetto.
Un giorno egli incontrò un ragazza che gli piacque a prima vista. In brevissimo tempo, egli la portò all'altare e la sposò, la qual cosa chiaramente mostrava che fondamentalmente egli era un giovane dabbene, perché la cerimonia nuziale era da molti considerata non del tutto necessaria.
Non passò molto tempo che entrambi si resero conto di essere stati, in molte cose, tagliati dallo stesso ceppo: Pedro possedeva un temperamento furioso, mentre Placida non era affatto come il suo nome. La vita matrimoniale era spesso molto burrascosa. Pedro, vagabondando attorno, aveva ve-duto che le altre donne non si adiravano con lui quando egli sostava un po' più a lungo davanti al bicchiere di vino … Comunque egli era sempre ritornato a colei che gli piaceva più di tutte.
Dal suo canto, Placida era stata centinaia di volte sul punto di lasciarlo e di andarsene per la sua via; ella anche avrebbe potuto trovarsi un altro hombre che probabilmente l'avrebbe trattata più gentilmente. Era stato forse quel « chissà » a trattenerla. Ella amava il suo viejito ( vecchio) più di qualsiasi altro uomo, nonostante le battiture e tutto. Perciò le ferme risoluzioni della sera svanivano al mattino davanti alla faccia timida del suo uomo. In questo modo gli anni passarono, cinque in tutto, finché le cose raggiunsero un apice.
Pedro era stato assente da casa diversi giorni. Ella non aveva idea dove egli fosse stato. Una sera egli era tor¬nato a casa sobrio. Il fatto era in se stesso un grande evento; ma per il modo di pensare di Placida era come se una sfortuna peggiore gli fosse caduta addosso. Subito appena entrato in casa, egli le aveva detto che era divenuto un evangelico. « Un evangelico? Che cosa significa mai? ». Chiese ella. « Come, un protestante, donna! Non sai forse che cosa significhi un protestante? Ho incontrato un uomo che mi ha detto cose che non avevo mai udite, e ce le ho tutte scritte in questo libro ».
Placida ne aveva sopportate tante e lo aveva sempre perdonato; ma questo era il colmo, la fine di tutto. Era già tanto male avere un marito ubriacone, collerico, disonesto negli affari, ma un protestante poi ... ah, no! Non poteva più convivere con lui. L'indomani avrebbe raccolto le sue cose e lo avrebbe abbandonato. Ma l'indomani ella rimandò la partenza di un giorno o due: c'era del bucato da fare e doveva fare in modo di lasciare la casa in ordine. Bisogna dire che Placida era una brava donna di casa. Questo contrattempo le permise di notare che qualche cosa era avvenuta in Pedro, un qualche cosa che aveva fatto di lui un altro uomo: non era più impaziente, non bestemmiava più e non faceva tutte le cose che di male faceva prima. Qualche cosa era successo che lo aveva cambiato. Che cos'era? Ora le carte si erano voltate; lei era divenuta la tiranna, mentre il marito sorbiva silenziosamente i suoi rimbrotti. Le cose raggiunsero il limite quando, vedendo che egli rispondeva al male con il bene, ella decise di venire a capo del mistero. Una sera ella gli disse: « Non andrai a dormire finché non mi avrai spiegato che cosa realmente significhi questo evangelio (Vangelo)che tu possiedi ».
Era certamente più facile per Pedro cantare accompagnandosi con la sua chitarra che mettersi a spiegare il Vangelo. Comunque, egli prese la sua Bibbia, gliene lesse alcuni brani e li commentò come meglio poté. L'esito fu che il parlare biblico piacque anche a Placida, la quale decise di unirsi a Pedro nella sua fede e nella sua gioia.
La loro divenne una casa cristiana. Pedro e Placida vivevano in un luogo solitario, ed i vicini più prossimi erano loro inimichevoli per il fatto ch'essi avevano lasciato la religione dei padri ed erano divenuti eretici.
