venerdì 3 febbraio 2012

LA CONOSCENZA DEL BENE E DEL MALE

Io so che in me, cioè nella mia carne, non abita alcun bene... infatti, il bene che voglio non lo faccio... Chi mi libererà da questo corpo di morte? Grazie siano rese a Dio per mezzo di Gesù Cristo. Romani 7:18, 24, 25

Nel giardino di Eden, l'albero della conoscenza del bene e del male era proibito. L'uomo, seb­bene fatto a somiglianza di Dio, è un essere limitato. Quando ha disubbidito, con l'illusio­ne di diventare come Dio, ha conosciuto il bene e il male, ma senza la capacità di com­piere sempre il bene e senza l'energia di evita­re sempre il male. Per questo è colpevole.
Ma Dio non ha abbandonato la sua creatura. La rivelazione che ha dato di Se stesso, fin dai tempi più remoti, doveva proprio servire a spingere l'uomo verso il bene, a ridargli la pos­sibilità di avere comunione col suo Creatore, se si fosse uniformato ai suoi pensieri e avesse ubbidito alle sue leggi.
La Parola scritta, venuta in seguito, è stata ed è tuttora una luce per l'essere umano, una guida indispensabile e insostituibile. Ma orizzonti straordinariamente più vasti nella conoscenza di Dio si sono aperti con la venuta di Cristo che ci ha rivelato l'amore di Dio per la sua creatura decaduta e il suo piano di salvezza "per grazia, mediante la fede" (Efesini 2:5). Chi crede al sacrificio di Cristo ha ora la possibilità di entrare con Dio in una relazione vivente ed eterna.
L'apostolo Paolo scriveva ai credenti della città di Filippi: "Prego... perché possiate apprezzare le cose migliori... ricolmi di frutti di giustizia che si hanno per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio" (Filippesi 1:9-11).

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venerdì 27 gennaio 2012

OGNI PROMESSA E' SI E AMEN

Di tutte le buone parole che il Signore aveva dette alla casa d'Israele non una cadde a terra: tutte si compirono. (Giosuè 21:45)


Quello che Dio promette, mantiene, sempre. Tutto quello che aveva detto a Mosé si compì, dall'esodo dall'Egitto all'arrivo alla terra promessa. Ogni promessa dei Signore è una certezza che si realizza nella vita di chi crede in Lui e ha fede che la Sua paro­la è verità. Certo non è facile credere in mezzo alle difficoltà, quando sembra che il mondo ci crolli addosso. Quando tutto ci appare oscuro e privo di significato. Quando non riusciamo a dare un senso alle cose che ci avvengono attorno. Spesso a parole riusciamo a dire di avere fede e di fidarci di Dio, ma all'atto pratico veniamo meno perché non vediamo umanamente una via d'uscita alla nostra situazione. In quei momenti solo la nostra devozione al Signore può venirci incontro.
Il nostro carattere, il nostro modo di essere possono essere un ostacolo alla realizzazione delle promesse di Dio nella nostra vita. Per ricevere bisogna credere. Spesse volte Gesù, durante il suo ministero terreno, disse a chi gli chiedeva qualcosa: "Ti sia fatto secondo la tua fede..." Chiediamo a Dio di accrescerci la fede, sapendo che la fede riesce a smuovere le montagne e la fede ci conduce a Lui.

