giovedì 19 gennaio 2012

QUANTE VOLTE VOGLIAMO CONTINUARE A SBAGLIARE?

"Gesù disse loro: non errate voi per questo, che non conoscete le Scritture ne la potenza di Dio?" (Marco 12:24)

"Commettere errori è umano!" Questa è la formula con la quale spesso ci si giustifica per colpe o sbagli più o meno voluti. Alcuni sbagli ed errori possono essere riparati altri mai, perché sono irreversibili. Un fungo raccolto per errore anche in mezzo a quelli buoni può provocare l'avvelenamento di un'intera famiglia.
Un errore in un sorpasso può provocare uno scontro frontale tra due vetture in velocità. Un errore nei calcoli di resistenza di una diga, può significare la rottura disastrosa della stessa. (chi ha qualche anno in più ricorderà la tragedia del Vajont). Vi sono errori giudiziari che condannano innocenti e liberano colpevoli, errori nella scelta del coniuge che portano a matrimoni e unioni travagliate. Molti errori simili hanno conseguenze tristi e imprevedibili. Essi compromettono la vita, la salute, la reputazione, la sorte di tantissime persone. Ma l'errore più tragico in assoluto è quello che consiste nell'ingannare se stessi sullo stato della propria anima e immaginarsi un Dio indul­gente,che comprenderà le nostre giustificazioni per gli errori com- messi e della "buona fede" e sorvolerà sul comportamenti della nostra vita che non rispecchiano non solo la Parola di Dio ma anche la nostra coscienza. Un gravissimo errore anche questo,poiché il Signore dice il contrario nella Sua Parola che è la Verità. Questa Parola è il nostro solo riferimento per rettificare gli errati pensieri degli uomini e sottometterci agli inviti d'amore di Dio per scampare alla dannazione certa per chi sbaglierà anche in questo!

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IL DEBOLE E’ IL FORTE

Senza dubbio, grande è il mistero della pietà: Colui che è stato manifestato in carne... è apparso agli angeli, è stato predicato fra le nazioni, è stato credu­to nel mondo, è stato elevato in gloria.
I Timoteo 3:16
(Gesù) fu crocifisso per la sua debolez­za; ma vive per la potenza di Dio. 2 Corinzi 13:4


Il grande mistero dell'incarnazione - Dío diven­tato uomo nella persona di suo Figlio Gesù Cri­sto - attira anche lo sguardo degli angeli (versetto citato). Volsero il loro sguardo verso la terra, e in Lui videro la divinità onnipotente unita a un'umanità perfetta, totalmente dipendente da Dio. Colui che ha creato i cieli e la terra e tutto ciò che essi contengono, è quel bambino coricato in una mangiatoia! Il suo amore per l'uomo pecca­tore lo ha spinto a prendere forma umana, ma senza peccato. Inoltre, Gesù, il principe della vita, ha accettato volontariamente di passare per la morte; ha lasciato la sua vita per gli uomini affinché potessero essere liberati dalle conse­guenze del peccato e della morte. È forse sor­prendente che tali cose siano state oggetto del­l'ammirazione degli angeli? Ciò che è incredibile, piuttosto, è l'indifferenza degli uomini di fronte a tali realtà. Essi danno solo uno sguardo distratto sia a quella mangiatoia sia alla croce del Golgota, e limitano il loro interesse a questo mondo, nella speranza di ricavarne ricchezza, disprezzando le ricchezze incomparabili di Cristo. Che follia!
Dio avverte: "Che giova all'uomo se guadagna tutto il mondo e perde l'anima sua?" (Marco 8:36). Caro lettore, fermati e ascolta! È per te che Gesù è sceso dal cielo, è per te che ha sofferto il supplizio della croce. Egli ha subìto al tuo posto il giudizio che i tuoi peccati meritavano. Come puoi essere indifferente di fronte a tanto amore? Sarebbe un'ingiuria fatta a Dio che ha dato suo Figlio per te; sarebbe mandare la tua anima alla perdizione eterna.

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domenica 15 gennaio 2012

NON C'È POSTO PER GESÙ?


Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, ma il mondo non l'ha conosciuto. È venuto in casa sua e i suoi non l'hanno ricevuto; ma a tutti quelli che l'hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventar figli di Dio: a quelli, cioè, che credono nel suo nome. Giovanni 1:10-12

Fin dalla sua nascita, non c'è stato posto per Gesù. Nell'albergo di Betlemme non c'era posto per accogliere quella giovane donna incinta, che arrivava da un lungo viaggio.
Maria dà alla luce Gesù: dove verrà coricato il neonato? In una mangiatoia! È così che il Figlio dì Dio è stato accolto sulla terra. Era un'offesa per Dio, ma Lui non ha giudicato quella gente. Anzi, poco dopo degli angeli apparvero ai pastori per annunciare loro "una grande gioia che tutto il popolo avrà: Oggi... è nato per voi un Salvatore, che è il Cristo, il Signore" (Luca 2:10-11). Il segno della venuta di Dio nel nostro mondo è proprio quel picco­lo bambino coricato in una mangiatoia...
Passano più di trent'anni e Gesù è in cammi­no verso Gerusalemme. Manda dei messi per preparargli un alloggio in un villaggio della Samaria, ma l'atteggiamento degli abitanti di quel luogo fu ostile: "Quelli non lo ricevette­ro". Gesù, rifiutato, non rispose con rabbia, come gli suggerivano due dei suoi discepoli, ma scelse umilmente di andare in un altro vil­laggio (Luca 9:51-56).
Anche noi dobbiamo chiederci: Che posto occupa Gesù nella mia vita? Gli ho chiuso la porta, oppure l'ho ricevuto con gioia nel mio cuore? E adesso che bisogna accettare Gesù con fede, perché un giorno ciascuno di noi sarà giudicato da Dio esclusivamente con questo criterio: Quando ti è stato presentato il Vangelo, hai creduto nel Signore Gesù, oppure lo hai rifiutato?

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Ciò che Dio vuole trovare in noi.

Isaia 58:1 «Grida a piena gola, non ti trattenere,
alza la tua voce come una tromba;
dichiara al mio popolo le sue trasgressioni,
alla casa di Giacobbe i suoi peccati.

2 Mi cercano giorno dopo giorno,
prendono piacere a conoscere le mie vie,
come una nazione che avesse praticato la giustizia
e non avesse abbandonato la legge del suo Dio;
mi domandano dei giudizi giusti,
prendono piacere ad accostarsi a Dio.

3 "Perché", dicono essi, "quando abbiamo digiunato, non ci hai visti?
Quando ci siamo umiliati, non lo hai notato?"
Ecco, nel giorno del vostro digiuno voi fate i vostri affari
ed esigete che siano fatti tutti i vostri lavori.

4 Ecco, voi digiunate per litigare, per fare discussioni,
e colpite con pugno malvagio;
oggi, voi non digiunate
in modo da far ascoltare la vostra voce in alto.

5 È forse questo il digiuno di cui mi compiaccio,
il giorno in cui l'uomo si umilia?
Curvare la testa come un giunco,
sdraiarsi sul sacco e sulla cenere,
è dunque questo ciò che chiami digiuno,
giorno gradito al SIGNORE?

6 Il digiuno che io gradisco non è forse questo:
che si spezzino le catene della malvagità,
che si sciolgano i legami del giogo,
che si lascino liberi gli oppressi
e che si spezzi ogni tipo di giogo?

7 Non è forse questo: che tu divida il tuo pane con chi ha fame,
che tu conduca a casa tua gli infelici privi di riparo,
che quando vedi uno nudo tu lo copra
e che tu non ti nasconda a colui che è carne della tua carne?

8 Allora la tua luce spunterà come l'aurora,
la tua guarigione germoglierà prontamente;
la tua giustizia ti precederà,
la gloria del SIGNORE sarà la tua retroguardia.

9 Allora chiamerai e il SIGNORE ti risponderà;
griderai, ed egli dirà: Eccomi!
Se tu togli di mezzo a te il giogo,
il dito accusatore e il parlare con menzogna;

10 se tu supplisci ai bisogni dell'affamato, e sazi l'afflitto,
la tua luce spunterà nelle tenebre,
e la tua notte oscura sarà come il mezzogiorno;

11 il SIGNORE ti guiderà sempre,
ti sazierà nei luoghi aridi,
darà vigore alle tue ossa;
tu sarai come un giardino ben annaffiato,
come una sorgente la cui acqua non manca mai.

12 I tuoi ricostruiranno sulle antiche rovine;
tu rialzerai le fondamenta gettate da molte età
e sarai chiamato il riparatore delle brecce,
il restauratore dei sentieri per rendere abitabile il paese.