Venne il periodo in cui il sacerdote effettuava il suo giro annuale 'o semi-annuale di visite. Egli si portò anche nelle vicinanze della casa di Pedro. Era quello il tempo dei battesimi, delle cresime, e delle celebrazioni delle messe per le anime dei defunti. Quelle visite erano molto redditizie per il sacerdote.
Avvenne che i vicini di Pedro, nonostante fossero fortemente cattolici ed attendessero ossequiosamente il sacerdote, si trovassero impreparati ed a corto di cibo quando questi giunse. Decisero perciò di andare a bussare alla casa di Pedro per qualche prestito di vivande. Don Abel Gongales, il capo della famiglia vicina, non fece menzione al sacerdote del fatto che Pedro era un eretico protestante; ma non appena arrivarono, la prima cosa che il sacerdote vide fu una Bibbia sul tavolo. Pedro era assente; fu donna Placida a fare gli onori di casa. Quando Pedro arrivò, fu grandemente meravigliato nel vedere chi fossero i suoi visitatori. Egli diede loro il benvenuto e per eccesso di ospitalità, si dichiarò indegno dell'onore della visita del reverendo. Il sacerdote non fu entusiasta di trovarsi fra eretici, specialmente per il fatto che era impreparato per sostenere un contraddittorio. Quelle semplici persone erano state ammaestrate alla fonte della sapienza ed il sacerdote non poté controbattere ì chiari insegnamenti dei versetti che Pedro gli citò, perciò s'infuriò e uscì rabbiosamente dalla casa. No, egli non poteva trattenersi un minuto di più con quelle persone dannate, dannate dalla testa ai piedi. Il suo compagno comunque non la pensava così. « Padre », gli disse, « questa è una bella opportunità per insegnare a queste persone la vera fede e mostrar loro le loro vie errate. Dovreste trattenervi a parlare con loro ». Ma il sacerdote non volle sentire ragione e se ne andò via. Don Abel Gonzales sconvolto da ciò che era accaduto e giudicando che il sacerdote aveva perduto una grande opportunità per convertire gli eretici, i soli nei dintorni, cominciò a riflettere e a domandarsi come mai quelle persone ignoranti avessero potuto mettere a tacere il sacerdote. « Che cosa è questo evangelio che essi posseggono? Debbo scoprirlo », fu la sua decisione.
E la fine interessante di questa storia, malgrado essa non sia ancora del tutto finita, è che Don Abel Gonzales scopri il mistero ed ora egli possiede lo stesso Salvatore di Don Pedro. Questi due uomini sono gli anziani della Chiesa Evangelica di Guanacaste. Don Pedro canta ancora accompagnandosi con la sua chitarra, ma canta i cantici di Sion, nella sua casa, e precisamente nella cucina, dove si tengono le riunioni settimanali, alle quali intervengono i vicini e tutti assieme formano un bel gruppo di gente che si raduna per adorare Iddio. Un missionario in visita ebbe recentemente l'alto privilegio di ministrare loro la Parola di Dio. Un numero maggiore di persone si raccolsero in quella circostanza, alla sera, dopo le fatiche del giorno. Mentre al di fuori il vento ululava, dentro l'umile cucina il cielo s'avvicinava agli uomini. Il missionario riferì che fu del tutto una grande esperienza per lui ascoltare Pedro cantare accompagnandosi con la chitarra.
In quella località remota alle pendici di un vulcano spento, nel Guanacaste, questo gruppo di persone semplici ed umili, adora Iddio in spirito e verità. Gesù, il quale ha fatto la promessa di essere fra i due e i tre radunati nel Suo nome, è con loro ed i loro cuori ardono mentr'Egli apre loro le Scritture. Questo gruppo forma una chiesa ed essi sentitamente pregano, affinché Dio conceda loro al più presto un pastore. Nel loro zelo, hanno già tracciato un vasto itinerario, per portare il Vangelo in località remote dove nessuno lo ha mai annunziato.

