Anche questa domenica la chiesa di Conegliano veneto si è mobilitata per evangelizzare in piazza al centro della cittadina.
Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce(Gesù), affinché tutti credessero per mezzo di lui. Giovanni 1:7
lunedì 12 maggio 2014
mercoledì 23 aprile 2014
L'IDDIO VITTORIOSO
1 Samuele
5:11-12
“Mandarono quindi a convocare tutti i principi
dei Filistei e dissero: «Rimandate l'arca del Dio d'Israele; torni essa al suo
posto e non faccia morire noi e il nostro popolo!» Infatti tutta la città era
in preda a un terrore di morte, e la mano di Dio si faceva pesante su di essa. Quelli
che non morivano erano colpiti d'emorroidi e le grida della città salivano fino
al cielo”.
L’arca di Dio era in mezzo ai
Filistei, potevano ritenersi soddisfatti, vittoriosi ma invece diventano
prigionieri della loro stessa vittoria, perché Dio ha sempre l’ultima parola. Ciò
che per loro risultò maledizione, per il popolo di Dio era invece benedizione. Pensavano
di avere sconfitto il popolo d’Israele con il suo Dio e invece si resero conto
che avevano sconfitto solo il popolo d’Israele. Dio non può ricevere sconfitte,
anche quando sembra il contrario, Dio è sempre vincitore. Fidiamoci del nostro Dio,
continuiamo a sperare in Lui oltre ogni speranza, il nostro Dio è sempre un
passo avanti alle macchinazioni del nemico.
Sembra che tutto vada a rotoli
nella tua vita?, l’arca di Dio non è più con te a causa della tua poca fede e
dei tuoi peccati?, non disperare, nessuno può fare prigioniero il nostro Dio,
ci hanno provato con Gesù sulla croce ma alla fine Egli è uscito dalla tomba, dichiarando
così l’eterna sconfitta del diavolo e tutte le sue schiere.
Fidati di Lui, lui è il vincitore
e tu con Lui.
mercoledì 9 aprile 2014
Il perdono che Dio vuole
Via da voi ogni
amarezza, ogni cruccio e ira e clamore e parola offensiva con ogni sorta di
cattiveria! Siate invece benevoli e misericordiosi gli uni verso gli altri,
perdonandovi a vicenda come anche Dio vi ha perdonati in Cristo. Efesini 4:31-32
Tante, spesse volte, oserei dire frequentemente sentiamo
parlare di perdono, si spendono fiumi di parole su questo argomento ma
difficilmente riusciamo a entrare nello spirito del vero perdono, in quanto il
peccato o meglio la nostra natura peccaminosa non riesce o fare i passi giusti
verso il vero perdono. Il perdono è da Dio e lui stesso ci dice come perdonare.
Nel verso citato ci viene detto “perdonandovi
a vicenda come anche Dio vi ha perdonati in Cristo” confermando che il
perdono è importante e facendoci comprendere che bisogna attuarlo
reciprocamente alla stessa maniera di Dio (… come ...). Come ci ha perdonato Dio? “In Cristo”. Se riusciamo a comprendere
pienamente l’espressione “in Cristo” troviamo la strada per il vero perdono.
In Cristo perché Gesù lo chiede al Padre
continuamente.
In Cristo perché il suo sangue parla di vero
perdono.
In Cristo perché il debito che Lui ha pagato per noi
è smisurato.
In Cristo perché Dio con noi ha veramente girato
pagina dimenticando, anzi cancellando completamente il passato peccaminoso.
Se riusciamo a comprendere il vero perdono “in
Cristo”, certamente non ci saranno più amarezze, crucci, ire, parole offensive
o cattiverie, perché il suo amore ci pervaderà completamente.
ALLELUIA
sabato 8 marzo 2014
Il Signore non mi ha abbandonato
È con gran gioia che racconto la mia testimonianza.
Il Signore non mi ha mai abbandonata e l’ho compreso dal
momento che ho gridato con tutto il mio cuore: “Dio, aiutami!”. Da quel
momento in poi, tutto è cambiato!
Conoscevo Dio per tradizione religiosa: di Gesù, che ritenevo
figlio di Giuseppe e Maria, mi ricordavo solo il 25 dicembre. Pertanto, pur
sapendo della Sua crocifissione e risurrezione, tanto che in casa mia era
presente più di un crocifisso, Lo vedevo sempre come il Gesù bambino nato in
una grotta.
La mia conoscenza più profonda del Signore è avvenuta
attraverso un sito internet, dove mi sono ritrovata “per caso” (così credevo)
mentre ero alla ricerca di un libro cattolico.
Al momento non fui subito interessata, perché non trovavo
risposta ai miei interrogativi riguardo alla religione a cui appartenevo, ma
il sentir continuamente parlare di Gesù come una Persona vivente ha messo in
me il desiderio di voler approfondire la Sua conoscenza. Pertanto, ho
iniziato a leggere la Bibbia e, grazie alla pazienza e alla misericordia di
Dio, mostratami attraverso un credente evangelico che a quel tempo per me era
uno sconosciuto, è riuscito a far luce dentro di me.
Oggi posso affermare con certezza che Gesù è figlio di Dio,
il Dio vivente, venuto sulla terra come uomo per presentarci a Dio il Padre e
riportarci a Lui com’era in principio; ha sacrificato la Sua vita caricandosi
di tutti i nostri peccati, per liberarci per sempre dal male, garantendo vita
eterna a chiunque crede e si affida a Lui, me compresa.
Posso proprio dire che la Verità ha toccato il mio cuore
dando gran valore alla mia vita!
Ma voglio anche aggiungere che la cosa che mi ha illuminata
è che Gesù vive e si prende cura di noi ogni istante della nostra vita. Grazie
a Lui sono guarita da una depressione che mi portavo dietro da anni e, sempre
grazie a Gesù, ho salvato il mio matrimonio perché Egli mi ha donato vera
pace.
La differenza che ho potuto constatare tra il conoscere Dio
attraverso una tradizione religiosa e fare un’esperienza propria consiste nel
fatto che prima mi sentivo cieca, andavo avanti per istinto, pur avvertendo
sempre più paura di farmi male; ora mi sento al centro di un faro, che
inizialmente mi ha abbagliato, ma quando ho compreso che era la Sua guarigione,
ho riaperto gli occhi e ho ripreso a vedere. Pertanto ora so di potermi
muovere senza temere alcun male, perché sento una vera protezione attorno a
me, sento che Gesù si prende cura di me.