13 Se tu trattieni il piede dal violare il sabato,
facendo i tuoi affari nel mio santo giorno;
se chiami il sabato una delizia
e venerabile ciò che è sacro al SIGNORE;
se onori quel giorno anziché seguire le tue vie
e fare i tuoi affari e discutere le tue cause,

14 allora troverai la tua delizia nel SIGNORE;
io ti farò cavalcare sulle alture del paese,
ti nutrirò della eredità di Giacobbe tuo padre»,
poiché la bocca del SIGNORE ha parlato.

COSA VUOI CHE SIA UN MILLIMETRO?

Tommaso gli disse: "Signore, noi non sappiamo dove vai; come dunque possiamo conoscere la via?" Gesù gli disse: lo sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se mi aveste conosciuto, avreste conosciuto anche mio Padre; fin da ora lo conoscete e
l'avete visto" (Giovanni 14:5, 6)

L'esercito dipendeva da fucili calibro 7 millimetri modello 1912. Non aveva munizioni per quelle armi e il capo della spedizione militare fu incaricato di portarle dalla Francia. Prima dell'attacco alle forze nemiche, spartirono le munizioni tra tutti i soldati, ma risultò che non erano di 7 millimetri, bensì di 8 millimetri. I soldati cercarono di mettere le cartucce nel caricatore, ma si accorsero che queste non vi entravano. Il maggiore fece rapporto al generale sulla situazione estremamente grave ma il generale rispose: "Maggiore, che cosa vuole che sia un milli­metro?!" Forse quest'aneddoto della nostra storia contemporanea può sembrare spiritoso, ma in un certo senso ci fa pensare all'essere umano che è pro­prio come quelle munizioni. Quando l'apostolo Tommaso domandò a Gesù: "Signore, come possia­mo conoscere la via?", Gesù gli rispose: "Io sono la Via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me". Con ciò Gesù ci fece cono­scere il requisito indispensabile per entrare nel cielo. Quel requisito è come il calibro di 7 millimetri, mentre il cielo è come il fucile, L'unico mezzo per ottenere l'entrata in cielo è Gesù Cristo. L'unica chiave. che apre la porta del cielo è Gesù. Di che calibro sono le "pallottole" con le quali stiamo cer­cando dì entrare in cielo? Se non corrispondono alla misura esatta prescritta da Dio, non ci servirà a niente tutto il nostro impegno. Non pensiamo di essere bene accolti nel giorno del giudizio se diciamo: "Ma, Signore, cosa vuoi che sia un millimetro?"!

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sabato 14 gennaio 2012

SERVITORI DELL'ALTISSIMO


"Ecco, tu concepirai e partorirai un figlio, e gli porrai nome Gesù. Questi sarà grande e sarà chiamato Figlio dell'Altissimo". Luca 1:31-32

(Gesù disse:) "Vi ho dato un esempio, affinché anche voi facciate come vi ho fatto io... Se sapete queste cose, siete beati se le fate". Giovanni 13:15, 17

Il tempo stabilito da Dio era giunto, e finalmen­te il Messia promesso stava per entrare nel Mondo. L’angelo Gabriele appare a Maria e le annuncia che sarà proprio lei a portare in grem­bo il Figlio di Dio. Maria è comprensibilmente titubante perché è vergine. Allora l'angelo le rivela il piano divino: "Lo Spirito Santo verrà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà del­l'ombra sua; perciò, anche colui che nascerà sarà chiamato Santo, Figlio di Dío" (Luca 1:35).
Che cosa meravigliosa essere degli strumenti che adempiono í disegni di Dio! E Maria, con la sua sottomissione e la sua devozione, è stato uno di quelli. Cari credenti, come Maria era pronta a compiere la volontà del suo Signore, anche noi abbiamo il privilegio di far parte dei piani di Dio. In che modo ci mettiamo a sua disposizione? È ben visibile il nome di Cristo nella nostra quotidianità? Ci applichiamo con gioia a "fare le opere buone, che Dio ha prece­dentemente preparate affinché le pratichia­mo"? (Efesini 2:10). Certo, il privilegio di Maria è toccato solo a una donna nella storia dell'uma­nità; ma ognuno di noi, ogni giorno, in qualun­que luogo e situazione si trovi, ha il privilegio di onorare il proprio Salvatore, il Figlio di Dio venuto sulla terra per espiare i nostri peccati e per offrire a chiunque crede in lui la vita eterna. Che il Signore ci dia di essere maggiormente zelanti nel ricercare la sua volontà per com­pierla in favore dei bisognosi, per l'evangelizzazione e alla gloria del Signore.

