lunedì 12 maggio 2014

Evangelizzazione

Anche questa domenica la chiesa di Conegliano veneto si è mobilitata per evangelizzare in piazza al centro della cittadina. 


mercoledì 23 aprile 2014

L'IDDIO VITTORIOSO

1 Samuele 5:11-12 “Mandarono quindi a convocare tutti i principi dei Filistei e dissero: «Rimandate l'arca del Dio d'Israele; torni essa al suo posto e non faccia morire noi e il nostro popolo!» Infatti tutta la città era in preda a un terrore di morte, e la mano di Dio si faceva pesante su di essa. Quelli che non morivano erano colpiti d'emorroidi e le grida della città salivano fino al cielo”.



L’arca di Dio era in mezzo ai Filistei, potevano ritenersi soddisfatti, vittoriosi ma invece diventano prigionieri della loro stessa vittoria, perché Dio ha sempre l’ultima parola. Ciò che per loro risultò maledizione, per il popolo di Dio era invece benedizione. Pensavano di avere sconfitto il popolo d’Israele con il suo Dio e invece si resero conto che avevano sconfitto solo il popolo d’Israele. Dio non può ricevere sconfitte, anche quando sembra il contrario, Dio è sempre vincitore. Fidiamoci del nostro Dio, continuiamo a sperare in Lui oltre ogni speranza, il nostro Dio è sempre un passo avanti alle macchinazioni del nemico.
Sembra che tutto vada a rotoli nella tua vita?, l’arca di Dio non è più con te a causa della tua poca fede e dei tuoi peccati?, non disperare, nessuno può fare prigioniero il nostro Dio, ci hanno provato con Gesù sulla croce ma alla fine Egli è uscito dalla tomba, dichiarando così l’eterna sconfitta del diavolo e tutte le sue schiere.

Fidati di Lui, lui è il vincitore e tu con Lui.

mercoledì 9 aprile 2014

Il perdono che Dio vuole



Via da voi ogni amarezza, ogni cruccio e ira e clamore e parola offensiva con ogni sorta di cattiveria! Siate invece benevoli e misericordiosi gli uni verso gli altri, perdonandovi a vicenda come anche Dio vi ha perdonati in Cristo. Efesini 4:31-32

Tante, spesse volte, oserei dire frequentemente sentiamo parlare di perdono, si spendono fiumi di parole su questo argomento ma difficilmente riusciamo a entrare nello spirito del vero perdono, in quanto il peccato o meglio la nostra natura peccaminosa non riesce o fare i passi giusti verso il vero perdono. Il perdono è da Dio e lui stesso ci dice come perdonare. Nel verso citato ci viene detto “perdonandovi a vicenda come anche Dio vi ha perdonati in Cristo” confermando che il perdono è importante e facendoci comprendere che bisogna attuarlo reciprocamente alla stessa maniera di Dio (… come ...). Come ci ha perdonato Dio?  “In Cristo”. Se riusciamo a comprendere pienamente l’espressione “in Cristo” troviamo la strada per il vero perdono.
In Cristo perché Gesù lo chiede al Padre continuamente.
In Cristo perché il suo sangue parla di vero perdono.
In Cristo perché il debito che Lui ha pagato per noi è smisurato.
In Cristo perché Dio con noi ha veramente girato pagina dimenticando, anzi cancellando completamente il passato peccaminoso.
Se riusciamo a comprendere il vero perdono “in Cristo”, certamente non ci saranno più amarezze, crucci, ire, parole offensive o cattiverie, perché il suo amore ci pervaderà completamente.

ALLELUIA

sabato 8 marzo 2014

Il Signore non mi ha abbandonato


È con gran gioia che racconto la mia testimonianza.
Il Signore non mi ha mai abbandonata e l’ho compreso dal momento che ho gridato con tutto il mio cuore: “Dio, aiutami!”. Da quel momento in poi, tutto è cambiato!
Conoscevo Dio per tradizio­ne religiosa: di Gesù, che rite­nevo figlio di Giuseppe e Ma­ria, mi ricordavo solo il 25 dicembre. Pertanto, pur sapen­do della Sua crocifissione e ri­surrezione, tanto che in casa mia era presente più di un crocifisso, Lo vedevo sempre come il Gesù bambino nato in una grotta.
La mia conoscenza più pro­fonda del Signore è avvenuta attraverso un sito internet, do­ve mi sono ritrovata “per caso” (così credevo) mentre ero alla ricerca di un libro cattolico.
Al momento non fui subito interessata, perché non trova­vo risposta ai miei interrogati­vi riguardo alla religione a cui appartenevo, ma il sentir con­tinuamente parlare di Gesù come una Persona vivente ha messo in me il desiderio di vo­ler approfondire la Sua cono­scenza. Pertanto, ho iniziato a leggere la Bibbia e, grazie alla pazienza e alla misericordia di Dio, mostratami attraverso un credente evangelico che a quel tempo per me era uno scono­sciuto, è riuscito a far luce den­tro di me.
Oggi posso affermare con certezza che Gesù è figlio di Dio, il Dio vivente, venuto sul­la terra come uomo per presen­tarci a Dio il Padre e riportar­ci a Lui com’era in principio; ha sacrificato la Sua vita cari­candosi di tutti i nostri pecca­ti, per liberarci per sempre dal male, garantendo vita eterna a chiunque crede e si affida a Lui, me compresa.
Posso proprio dire che la Verità ha toccato il mio cuore dando gran valore alla mia vi­ta!
Ma voglio anche aggiungere che la cosa che mi ha illumina­ta è che Gesù vive e si prende cura di noi ogni istante del­la nostra vita. Grazie a Lui so­no guarita da una depressione che mi portavo dietro da anni e, sempre grazie a Gesù, ho sal­vato il mio matrimonio perché Egli mi ha donato vera pace.
La differenza che ho potuto constatare tra il conoscere Dio attraverso una tradizione reli­giosa e fare un’esperienza propria consiste nel fatto che pri­ma mi sentivo cieca, andavo avanti per istinto, pur avver­tendo sempre più paura di far­mi male; ora mi sento al centro di un faro, che inizialmente mi ha abbagliato, ma quando ho compreso che era la Sua gua­rigione, ho riaperto gli occhi e ho ripreso a vedere. Pertan­to ora so di potermi muovere senza temere alcun male, per­ché sento una vera protezione attorno a me, sento che Gesù si prende cura di me.
Mi sono affidata nelle mani di Gesù e Gli renderò grazie infinite per quello che ha fatto, e soprattutto per quello che Lui è: “l’Iddio altissimo”.
Gesù dice: “Io sono la porta; se uno entra per Me, sarà sal­vato, entrerà e uscirà, e troverà pastura” (Vangelo di Giovanni 10:9). Il Signore Gesù è il mio rifugio sicuro ora e per sempre! Alleluia!
Concludo dicendo che non è necessario aspettare un forte dolore per cercare Gesù. Egli ci riceve subito in ogni momen­to, basta solo aprirGli il nostro cuore e Lui si farà conoscere da vicino.