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GESÙ È VIVENTE

Cristo morì per i nostri peccati, secondo le Scritture... fu seppellito... fu risuscitato il terzo giorno, secondo le Scritture. 1 Corinzi 15:3, 4

Dopo che ebbe sofferto, si presentò viven­te (agli apostoli) con molte prove; facen­dosi vedere da loro per quaranta giorni, parlando delle cose relative al regno di Dio. Atti 1:3


Chi legge con attenzione la Bibbia deve ricono­scere che questa racchiude numerose e precise prove della risurrezione di Gesù. Innanzi tutto, la sua tomba era vuota. Lo confermano gli amici di Gesù, e i suoi stessi nemici non l'hanno potuto negare, tanto che si sono impegnati a far cre­dere al popolo che i suoi discepoli avevano rubato il corpo mentre le guardie dormivano. Al mattino della risurrezione, le fasce, che avevano avvolto il corpo di Gesù, e il sudario, erano rima­sti nella tomba. Erano come la crisalide ormai inutile dalla quale la farfalla era appena uscita. Questo ha convinto l'apostolo Giovanni, testi­mone oculare del fatto: egli "vide e credette" (Giovanni 20:8).
In seguito, il Signore risuscitato fu visto varie volte. Si è presentato almeno una decina dì volte ai suoi discepoli, "ai testimoni prescelti da Dio" (Atti 10:41) e ha parlato loro per quaranta giorni (Atti 1:3). E questo li ha trasformati. La sua morte li aveva lasciati impauriti, abbattuti, sconcertati, ma dopo la sua risurrezione eccoli pieni di gioia, di forza, di coraggio, per l'azione dello Spirito Santo che Gesù aveva promesso di mandare quando fosse ritornato in cielo. Né la prigione, né la tortura, né la minaccia di morte poterono influire sulla loro convinzione che il Signore era realmente risuscitato.
Ancora oggi, tutti i cristiani autentici possono attestare che Gesù è vivente. Senza averlo visto, l'hanno incontrato per fede ed Egli è diventato la forza della loro vita. Oggi ancora il Signore lo si incontra leggendo il Vangelo e credendo alle sue parole. Voi, l'avete incontrato?

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mercoledì 25 gennaio 2012

SCONFIGGERE LO SCORAGGIAMENTO

Quelli che sperano nel SIGNORE acquistano nuove forze, si alzano a volo come aquile. Isaia 40:30-31

Non ci scoraggiamo; ma, anche se il nostro uomo esteriore si va disfacen­do, il nostro uomo interiore si rinno­va di giorno in giorno. 2 Corinzi 4:16

Perché perseverare nella fede? Perché continuare a basare la propria vita sulle cose che non vedia­mo? Queste domande potrebbero, un giorno o l'altro, venire alla mente di un credente. Special­mente quando si è attanagliati dalla sofferenza, la fede viene messa a dura prova (1 Pietro 1:7). Dio permette la prova perché è utile proprio a dimostrare che la fede è solida e ben fondata.
In quei momenti, lo scoraggiamento è in aggua­to, ed è un'arma temibile in mano al diavolo; resistiamogli perseverando nella lettura della Bibbia. Molti versetti dei Salmi sono incorag­gianti; per esempio: "Solo in Dio trova riposo l'a­nima mia; da lui proviene la mia salvezza. Lui solo è la mia rocca e la mia salvezza... Io non potrò vacillare... Da lui proviene la mia speranza" (Salmo 62:1-2, 5). E ancora: "Il SIGNORE è il baluardo della mia vita; di chi avrò paura?" (Salmo 27:1). Anche quando vacillo, Lui è ugual­mente al mio fianco.
Come lottare contro lo scoraggiamento? Non tenendoci mai un peccato sulla coscienza, per­ché il diavolo lo utilizzerebbe per farci crollare, ma confessando senza indugio tutte le nostre colpe a Dio. Egli è sempre pronto a perdonarci. Se ci è possibile, poi, cerchiamo di risolvere qual­siasi motivo di inimicizia e d'incomprensione col nostro prossimo.
Affidiamoci a Dio ed Egli agirà, perché ha sempre l'ultima parola sul male. Egli è colui che fortifica, che "dà forza allo stanco e accresce il vigore a colui che è spossato" (Isaia 40:29). Egli conosce "le angosce dell'anima mia", diceva il salmista (Salmo 31:7).

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Il SIGNORE è colui che ti protegge


Canto dei pellegrinaggi.
Salmi 121:1-8

Alzo gli occhi verso i monti...
Da dove mi verrà l'aiuto?