Tratto da Risveglio Pentecostale del 1963, N°2-3 Febbraio-marzo

sabato 11 agosto 2012

IL GIORNO IN CUI LA FOGNA SI OTTURÒ


"Purificami con issopo,  e sarò puro; lavami, e sarò più bianco della neve. Dio, crea in me un cuore puro" (salmi 51 7,10)


Era una tranquilla serata in famiglia e, come ogni sera, dopo cena, Marilena e Giacomo si misero sul divano per rilassarsi con qualche bel programma alla TV.
All'improvviso un rumore forte e strano li fece bal­zare in piedi. Dai bagni, gabinetti, lavelli e qualun­que cosa connessa agli scarichi, cominciarono a fuoriuscire getti di acque putride. Fu qualcosa di terribi­le in quella casa nuova, pulita e confortevole. Era successo che la fognatura di quella zona si era ottura­ta, e tutta la sporcizia usciva da dove trovava sfogo. Se c'è qualcosa di spiacevole e di ripugnante che può capitarci, è l'otturazione degli scarichi in casa. Se la rottura o il blocco di una fogna produce odori sgradevoli e viste ripugnanti, come sarà il giorno in cui Dio rivelerà la "sporcizia" che c'è nel cuore di molti uomini? Quanta meschinità, viltà, bassezza e infamia sarà costretto a vedere! Grazie a Dio la società che ci circonda è ricca di persone con anime pulite e belle, persone che hanno un cuore puro e la cui anima è sana. Tuttavia tante altre persone invece vivono nell'adulterio, nell'ipocrisia, negli imbrogli e nelle calunnie!
Tutti desiderano vivere in una casa pulita e profu­mata. Perché allora non desiderare anche un'anima pulita, e un cuore puro? Cristo può fare quella puli­zia! Consegniamogli il nostro cuore, e Lui col suo prezioso sangue, renderà la nostra anima più bianca della neve.

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lunedì 6 agosto 2012

Un sobbalzo e la tua vita può finire.....


“Tirami fuori dal pantano, perché non vi affondi, e fa' che sia liberato da quelli che mi odiano e dalle acque profonde. Non mi sommerga la corrente delle acque, non m'inghiottisca l'abisso, non chiuda il pozzo la sua bocca su di me'”    (Salmo 69:14-15)


ARIA PAZIENZA E FEDE
Il lavoro era difficile e pericoloso, ma José Galvan, di quarantanove anni e padre di tre figli, era abitua­to a farlo e non aveva paura. Infatti erano ormai venti anni che lavorava come palombaro sulle coste
del Venezuela. Quel giorno José era sceso ventisei metri sotto la superficie dell'acqua per rinforzare i cavi di appoggio di un immenso tubo di cemento, quando improvvisamente ì cavi cedettero ed il tubo, che pesava circa venti tonnellate, colpì il casco di ferro di Galvàn affondando quest'ultimo negli abis­si. Questo casco non proteggeva solo la testa dal palombaro, ma anche í tubi dì gomma, che somministravano l'ossigeno vitale per Galvàn. José Galvàn non poteva muoversi. Era intrappolato, completamente indifeso ed immobile, nella profon­dità dell'oceano. Quasi immediatamente cominciò l'operazione di salvataggio. Passarono tre ore prima che Galvàn fosse liberato e portato in superficie. Quando Galvàn raccontò quello che aveva conti­buito a salvargli la vita, disse: "Ho chiesto a Dio che non mi mancasse aria, pazienza e fede." È difficile concepire una situazione più esasperante di questa. Che cosa possiamo fare quando ogni speranza è sva­nita? Pregare e chiedere a Dio fede e fiducia, pazienza, come fece Galvan per riuscire a respirare anche nei momenti più difficili. E, quando meno ce lo aspettiamo, se non perdiamo la fede, Dio ci farà trovare sulla nostra strada la soluzione. Non perdiamo mai la fede.
Cristo aspetta che ci rivolgiamo a Lui, perché vuole rialzarci dall' abisso dei nostri problemi.