Stefania

sabato 1 marzo 2014

RALLEGRATEVI

                 
Filippesi 4:4 Rallegratevi sempre nel Signore. Ripeto: rallegratevi.

2Corinzi 13:11 Del resto, fratelli, rallegratevi, ricercate la perfezione, siate consolati, abbiate un medesimo sentimento, vivete in pace; e il Dio d'amore e di pace sarà con voi.

Filippesi 3:1 Del resto, fratelli miei, rallegratevi nel Signore. Io non mi stanco di scrivervi le stesse cose, e ciò è garanzia di sicurezza per voi.



    La parola rallegratevi ha come significato intrinseco l’azione di rendere allegro se stesso. In effetti, qualcuno dirà ma di cosa dobbiamo rallegrarci in questo mondo? Tante sono le notizie che ci bombardano e ci tolgono la gioia, ma il vero cristiano deve imparare a rallegrarsi, a vivere una vita gioiosa e piena di allegrezza. Come fare ?dobbiamo imparare a riconoscere quei valori spirituali che ci rendono ottimisti sia per quanto riguarda la vita materiale ma principalmente quanto riguarda la vita spirituale. Ricordiamoci che uno dei frutti dello S. Santo è appunto l’allegrezza: Galati 5:22 “Ma il frutto dello Spirito è: carità, allegrezza, pace, lentezza all'ira, benignità, bontà, fedeltà, mansuetudine, continenza” (vers. Diodati), dove per allegrezza viene tradotta anche come gioia. Pertanto è comprensibile che se lo Spirito di Dio abita in noi, è certo che anche l’allegrezza deve albergare nella nostra vita. Non è possibile essere cristiani veri, nati di nuovo e essere pessimisti, musoni, piagnoni e quant’altro distingua chi ancora non ha realizzato la vera vita in Gesù. Ecco alcune cose che devono procurarci allegrezza: 

               1)      CONFIDARE IN DIO.
Nel Salmo 5:11 troviamo scritto: Si rallegreranno tutti quelli che in te confidano; manderanno grida di gioia per sempre. Tu li proteggerai, e quelli che amano il tuo nome si rallegreranno in te”, e da questo versetto troviamo la prima verità da fare risaltare “dobbiamo imparare a confidare in Dio”. Confidare in Dio vuol dire incominciare ad avere fede in Lui, vuol dire anche incominciare a fidarsi di Lui anche se tutto ciò che ci attornia porta all’evidenza che tutto stia andando a rotoli. Ricordiamoci della calma che aveva l’apostolo Paolo quando tutto gli diceva che sarebbe stato fatto prigioniero e portato a Roma: Atti 21:10-14 “Eravamo là da molti giorni, quando scese dalla Giudea un profeta, di nome Agabo. Egli venne da noi e, presa la cintura di Paolo, si legò i piedi e le mani e disse: «Questo dice lo Spirito Santo: "A Gerusalemme i Giudei legheranno così l'uomo a cui questa cintura appartiene, e lo consegneranno nelle mani dei pagani"». Quando udimmo queste cose, tanto noi che quelli del luogo lo pregavamo di non salire a Gerusalemme. Paolo allora rispose: «Che fate voi, piangendo e spezzandomi il cuore? Sappiate che io sono pronto non solo a essere legato, ma anche a morire a Gerusalemme per il nome del Signore Gesù». E, poiché non si lasciava persuadere, ci rassegnammo dicendo: «Sia fatta la volontà del Signore»”. Ma sempre nel versetto 11 del salmo 5 è detto anche che coloro che amano il nome di Dio si rallegrano; quanto è importante amare Dio per potersi rallegrare, infatti è scritto: Romani 8:28 “Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno”, comprendendo che se amiamo Dio, tutte le cose cooperano al nostro bene e pertanto non possiamo non aspettarci altro che giustizia da parte del Signore.