Il mio aiuto vien dal SIGNORE,
che ha fatto il cielo e la terra.

Egli non permetterà che il tuo piede vacilli;
colui che ti protegge non sonnecchierà.

Ecco, colui che protegge Israele non sonnecchierà né dormirà.
Il SIGNORE è colui che ti protegge;
il SIGNORE è la tua ombra;
egli sta alla tua destra.

Di giorno il sole non ti colpirà,
né la luna di notte.

Il SIGNORE ti preserverà da ogni male;
egli proteggerà l'anima tua.

Il SIGNORE ti proteggerà, quando esci e quando entri,
ora e sempre.

martedì 24 gennaio 2012

Fanne prima una piccola schiacciata per me e portamela...

UNA LEZIONE
DÌ AMMINISTRAZIONE


La lezione della vedova il cui vaso della fa­rina e l'orciuolo dell'olio erano quasi vuoti, è divenuta realtà per me.
Una malattia in famiglia ed un prolungato sciopero sul posto di lavoro di mio marito ave­vano prosciugato i nostri risparmi. Quando mio marito riprese a lavorare, il primo stipen­dio se ne andò tutto per pagare i conti arre­trati ed acquistare una piccola quantità di ali­mentari di prima necessità.
Quando andammo al culto quella domeni­ca, non avevamo niente per l'offerta ad ecce­zione di poche monete nella mia borsetta - in tutto poco più di un dollaro. Mentre i fratelli si avvicinavano per raccogliere l'offerta, ero indecisa se dare quelle monete o no perché ne avevamo tanto bisogno.
Sentii un senso di colpa e mi ricordai le pa­role di Elia alla vedova: «Fanne prima una piccola schiacciata per me e portamela; poi ne farai per te e per il tuo figliuolo» (1 Re 17:13).
«Prima, PRIMA, prima». Questa parola mi rimbalzava nella mente.
Sperai che nessuno sentisse il suono delle monete mentre le mettevo sul vassoio dell'of­ferta: così poco da dare, ma ora troppo da te­nere per me.
Mangiammo scarsamente per tutta quella settimana. Un po' di verdura e degli avanzi furono sufficienti a fare un pasto appena de­cente quella domenica, anche se inferiore al nostro normale tenore.
Ero ancora imbarazzata per aver dato così poco nell'offerta. Cosa avrebbero pensato di noi gli altri?
Fui sorpresa di trovare una scatola di car­ne in uno scaffale il giorno dopo. Credevo di aver già consumato l'ultima scatola. Fu un pa­sto frugale ma sufficiente.
E così seguitò, un giorno dopo l'altro. Mi accorgevo di avere sempre qualcosa con cui preparare un pasto - un solo pasto. Non la­sciavamo mai la tavola con fame.
Verso la fine della settimana decisi di fare dei biscotti ma mi ricordai con disappunto che proprio quella mattina avevo vuotato il barat­tolo dello zucchero per la colazione. Avevo con cura dosato la porzione di ciascuno attor­no alla tavola e ce ne era stato giusto abba­stanza per ciascuno: il vaso era vuoto. Per­ciò, niente biscotti.
Prima di uscire dalla cucina detti un'ulti­ma occhiata agli scaffali e trovai una scatola
nuova di zucchero, della stessa marca e peso di quello che usavo sempre. Da dove venisse non lo sapevo.
Mentalmente pensai: «l'epoca dei miracoli è passata. Non accadono nel 20' secolo». E tuttavia la voce dello Spirito mi sussurrava «Fanne prima una piccola schiacciata per me... il vaso della farina non si esaurirà e l'or­ciuolo dell'olio non calerà...».
I pochi spiccioli dati nell'offerta erano la mia «manciata di farina»; come la vedova non ne aveva di più così anch'io. Come la vedova aveva dato tutto ciò che aveva, anch'io ave­vo dato tutto quello che mi restava. Ma c'era una notevole differenza: quello che io avevo dato era il modesto avanzo di una lauta bu­sta paga.