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giovedì 2 agosto 2012

DIO TI ASCOLTA


"Poiché ti sei infuriato contro di me, e la tua insolenza è giunta ai miei orecchi, ti metterò il mio anello alle narici, il mio morso in bocca e ti farò tornare per la strada per la quale sei venuto."
(Isaia 37.29)


Un uomo, che lavorava nella stazione ferroviaria, lasciò cadere un pacchetto pesante sul piede ed incominciò a bestemmiare.
Una piccola bambina, che vide l'accaduto, disse all'uomo: "Per favore, signore, non dica tali cose; non sa che Dio la sta ascoltando?"
Tali parole risuonarono nella mente dell'uomo per tutto il giorno e la notte, toccarono il Suo cuore al punto che l'uomo si convertì al Signore.
Come usiamo le nostre labbra, per maledire e disonorare il nome di Gesù, o per glorificarLo?
Dio ci ascolta, il Suo cuore si rallegra con le nostre parole e la nostra bocca che canta inni e lodi per Lui o si rattrista per il nostro comportamento che lo disonora. Dio è il nostro migliore amico, è sempre pronto ad ascoltarci, la Sua presenza riempie la nostra vita di una gioia indescrivibile, per questo Egli è degno di essere lodato con la nostra bocca.
A volte passiamo tutto il giorno silenziosi, amareggiati, nella solitudine come se a nessuno importasse dei nostri problemi mentre vicino a noi c'è qualcuno pronto ad ascoltarci e a dirci con tenera voce:
"Parla con me, sono qui, voglio sentire ognuna delle tue parole, ho risposte a tutte le tue inquietudini." Ricorda il tuo migliore Amico è sempre vicino, pronto ad ascoltarti e ad aiutarti.

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domenica 29 luglio 2012

ENTRARE NEL RIPOSO DÌ DIO



                  
 Ebrei 4:1-16 
1 Stiamo dunque attenti: la promessa di entrare nel suo riposo è ancora valida e nessuno di voi deve pensare di esserne escluso. 2 Poiché a noi come a loro è stata annunziata una buona notizia; a loro però la parola della predicazione non giovò a nulla non essendo stata assimilata per fede da quelli che l'avevano ascoltata. 3 Noi che abbiamo creduto, infatti, entriamo in quel riposo, come Dio ha detto: «Così giurai nella mia ira:"Non entreranno nel mio riposo!"» E così disse, benché le sue opere fossero terminate fin dalla creazione del mondo. 4 Infatti, in qualche luogo, a proposito del settimo giorno, è detto così: «Dio si riposò il settimo giorno da tutte le sue opere»; 5 e di nuovo nel medesimo passo: «Non entreranno nel mio riposo!» 6 Poiché risulta che alcuni devono entrarci, e quelli ai quali la buona notizia fu prima annunziata non vi entrarono a motivo della loro disubbidienza, 7 Dio stabilisce di nuovo un giorno - oggi - dicendo per mezzo di Davide, dopo tanto tempo, come si è detto prima: «Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori!»
8 Infatti, se Giosuè avesse dato loro il riposo, Dio non parlerebbe ancora d'un altro giorno. 9 Rimane dunque un riposo sabatico per il popolo di Dio; 10 infatti chi entra nel riposo di Dio si riposa anche lui dalle opere proprie, come Dio si riposò dalle sue. 11 Sforziamoci dunque di entrare in quel riposo, affinché nessuno cada seguendo lo stesso esempio di disubbidienza. 12 Infatti la parola di Dio è vivente ed efficace, più affilata di qualunque spada a doppio taglio, e penetrante fino a dividere l'anima dallo spirito, le giunture dalle midolla; essa giudica i sentimenti e i pensieri del cuore.
13 E non v'è nessuna creatura che possa nascondersi davanti a lui; ma tutte le cose sono nude e scoperte davanti agli occhi di colui al quale dobbiamo render conto. 
<Gesù, nostro sommo sacerdote>
14 Avendo dunque un grande sommo sacerdote che è passato attraverso i cieli, Gesù, il Figlio di Dio, stiamo fermi nella fede che professiamo. 15 Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non possa simpatizzare con noi nelle nostre debolezze, poiché egli è stato tentato come noi in ogni cosa, senza commettere peccato. 16 Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ottenere misericordia e trovar grazia ed essere soccorsi al momento opportuno.