               2)      ANDARE ALLA CASA DEL SIGNORE. 
Nel salmo 122:1 è scritto: Mi son rallegrato quando m'hanno detto: «Andiamo alla casa del Signore”; da questo versetto possiamo far emergere un’altra grande verità: andare nella casa del Signore procura felicità. Andare alla casa del Signore vuol dire avere desiderio d’incontrarlo, di stare con Lui, di voler condividere del tempo col nostro Signore. Stare alla sua presenza vuol dire nutrire la nostra anima e il nostro spirito col cibo spirituale della sua mensa. Il salmista afferma che al solo sentirsi dire “Andiamo alla casa del Signore” gli ha procurato allegrezza, e questo deve essere il sentimento di ogni buon cristiano, gioire al pensiero di andare nel posto dove si trova Dio. È vero che ogni posto è buono per incontrarsi con Lui, infatti si può essere da soli nel posto più sperduto della terra e avere la gioia di incontrarsi con il proprio Dio, ma ancor più bello è andare a incontrarlo la dove c’è la radunanza dei santi. Un cristiano che va in chiesa solo per dovere è un cristiano immaturo, un credente che non sente il desiderio di trovarsi dove si loda il Signore è irresponsabile e non potrà mai gioire della presenza di Dio e non sarà sicuramente un cristiano allegro. Nel Salmo  84:10 è detto: “Un giorno nei tuoi cortili val più che mille altrove. Io preferirei stare sulla soglia della casa del mio Dio, che abitare nelle tende degli empi”, oggi a differenza di quanto affermato, è tanto se ci viene in mente di venire una volta la domenica in chiesa e non vediamo l’ora che tutto sia finito per tornare ai nostri affari e trascorrere gli altri mille altrove. Comprendiamo che non è quello che si aspetta il Signore dai suoi figlioli, Lui vuole che andiamo con gioia alla sua casa e che usciamo con rinnovata allegrezza per aver saziato l’anima nostra. Nel salmo 23 Davide asserisce al v. 6  Certo, beni e bontà m'accompagneranno tutti i giorni della mia vita; e io abiterò nella casa del Signore per lunghi giorni” affermando che da per scontato l’abitare nella casa del Signore per un tempo molto lungo, perché alla sua presenza c’è bene e bontà e ancora al v. 5 ci dice che Dio imbandisce una tavola per noi.

             3)      OTTENERE SALVEZZA
Un giorno, dice la scrittura, che i settanta discepoli mandati da Gesù per i villaggi ad annunziare la sua prossima visita, quando tornarono erano tutti esultanti perché anche i demonio arano stati sottoposti alla loro autorità, ma Gesù subito li interrompe dicendo: Luca 10:20 “Tuttavia, non vi rallegrate perché gli spiriti vi sono sottoposti, ma rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti nei cieli»”, affermando così che l’avere i nostri nomi scritti nei cieli è motivo di allegrezza. Se è vero che il giorno più triste è stato quando l’uomo decise di allontanarsi dal suo creatore ora comprendiamo che il giorno più allegro è quando l’uomo decide di tornare sui suoi passi e riavvicinarsi al suo Dio. Dio ha fatto di tutto per riportarci a Lui, alla sua gloria, all’ubbidienza, alla vita eterna e questo gli è costato tanto, ma il risultato lo ricompensa di ogni sacrificio. Ricordiamoci la parabola del figlio prodigo, il padre gioì al ritorno del figlio e per esternare e coinvolgere tutti nella sua allegrezza decide di fare festa. Un giorno in cielo faremo festa col nostro Signore perché noi siamo quei figlioli che sono ritornati a Lui.
L’apocalisse ci parla di tempi futuri, di battaglie epiche, di vittorie entusiasmanti, di eredità che il nostro Dio ha preparato per noi, il suo popolo, pertanto abbiamo di che gioire, di rallegrarci per ogni giorno che passiamo in sua compagnia su questa terra perché è un giorno in meno nell’attesa del ritorno di Gesù.

CONCLUSIONE
       Mi piace ricordare e concludere questa meditazione con Davide che tutto allegro danza a tutta forza d’avanti all’arca del Signore che finalmente ritornava al suo posto, in mezzo al popolo di Dio:
2Samuele 6:13-14 “Quando quelli che portavano l'arca del SIGNORE ebbero fatto sei passi, egli immolò un bue e un vitello grasso. Davide era cinto di un efod di lino e danzava a tutta forza davanti al Signore”.
2Samuele 6:20-22 “Come Davide tornava per benedire la sua famiglia, Mical, figlia di Saul, gli andò incontro e gli disse: «Bell'onore si è fatto oggi il re d'Israele a scoprirsi davanti agli occhi delle serve dei suoi servi, come si scoprirebbe un uomo da nulla!»Davide rispose a Mical: «L'ho fatto davanti al SIGNORE che mi ha scelto invece di tuo padre e di tutta la sua casa per stabilirmi principe d'Israele, del popolo del SIGNORE; sì, davanti al SIGNORE ho fatto festa. Anzi mi abbasserò anche più di così e mi renderò umile ai miei occhi; ma da quelle serve di cui parli, proprio da loro, sarò onorato!»”
Non perdiamo l’occasione di fare festa davanti al nostro Dio che ancora oggi ci dice “RALLEGRATEVI”.

A Dio sia la gloria.


      GIACOMO ACETO

giovedì 27 febbraio 2014

AMORE DOPO TANTO ODIO

      
"Un fratello offeso è più inespugnabile di una città forte, e le liti tra fratelli sono come le sbarre di un castello"(Proverbi 18:19)      