Mi sono affidata nelle mani di Gesù e Gli renderò grazie infinite
per quello che ha fatto, e soprattutto per quello che Lui è: “l’Iddio
altissimo”.
Gesù dice: “Io sono la porta; se uno entra per Me, sarà salvato,
entrerà e uscirà, e troverà pastura” (Vangelo di Giovanni 10:9). Il Signore
Gesù è il mio rifugio sicuro ora e per sempre! Alleluia!
Concludo dicendo che non è necessario aspettare un forte
dolore per cercare Gesù. Egli ci riceve subito in ogni momento, basta solo
aprirGli il nostro cuore e Lui si farà conoscere da vicino.
Stefania
sabato 1 marzo 2014
RALLEGRATEVI
Filippesi
4:4 Rallegratevi
sempre nel Signore. Ripeto: rallegratevi.
2Corinzi
13:11 Del
resto, fratelli, rallegratevi, ricercate la perfezione, siate consolati,
abbiate un medesimo sentimento, vivete in pace; e il Dio d'amore e di pace sarà
con voi.
Filippesi
3:1
Del resto, fratelli miei, rallegratevi
nel Signore. Io non mi stanco di scrivervi le stesse cose, e ciò è garanzia di
sicurezza per voi.
La parola rallegratevi ha come
significato intrinseco l’azione di rendere allegro se stesso. In effetti,
qualcuno dirà ma di cosa dobbiamo rallegrarci in questo mondo? Tante sono le
notizie che ci bombardano e ci tolgono la gioia, ma il vero cristiano deve
imparare a rallegrarsi, a vivere una vita gioiosa e piena di allegrezza. Come
fare ?dobbiamo imparare a riconoscere quei valori spirituali che ci rendono
ottimisti sia per quanto riguarda la vita materiale ma principalmente quanto
riguarda la vita spirituale. Ricordiamoci che uno dei frutti dello S. Santo è
appunto l’allegrezza: Galati 5:22
“Ma il frutto dello Spirito è: carità,
allegrezza, pace, lentezza all'ira, benignità, bontà, fedeltà, mansuetudine,
continenza” (vers. Diodati), dove per allegrezza viene tradotta anche come
gioia. Pertanto è comprensibile che se lo Spirito di Dio abita in noi, è certo
che anche l’allegrezza deve albergare nella nostra vita. Non è possibile essere
cristiani veri, nati di nuovo e essere pessimisti, musoni, piagnoni e
quant’altro distingua chi ancora non ha realizzato la vera vita in Gesù. Ecco
alcune cose che devono procurarci allegrezza:
1) CONFIDARE
IN DIO.
Nel Salmo 5:11 troviamo scritto: “Si
rallegreranno tutti quelli che in te confidano; manderanno grida di gioia per
sempre. Tu li proteggerai, e quelli che amano il tuo nome si rallegreranno in
te”,
e da questo versetto troviamo la prima verità da fare risaltare “dobbiamo
imparare a confidare in Dio”. Confidare in Dio vuol dire incominciare ad avere
fede in Lui, vuol dire anche incominciare a fidarsi di Lui anche se tutto ciò
che ci attornia porta all’evidenza che tutto stia andando a rotoli.
Ricordiamoci della calma che aveva l’apostolo Paolo quando tutto gli diceva che
sarebbe stato fatto prigioniero e portato a Roma: Atti
21:10-14
“Eravamo là da molti giorni, quando scese
dalla Giudea un profeta, di nome Agabo. Egli venne da noi e, presa la cintura
di Paolo, si legò i piedi e le mani e disse: «Questo dice lo Spirito Santo:
"A Gerusalemme i Giudei legheranno così l'uomo a cui questa cintura
appartiene, e lo consegneranno nelle mani dei pagani"». Quando udimmo
queste cose, tanto noi che quelli del luogo lo pregavamo di non salire a
Gerusalemme. Paolo allora rispose: «Che fate voi, piangendo e spezzandomi il
cuore? Sappiate che io sono pronto non solo a essere legato, ma anche a morire
a Gerusalemme per il nome del Signore Gesù». E, poiché non si lasciava
persuadere, ci rassegnammo dicendo: «Sia fatta la volontà del Signore»”. Ma
sempre nel versetto 11 del salmo 5 è detto anche che coloro che amano il nome
di Dio si rallegrano; quanto è importante amare Dio per potersi rallegrare,
infatti è scritto:
Romani
8:28
“Or sappiamo che tutte le cose cooperano
al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno”,
comprendendo che se amiamo Dio, tutte le cose cooperano al nostro bene e
pertanto non possiamo non aspettarci altro che giustizia da parte del Signore.
2)
ANDARE
ALLA CASA DEL SIGNORE.
Nel salmo 122:1 è scritto: “Mi son
rallegrato quando m'hanno detto: «Andiamo alla casa del Signore”; da
questo versetto possiamo far emergere un’altra grande verità: andare nella casa
del Signore procura felicità. Andare alla casa del Signore vuol dire avere
desiderio d’incontrarlo, di stare con Lui, di voler condividere del tempo col
nostro Signore. Stare alla sua presenza vuol dire nutrire la nostra anima e il
nostro spirito col cibo spirituale della sua mensa. Il salmista afferma che al
solo sentirsi dire “Andiamo alla casa del
Signore” gli ha procurato allegrezza, e questo deve essere il sentimento di
ogni buon cristiano, gioire al pensiero di andare nel posto dove si trova Dio.