Scorrendo lungo il capitolo appena letto, due versetti hanno catturato la mia attenzione e precisamente il v. 10 e 11 che parlando di un riposo sabatico per il popolo di Dio, dice che “chi entra nel riposo di Dio si riposa anche lui dalle opere proprie, come Dio si riposò dalle sue”  e ancora incitandoci ad entrare in questo riposo dice: “Sforziamoci dunque di entrare in quel riposo, affinché nessuno cada seguendo lo stesso esempio di disubbidienza”. Pertanto è importante entrare in questo ristoro “il riposo di Dio” perché non solo attesta la nostra completa ubbidienza al Padre, ma ci da inoltre la possibilità di riposarci dalle nostre opere.

IL RIPOSO DELL’UOMO E IL RIPOSO DÌ DIO
Prima di entrare nell’argomento, è bene chiarire che riposo vuol dire dare uno stacco per un periodo di tempo dal lavoro e da tutte le sue conseguenze. Un detto mondano dice che il lavoro è una maledizione, e in realtà se proprio non vogliamo chiamarla maledizione, possiamo chiamarlo punizione di Dio. Infatti se andiamo un po’ indietro nel tempo, al momento del peccato dei nostri progenitori Adamo ed Eva, notiamo alcuni versetti che dicono: “Ad Adamo disse: «Poiché hai dato ascolto alla voce di tua moglie e hai mangiato del frutto dall'albero circa il quale io ti avevo ordinato di non mangiarne, il suolo sarà maledetto per causa tua; ne mangerai il frutto con affanno, tutti i giorni della tua vita. Esso ti produrrà spine e rovi, e tu mangerai l'erba dei campi; mangerai il pane con il sudore del tuo volto, finché tu ritorni nella terra da cui fosti tratto; perché sei polvere e in polvere ritornerai»” Genesi 3:17-19.  L’affanno del lavoro, le spine e i triboli del terreno, essere abbassato al rango di animali mangiando l’erba dei campi, il sudarsi il tozzo di pane per nutrirsi, sono tutto frutto del peccato. Il giorno che l’uomo ha peccato, si è allontanato da Dio, scacciato dal paradiso terrestre per entrare nell’affanno della quotidianità, ha sperimentato e tramandato alla propria discendenza cosa vuol dire ribellione a Dio e schiavitù del peccato.  Dio, al popolo di Israele da per la prima volta l’ordine di riposarsi il settimo giorno, il cosiddetto   “Shabbat”, ordine perentorio che troviamo tra i dieci comandamenti, il trasgressore veniva punito con la morte. Perché Dio ha voluto il riposo per l’uomo? Certamente per dare uno stacco dalla fatica, anche per far si che in quel giorno di riposo si potesse studiare la legge di Dio e riflettere bene sugli insegnamenti che Dio ha impartito, ma c’è un altro motivo ben più importante e lungimirante, perché se è vero che la legge è l’ombra dei futuri beni, il riposo a cui Dio mira è sicuramente bel più previdente, l’obbiettivo a cui Dio vuole arrivare è farci conoscere il riposo che Gesù ci offre, donandoci la salvezza per grazia “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo” Matteo 11:28, come dire: venite a me tutti voi che siete stanchi e oppressi dalla situazione e dagli effetti del peccato, e io (Gesù, il redentore, il Figlio di Dio) te ne trarrò fuori dandoti un altro  Eden, non terrestre ma spirituale ed eterno, in cui potrai gustare il vero riposo o vero stacco dalle fatiche che il peccato ha introdotto.