Tra un uomo, le sue due sorelle e la loro madre nacque una disputa per la proprietà di una piccola casa. II figlio pretendeva quella casa, ma per svariati motivi essa fu assegnata ad una delle sue sorelle.
Da quel momento iniziò una lunga serie di malintesi, di risentimenti, di dispute, che hanno contribuito ad ingrossare sempre più i canali dell'odio, del rancore e del disprezzo separando le famiglie, compresi i bambini nella loro innocenza.
Protagonisti di questa storia sono anche i maldicenti che attizzano il fuoco della discordia invece di spegnerlo.
Enzo, rispettivamente cugino e nipote degli interessati alla disputa, cercò di porre fine alla vicenda, ma era come parlare ad un muro. Vent'anni di insistenza e nessun segno di apertura dei loro cuori, ma forse qualcosa si poteva ancora fare...
"Ora, o figliol d'uomo, io ti ho stabilito come sentinella per la casa d'Israele, quando dunque udrai qual­che parola dalla mia bocca, avvertili da parte mia." (Ezechiele 33:7)
Enzo era stanco, scoraggiato, ma soprattutto deluso dal comportamento dei suoi cari. Una mattina, come era solito fare, aprì la Bibbia e il suo sguardo si posò sul capitolo 33 del profeta Ezechiele. Il richiamo del Signore ad intervenire era forte. La responsabilità per non farlo era ancora maggiore. Il Signore era chiaro:"...Quando avrò detto all'empio: "Empio tu per certo morrai!" e tu non avrai parlato per avvertir l'empio che si ritragga dalla sua via, quell'empio morrà per la sua iniquità, ma io domanderò conto del suo sangue alla tua mano" (Ezechiele 33:8). Quelle parole erano per Enzo come un martello. Una sera rientrando a casa decise di chiamare suo cugino, ma prima pregò sinceramente il Signore di guidarlo. Telefonò al cugino spiegandogli che sua madre era gravemente ammalata e desiderava tanto riabbracciarlo prima che fosse troppo tardi. L'uomo sembrò indifferente a tal notizia, ma egli incalzò: "Se tua madre morirà si porterà dietro il suo orgoglio, e in questo vi somigliate, ma anche un gran dolore per non averti visto. Tu porterai un peso eterno che ti condurrà in giudizio davanti a Dio, perciò non indurire il tuo cuore e otterrai bene per la tua famiglia."
"Beati quelli che si adoperano per la pace, perché saranno chiamati figli di Dio"(Matteo 5:9)    
Le parole di Enzo colpirono il cuore del cugino tanto che quest'ultimo gli diede appuntamento la sera successiva per continuare il discorso.
La notte sembrava non passasse mai ed il giorno seguente Enzo pregò molto. Giunta l'ora dell'appuntamento, Enzo bussò alla porta del cugino, il quale lo invitò ad entrare con affetto, ma sia lui che la moglie erano pronti per uscire: volevano incontrare la madre malata. Era passato già troppo tempo dall'ultima visita e non ne volevano perdere altro.
L'incontro fu la manifestazione dell'opera amorevole di Dio.
Madre e figlio si abbracciarono e un misto di sentimenti coinvolse tutti. La pace era tornata! Vent'anni d'odio avevano portato ogni genere di male, ma un istante d'amore ne aveva spezzato le catene! Voglia Iddio far comprendere a quanti si trovano in simili circostanze che l'amore e il perdono sono i mezzi più belli ed efficaci per ottenere vittoria!

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sabato 15 febbraio 2014

John Newton

Certa è quest'affermazione e degna di essere pienamente accettata: che Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, dei quali io sono il primo. 1 Timoteo 1:15


John Newton
“testimone della grazia di Dio”
Stupenda è la grazia del Signore
che mi ha salvato, misero com'ero.
Ero perduto, ed essa mi ha trovato;
io ero cieco, ma in Cristo ora ci vedo.
La grazia del Signore m'ha insegnato
ad avere timore del Suo nome;
d'ogni paura sono liberato,
perché ho riposto in Lui la mia fiducia.

Questa è la traduzione delle parole d'un canto cristiano ("Amazing Grace"), molto, conosciuto in Inghilterra e negli Stati Uniti, scritte da John Newton nel 1779. Esse sono un po' lo specchio della sua vita.
Chi era John Newton? Nacque in Inghilterra nel 1725; aveva sei anni quando perse la madre, che era una donna credente. All'età di undici anni lavorò come mozzo sul veliero del padre,
dimostrando una disubbidienza ostinata. Nel 1744 fu arruolato su una nave da guerra della Marina reale inglese. Disertò, venne catturato, frustato e rimosso dall'incarico; poi fu trasferito, dietro sua richiesta, su una nave che faceva la tratta degli schiavi. Venne sbarcato in Sierra Leone dove fu trattato da schiavo e crudelmente maltrattato. Fu poi liberato in seguito a un intervento del padre.
Nel 1748 lavorò come marinaio sulla nave Greyhound. Era talmente volgare e violento che il capitano, per quanto abituato a tali eccessi, ne rimase sconvolto. La situazione spirituale di John Newton sembrava disperata, ma Dio non l'aveva abbandonato.
Egli (Dio) comanda, e fa soffiare la tempesta che solleva le onde... Ma nell'angoscia gridano al SIGNORE, ed egli li libera. Salmo 107:28
Nel marzo 1748, la Greyhound attraversa l'Atlantico. Ma all'improvviso si scatena una violenta tempesta; la situazione della nave e dell'equipaggio si fa talmente critica tanto da far perdere ogni speranza. Un marinaio è trascinato in mare e scompare nelle onde. John Newton allora grida: "Signore, abbi pietà di noi!" Contro ogni aspettativa, la tempesta si calma e, qualche settimana dopo, la nave approda in Irlanda. John Newton non può dimenticare l'S.O.S. che aveva lanciato a Dio. Si chiede se è degno della Sua grazia nonostante la vita dissoluta e piena di disprezzo per Dio che aveva condotto fino allora. Ma ha la netta sensazione che Dio volesse farsi conoscere da lui in mezzo a quella tempesta.
Era proprio così. La grazia di Dio aveva incominciato il suo lavoro, e dopo qualche tempo John Newton accettò il Signore Gesù come suo Salvatore. Si sposò, e per qualche anno continuò a navigare, questa volta come capitano d'una nave che trasportava degli schiavi, cosa purtroppo comune a quell'epoca. Rendendosi conto che la tratta degli schiavi non era conforme all'insegna­mento di Cristo, abbandonò definitivamente quel lavoro. Aveva trent'anni. Insieme alla moglie si impegnò in una chiesa e diventò pastore a Olney (Inghilterra). Per 43 anni predicò il Vangelo. Sulla sua tomba si può leggere questa iscrizione: "John Newton, già infedele e libertino, traspor­tatore di schiavi africani, dalla ricca grazia del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo è stato rac­colto, perdonato e scelto per predicare l'Evangelo".