È vero che ogni posto è buono per incontrarsi con Lui, infatti si può essere da
soli nel posto più sperduto della terra e avere la gioia di incontrarsi con il
proprio Dio, ma ancor più bello è andare a incontrarlo la dove c’è la radunanza
dei santi. Un cristiano che va in chiesa solo per dovere è un cristiano
immaturo, un credente che non sente il desiderio di trovarsi dove si loda il
Signore è irresponsabile e non potrà mai gioire della presenza di Dio e non
sarà sicuramente un cristiano allegro. Nel Salmo 84:10 è detto: “Un giorno nei tuoi
cortili val più che mille altrove. Io preferirei stare sulla soglia della casa
del mio Dio, che abitare nelle tende degli empi”, oggi a differenza di
quanto affermato, è tanto se ci viene in mente di venire una volta la domenica
in chiesa e non vediamo l’ora che tutto sia finito per tornare ai nostri affari
e trascorrere gli altri mille altrove. Comprendiamo che non è quello che si
aspetta il Signore dai suoi figlioli, Lui vuole che andiamo con gioia alla sua
casa e che usciamo con rinnovata allegrezza per aver saziato l’anima nostra.
Nel salmo 23 Davide asserisce al v. 6 “Certo,
beni e bontà m'accompagneranno tutti i giorni della mia vita; e io abiterò
nella casa del Signore per lunghi giorni” affermando che da per scontato
l’abitare nella casa del Signore per un tempo molto lungo, perché alla sua
presenza c’è bene e bontà e ancora al v. 5 ci dice che Dio imbandisce una
tavola per noi.
3)
OTTENERE
SALVEZZA
Un giorno, dice la scrittura, che
i settanta discepoli mandati da Gesù per i villaggi ad annunziare la sua
prossima visita, quando tornarono erano tutti esultanti perché anche i demonio
arano stati sottoposti alla loro autorità, ma Gesù subito li interrompe
dicendo: Luca 10:20 “Tuttavia, non
vi rallegrate perché gli spiriti vi sono sottoposti, ma rallegratevi perché i
vostri nomi sono scritti nei cieli»”, affermando così che l’avere i nostri
nomi scritti nei cieli è motivo di allegrezza. Se è vero che il giorno più
triste è stato quando l’uomo decise di allontanarsi dal suo creatore ora
comprendiamo che il giorno più allegro è quando l’uomo decide di tornare sui
suoi passi e riavvicinarsi al suo Dio. Dio ha fatto di tutto per riportarci a
Lui, alla sua gloria, all’ubbidienza, alla vita eterna e questo gli è costato
tanto, ma il risultato lo ricompensa di ogni sacrificio. Ricordiamoci la
parabola del figlio prodigo, il padre gioì al ritorno del figlio e per
esternare e coinvolgere tutti nella sua allegrezza decide di fare festa. Un
giorno in cielo faremo festa col nostro Signore perché noi siamo quei figlioli
che sono ritornati a Lui.
L’apocalisse ci parla di tempi
futuri, di battaglie epiche, di vittorie entusiasmanti, di eredità che il
nostro Dio ha preparato per noi, il suo popolo, pertanto abbiamo di che gioire,
di rallegrarci per ogni giorno che passiamo in sua compagnia su questa terra
perché è un giorno in meno nell’attesa del ritorno di Gesù.
CONCLUSIONE
Mi piace ricordare e concludere
questa meditazione con Davide che tutto allegro danza a tutta forza d’avanti
all’arca del Signore che finalmente ritornava al suo posto, in mezzo al popolo
di Dio:
2Samuele
6:13-14
“Quando quelli che portavano l'arca del
SIGNORE ebbero fatto sei passi, egli immolò un bue e un vitello grasso. Davide
era cinto di un efod di lino e danzava a tutta forza davanti al Signore”.
2Samuele
6:20-22
“Come Davide tornava per benedire la sua
famiglia, Mical, figlia di Saul, gli andò incontro e gli disse: «Bell'onore si
è fatto oggi il re d'Israele a scoprirsi davanti agli occhi delle serve dei
suoi servi, come si scoprirebbe un uomo da nulla!»Davide rispose a Mical: «L'ho
fatto davanti al SIGNORE che mi ha scelto invece di tuo padre e di tutta la sua
casa per stabilirmi principe d'Israele, del popolo del SIGNORE; sì, davanti al
SIGNORE ho fatto festa. Anzi mi abbasserò anche più di così e mi renderò umile
ai miei occhi; ma da quelle serve di cui parli, proprio da loro, sarò
onorato!»”
Non perdiamo l’occasione di fare
festa davanti al nostro Dio che ancora oggi ci dice “RALLEGRATEVI”.
A Dio sia la gloria.
GIACOMO
ACETO
giovedì 27 febbraio 2014
AMORE DOPO TANTO ODIO
"Un fratello
offeso è più inespugnabile di una città forte, e le liti tra fratelli sono come
le sbarre di un castello"(Proverbi 18:19)
Tra un uomo, le sue due sorelle e la loro madre nacque una
disputa per la proprietà di una piccola casa. II figlio pretendeva quella casa,
ma per svariati motivi essa fu assegnata ad una delle sue sorelle.
Da quel momento iniziò una lunga serie di malintesi, di
risentimenti, di dispute, che hanno contribuito ad ingrossare sempre più i
canali dell'odio, del rancore e del disprezzo separando le famiglie, compresi i
bambini nella loro innocenza.
Protagonisti di questa storia sono anche i maldicenti che
attizzano il fuoco della discordia invece di spegnerlo.
Enzo, rispettivamente cugino e nipote degli interessati alla
disputa, cercò di porre fine alla vicenda, ma era come parlare ad un muro.
Vent'anni di insistenza e nessun segno di apertura dei loro cuori, ma forse
qualcosa si poteva ancora fare...
"Ora, o figliol
d'uomo, io ti ho stabilito come sentinella per la casa d'Israele, quando dunque
udrai qualche parola dalla mia bocca, avvertili da parte mia." (Ezechiele
33:7)
Enzo era stanco, scoraggiato, ma soprattutto deluso dal
comportamento dei suoi cari. Una mattina, come era solito fare, aprì la Bibbia
e il suo sguardo si posò sul capitolo 33 del profeta Ezechiele. Il richiamo del
Signore ad intervenire era forte. La responsabilità per non farlo era ancora
maggiore. Il Signore era chiaro:"...Quando avrò detto all'empio:
"Empio tu per certo morrai!" e tu non avrai parlato per avvertir
l'empio che si ritragga dalla sua via, quell'empio morrà per la sua iniquità,
ma io domanderò conto del suo sangue alla tua mano" (Ezechiele 33:8).