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lunedì 9 gennaio 2012

IL CENTURIONE AI PIEDI DELLA CROCE


Il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, visto il terremoto e le cose avvenute, furono presi da grande spavento e dissero: "Veramente, costui era Figlio di Dio".
Matteo 27: 54

Gesù è messo in croce, e un centurione dell’esercito romano è incaricato di controllarlo. È là perché il suo dovere lo obbliga, per impe­dire che i suoi discepoli vengano a liberare il loro Signore. Così, egli si trova faccia a faccia con Gesù. Alla fine di quelle tre ore terribili, "visto il terremoto e le cose avvenute", udito il suo gran grido che ha dimostrato che Egli era ancora in pieno possesso delle sue forze, il centurione esclama: "Veramente, costui era Figlio di Dio" (Matteo 27:54; Marco 15:39), e ancora: "Veramente, quest'uomo era giusto" (Luca 23:47).
Questo soldato, pur abituato alla guerra e alla sofferenza degli uomini, ha visto la malvagità di tutti nei confronti di Gesù; ha assistito, per dovere, alla sua crocifissione, ma Dio non aveva permesso quella circostanza invano. Egli ha visto le tenebre stendersi su tutto il paese, ha visto il terremoto; ha sentito le sette frasi pronunciate dal Signore sulla croce, ha udito la promessa fatta al brigante pentito e la preghiera "Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno". Di fronte a questi avvenimenti, il suo cuore è toccato; egli rico­nosce Gesù come il Figlio di Dio, e con la sua bocca lo confessa (Romani 10:10).
Caro lettore, non essere indifferente di fronte alla morte del Figlio di Dio!

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domenica 8 gennaio 2012

CONOSCERE CRISTO


                    CONOSCERE CRISTO                              Efesini 4:17-24

 17 Questo dunque io dico e attesto nel Signore: non comportatevi più come si comportano i pagani nella vanità dei loro pensieri, 18 con l'intelligenza ottenebrata, estranei alla vita di Dio, a motivo dell'ignoranza che è in loro, a motivo dell'indurimento del loro cuore. 19 Essi, avendo perduto ogni sentimento, si sono abbandonati alla dissolutezza fino a commettere ogni specie di impurità con avidità insaziabile.
20 Ma voi non è così che avete imparato a conoscere Cristo. 21 Se pure gli avete dato ascolto e in lui siete stati istruiti secondo la verità che è in Gesù, 22 avete imparato per quanto concerne la vostra condotta di prima a spogliarvi del vecchio uomo che si corrompe seguendo le passioni ingannatrici; 23 a essere invece rinnovati nello spirito della vostra mente 24 e a rivestire l'uomo nuovo che è creato a immagine di Dio nella giustizia e nella santità che procedono dalla verità.

Anche se come titolo della meditazione abbiamo messo “conoscere Cristo”, in realtà avremmo dovuto mettere  “imparare Cristo”; nella frase originale del verso 20 infatti, la parola conoscere è una parola aggiunta e quindi la lettura risulterebbe così “Ma voi non è così che avete imparato Cristo”,infatti, seguitando la lettura, al v.22 continua dicendo “avete imparato per quanto concerne la vostra condotta …”, questo avete imparato è consequenziale all’aver imparato Cristo. Cristo  Gesù viene equiparato a una materia scolastica che bisogna studiare e imparare. È chiaro che detta così sembra riduttiva, in quanto Gesù è molto di più di una semplice materia scolastica, ma bisogna comprendere che, come dice alla fine del v.21, in Gesù vi è la verità da apprendere “secondo la verità che è in Gesù”, e questo in accordo con quanto dice Gesù di se stesso:
       - “Gesù gli disse: «Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” Giovanni 14:6
-    “Voi avete mandato a interrogare Giovanni, ed egli ha reso testimonianza alla verità” Giovanni 5:33.
È chiaro quindi che c’è una verità che bisogna conoscere e di conseguenza imparare per il bene della nostra vita spirituale. Qual è la verità da scoprire in Gesù?  Una sola, la sua santità che deriva dal fatto che Gesù non è un semplice uomo, ma Dio fatto carne. Infatti troviamo scritto:
            -   “perché in lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità” Colossesi 2:9,  
            -   “Chi di voi mi convince di peccato? Se dico la verità, perché non mi credete?” Giovanni 8:46.
<!        -    “Impegnatevi a cercare la pace con tutti e la santificazione senza la quale nessuno vedrà il Signore” Ebrei 12:14,  
            -    “poiché sta scritto: «Siate santi, perché io sono santo»” 1Pietro 1:16.
Detto questo, è importante ora comprendere come arrivare a questa santità nella nostra vita, perché il concetto è tutto li, se conosci (impara) Cristo, impara la sua santità e la applichi nella tua vita, quindi è importante capire ciò che l’apostolo Paolo ci vuole dire, chiaramente sospinto dallo S. Santo, nei versetti che seguono.