© 2001 edizioni il messaggero cristiano 

venerdì 14 febbraio 2014

LA LIBERTÀ, QUELLA VERA

Promettono loro la libertà, mentre essi stessi sono schiavi della corruzione, perché uno è schiavo di ciò che lo ha vinto.
2 Pietro 2:19


(Gesù disse:) "Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi... Chiunque commette peccato è schiavo del peccato... Se dunque il Figlio (di Dio) vi farà liberi, sarete veramente liberi."
Giovanni 8:32, 34, 36

"Libertà!" È una delle più importanti "parole d'ordine" della nostra società. L'idea stessa della libertà individuale affascina le folle. Ognuno vuoi essere completamente libero di decidere quello che fa, dove va, quello che è e quello che dice Questa libertà individuale molti l'avevano salutata nei secoli scorsi come la suprema potenza liberatrice di questo mondo.
Un tempo ero uno di questi giovani sognatori. Come la farfalla rimane impigliata nei fili dorati della ragnatela, mi sono intricato nei tentacoli scintillanti della società. "Sei libero di diventare quello che vuoi essere"! Era inebriante. Ero come un signore nel proprio castello, unico padrone dei miei affari. Armo per anno, sforzo dopo sforzo, ho lavorato con l'illusione di essere un uomo libero. In realtà, il sistema di valori della nostra società mi aveva adescato, mettendo in primo piano la libertà ed il successo. Nessuna di queste cose ha potuto soddisfare le aspirazioni della mia anima. Il mio spirito egoista bramava la liberazione.
La mia prigionia è terminata quando Cristo, nella sua misericordia, mi è venuto incontro per rendermi libero! Quel giorno non lo dimenticherò mai. Mi sono arreso, mi sono consegnato interamente a Lui: anima, spirito, corpo, beni. Fu un grande momento. Era suonata l'ora della vera liberazione ed io ho cambiato completamente rotta. Sono diventato meravigliosamente libero, seguendo Cristo. Seguire Lui rende la vita degna di essere vissuta.


edizioni il messaggero cristiano 

IL LIEVITO DEI FARISEI.

                    Matteo 16:1-12


“I farisei e i sadducei si avvicinarono a lui per metterlo alla prova e gli chiesero di mostrar loro un segno dal cielo. Ma egli rispose: «Quando si fa sera, voi dite: 'Bel tempo, perché il cielo rosseggia!' e la mattina dite: "Oggi tempesta, perché il cielo rosseggia cupo!" L'aspetto del cielo lo sapete dunque discernere, e i segni dei tempi non riuscite a discernerli? Questa generazione malvagia e adultera chiede un segno, e segno non le sarà dato se non quello di Giona». E, lasciatili, se ne andò. I discepoli, passati all'altra riva, si erano dimenticati di prendere dei pani. E Gesù disse loro: «Guardatevi bene dal lievito dei farisei e dei sadducei». Ed essi ragionavano tra di loro e dicevano: «Egli parla così, perché non abbiamo preso dei pani». Ma Gesù se ne accorse e disse: «Gente di poca fede, perché discutete tra di voi del fatto di non aver pane? Non capite ancora? Non vi ricordate dei cinque pani dei cinquemila uomini e quante ceste ne portaste via? Né dei sette pani dei quattromila uomini e quanti panieri ne portaste via? Come mai non capite che non è di pani che io vi parlavo? Ma guardatevi dal lievito dei farisei e dei sadducei». Allora capirono che non aveva loro detto di guardarsi dal lievito del pane, ma dall'insegnamento dei farisei e dei sadducei”

Come mille altre volte, Gesù deve confrontarsi con i farisei e i sadducei che volendo a tutti i modi screditarlo, cercano ogni spunto per gettare ombra sul suo ministerio terreno, mettendo a dura prova la sua grande pazienza. Gesù avrebbe potuto in mille modi e maniere dimostrare la sua natura divina, non uno ma miliardi di segni avrebbe potuto dare a dimostrazione della veridicità del suo messaggio, ma non è ciò che egli voleva, tanto più che in tre anni circa di ministre rio terreno, tanti furono i miracolati e le potenti operazioni che fece, per non parlare dei morti risuscitati, ma alla fine lo o reputavano sempre un impostore, e a volte un anche un alleato di Satana “Gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: «Egli ha Belzebù, e scaccia i demoni con l'aiuto del principe dei demoni»” Marco 3:22.
L’unico segno che Gesù dice sarà loro dato è il segno di Giona, considerando questo profeta come un prototipo del Messia, profeta che dopo tre giorni nel ventre del grosso pesce, fu riportato fra i viventi essendo egli stato vomitato sulla terra ferma all’ordine di Dio, sinonimo della morte e resurrezione del nostro Salvatore.
Quello che però mi urge mettere in evidenza è questo lievito dei farisei di cui è bene prendere le distanze, levito che come dice la stessa scrittura sta per gli  insegnamenti contro scrittura che impartivano al popolo.


1)      NON RICONOSCERE GESÙ

Il primo punto da fare risaltare è che tutti costoro, che si reputavano i detentori delle verità divine, in realtà erano solo i detentori del potere ecclesiale e religioso, erano i nemici del piano di Dio per la redenzione dell’uomo. Gesù, il Messia annunciato e tanto atteso, era in mezzo a loro e loro non lo riconoscevano, anzi lo osteggiavano tanto che arrivarono a dire delle bugie per far si che Pilato lo mandasse alla croce. È ovvio che Gesù sapeva che doveva arrivare alla croce, ma ciò non toglie e ne attenua le loro responsabilità. Essere increduli li portava ad essere nemici di Cristo e del vangelo, essi si credevano dei buoni figli di Abramo, ma in realtà dimostravano tutto il contrario con il loro comportamento  “Essi gli risposero: «Nostro padre è Abraamo». Gesù disse loro: «Se foste figli di Abraamo, fareste le opere di Abraamo” Giovanni 8:39, in realtà essi pur discendendo da Abraamo erano figli del Diavolo “Perché non comprendete il mio parlare? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. Voi siete figli del diavolo, che è vostro padre, e volete fare i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin dal principio e non si è attenuto alla verità, perché non c'è verità in lui. Quando dice il falso, parla di quel che è suo perché è bugiardo e padre della menzogna” Giovanni 8:43-44. Coloro che ascoltavano e che tutt’ora ascoltano le parole di Gesù sono figli di Dio Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non le ascoltate; perché non siete da Dio” Giovanni 8:47. L’analogia ad oggi è facile, ancora oggi ci sono tanti che si definiscono buoni cristiani ma che in realtà, a loro insaputa diventano nemici del vangelo. Tutti coloro che non vivono la realtà del vangelo, tutti coloro che vivono un vangelo di apparenza, tutti coloro che pur ascoltando le parole di Gesù non le mettono in pratica, diventano loro malgrado nemici di Gesù. “E, stendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Poiché chiunque avrà fatto la volontà del Padre mio, che è nei cieli, mi è fratello e sorella e madre»” Matteo 12:49-50. Essere amici del vangelo può voler dire solamente essere amici di Gesù e fare la volontà di Dio, Egli stesso in Matteo 7:21-23 dice esplicitamente  “«Non chiunque mi dice: Signore, Signore! entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: "Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato in nome tuo e in nome tuo cacciato demoni e fatto in nome tuo molte opere potenti?" Allora dichiarerò loro: "Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, malfattori!"”. Oggi, più che mai, c’è l’urgenza di comprendere il messaggio di Dio, di allontanarsi del lievito degli scribi e dei sadducei, di dare ascolto ai veri insegnamenti biblici che ci presentano il vero Messia, colui che ha dato tutto se stesso per la nostra salvezza. Senza Gesù c’è solo morte.