Quelle parole erano per Enzo come un martello. Una sera rientrando a casa
decise di chiamare suo cugino, ma prima pregò sinceramente il Signore di
guidarlo. Telefonò al cugino spiegandogli che sua madre era gravemente ammalata
e desiderava tanto riabbracciarlo prima che fosse troppo tardi. L'uomo sembrò
indifferente a tal notizia, ma egli incalzò: "Se tua madre morirà si
porterà dietro il suo orgoglio, e in questo vi somigliate, ma anche un gran
dolore per non averti visto. Tu porterai un peso eterno che ti condurrà in
giudizio davanti a Dio, perciò non indurire il tuo cuore e otterrai bene per la
tua famiglia."
"Beati quelli che
si adoperano per la pace, perché saranno chiamati figli di Dio"(Matteo
5:9)
Le parole di Enzo colpirono il cuore del cugino tanto che
quest'ultimo gli diede appuntamento la sera successiva per continuare il
discorso.
La notte sembrava non passasse mai ed il giorno seguente
Enzo pregò molto. Giunta l'ora dell'appuntamento, Enzo bussò alla porta del
cugino, il quale lo invitò ad entrare con affetto, ma sia lui che la moglie
erano pronti per uscire: volevano incontrare la madre malata. Era passato già
troppo tempo dall'ultima visita e non ne volevano perdere altro.
L'incontro fu la manifestazione dell'opera amorevole di Dio.
Madre e figlio si abbracciarono e un misto di sentimenti
coinvolse tutti. La pace era tornata! Vent'anni d'odio avevano portato ogni
genere di male, ma un istante d'amore ne aveva spezzato le catene! Voglia Iddio
far comprendere a quanti si trovano in simili circostanze che l'amore e il
perdono sono i mezzi più belli ed efficaci per ottenere vittoria!
www.Paroledivita. org
sabato 15 febbraio 2014
John Newton
Certa è
quest'affermazione e degna di essere pienamente accettata: che Cristo Gesù è
venuto nel mondo per salvare i peccatori, dei quali io sono il primo. 1
Timoteo 1:15
John Newton
“testimone della grazia di Dio”
“testimone della grazia di Dio”
Stupenda è la grazia del Signore
che mi ha salvato, misero com'ero.
Ero perduto, ed essa mi ha trovato;
io ero cieco, ma in Cristo ora ci vedo.
La grazia del Signore m'ha insegnato
ad avere timore del Suo nome;
d'ogni paura sono liberato,
perché ho riposto in Lui la mia fiducia.
ad avere timore del Suo nome;
d'ogni paura sono liberato,
perché ho riposto in Lui la mia fiducia.
Questa è la traduzione delle parole d'un canto cristiano ("Amazing
Grace"), molto, conosciuto in Inghilterra e negli Stati Uniti, scritte da John
Newton nel 1779. Esse sono un po' lo specchio della sua vita.
Chi era John Newton? Nacque in Inghilterra nel 1725; aveva
sei anni quando perse la madre, che era una donna credente. All'età di undici
anni lavorò come mozzo sul veliero del padre,
dimostrando una disubbidienza ostinata. Nel 1744 fu
arruolato su una nave da guerra della Marina reale inglese. Disertò, venne
catturato, frustato e rimosso dall'incarico; poi fu trasferito, dietro sua
richiesta, su una nave che faceva la tratta degli schiavi. Venne sbarcato in
Sierra Leone dove fu trattato da schiavo e crudelmente maltrattato. Fu poi
liberato in seguito a un intervento del padre.
Nel 1748 lavorò come marinaio sulla nave Greyhound. Era
talmente volgare e violento che il capitano, per quanto abituato a tali
eccessi, ne rimase sconvolto. La situazione spirituale di John Newton sembrava
disperata, ma Dio non l'aveva abbandonato.
Egli (Dio) comanda, e
fa soffiare la tempesta che solleva le onde... Ma nell'angoscia gridano al
SIGNORE, ed egli li libera. Salmo 107:28
Nel marzo 1748, la Greyhound attraversa l'Atlantico. Ma
all'improvviso si scatena una violenta tempesta; la situazione della nave e
dell'equipaggio si fa talmente critica tanto da far perdere ogni speranza. Un
marinaio è trascinato in mare e scompare nelle onde. John Newton allora grida:
"Signore, abbi pietà di noi!" Contro ogni aspettativa, la tempesta si
calma e, qualche settimana dopo, la nave approda in Irlanda. John Newton non
può dimenticare l'S.O.S. che aveva lanciato a Dio. Si chiede se è degno della
Sua grazia nonostante la vita dissoluta e piena di disprezzo per Dio che aveva
condotto fino allora. Ma ha la netta sensazione che Dio volesse farsi conoscere
da lui in mezzo a quella tempesta.
Era proprio così. La grazia di Dio aveva incominciato il suo
lavoro, e dopo qualche tempo John Newton accettò il Signore Gesù come suo Salvatore.
Si sposò, e per qualche anno continuò a navigare, questa volta come capitano
d'una nave che trasportava degli schiavi, cosa purtroppo comune a quell'epoca.
Rendendosi conto che la tratta degli schiavi non era conforme all'insegnamento
di Cristo, abbandonò definitivamente quel lavoro. Aveva trent'anni. Insieme
alla moglie si impegnò in una chiesa e diventò pastore a Olney (Inghilterra).
Per 43 anni predicò il Vangelo. Sulla sua tomba si può leggere questa iscrizione:
"John Newton, già infedele e libertino, trasportatore di schiavi
africani, dalla ricca grazia del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo è stato
raccolto, perdonato e scelto per predicare l'Evangelo".
© 2001 edizioni il messaggero cristiano
venerdì 14 febbraio 2014
LA LIBERTÀ, QUELLA VERA
Promettono loro la
libertà, mentre essi stessi sono schiavi della corruzione, perché uno è schiavo
di ciò che lo ha vinto.
2 Pietro 2:19
(Gesù disse:)
"Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi... Chiunque commette
peccato è schiavo del peccato... Se dunque il Figlio (di Dio) vi farà liberi,
sarete veramente liberi."