L’IMPORTANZA DÌ ENTRARE NEL RIPOSO DÌ DIO
Al verso 11, lo scrittore dice: “Sforziamoci dunque di entrare in quel riposo..”, affermando cosi quanto è importante per l’uomo entrarvi, nel caso di caduta, incredulità o di continua ribellione a Dio, il risultato è un allontanamento totale e definitivo dal riposo eterno che è stato preparato nel regno di Dio.
Lo scrittore pone enfasi su ciò che è capace la parola di Dio, essa è paragonata ad una spada a doppio taglio, così affilata da poter penetrare tra la giunzione dell’anima dallo spirito, le giunture dalle midolla, l’unica capace di giudicare i sentimenti e i pensieri del cuore. Nessun uomo che non faccia di tutto per entrare nel riposo di Dio, troverà scampo, e nessuno potrà accampare scuse per la propria pigrizia, il risultato sarà solo uno   “Allora dirà anche a quelli della sua sinistra: "Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli!” Matteo 25:41.  (Es. ANANIA E SAFFIRA)

FIDUCIA TOTALE IN GESU’
Come abbiamo accennato prima, solo Gesù può darci il vero riposo, infatti al verso 16 è scritto: “Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ottenere misericordia e trovar grazia ed essere soccorsi al momento opportuno”. Chiaramente quando dice di accostarci con piena fiducia al trono della grazia, ci sta dicendo di accostarci a Gesù, il nostro sommo sacerdote, che ora è alla desta del Padre e che è assiso sul suo meraviglioso trono, simbolo di regalità e di potere, oggi anche di grazia. L’atto di accostarci al trono di grazia, mette in evidenza il sottomettersi umilmente e volontariamente alla perfetta volontà di Dio, chiedendo perdono e indulgenza per una vita di ribellione. Ciò che prima era impossibile oggi è una realtà certa, il vero riposo è ora a nostra disposizione e ciò ci produrrà misericordia, grazia e soccorso, onde per misericordia dobbiamo intendere quel sentimento di compassione per la miseria altrui, compassione che ha avuto Gesù per noi peccatori vedendoci aggravati e stanchi; la grazia e da intendere come quell’abbuono che si fa a un condannato a morte, infatti dice la scrittura “tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio”- Romani 3:23, agli occhi di Dio ogni uomo è reo di peccato (ribellione) e quindi degno di morte, ma Gesù ha messo in campo l’arma per eccellenza contro la morte La grazia. In ultimo otteniamo soccorso, e qui mi viene in mente la parabola del buon samaritano, l’unico che prestò soccorso al povero derelitto viandante assalito dai briganti che lo spogliarono, lo ferirono e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Gesù in questa parabola sta presentando se stesso che ha misericordia del povero viandante e gli presta necessari e vitale soccorso anche a costo di rimetterci di tasca sua Luca 10:25-37.

CONCLUSIONE

Arrivando alla fine e dovendo concludere, è bello rimarcare l’inizio dello scritto “Stiamo dunque attenti”, infatti lo scrittore sapendo l’importanza del soggetto che tratterà, cerca di catturare l’attenzione di quanti leggeranno, affinché possano mettere attenzione e alla fine attuare e realizzare quanto viene enfatizzato. È bello capire della grazia di Dio, ma non basta comprenderla, dobbiamo farla nostra e  vegliare di non scadere da essa, ma restare fedele a Dio fino alla fine.
Dio ci benedica!

                                                                             ACETO GIACOMO

giovedì 26 luglio 2012

Il matrimonio... deve finire per forza?