Sapevo di aver invertito l'ordine dei valo­ri. La decima del Signore doveva venire pri­ma e poi i nostri impegni personali.
Ma i nove decimi dello stipendio sarebbero stati sufficienti quando l'intera somma non era abbastanza? Questo l'avrei scoperto da sola.
Così feci dei biscotti di tutte le forme con gli appositi stampini.
Il giorno prima del successivo stipendio mi trovai davanti gli scaffali completamente vuo­ti. Guardai dietro ai vasi, negli armadietti ma non trovai nulla di commestibile: solo spezie, chiodi di garofano, lievito e simili.
Mi ricordai dell'improvvisa apparizione del­lo zucchero. Se lo avessi appena immaginato! Forse nella mia tensione mi era sfuggito in un primo tempo quello che avevo davanti agli occhi!
Mi sentii sprofondare pensando all'effetto che questo avrebbe avuto sui nostri figli, ai quali avevo dato testimonianza della appari­zione dello zucchero, e dì come il Signore sta­va provvedendo ai nostri bisogni giornalieri. Così lavai i pochi piatti e corsi fuori della cu­cina cercando qualcosa da fare per arrestare le lacrime che mi venivano. Volevo dimenti­care questa settimana come uno vuol dimen­ticare un brutto sogno.
Mi misi con energia a riordinare la casa: aprii un cassetto dell'armadio per togliere le pieghe ad alcuni foulard che avevo riposto un po' in fretta e ad un tratto un foglietto ver­de un po' accartocciato mi cadde in terra. In­curiosita lo raccolsi: oh!, no, non può essere. È una banconota da 5 dollari.
Nel mio cuore sorse un coro di Alleluia e sentii ancora le parole: «Fanne prima una schiacciata per me... il vaso della farina non si esaurirà e l'orciuolo dell'olio non calerà...».
Questa esperienza è divenuta una pietra mi­liare nel mio cammino cristiano. Feci una de­cisione definitiva: avremmo dato al Signore per primo la Sua parte. Avremmo pagato la decima ponendo fiducia nel Signore per prov­vedere ai nostri bisogni.
Dopo tutto Gli restituiamo soltanto una parte di ciò che è Suo sin dal principio (vedi
I Cron. 29:14).
Non abbiamo più avuto bisogno di un sol­do di quanto era dovuto al Signore. Spesso do qualcosa di più della decima ricordando­mi che la Scrittura parla di «decime e offerte».
Credevo non avesse importanza quanto io davo; bastava dare qualcosa. Davo quello che mi conveniva. Se eravamo un po' a corto, ri­mandavo a una prossima occasione.
Ora so che la Bibbia è esplicita sulla por­zione che dobbiamo dare al Signore. Alcuni dicono che non ce la fanno a pagare la decima. Io non ce la faccio a NON pagarla!
Saranno i nove decimi sufficienti a fare quello che farebbe l'intera somma? No, faran­no ben di più, l'ho scoperto io stessa. Dio ono­ra la Sua Parola: si prende cura dei Suoi fi­gliuoli obbedienti.
Jenny Cuttler trad. R.Rossi
Tratto da Risveglio Pentecostale 08-09 1984 

lunedì 23 gennaio 2012

I nuovi cieli e la nuova terra Apocalisse 21:1-8



1 Poi vidi un nuovo cielo e una nuova terra, poiché il primo cielo e la prima terra erano scomparsi, e il mare non c'era più.
2 E vidi la santa città, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo da presso Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo.
3 Udii una gran voce dal trono, che diceva: «Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro, essi saranno suoi popoli e Dio stesso sarà con loro e sarà il loro Dio.
:4 Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore, perché le cose di prima sono passate».