Giovanni 8:32, 34, 36
"Libertà!" È una delle più importanti "parole
d'ordine" della nostra società. L'idea stessa della libertà individuale
affascina le folle. Ognuno vuoi essere completamente libero di decidere quello
che fa, dove va, quello che è e quello che dice Questa libertà individuale
molti l'avevano salutata nei secoli scorsi come la suprema potenza liberatrice
di questo mondo.
Un tempo ero uno di questi giovani sognatori. Come la
farfalla rimane impigliata nei fili dorati della ragnatela, mi sono intricato
nei tentacoli scintillanti della società. "Sei libero di diventare quello
che vuoi essere"! Era inebriante. Ero come un signore nel proprio
castello, unico padrone dei miei affari. Armo per anno, sforzo dopo sforzo, ho
lavorato con l'illusione di essere un uomo libero. In realtà, il sistema di
valori della nostra società mi aveva adescato, mettendo in primo piano la
libertà ed il successo. Nessuna di queste cose ha potuto soddisfare le
aspirazioni della mia anima. Il mio spirito egoista bramava la liberazione.
La mia prigionia è terminata quando Cristo, nella sua
misericordia, mi è venuto incontro per rendermi libero! Quel giorno non lo
dimenticherò mai. Mi sono arreso, mi sono consegnato interamente a Lui: anima,
spirito, corpo, beni. Fu un grande momento. Era suonata l'ora della vera
liberazione ed io ho cambiato completamente rotta. Sono diventato
meravigliosamente libero, seguendo Cristo. Seguire Lui rende la vita degna di
essere vissuta.
edizioni il messaggero cristiano
IL LIEVITO DEI FARISEI.
Matteo 16:1-12
“I farisei e i
sadducei si avvicinarono a lui per metterlo alla prova e gli chiesero di
mostrar loro un segno dal cielo. Ma egli rispose: «Quando si fa sera, voi dite:
'Bel tempo, perché il cielo rosseggia!' e la mattina dite: "Oggi tempesta,
perché il cielo rosseggia cupo!" L'aspetto del cielo lo sapete dunque
discernere, e i segni dei tempi non riuscite a discernerli? Questa generazione
malvagia e adultera chiede un segno, e segno non le sarà dato se non quello di
Giona». E, lasciatili, se ne andò. I discepoli, passati all'altra riva, si
erano dimenticati di prendere dei pani. E Gesù disse loro: «Guardatevi bene dal
lievito dei farisei e dei sadducei». Ed essi ragionavano tra di loro e dicevano:
«Egli parla così, perché non abbiamo preso dei pani». Ma Gesù se ne accorse e
disse: «Gente di poca fede, perché discutete tra di voi del fatto di non aver
pane? Non capite ancora? Non vi ricordate dei cinque pani dei cinquemila uomini
e quante ceste ne portaste via? Né dei sette pani dei quattromila uomini e
quanti panieri ne portaste via? Come mai non capite che non è di pani che io vi
parlavo? Ma guardatevi dal lievito dei farisei e dei sadducei». Allora capirono
che non aveva loro detto di guardarsi dal lievito del pane, ma
dall'insegnamento dei farisei e dei sadducei”
Come mille altre volte, Gesù deve confrontarsi con i
farisei e i sadducei che volendo a tutti i modi screditarlo, cercano ogni
spunto per gettare ombra sul suo ministerio terreno, mettendo a dura prova la
sua grande pazienza. Gesù avrebbe potuto in mille modi e maniere dimostrare la
sua natura divina, non uno ma miliardi di segni avrebbe potuto dare a
dimostrazione della veridicità del suo messaggio, ma non è ciò che egli voleva,
tanto più che in tre anni circa di ministre rio terreno, tanti furono i
miracolati e le potenti operazioni che fece, per non parlare dei morti risuscitati,
ma alla fine lo o reputavano sempre un impostore, e a volte un anche un alleato
di Satana
“Gli
scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: «Egli ha Belzebù, e scaccia i
demoni con l'aiuto del principe dei demoni»” Marco 3:22.
L’unico segno che Gesù
dice sarà loro dato è il segno di Giona, considerando questo profeta come un
prototipo del Messia, profeta che dopo tre giorni nel ventre del grosso pesce,
fu riportato fra i viventi essendo egli stato vomitato sulla terra ferma
all’ordine di Dio, sinonimo della morte e resurrezione del nostro Salvatore.
Quello che però mi urge
mettere in evidenza è questo lievito dei farisei di cui è bene prendere le
distanze, levito che come dice la stessa scrittura sta per gli insegnamenti contro scrittura che impartivano
al popolo.
1) NON RICONOSCERE GESÙ
Il primo punto da fare
risaltare è che tutti costoro, che si reputavano i detentori delle verità
divine, in realtà erano solo i detentori del potere ecclesiale e religioso,
erano i nemici del piano di Dio per la redenzione dell’uomo. Gesù, il Messia
annunciato e tanto atteso, era in mezzo a loro e loro non lo riconoscevano,
anzi lo osteggiavano tanto che arrivarono a dire delle bugie per far si che
Pilato lo mandasse alla croce. È ovvio che Gesù sapeva che doveva arrivare alla
croce, ma ciò non toglie e ne attenua le loro responsabilità. Essere increduli
li portava ad essere nemici di Cristo e del vangelo, essi si credevano dei
buoni figli di Abramo, ma in realtà dimostravano tutto il contrario con il loro
comportamento “Essi gli risposero: «Nostro padre è Abraamo».
Gesù disse loro: «Se foste figli di Abraamo, fareste le opere di Abraamo” Giovanni 8:39, in
realtà essi pur discendendo da Abraamo erano figli del Diavolo “Perché
non comprendete il mio parlare? Perché non potete dare ascolto alla mia parola.
Voi siete figli del diavolo, che è vostro padre, e volete fare i desideri del
padre vostro. Egli è stato omicida fin dal principio e non si è attenuto alla
verità, perché non c'è verità in lui. Quando dice il falso, parla di quel che è
suo perché è bugiardo e padre della menzogna” Giovanni 8:43-44. Coloro
che ascoltavano e che tutt’ora ascoltano le parole di Gesù sono figli di Dio “Chi
è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non le ascoltate; perché non
siete da Dio” Giovanni 8:47.