1)  SPOGLIARSI
Al v. 22 troviamo scritto che bisogna spogliarsi del vecchio uomo – “ avete imparato per quanto concerne la vostra condotta di prima a spogliarvi del vecchio uomo che si corrompe seguendo le passioni ingannatrici”.
La prima cosa che dobbiamo imparare, se vogliamo SANTITA’, è quella di spogliarsi del vecchio uomo e quando si parla di vecchio uomo, si parla di vanità di pensieri, di intelligenza ottenebrata, di estraneità alla vita di Dio per colpa di ignoranza e indurimento del cuore, di perdita di ogni sentimento, di abbandono alla dissolutezza, di desideri incontenibili nel compiere atti immorali. L’insieme di tutte queste pseudo qualità, ci fanno comprendere che non possiamo cercare di educare il vecchio uomo, ma che bisogna agire in modo più radicale, bisogna spogliarsi, togliere via, allontanare da noi, in quanto esso è sempre incline alla corruzione
 “che si corrompe seguendo le passioni ingannatrici”. Lo stesso apostolo Paolo nell’epistola ai Romani, usa delle parole più forti e incisive – “Così anche voi fate conto di essere morti al peccato, ma viventi a Dio, in Cristo Gesù” Romani 6:11. È chiaro che i verbi spogliarsi e morire vogliono illustrare tangibilmente ciò che occorre iniziare nella vita del credente e cioè una vera conversione e un progressivo allontanamento da quella che è la triste realtà prima di conoscere Cristo. Gesù con la sua vita pratica e con i suoi insegnamenti ci ha lascito un esempio da studiare e da mettere in pratica - “Infatti a questo siete stati chiamati, poiché anche Cristo ha sofferto per voi, lasciandovi un esempio, perché seguiate le sue orme. Egli non commise peccato e nella sua bocca non si è trovato inganno” 1Pietro 2:21-22.


2)  RINNOVATI
Al v. 23 parla di rinnovamento – “a essere invece rinnovati nello spirito della vostra mente”. Come subito appare dal verso citato, non basta uno spogliamento del vecchio uomo, ma è importante che ai vecchi modi di pensare e di fare che man mano vengono allontanati, subito intervenga un risanamento, come a dire che dopo avere svuotato un contenitore dal contenuto putrido, intervenga una necessaria sanificazione che garantisca un’igiene appropriato e garantisca che ciò che vi verseremo dopo non prenda le sozzure del contenuto che abbiamo svuotato. Deve intervenire un’insostituibile rinnovamento che garantisca la qualità duratura della conversione. In altre parole dobbiamo essere rinnovati nel modo come pensiamo, nel modo come parliamo, nel modo come interagiamo con il prossimo, nel modo come ci approcciamo al nostro Dio. Il rinnovamento parte dall’interno dell’uomo, nello spirito della nostra mente perché da la parte ogni  peccato, e perché è proprio li che il peccato si è annidato ed è sviluppato. La nostra mente è quel terreno fertile che ora deve subire una radicale trasformazione, non più opere della carne peccaminose, ma frutto meraviglioso di una mente rinnovata in Cristo; è come se prendessimo un terreno adibito alla coltura della droga per farne un frutteto delizioso. Ricordiamoci che nella mente nasce ogni concupiscenza, e la concupiscenza è l’origine di ogni peccato “Poi la concupiscenza, quando ha concepito, partorisce il peccato; e il peccato, quando è compiuto, produce la morte” Giacomo 1:15. Comprendiamo quindi l’importanza di un rinnovamento interiore, esso è garanzia di una potenziale conoscenza della volontà di Dio – “Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà” Romani 12:2.