"Perciò l'uomo lascerà il padre e la madre, e si unirà con la pro­pria moglie, e i due diventeranno una sola carne" Così non sono più due, ma una sala carne; quello dunque che Dio ha unito
insieme, l'uomo non lo separi".
(Matteo 19:5-6)


QUANDO NON C'È ALTERNATIVA
Viaggiarono ottomila chilometri su di un cammello attraversando il deserto del Sahara, dalla Mauritania fino al fiume Nilo, i coniugi Asher e raccontarono le tremende difficoltà del viaggio nel libro "Due contro il Sahara". Nessun occidentale aveva osato farlo prima; lo spaventoso deserto, col suo incredibile caldo, trasformò quello che sembrava essere un'avventura favolosa in un'odissea desolante. Ma realizzarono il viaggio e, alla fine della loro avventura poterono descrivere come era cambiato il loro rapporto, con queste parole: "Di due persone che eravamo in Mauritania, quando arrivammo al Nilo eravamo fusi in una sola."
Dì solito le difficoltà separano le coppie, ma nel caso di Michael e Maria fu diverso; le contrarietà indicibili e le angosce di quei mesi di incertezza rafforzarono la loro unione! Che cosa ha permesso ciò? Che c'è nel deserto che manca nelle situazioni quotidiane della nostra vita? Sicuramente dobbiamo ammettere che, nel deserto, per i coniugi non c'era alternativa diversa da quella di stare insieme. Erano da soli e nell'afflizione, dovevano trovare il coraggio nel reciproco affetto e sostegno. Invece, molti di noi siamo pronti a trovare subito un'alternativa facile. Se il matrimonio non funziona bene, divorziamo invece di cercare di risolvere i problemi.
Cristo nella nostra casa ci aiuterà a realizzare stabilità familiare e risolvere i conflitti.
Se facciamo di Lui il Signore della nostra vita, lo sarà anche del nostro matrimonio e ci assicurerà la sua durata e serenità nel tempo.

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lunedì 23 luglio 2012

NESSUNO È INDIPENDENTE



"In Cristo Gesù, nostro Signore, abbiamo la libertà e l'accesso a Dio" (Efesini 3:12)


Si dice che una regione ai confini dell'antica Roma, ogni volta che era attaccata dal nemico, chiedesse a Roma di venire in suo aiuto. Roma puntualmente le rispondeva di unirsi all'Impero Romano, in quel modo nessun nemico avrebbe osato più attaccarla. Ma la piccola regione, molto fiera di sé, rispondeva sempre: "Vogliamo essere autonomi. Non desideria­mo perdere la nostra identità".
C'era un giovane, innamorato di sé stesso. I suoi genitori erano benestanti e il ragazzo aveva tutto. L'unica restrizione era che, finché viveva sotto il tetto paterno, doveva adattarsi al regolamento della casa. Un giorno il ragazzo decise di abbandonare la casa. Raccolse qualche vestito e tutto il denaro pos­sibile e, a mezzanotte, sparì.
Mentre ebbe denaro, ebbe amici; ma quando il dena­ro finì, perse gli amici, e si ritrovò nella miseria più assoluta.
Un giorno, lavando i piatti in un ristorantino, si ricordò che a casa di suo padre aveva di tutto, e per un momento pensò di ritornarci. Che cosa fare? Adattarsi alle restrizioni o morire di fame con la sua indipendenza?
La lezione è chiara. Per orgoglio, la regione ai con­fini di Roma veniva sconfitta. Per lo stesso motivo, il giovane ricco moriva di fame. Quale legge vige qui? La legge della dipendenza. Lo vogliamo o no, dipendiamo dal favore del Creatore. Quando cer­chiamo di fare come vogliamo, noi perdiamo la libertà.
Dio non è un despota, Egli è un Padre che vuole il meglio per i figli. Ritorniamo a casa, non respingia­mo l'aiuto divino!

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