L’analogia ad oggi è facile, ancora oggi ci sono tanti che si definiscono buoni
cristiani ma che in realtà, a loro insaputa diventano nemici del vangelo. Tutti
coloro che non vivono la realtà del vangelo, tutti coloro che vivono un vangelo
di apparenza, tutti coloro che pur ascoltando le parole di Gesù non le mettono
in pratica, diventano loro malgrado nemici di Gesù. “E, stendendo la mano verso i suoi
discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Poiché chiunque avrà fatto
la volontà del Padre mio, che è nei cieli, mi è fratello e sorella e madre»” Matteo
12:49-50. Essere amici del vangelo può voler dire solamente
essere amici di Gesù e fare la volontà di Dio, Egli stesso in Matteo 7:21-23
dice esplicitamente “«Non chiunque mi dice: Signore, Signore!
entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei
cieli. Molti mi diranno in quel giorno: "Signore, Signore, non abbiamo noi
profetizzato in nome tuo e in nome tuo cacciato demoni e fatto in nome tuo
molte opere potenti?" Allora dichiarerò loro: "Io non vi ho mai
conosciuti; allontanatevi da me,
malfattori!"”. Oggi, più che mai, c’è l’urgenza di
comprendere il messaggio di Dio, di allontanarsi del lievito degli scribi e dei
sadducei, di dare ascolto ai veri insegnamenti biblici che ci presentano il
vero Messia, colui che ha dato tutto se stesso per la nostra salvezza. Senza
Gesù c’è solo morte.
2) NON RICONOSCERE I TEMPI
Per tanto tempo avevano aspettato
il compimento delle promesse di Dio che annunziavano la nascita del Messia, ora
Gesù era la con loro e non lo riconoscevano perché non avevano saputo
discernere i tempi. Nel passo letto Gesù afferma una grande verità “Ma egli rispose: «Quando si fa sera, voi
dite: "Bel tempo, perché il cielo rosseggia!" e la mattina dite:
"Oggi tempesta, perché il cielo rosseggia cupo!" L'aspetto del cielo
lo sapete dunque discernere, e i segni dei tempi non riuscite a discernerli?”
Matteo 16:2-3, mettendo
l’accento sul fatto che avrebbero dovuto comprendere come i tempi erano maturi
per l’avvento del Messia, i segni dei tempi palesavano che essi erano giunti a
maturità e che colui che avevano d’avanti era il vero Messia. Infatti nel
racconto biblico ci viene detto che tanti aspettavano l’imminente avvento del Salvatore,
fra di cui ci viene raccontato di due personaggi “Simeone e Anna” Luca
2:25-38. È una grave imprudenza non accorgersi o essere
superficiali riguardo alle promesse di Dio e ai segni premonitori che li
accompagnano, se Dio ha fatto in modo di farci sapere qual è il suo piano è
perché è importante conoscerlo, se Dio ci ha dato dei segni premonitori è
perché dobbiamo essere sempre pronti a ciò che sta per succedere. Gesù,
parlando degli ultimi tempi ci ha detto in sommi capi ciò che sarà della chiesa
e del suo ritorno, ma ha anche aggiunto che ci saranno dei segni premonitori
che accompagneranno tali eventi: “Subito
dopo la tribolazione di quei giorni, il
sole si oscurerà, la luna non darà più il suo splendore, le stelle cadranno dal
cielo e le potenze dei cieli saranno scrollate. Allora apparirà nel
cielo il segno del Figlio dell'uomo; e allora tutte le tribù della terra
faranno cordoglio e vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nuvole del cielo
con gran potenza e gloria” Matteo 24:29-30. Perché Gesù ci ha fatto sapere che un giorno Egli
ritornerà? certamente perché vuole che la sua chiesa lo aspetti, perché ci ha
fatto sapere quali sono i segni che precederanno tale evento? certamente per
essere pronti a tale meraviglioso avvenimento, ed ecco perché Gesù
aggiunge “Così
anche voi, quando vedrete tutte queste cose, sappiate che egli è vicino,
proprio alle porte” Matteo 24:33. Abbiamo detto prima che è una grave imprudenza non
accorgersi o essere superficiali riguardo alle promesse di Dio e ai segni
premonitori che li accompagnano e oggi più che mai dobbiamo fare il punto della
situazione, i tempi sono maturi, i segni sono evidenti, Gesù è alle porte sta
per tornare, non possiamo certamente dire il giorno e l’ora perché sicuramente
sbaglieremo come hanno sbagliato tutti coloro che nel tempo si sono cimentati
in questa avventura, ma una cosa è certa, Gesù è molto più vicino di quanto noi
stessi immaginiamo. Sia di monito per
ogni credente la parabola che Gesù ha raccontato riguardo alle dieci vergini in
Matteo 25:1-13.
3)
NON RICONOSCERE L’AUTORITÀ DÌ GESÙ
Certo
viene un po’ da sorridere ai ragionamenti dei discepoli all’affermazione di
Gesù «Guardatevi bene dal lievito dei farisei e dei
sadducei» e
sicuramente qualcuno penserà “se fossi stato al loro posto non avrei fatto
questo plateale errore”. Gesù, giustamente, ha di che dolersi di tali pensieri,
considerando appunto che avevano constatato la potenza che era racchiusa sotto
forma d’uomo, per ben due volte avevano visto la potenza di Dio all’opera nella
moltiplicazione dei pani e dei pesci. Gesù fa bene a chiamarli “gente di poca
fede” perché non avevano ancora capito con chi avevano a che fare, seguivano il
Messia e ancora non avevano ancora compreso che Gesù era il Messia, vedevano
dei miracoli e non riuscivano a comprendere che Gesù era la massima espressione
dell’autorità Divina in quanto figlio di Dio, lo sentivano parlare e non
comprendevano che davanti a loro cera la sapienza di Dio fatta carne. Dicevo
prima, ci viene da sorridere leggendo questo passo ma non comprendiamo che il
comportamento di tanti cristiani oggi è molto simile a quello dei discepoli di
ieri, infatti diciamo di avere conosciuto il Padre e poi non comprendiamo
l’immensità del suo amore dimenticandoci che possiamo rivolgerci a Lui per ogni
nostro problema e ricevere risposta; diciamo di avere conosciuto Gesù e non
comprendiamo appieno la portata del suo sacrificio per noi trascurando che ci
ha fatti diventare figli di Dio; diciamo di avere conosciuto lo S. Santo e la
sua potenza e non comprendiamo la portata della sua opera nella nostra vita a
tal punto che con la nostra tiepidezza lo contrastiamo e lo contristiamo,
diciamo di appartenere alla chiesa di Dio e trascuriamo gli obblighi che
abbiamo preso davanti a Dio per essa: “Il mio popolo perisce per mancanza di
conoscenza. Poiché tu hai rifiutato la conoscenza, anch'io rifiuterò di averti
come mio sacerdote; poiché tu hai dimenticato la legge del tuo Dio, anch'io
dimenticherò i tuoi figli” Osea 4:6.