:5 E colui che siede sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose». Poi mi disse: «Scrivi, perché queste parole sono fedeli e veritiere», e aggiunse:
6 «Ogni cosa è compiuta. Io sono l'alfa e l'omega, il principio e la fine. A chi ha sete io darò gratuitamente della fonte dell'acqua della vita.
7 Chi vince erediterà queste cose, io gli sarò Dio ed egli mi sarà figlio.
8 Ma per i codardi, gl'increduli, gli abominevoli, gli omicidi, i fornicatori, gli stregoni, gli idolatri e tutti i bugiardi, la loro parte sarà nello stagno ardente di fuoco e di zolfo, che è la morte seconda».

IL TAMARINDO DI ABRAAMO Genesi 21:22-34
























Abraamo a Beer-Sceba
34 In quel tempo Abimelec, accompagnato da Picol, capo del suo esercito, parlò ad Abraamo, dicendo: «Dio è con te in tutto quello che fai. 23 Giurami dunque qui, nel nome di Dio, che tu non ingannerai me, né i miei figli, né i miei nipoti; ma che userai verso di me e verso il paese dove hai abitato come straniero la stessa benevolenza che io ho usata verso di te». 24 Abraamo rispose: «Lo giuro». 25 Poi Abraamo fece delle rimostranze ad Abimelec a causa di un pozzo d'acqua di cui i servi di Abimelec si erano impadroniti con la forza. 26 Abimelec disse: «Io non so chi abbia fatto questo; tu stesso non me l'hai fatto sapere e io non ne ho sentito parlare che oggi». 27 Abraamo prese pecore e buoi e li diede ad Abimelec; e i due fecero alleanza.
28 Poi Abraamo mise da parte sette agnelle del gregge. 29 E Abimelec disse ad Abraamo: «Che cosa significano queste sette agnelle che tu hai messe da parte?» 30 Abraamo rispose: «Tu accetterai dalla mia mano queste sette agnelle, perché ciò mi serva di testimonianza che io ho scavato questo pozzo». 31 Per questo egli chiamò quel luogo Beer-Sceba, perché entrambi vi avevano fatto giuramento. 32 Così fecero alleanza a Beer-Sceba. Poi Abimelec, con Picol, capo del suo esercito, si alzò e se ne tornarono nel paese dei Filistei. 33 E Abraamo piantò un tamarindo a Beer-Sceba e lì invocò il nome del SIGNORE, Dio dell'eternità. 34 Abraamo abitò molto tempo come straniero nel paese dei Filistei.

Abraamo aveva risolto positivamente i diverbi con Abimelec, ora fra i due vi era un accordo di pace, il pozzo che Abramo aveva scavato e che era divenuto oggetto di contesa, ora era riconosciuto come proprietà di Abramo, insomma tutto andava per il meglio e quindi Abramo decide di piantare a Beer-Seba un albero, un tamarindo e dice la scrittura che li invocò il nome del Signore. Il tamarindo, detto anche “dattero dell’India”,  è un albero da frutto tipico delle zone tropicali, in particolare dell'India, come ci suggerisce il nome stesso, appartenente alla famiglia delle Papillonacee, una famiglia di leguminose. La pianta del tamarindo è molto imponente, alta fino a 30 metri e larga fino a 7 metri di diametro, con una chioma folta di foglioline verdi, disposte a file di 10 opposte le une alle altre, i fiori sono bianchi striati di giallo e rosso.  Proprio l’imponenza di questo albero ci fa dedurre che sotto l’albero, Abraamo trovava il posto migliore dove appartarsi e invocare il nome del Signore, una sorta di luogo appartato dove pregare Dio. Tutto questo ci deve fare riflettere che quando si ottiene la pace in una determinata situazione o luogo, il credente deve crearsi li un luogo appartato per ringraziare e lodare il Signore perché nella pace il Signore è disposto ad accettare la nostra lode e il nostro ringraziamento. Detto questo dobbiamo chiederci :
         a) Vi è pace attorno a noi? “Se è possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti gli uomini” Romani 12:18.
         b) Stiamo buttando le basi affinché chi ci sta attorno voglia vivere in pace con noi? “Cerchiamo dunque di conseguire le cose che contribuiscono alla pace e alla reciproca edificazione” Romani 14:19”.
         c) Ci siamo mai chiesti perché il nostro Dio è anche chiamato “l’Iddio di pace”?
             -  “Del resto, fratelli, rallegratevi, ricercate la perfezione, siate consolati, abbiate un medesimo sentimento, vivete in pace; e il Dio d'amore e di pace sarà con voi” 2Corinzi 13:11.
             -  “Vi lascio pace; vi do la mia pace. Io non vi do come il mondo dà. Il vostro cuore non sia turbato e non si sgomenti” Giovanni 14:27.
             -  “Or il Dio della pace sia con tutti voi” Romani 15:33. Amen.
        d)  Abbiamo piantato il nostro tamarindo?
Da ciò che abbiamo detto sorgono spontanee delle riflessioni:

1) QUANDO PIANTARE IL NOSTRO TAMARINDO?
Piantare simbolicamente il nostro tamarindo significa avere lottato per la pace ed averla ottenuta prima nel nostro cuore. Ciò vuol dire anche avere desiderato profondamente la pace attorno a noi  “Beati quelli che si adoperano per la pace, perché saranno chiamati figli di Dio” Matteo 5:9. Non possiamo dire che abbiamo pace con Dio quando poi non desideriamo vivere in pace con coloro che ci stanno attorno. Gesù ci insegna il metodo per eccellenza per vivere in pace con tutti, ((PERDONA)). “Allora Pietro si avvicinò e gli disse: «Signore, quante volte perdonerò mio fratello se pecca contro di me? Fino a sette volte?» E Gesù a lui: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette”  Matteo 18:21-22…. “Così vi farà anche il Padre mio celeste, se ognuno di voi non perdona di cuore al proprio fratello»” Matteo 18:35. Creare un’oasi di pace vuol dire lavorare per essa, desiderarla ad ogni costo, combattere per essa, essere disposti anche a sacrificare il nostro orgoglio e anche qualcos’altro al fine di raggiungerla. Solo allora giunge il momento che possiamo piantare il nostro tamarindo.

2) PERCHÉ PIANTARE IN NOSTRO TAMARINDO?
Il tamarindo, come abbiamo accennato all’inizio, rappresenta quel luogo appartato dove il credente va a cercare la faccia di Dio per un’intima comunione per invocare il suo nome. Infatti proprio per la sua grandezza, l’albero era ed è in quei posti certezza di un luogo riparato dalla calura del sole, una sorta di oasi nel deserto dove potersi rilassare e da soli o in compagnia di altri e godere della frescura che l’albero garantisce. Il mondo in cui viviamo è una sorta di deserto in cui la mancanza dell’acqua della vita di Dio si vede e si sente. Ecco perché dobbiamo cercare con l’aiuto di Dio di creare attorno a noi un’oasi di vita e in essa piantare il nostro tamarindo. “perché il regno di Dio non consiste in vivanda né in bevanda, ma è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo. Poiché chi serve Cristo in questo, è gradito a Dio e approvato dagli uomini. Cerchiamo dunque di conseguire le cose che contribuiscono alla pace e alla reciproca edificazione” Romani 14:17-19. La presenza del tamarindo ci garantisce ombra, frescura, ed anche frutto buono da consumare. In più esso ha anche tante proprietà terapeutiche. Questo ci ricorda un altro albero descritto in apocalisse “In mezzo alla piazza della città e sulle due rive del fiume stava l'albero della vita. Esso dà dodici raccolti all'anno, porta il suo frutto ogni mese e le foglie dell'albero sono per la guarigione delle nazioni” Apocalisse 22:2.
Inoltre, proprio perché è un albero imponente, esso diventa anche punto di riferimento anche per altri che sono in cerca di oasi e di ristoro, ecco perché la sua presenza diventa essenziale e vitale.