3)  RIVESTIRE
Al v. 24 conclude con il concetto di rivestire – “ e a rivestire l'uomo nuovo che è creato a immagine di Dio nella giustizia e nella santità che procedono dalla verità”.L’opera di Dio per l’uomo è un’opera completa, Egli non lascia mai le cose a metà ma sa portarle a termine. La scrittura, come abbiamo visto, ci parla di spogliarsi, poi di rinnovamento e se si fosse fermata qui, sarebbe stata sicuramente insufficiente, certamente incompleta, ma ringraziamo il nostro Dio che appunto nella sua infinita sapienza ha prestabilito che ogni cosa giunga a completamento, infatti dice e aggiunge che abbiamo bisogno come ultimo passaggio di sostituire il vecchio uomo con l’uomo nuovo, uomo che è creato ad immagine di Dio. E come per miracolo quell’immagine che Dio aveva voluto per noi e che avevamo perso nella notte dei tempi, viene di nuovo ristabilita nella nostra vita - “Poi Dio disse: «Facciamo l'uomo a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza, e abbia dominio sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutta la terra e su tutti i rettili che strisciano sulla terra»” Genesi 1:26. Se lasciamo agire in noi l’uomo nuovo, avremo la certezza che essendo stato creato all’immagine di Dio “nella giustizia e nella santità che procedono dalla verità”, anche noi nel nostro modo di pensare e di operare, lo faremo secondo la giustizia e la santità di Dio, che procedono dalla sua verità. Giustizia e santità sono un binomio che da oggi in poi non devono mancare, con il suo aiuto, nella nostra nuova vita.
“Rivestitevi, dunque, come eletti di Dio, santi e amati, di sentimenti di misericordia, di benevolenza, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza. Sopportatevi gli uni gli altri e perdonatevi a vicenda, se uno ha di che dolersi di un altro. Come il Signore vi ha perdonati, così fate anche voi. Al di sopra di tutte queste cose rivestitevi dell'amore che è il vincolo della perfezione” Colossesi 3:12-14

CONCLUSIONE
“Siate dunque imitatori di Dio, perché siete figli da lui amati” Efesini 5:1.  La conclusione di questa efficace opera di Dio nella nostra vita è in una trasformazione in figli suoi amati, pertanto è comprensibile perché il nostro comportamento deve somigliare in tutto e per tutto al nostro Padre celeste, ed ecco come mai le parole “Siate dunque imitatori di Dio”, dobbiamo sforzarci di operare come opera il nostro Padre celeste perché Lui ci ha trasformato e ci ha fatto rivestire il nuovo, ora possiamo gridare al mondo intero che veramente siamo figli di Dio.

A Dio sia la gloria                                                                  ACETO GIACOMO

IMPOSSIBILE MIGLIORARSI DA SÉ



Il bene che voglio, non lo faccio; ma il male che non voglio, quello faccio... Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte? Grazie siano rese a Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore.  Romani 7:19, 24-25

Qualcuno crede che il cristianesimo sia un insieme di regole che bisogna seguire per migliorare gli individui ed alzare il livello mora­le delle famiglie e della società in generale. Ascoltate l'insegnamento di Cristo e diventere­te migliori, si sente dire.
Purtroppo l'uomo è, di per sé, incapace di met­tere in pratica, nella quotidianità, questi insegnamenti, e tutti quelli che ci hanno provato sono giunti ad una scoraggiante conclusione: "Il bene che voglio, non lo faccio; ma il male che non voglio, quello faccio". Dobbiamo rinunciare a cercare di migliorarci con le nostre forze.
Quest'affermazione vi sembrerà esagerata e troppo pessimista, eppure è ciò che dichiara la Bibbia, e chi l'ascolta troverà il mezzo per esse­re liberato. La Parola di Dio afferma che tutti gli uomini, per natura, peccano (Romani 7:17). Questa natura peccatrice, Dio non la sopporta e non la migliora, ma la condanna come attesta l'apostolo Paolo: "Dio... ha condannato il pec­cato nella carne" (Romani 8:3). Quando Gesù è venuto sulla terra come uomo per prendere il nostro posto sottoponendosi al giudizio divino sulla croce del Calvario, è stato trattato come la nostra natura di perdizione meritava; ma Lui ha trionfato sulla morte! Grazie alla sua morte e alla sua risurrezione, Cristo trasmette una nuova vita a tutti coloro che lo accettano nel cuore come personale Salvatore. In questa nuova vita, con il soccorso dello Spirito Santo, possiamo compiere ciò che piace a Dio, e allo stesso tempo tenere nella morte quella natura malvagia che ci governava prima (Efesini 2:10; Romani 6:11). Questa è la vittoria della fede!