CONCLUSIONE
In
conclusione possiamo dire che il passo letto è attuale ancora oggi, pur non
avendo più i farisei e i sadducei in mezzo a noi, lo spirito che animava loro,
serpeggia ancora oggi fra il popolo di Dio, pertanto cerchiamo di svegliarci, la
parola di Dio parla chiaro, è giunto il tempo di mettere al primo posto Gesù, è
giunto il momento che gli riconosciamo che la sua parola no è parola d’uomo ma
è la parola fatta carne Giovanni 1:14 “E la Parola è diventata carne …” e che
alla sua parola ogni cosa è.
A Dio sia la lode.
GIACOMO
ACETO
martedì 28 gennaio 2014
LE ARMI POTENTI DEL CRISTIANO
Giudici 7:16-22
Divise i trecento uomini in tre schiere,
consegnò a tutti quanti delle trombe e delle brocche vuote con delle fiaccole
nelle brocche; e disse loro: «Guardate me e fate come farò io; quando sarò
giunto all'estremità dell'accampamento, come farò io, così farete voi; e quando
io con tutti quelli che sono con me sonerò la tromba, anche voi sonerete le
trombe intorno a tutto l'accampamento e
direte: "Per il SIGNORE e per Gedeone!"» Gedeone e i cento uomini che
erano con lui giunsero all'estremità dell'accampamento, al principio del cambio
di mezzanotte, quando si era appena dato il cambio alle sentinelle. Sonarono le
trombe e spezzarono le brocche che tenevano in mano. Allora le tre schiere
sonarono le trombe e spezzarono le brocche; con la sinistra presero le fiaccole
e con la destra le trombe per sonare, e si misero a gridare: «La spada per il
SIGNORE e per Gedeone!» Ognuno di loro rimase al suo posto, intorno
all'accampamento; e tutti quelli dell'accampamento si misero a correre, a
gridare, a fuggire. Mentre quelli sonavano le trecento trombe, il SIGNORE fece
rivolgere la spada di ciascuno contro il compagno per tutto l'accampamento.
L'esercito madianita fuggì fino a Bet-Sitta, verso Serera, fino al limite
d'Abel-Meola, presso Tabbat.
Leggendo questo passo, sicuramente
tutti apprezziamo la vittoria di Gedeone per mano di Dio, ma ciò su cui voglio
focalizzare l’attenzione , sono le armi potenti che egli mette in mano ai suoi
trecento guerrieri.
1)
LA
BROCCA
La brocca
rappresenta la nostra vita terrena messa a disposizione di Dio. Essa è fragile
ma nella sua fragilità ha un compito assolutamente unico e importante, infatti
se prima era pieno di ogni peccato e nefandezza, ora , dopo essere stato
svuotato, Dio ha messo in noi la sua fiaccola di vittoria “la grazia”. Quando
questa brocca sarà rotta, figura della morte, il cristiano risplenderà di luce
nuova perché rivestirà l’immortale. 2Corinzi
4:16-18 5:1-10 Perciò non ci scoraggiamo; ma, anche se il nostro uomo esteriore si va
disfacendo, il nostro uomo interiore si rinnova di giorno in giorno. Perché la
nostra momentanea, leggera afflizione ci produce un sempre più grande,
smisurato peso eterno di gloria, mentre abbiamo lo sguardo intento non alle
cose che si vedono, ma a quelle che non si vedono; poiché le cose che si vedono
sono per un tempo, ma quelle che non si vedono sono eterne. Sappiamo infatti
che se questa tenda che è la nostra dimora terrena viene disfatta, abbiamo da
Dio un edificio, una casa non fatta da mano d'uomo, eterna, nei cieli. Perciò
in questa tenda gemiamo, desiderando intensamente di essere rivestiti della
nostra abitazione celeste, se pure saremo trovati vestiti e non nudi. Poiché noi
che siamo in questa tenda, gemiamo, oppressi; e perciò desideriamo non già di
essere spogliati, ma di essere rivestiti, affinché ciò che è mortale sia
assorbito dalla vita. Or colui che ci ha formati per questo è Dio, il quale ci
ha dato la caparra dello Spirito. Siamo dunque sempre pieni di fiducia, e
sappiamo che mentre abitiamo nel corpo siamo assenti dal Signore (poiché camminiamo per fede e non per
visione); ma siamo pieni di fiducia e preferiamo partire dal corpo e abitare
con il Signore. Per questo ci sforziamo di essergli graditi, sia che abitiamo
nel corpo, sia che ne partiamo. Noi tutti infatti dobbiamo comparire davanti al
tribunale di Cristo, affinché ciascuno riceva la retribuzione di ciò che ha
fatto quando era nel corpo, sia in bene sia in male.
2)
LA
FIACCOLA
La fiaccola, come abbiamo accennato prima,
rappresenta la grazia che Dio ha messo in noi, essa rappresenta la luce di Dio
che diventa un faro risplendente nella notte. Efesini 5:3-14 Come si addice ai santi, né
fornicazione, né impurità, né avarizia, sia neppure nominata tra di voi; né
oscenità, né parole sciocche o volgari, che sono cose sconvenienti; ma
piuttosto abbondi il ringraziamento.