2)      NON RICONOSCERE I TEMPI

Per tanto tempo avevano aspettato il compimento delle promesse di Dio che annunziavano la nascita del Messia, ora Gesù era la con loro e non lo riconoscevano perché non avevano saputo discernere i tempi. Nel passo letto Gesù afferma una grande verità “Ma egli rispose: «Quando si fa sera, voi dite: "Bel tempo, perché il cielo rosseggia!" e la mattina dite: "Oggi tempesta, perché il cielo rosseggia cupo!" L'aspetto del cielo lo sapete dunque discernere, e i segni dei tempi non riuscite a discernerli?” Matteo 16:2-3, mettendo l’accento sul fatto che avrebbero dovuto comprendere come i tempi erano maturi per l’avvento del Messia, i segni dei tempi palesavano che essi erano giunti a maturità e che colui che avevano d’avanti era il vero Messia. Infatti nel racconto biblico ci viene detto che tanti aspettavano l’imminente avvento del Salvatore, fra di cui ci viene raccontato di due personaggi Simeone e Anna” Luca 2:25-38. È una grave imprudenza non accorgersi o essere superficiali riguardo alle promesse di Dio e ai segni premonitori che li accompagnano, se Dio ha fatto in modo di farci sapere qual è il suo piano è perché è importante conoscerlo, se Dio ci ha dato dei segni premonitori è perché dobbiamo essere sempre pronti a ciò che sta per succedere. Gesù, parlando degli ultimi tempi ci ha detto in sommi capi ciò che sarà della chiesa e del suo ritorno, ma ha anche aggiunto che ci saranno dei segni premonitori che accompagneranno tali eventi: “Subito dopo la tribolazione di quei giorni, il sole si oscurerà, la luna non darà più il suo splendore, le stelle cadranno dal cielo e le potenze dei cieli saranno scrollate. Allora apparirà nel cielo il segno del Figlio dell'uomo; e allora tutte le tribù della terra faranno cordoglio e vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nuvole del cielo con gran potenza e gloria” Matteo 24:29-30. Perché Gesù ci ha fatto sapere che un giorno Egli ritornerà? certamente perché vuole che la sua chiesa lo aspetti, perché ci ha fatto sapere quali sono i segni che precederanno tale evento? certamente per essere pronti a tale meraviglioso avvenimento, ed ecco perché Gesù aggiunge  “Così anche voi, quando vedrete tutte queste cose, sappiate che egli è vicino, proprio alle porte” Matteo 24:33. Abbiamo detto prima che è una grave imprudenza non accorgersi o essere superficiali riguardo alle promesse di Dio e ai segni premonitori che li accompagnano e oggi più che mai dobbiamo fare il punto della situazione, i tempi sono maturi, i segni sono evidenti, Gesù è alle porte sta per tornare, non possiamo certamente dire il giorno e l’ora perché sicuramente sbaglieremo come hanno sbagliato tutti coloro che nel tempo si sono cimentati in questa avventura, ma una cosa è certa, Gesù è molto più vicino di quanto noi stessi immaginiamo.  Sia di monito per ogni credente la parabola che Gesù ha raccontato riguardo alle dieci vergini in Matteo 25:1-13.

3)      NON RICONOSCERE L’AUTORITÀ DÌ GESÙ

Certo viene un po’ da sorridere ai ragionamenti dei discepoli all’affermazione di Gesù «Guardatevi bene dal lievito dei farisei e dei sadducei» e sicuramente qualcuno penserà “se fossi stato al loro posto non avrei fatto questo plateale errore”. Gesù, giustamente, ha di che dolersi di tali pensieri, considerando appunto che avevano constatato la potenza che era racchiusa sotto forma d’uomo, per ben due volte avevano visto la potenza di Dio all’opera nella moltiplicazione dei pani e dei pesci. Gesù fa bene a chiamarli “gente di poca fede” perché non avevano ancora capito con chi avevano a che fare, seguivano il Messia e ancora non avevano ancora compreso che Gesù era il Messia, vedevano dei miracoli e non riuscivano a comprendere che Gesù era la massima espressione dell’autorità Divina in quanto figlio di Dio, lo sentivano parlare e non comprendevano che davanti a loro cera la sapienza di Dio fatta carne. Dicevo prima, ci viene da sorridere leggendo questo passo ma non comprendiamo che il comportamento di tanti cristiani oggi è molto simile a quello dei discepoli di ieri, infatti diciamo di avere conosciuto il Padre e poi non comprendiamo l’immensità del suo amore dimenticandoci che possiamo rivolgerci a Lui per ogni nostro problema e ricevere risposta; diciamo di avere conosciuto Gesù e non comprendiamo appieno la portata del suo sacrificio per noi trascurando che ci ha fatti diventare figli di Dio; diciamo di avere conosciuto lo S. Santo e la sua potenza e non comprendiamo la portata della sua opera nella nostra vita a tal punto che con la nostra tiepidezza lo contrastiamo e lo contristiamo, diciamo di appartenere alla chiesa di Dio e trascuriamo gli obblighi che abbiamo preso davanti a Dio per essa:  “Il mio popolo perisce per mancanza di conoscenza. Poiché tu hai rifiutato la conoscenza, anch'io rifiuterò di averti come mio sacerdote; poiché tu hai dimenticato la legge del tuo Dio, anch'io dimenticherò i tuoi figli” Osea 4:6.