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sabato 7 gennaio 2012

IL VECCHIO MOBILE


Dalla pianta del piede fino alla testa non c'è nulla di sano in esso. Isaia 1:6

Così parla il SIGNORE... "Io, io, sono colui che per amor di me stesso can­cello le tue trasgressioni e non mi ricorderò più dei tuoi peccati". Isaia 43:16, 25

In un angolo di una stanza c'era un vecchio mobile annerito. Un giorno decidemmo di restaurarlo. Una prima pulizia delle superfici fece apparire delle macchie; dopo un secondo passaggio ne apparvero altre; insomma, per poter applicare, con buoni risultati, una nuova
vernice fu necessario asportare completamente quella esistente e riportare le superfici al legno originale.
I peccati che abbiamo commesso contro Dio sono come delle macchie che si sono accumu­late, giorno dopo giorno, le une sopra le altre, tanto che Dio ci vede completamente "sporchi". Come fare per eliminare tutta questa sporcizia? La "vernice" dell'educazione, della cultura e delle conoscenze non può cancellare quelle macchie agli occhi di Dio.
Dio, nel suo amore ci ha dato una soluzione. Colui che si riconosce peccatore è ripulito e completamente trasformato grazie all'opera di Gesù sulla croce, perché "il sangue di Gesù, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato" (1 Giovanni 1:7).
I nostri peccati sono cancellati attraverso "il bagno della rigenerazione" (Tito 3:5); diventia­mo così "una nuova creatura"; le cose vecchie sono passate, "sono diventate nuove" (2 Corinzi 5:17).
Dopo che abbiamo creduto, possiamo ancora peccare? Purtroppo sì, se lasciamo agire in noi la nostra "vecchia natura"; ma con l'aiuto del Signore potremo vivere "in novità di vita" (Romani 6:4), amando e servendo Dio. Così saremo dei veri testimoni della sua grazia, e rifletteremo intorno a noi la sua luce.

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venerdì 6 gennaio 2012

FARE O CREDERE?


"Che debbo fare per essere salvato?" ... "Credi nel Signore Gesù, e sarai sal­vato".
Chiunque crede in lui riceve il perdo­no dei peccati. Atti 16:30-31; 10:43

«"Credi", non "fa'". Ecco l'Evangelo, ecco ciò che lo distingue da tutte le religioni umane.
Qualunque sistema religioso che l'uomo possa aver immaginato dice a colui che cerca Dio: "Fa' e vivrai".
Fai delle penitenze, incamminati per lunghi pellegrinaggi, lascia la società dei tuoi simili e seppellisciti vivo in una triste solitudine, e tu avrai il perdono dei tuoi peccati...
Oppure: Fai delle opere buone, assisti i poveri, prenditi cura degli ammalati e riceverai il per­dono dei peccati.
Quanto è diverso il linguaggio del vero Evange­lo! Credi. Smetti di sprecare inutilmente delle energie per cercare di riconciliarti con Dio; con le tue forze non ci riuscirai mai. Hai solo un modo per essere liberato: prendi atto della tua incapacità e grida: "O Dio, abbi pietà di me, peccatore!" (Luca 18:13). Ascolta la sua Parola: "Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono dí Dío. Non è ín virtù dí opere affinché nessuno se ne vanti" (Efesini 2:8). In che cosa bisogna credere? "Credi nel Signore Gesù e sarai salvato". È una cosa semplice, che anche un bambino può comprendere ed è forse anche per questo che la maggior parte della gente non capisce!
Credi in Gesù Cristo, basa su di lui tutta la spe­ranza della tua salvezza, rivestiti dí lui... Credi così al Signore Gesù e sarai salvato".» (tratto da Adolphe Monod: 1802-1856)
In seguito, chi ha creduto "fa": sarà guidato dallo Spirito Santo per essere "zelante nelle opere buone" (Tito 2:14), opere che testimonie­ranno il suo amore per il Signore e la realtà della sua fede.

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