3) DOVE PIANTARE IL NOSTRO TAMARINDO?
Espresso quanto detto, urge chiarire che la figura del tamarindo rappresenta l’anticipazione e realizzazione visibile del regno di Dio in terra. Detto ciò, comprendiamo dove dobbiamo piantare il nostro tamarindo o oasi di pace. In primo luogo nel nostro cuore, perché è la che il regno di Dio deve crescere per primo, ma non solo, infatti anche nella nostra casa esso deve sviluppare e crescere ed è normale pensare che nella casa dei figli di Dio ci sia la pace del Signore e un’oasi di ristoro per tutti i famigliari e quanti altri stanno attorno. In ultimo, ma non meno importante “la chiesa”, essa è l’oasi per eccellenza dove ogni credente deve desiderare potere andare e stare, dove realizzare la pace interiore ed esteriore, dove potersi nutrire spiritualmente e poter dissetare la propria sete spirituale.
      -   La chiesa è il luogo dove potersi riparare come ci si ripara all’ombra dell’albero dal caldo delle tribolazioni e persecuzioni di questo mondo“però non ha radice in sé ed è di corta durata; e quando giunge la tribolazione o persecuzione a motivo della parola, è subito sviato” Matteo 13:21.
      -    La chiesa è importante anche perché è colonna e sostegno della verità “affinché tu sappia, nel caso che dovessi tardare, come bisogna comportarsi nella casa di Dio, che è la chiesa del Dio vivente, colonna e sostegno della verità” 1Timoteo 3:15. 
      -   Nell'adunanza dei santi è piacevole stare“Ecco quant'è buono e quant'è piacevole che i fratelli vivano insieme!” Salmi 133:1



CONCLUSIONE
34 “Abraamo abitò molto tempo come straniero nel paese dei Filistei”.
Ringraziamo il nostro Dio che ci sta dando pace, che possiamo godere dell’acqua del pozzo del nostro Dio, che possiamo piantare il nostro tamarindo e cercare la faccia del nostro Dio e invocare il suo nome, ma non dimentichiamo che in questo mondo siamo sempre degli stranieri, la nostra patria ora è il regno di Dio e là vogliamo vivere. Abraamo visse da straniero nel paese dei filistei, noi viviamo da stranieri in questa società al fine di raggiungere ed ottenere la cittadinanza celeste “Quanto a noi, la nostra cittadinanza è nei cieli, da dove aspettiamo anche il Salvatore, Gesù Cristo, il Signore” Filippesi 3:20.
A Dio sia la gloria.

          ACETO GIACOMO

"NO FUTURE!"

Io provo forse piacere se l'empio muore? dice il Signore, Dio. Non ne provo piuttosto quando egli si conver­te dalle sue vie e vive?  Ezechiele 18:23

Avete la vita eterna, voi che credete nel nome del Figlio di Dio.  1 Giovanni 5:13