   CONCLUSIONE
In conclusione possiamo dire che il passo letto è attuale ancora oggi, pur non avendo più i farisei e i sadducei in mezzo a noi, lo spirito che animava loro, serpeggia ancora oggi fra il popolo di Dio, pertanto cerchiamo di svegliarci, la parola di Dio parla chiaro, è giunto il tempo di mettere al primo posto Gesù, è giunto il momento che gli riconosciamo che la sua parola no è parola d’uomo ma è la parola fatta carne  Giovanni 1:14 “E la Parola è diventata carne …” e che alla sua parola ogni cosa è.

A Dio sia la lode.


    GIACOMO ACETO

martedì 28 gennaio 2014

LE ARMI POTENTI DEL CRISTIANO

              Giudici 7:16-22



 Divise i trecento uomini in tre schiere, consegnò a tutti quanti delle trombe e delle brocche vuote con delle fiaccole nelle brocche; e disse loro: «Guardate me e fate come farò io; quando sarò giunto all'estremità dell'accampamento, come farò io, così farete voi; e quando io con tutti quelli che sono con me sonerò la tromba, anche voi sonerete le trombe intorno a tutto  l'accampamento e direte: "Per il SIGNORE e per Gedeone!"» Gedeone e i cento uomini che erano con lui giunsero all'estremità dell'accampamento, al principio del cambio di mezzanotte, quando si era appena dato il cambio alle sentinelle. Sonarono le trombe e spezzarono le brocche che tenevano in mano. Allora le tre schiere sonarono le trombe e spezzarono le brocche; con la sinistra presero le fiaccole e con la destra le trombe per sonare, e si misero a gridare: «La spada per il SIGNORE e per Gedeone!» Ognuno di loro rimase al suo posto, intorno all'accampamento; e tutti quelli dell'accampamento si misero a correre, a gridare, a fuggire. Mentre quelli sonavano le trecento trombe, il SIGNORE fece rivolgere la spada di ciascuno contro il compagno per tutto l'accampamento. L'esercito madianita fuggì fino a Bet-Sitta, verso Serera, fino al limite d'Abel-Meola, presso Tabbat.

Leggendo questo passo, sicuramente tutti apprezziamo la vittoria di Gedeone per mano di Dio, ma ciò su cui voglio focalizzare l’attenzione , sono le armi potenti che egli mette in mano ai suoi trecento guerrieri.

             1)      LA BROCCA
  La brocca rappresenta la nostra vita terrena messa a disposizione di Dio. Essa è fragile ma nella sua fragilità ha un compito assolutamente unico e importante, infatti se prima era pieno di ogni peccato e nefandezza, ora , dopo essere stato svuotato, Dio ha messo in noi la sua fiaccola di vittoria “la grazia”. Quando questa brocca sarà rotta, figura della morte, il cristiano risplenderà di luce nuova perché rivestirà l’immortale. 2Corinzi 4:16-18  5:1-10 Perciò non ci scoraggiamo; ma, anche se il nostro uomo esteriore si va disfacendo, il nostro uomo interiore si rinnova di giorno in giorno. Perché la nostra momentanea, leggera afflizione ci produce un sempre più grande, smisurato peso eterno di gloria, mentre abbiamo lo sguardo intento non alle cose che si vedono, ma a quelle che non si vedono; poiché le cose che si vedono sono per un tempo, ma quelle che non si vedono sono eterne. Sappiamo infatti che se questa tenda che è la nostra dimora terrena viene disfatta, abbiamo da Dio un edificio, una casa non fatta da mano d'uomo, eterna, nei cieli. Perciò in questa tenda gemiamo, desiderando intensamente di essere rivestiti della nostra abitazione celeste, se pure saremo trovati vestiti e non nudi. Poiché noi che siamo in questa tenda, gemiamo, oppressi; e perciò desideriamo non già di essere spogliati, ma di essere rivestiti, affinché ciò che è mortale sia assorbito dalla vita. Or colui che ci ha formati per questo è Dio, il quale ci ha dato la caparra dello Spirito. Siamo dunque sempre pieni di fiducia, e sappiamo che mentre abitiamo nel corpo siamo assenti dal Signore  (poiché camminiamo per fede e non per visione); ma siamo pieni di fiducia e preferiamo partire dal corpo e abitare con il Signore. Per questo ci sforziamo di essergli graditi, sia che abitiamo nel corpo, sia che ne partiamo. Noi tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, affinché ciascuno riceva la retribuzione di ciò che ha fatto quando era nel corpo, sia in bene sia in male.