Perché,
sappiatelo bene, nessun fornicatore o impuro o avaro (che è un idolatra) ha
eredità nel regno di Cristo e di Dio. Nessuno vi seduca con vani ragionamenti;
infatti è per queste cose che l'ira di Dio viene sugli uomini ribelli. Non
siate dunque loro compagni;
perché
in passato eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore. Comportatevi come
figli di luce, poiché il frutto della luce consiste in tutto ciò che è bontà,
giustizia e verità, esaminando che cosa sia gradito al Signore. Non partecipate
alle opere infruttuose delle tenebre; piuttosto denunciatele; perché è
vergognoso perfino il parlare delle cose che costoro fanno di nascosto. Ma
tutte le cose, quando sono denunciate dalla luce, diventano manifeste; poiché
tutto ciò che è manifesto, è luce. Per questo è detto: «Risvégliati,
o tu che dormi, e risorgi dai morti, e Cristo ti inonderà di luce».
Essa attualmente è nascosta nel nostro corpo
mortale, ma un giorno risplenderà liberamente e in piena libertà, liberata dal
mortale che la riveste e la nasconde, quel giorno sappiamo tutti che sarà
quando Gesù tornerà. 1Corinzi 15:48-54 Qual è il terrestre, tali sono anche i
terrestri; e quale è il celeste, tali saranno anche i celesti. E come abbiamo
portato l'immagine del terrestre, così porteremo anche l'immagine del celeste. Ora
io dico questo, fratelli, che carne e sangue non possono ereditare il regno di
Dio; né i corpi che si decompongono possono ereditare l'incorruttibilità. Ecco,
io vi dico un mistero: non tutti morremo, ma tutti saremo trasformati, in un
momento, in un batter d'occhio, al suono dell'ultima tromba. Perché la tromba
squillerà, e i morti risusciteranno incorruttibili, e noi saremo trasformati. Infatti
bisogna che questo corruttibile rivesta incorruttibilità e che questo mortale
rivesta immortalità. Quando poi questo corruttibile avrà rivestito
incorruttibilità e questo mortale avrà rivestito immortalità, allora sarà
adempiuta la parola che è scritta:
«La morte è stata sommersa nella vittoria».
3)
LA
TROMBA
La tromba rappresenta la parola di riconciliazione
che Dio ha messo nella nostra bocca, ricordiamoci sempre che siamo ambasciatori
di Dio . 2Corinzi
5:18-21 E tutto questo viene da Dio che
ci ha riconciliati con sé per mezzo di Cristo e ci ha affidato il ministero
della riconciliazione. Infatti Dio era in Cristo nel riconciliare con sé il
mondo, non imputando agli uomini le loro colpe, e ha messo in noi la parola
della riconciliazione. Noi dunque facciamo da ambasciatori per Cristo, come se
Dio esortasse per mezzo nostro; vi supplichiamo nel nome di Cristo: siate
riconciliati con Dio. Colui che non ha conosciuto peccato, egli lo ha fatto
diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui.
Apocalisse
19:10
Io mi prostrai ai suoi piedi per
adorarlo. Ma egli mi disse: «Guàrdati dal farlo. Io sono un servo come te e
come i tuoi fratelli che custodiscono la testimonianza di Gesù: adora Dio!
Perché la testimonianza di Gesù è lo spirito della profezia».
Già da oggi noi siamo ambasciatori, oggi per la
grazia Dio, domani, quando la brocca sarà rotta, per annunciare all’universo
intero, al compimento dei tempi, che Gesù ha incominciato a regnare pienamente
e noi con Lui.
Apocalisse
20:4
Poi vidi dei troni. A quelli che vi si
misero seduti fu dato di giudicare. E vidi le anime di quelli che erano stati
decapitati per la testimonianza di Gesù e per la parola di Dio, e di quelli che
non avevano adorato la bestia né la sua immagine e non avevano ricevuto il suo
marchio sulla loro fronte e sulla loro mano. Essi tornarono in vita e regnarono
con Cristo per mille anni.
CONCLUSIONE
Giudici
6:12
L'angelo del SIGNORE gli apparve e gli
disse: «Il SIGNORE è con te, o uomo forte e valoroso!» gedeone rappresenta
il nostro Signore Gesù Cristo, egli ha vinto, noi siamo i suoi guerriri testimoni,
egli ci ha dato delle armi strane ma efficaci, usiamole nell’ubbidienza e
sicuramente vedremo la sua gloria risplendere attorno a noi.
A Dio sia la gloria.
GIACOMO
ACETO
lunedì 27 gennaio 2014
In cerca di Dio
Ho cercato il SIGNORE
ed egli m'ha risposto. Salmo
34:4
E trovatala, tutto
allegro se la mette sulle spalle; e giunto a casa, chiama gli amici e i vicini,
e dice loro: "Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la mia pecora che
era perduta".
Luca 15:5, 6
Durante una passeggiata in famiglia, Michela si era smarrita
nel bosco. Quando se ne sono resi conto, i genitori, molto preoccupati, sono
andati alla sua ricerca, seguendo tutti i sentieri
possibili. Dal canto suo, Michela chiamava e gridava fino
allo sfinimento, ma senza esito. Dopo alcune ore, il papà la vede, addormentata
su una roccia. La chiama per nome e corre verso di lei. Svegliata di
soprassalto, la bimba subito gli tende le braccia. Sollevata ed abbracciata,
non smette di ripetere: "Papà, ti ho trovato!"
Forse, come quella bambina che non trovava più i genitori,
voi non sapete come trovare Dio. Innanzi tutto, siate certi che lui, Dio, vi
cerca e vi mette a cuore di cercarlo. Come il pastore del Vangelo che è partito
alla ricerca della pecora perduta, Dio vi cerca. Aspetta che riconosciate di
essere perduti e che gli tendiate le braccia. Allora vi darà la sua pace.
Noi possiamo trovare Dio solo dandogli fiducia. "Chi si
accosta a Dio deve credere che egli è, e che ricompensa tutti quelli che lo
cercano" (Ebrei 11:6). La fede è fiducia in Dio. Ascoltando Dio, quello
che ci dice nella sua Parola (la Bibbia), la fede nasce e cresce in noi. Allora
percepiamo che Egli è il Dio Salvatore e che ci ha mandato Gesù, il suo unico
Figlio. Come quella bambina, conosceremo la gioia dell'incontro, la gioia di
essere trovati e salvati. Ancora più grande sarà quella di Gesù, il buon
Pastore, che per le sue pecore ha dato la propria vita (Giovanni 10:14).
edizioni il messaggero cristiano
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