"Nessun futuro!" È così che certi giovani scrivono sui muri il loro disagio e la loro angoscia.
"Nessun futuro"? Se guardiamo il mondo che ci circonda, sembrerebbe proprio così, perché die­tro le quinte, il mondo è diretto da un capo
bugiardo e omicida, il diavolo; sapendo di essere condannato senza appello, all'inferno, trascina il mondo con sé.
"Nessun futuro"? No, un futuro c'è, se dirigete i vostri sguardi verso l'alto. Un avvenire di vera felicità è assicurato a colui che si volge verso Dio e verso il suo Figlio Gesù Cristo. Egli dona fin da subito la pace, la gioia e il soccorso nelle diffi­coltà. Egli dà un senso alla nostra vita e ci dà una speranza che è una certezza assoluta. Egli non è mai cambiato e mai cambierà. Solo Gesù libera veramente. Lui solo riempie il cuore d'amore, di un amore infinito, dell'amore di Dio.
Non dite mai più: nessun futuro. Non cercate più di stordirvi, ma gustate la nuova vita che riceve­rete credendo al Signore. Non parliamo di una religione, ma di un Salvatore che vi ama. Egli ha per voi dei "pensieri di pace e non di male, per darvi un avvenire e una speranza" (Geremia 29:11). Aprite il vostro cuore e ditegli: "Il mondo non mi offre nulla; non sono altro che un pecca­tore con il cuore vuoto; io mi affido a te". Egli vi farà entrare nella famiglia di Dio e voi scoprirete che il futuro di Dio non è la vaga promessa di un paradiso dopo la vita presente, ma è la pace e la felicità che possiamo conoscere fin da oggi, in una relazione viva e personale con il Signore Gesù. Volgetevi a Lui per conoscerlo.

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sabato 21 gennaio 2012

Sei stanco....? Lui ti da forza!


Isaia 40:27-31


27 Perché dici tu, Giacobbe
e perché parli così, Israele:
«La mia via è occulta al SIGNORE
e al mio diritto non bada il mio Dio?»


28 Non lo sai tu? Non l'hai mai udito?
Il SIGNORE è Dio eterno,
il creatore degli estremi confini della terra;
egli non si affatica e non si stanca;
la sua intelligenza è imperscrutabile.

29 Egli dà forza allo stanco
e accresce il vigore a colui che è spossato.

30 I giovani si affaticano e si stancano;
i più forti vacillano e cadono;

31 ma quelli che sperano nel SIGNORE acquistano nuove forze,
si alzano a volo come aquile,
corrono e non si stancano,
camminano e non si affaticano.

Non hai ancora capito...?

Non cessiamo di pregare per voi e di domandare che siate ricolmi della profonda conoscenza della volontà di Dio con ogni sapienza e intelligen­za spirituale. Colossesi 1:9


Il versetto di oggi ci parla di ciò che l'apostolo Paolo chiedeva a Dio nelle sue preghiere per quei credenti; ma anche noi abbiamo bisogno del Suo aiuto per conoscere a fondo i Suoi pen­sieri. Non illudiamoci di aver capito tutto della Bibbia, e non scoraggiamoci se alcune verità ci sono ancora un po' oscure o se delle persone, fedeli al Signore e desiderose di comprendere, giungono in certi casi a conclusioni diverse. Paolo scriveva: "Se in qualcosa voi la pensate altrimenti, Dio vi rivelerà anche quella" (Filippesi 3:15). Resta il fatto che "ora conosciamo in parte e in parte profetizziamo... ora vediamo come in uno specchio, in modo oscuro"; "ma quando la perfezione sarà venuta, quello che è solo in parte sarà abolito... allora conoscerò pienamente, come anche sono stato perfetta­mente conosciuto" (1 Corinzi 13:9-12). ).
La donna Samaritana, al pozzo di Sicar, si era molto stupita che Gesù, uomo Giudeo, chie­desse da bere a lei, una donna samaritana. "Come mai?" aveva detto. Ma non appena il Signore si manifestò per quello che era, il Mes­sia, "il Salvatore del mondo" (v. 42), le sue per­plessità e la sua titubanza scomparvero.
Pietro aveva reagito bruscamente quando il Signore gli si era avvicinato per lavargli i piedi. "Non mi laverai mai i piedi!", aveva detto. E possiamo comprenderlo. Come accettare che il Signore, il Messia, il Figlio del Dio vivente, si abbassi ai piedi dei suoi discepoli con l'umiltà di un servo? "Tu non sai ora quello che faccio, ma lo capirai dopo" (Giovanni 12:5-7).
La donna ebbe subito le risposte giuste; per Pietro c'è voluto più tempo, ma alla fine anche lui ha compreso, e molto bene.

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