          2)      LA FIACCOLA 
La fiaccola, come abbiamo accennato prima, rappresenta la grazia che Dio ha messo in noi, essa rappresenta la luce di Dio che diventa un faro risplendente nella notte. Efesini 5:3-14 Come si addice ai santi, né fornicazione, né impurità, né avarizia, sia neppure nominata tra di voi; né oscenità, né parole sciocche o volgari, che sono cose sconvenienti; ma piuttosto abbondi il ringraziamento.
Perché, sappiatelo bene, nessun fornicatore o impuro o avaro (che è un idolatra) ha eredità nel regno di Cristo e di Dio. Nessuno vi seduca con vani ragionamenti; infatti è per queste cose che l'ira di Dio viene sugli uomini ribelli. Non siate dunque loro compagni;
perché in passato eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore. Comportatevi come figli di luce, poiché il frutto della luce consiste in tutto ciò che è bontà, giustizia e verità, esaminando che cosa sia gradito al Signore. Non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre; piuttosto denunciatele; perché è vergognoso perfino il parlare delle cose che costoro fanno di nascosto. Ma tutte le cose, quando sono denunciate dalla luce, diventano manifeste; poiché tutto ciò che è manifesto, è luce. Per questo è detto: «Risvégliati, o tu che dormi, e risorgi dai morti, e Cristo ti inonderà di luce».
Essa attualmente è nascosta nel nostro corpo mortale, ma un giorno risplenderà liberamente e in piena libertà, liberata dal mortale che la riveste e la nasconde, quel giorno sappiamo tutti che sarà quando Gesù tornerà. 1Corinzi 15:48-54 Qual è il terrestre, tali sono anche i terrestri; e quale è il celeste, tali saranno anche i celesti. E come abbiamo portato l'immagine del terrestre, così porteremo anche l'immagine del celeste. Ora io dico questo, fratelli, che carne e sangue non possono ereditare il regno di Dio; né i corpi che si decompongono possono ereditare l'incorruttibilità. Ecco, io vi dico un mistero: non tutti morremo, ma tutti saremo trasformati, in un momento, in un batter d'occhio, al suono dell'ultima tromba. Perché la tromba squillerà, e i morti risusciteranno incorruttibili, e noi saremo trasformati. Infatti bisogna che questo corruttibile rivesta incorruttibilità e che questo mortale rivesta immortalità. Quando poi questo corruttibile avrà rivestito incorruttibilità e questo mortale avrà rivestito immortalità, allora sarà adempiuta la parola che è scritta:
«La morte è stata sommersa nella vittoria».

            3)      LA TROMBA
La tromba rappresenta la parola di riconciliazione che Dio ha messo nella nostra bocca, ricordiamoci sempre che siamo ambasciatori di Dio . 2Corinzi 5:18-21 E tutto questo viene da Dio che ci ha riconciliati con sé per mezzo di Cristo e ci ha affidato il ministero della riconciliazione. Infatti Dio era in Cristo nel riconciliare con sé il mondo, non imputando agli uomini le loro colpe, e ha messo in noi la parola della riconciliazione. Noi dunque facciamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro; vi supplichiamo nel nome di Cristo: siate riconciliati con Dio. Colui che non ha conosciuto peccato, egli lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui.
Apocalisse 19:10 Io mi prostrai ai suoi piedi per adorarlo. Ma egli mi disse: «Guàrdati dal farlo. Io sono un servo come te e come i tuoi fratelli che custodiscono la testimonianza di Gesù: adora Dio! Perché la testimonianza di Gesù è lo spirito della profezia».
Già da oggi noi siamo ambasciatori, oggi per la grazia Dio, domani, quando la brocca sarà rotta, per annunciare all’universo intero, al compimento dei tempi, che Gesù ha incominciato a regnare pienamente e noi con Lui.
Apocalisse 20:4 Poi vidi dei troni. A quelli che vi si misero seduti fu dato di giudicare. E vidi le anime di quelli che erano stati decapitati per la testimonianza di Gesù e per la parola di Dio, e di quelli che non avevano adorato la bestia né la sua immagine e non avevano ricevuto il suo marchio sulla loro fronte e sulla loro mano. Essi tornarono in vita e regnarono con Cristo per mille anni.

           CONCLUSIONE
Giudici 6:12 L'angelo del SIGNORE gli apparve e gli disse: «Il SIGNORE è con te, o uomo forte e valoroso!» gedeone rappresenta il nostro Signore Gesù Cristo, egli ha vinto, noi siamo i suoi guerriri testimoni, egli ci ha dato delle armi strane ma efficaci, usiamole nell’ubbidienza e sicuramente vedremo la sua gloria risplendere attorno a noi.
A Dio sia la gloria.


GIACOMO ACETO

lunedì 27 gennaio 2014

In cerca di Dio



Ho cercato il SIGNORE ed egli m'ha risposto.         Salmo 34:4
E trovatala, tutto allegro se la mette sulle spalle; e giunto a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: "Ralle­gratevi con me, perché ho ritrovato la mia pecora che era perduta".
Luca 15:5, 6

Durante una passeggiata in famiglia, Michela si era smarrita nel bosco. Quando se ne sono resi conto, i genitori, molto preoccupati, sono andati alla sua ricerca, seguendo tutti i sentieri
possibili. Dal canto suo, Michela chiamava e gridava fino allo sfinimento, ma senza esito. Dopo alcune ore, il papà la vede, addormentata su una roccia. La chiama per nome e corre verso di lei. Svegliata di soprassalto, la bimba subito gli tende le braccia. Sollevata ed abbracciata, non smette di ripetere: "Papà, ti ho trovato!"
Forse, come quella bambina che non trovava più i genitori, voi non sapete come trovare Dio. Innanzi tutto, siate certi che lui, Dio, vi cerca e vi mette a cuore di cercarlo. Come il pastore del Vangelo che è partito alla ricerca della pecora perduta, Dio vi cerca. Aspetta che riconosciate di essere perduti e che gli tendiate le braccia. Allora vi darà la sua pace.
Noi possiamo trovare Dio solo dandogli fiducia. "Chi si accosta a Dio deve credere che egli è, e che ricompensa tutti quelli che lo cercano" (Ebrei 11:6). La fede è fiducia in Dio. Ascoltando Dio, quello che ci dice nella sua Parola (la Bibbia), la fede nasce e cresce in noi. Allora percepiamo che Egli è il Dio Salvatore e che ci ha mandato Gesù, il suo unico Figlio. Come quella bambina, conosceremo la gioia dell'incontro, la gioia di essere trovati e salvati. Ancora più grande sarà quella di Gesù, il buon Pastore, che per le sue pecore ha dato la propria vita (Giovanni 10:14).


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