sabato 1 marzo 2014

RALLEGRATEVI

                 
Filippesi 4:4 Rallegratevi sempre nel Signore. Ripeto: rallegratevi.

2Corinzi 13:11 Del resto, fratelli, rallegratevi, ricercate la perfezione, siate consolati, abbiate un medesimo sentimento, vivete in pace; e il Dio d'amore e di pace sarà con voi.

Filippesi 3:1 Del resto, fratelli miei, rallegratevi nel Signore. Io non mi stanco di scrivervi le stesse cose, e ciò è garanzia di sicurezza per voi.



    La parola rallegratevi ha come significato intrinseco l’azione di rendere allegro se stesso. In effetti, qualcuno dirà ma di cosa dobbiamo rallegrarci in questo mondo? Tante sono le notizie che ci bombardano e ci tolgono la gioia, ma il vero cristiano deve imparare a rallegrarsi, a vivere una vita gioiosa e piena di allegrezza. Come fare ?dobbiamo imparare a riconoscere quei valori spirituali che ci rendono ottimisti sia per quanto riguarda la vita materiale ma principalmente quanto riguarda la vita spirituale. Ricordiamoci che uno dei frutti dello S. Santo è appunto l’allegrezza: Galati 5:22 “Ma il frutto dello Spirito è: carità, allegrezza, pace, lentezza all'ira, benignità, bontà, fedeltà, mansuetudine, continenza” (vers. Diodati), dove per allegrezza viene tradotta anche come gioia. Pertanto è comprensibile che se lo Spirito di Dio abita in noi, è certo che anche l’allegrezza deve albergare nella nostra vita. Non è possibile essere cristiani veri, nati di nuovo e essere pessimisti, musoni, piagnoni e quant’altro distingua chi ancora non ha realizzato la vera vita in Gesù. Ecco alcune cose che devono procurarci allegrezza: 

               1)      CONFIDARE IN DIO.
Nel Salmo 5:11 troviamo scritto: “Si rallegreranno tutti quelli che in te confidano; manderanno grida di gioia per sempre. Tu li proteggerai, e quelli che amano il tuo nome si rallegreranno in te”, e da questo versetto troviamo la prima verità da fare risaltare “dobbiamo imparare a confidare in Dio”. Confidare in Dio vuol dire incominciare ad avere fede in Lui, vuol dire anche incominciare a fidarsi di Lui anche se tutto ciò che ci attornia porta all’evidenza che tutto stia andando a rotoli. Ricordiamoci della calma che aveva l’apostolo Paolo quando tutto gli diceva che sarebbe stato fatto prigioniero e portato a Roma: Atti 21:10-14 “Eravamo là da molti giorni, quando scese dalla Giudea un profeta, di nome Agabo. Egli venne da noi e, presa la cintura di Paolo, si legò i piedi e le mani e disse: «Questo dice lo Spirito Santo: "A Gerusalemme i Giudei legheranno così l'uomo a cui questa cintura appartiene, e lo consegneranno nelle mani dei pagani"». Quando udimmo queste cose, tanto noi che quelli del luogo lo pregavamo di non salire a Gerusalemme. Paolo allora rispose: «Che fate voi, piangendo e spezzandomi il cuore? Sappiate che io sono pronto non solo a essere legato, ma anche a morire a Gerusalemme per il nome del Signore Gesù». E, poiché non si lasciava persuadere, ci rassegnammo dicendo: «Sia fatta la volontà del Signore»”. Ma sempre nel versetto 11 del salmo 5 è detto anche che coloro che amano il nome di Dio si rallegrano; quanto è importante amare Dio per potersi rallegrare, infatti è scritto: Romani 8:28 “Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno”, comprendendo che se amiamo Dio, tutte le cose cooperano al nostro bene e pertanto non possiamo non aspettarci altro che giustizia da parte del Signore.

               2)      ANDARE ALLA CASA DEL SIGNORE. 
Nel salmo 122:1 è scritto: “Mi son rallegrato quando m'hanno detto: «Andiamo alla casa del Signore”; da questo versetto possiamo far emergere un’altra grande verità: andare nella casa del Signore procura felicità. Andare alla casa del Signore vuol dire avere desiderio d’incontrarlo, di stare con Lui, di voler condividere del tempo col nostro Signore. Stare alla sua presenza vuol dire nutrire la nostra anima e il nostro spirito col cibo spirituale della sua mensa. Il salmista afferma che al solo sentirsi dire “Andiamo alla casa del Signore” gli ha procurato allegrezza, e questo deve essere il sentimento di ogni buon cristiano, gioire al pensiero di andare nel posto dove si trova Dio. È vero che ogni posto è buono per incontrarsi con Lui, infatti si può essere da soli nel posto più sperduto della terra e avere la gioia di incontrarsi con il proprio Dio, ma ancor più bello è andare a incontrarlo la dove c’è la radunanza dei santi. Un cristiano che va in chiesa solo per dovere è un cristiano immaturo, un credente che non sente il desiderio di trovarsi dove si loda il Signore è irresponsabile e non potrà mai gioire della presenza di Dio e non sarà sicuramente un cristiano allegro. Nel Salmo  84:10 è detto: “Un giorno nei tuoi cortili val più che mille altrove. Io preferirei stare sulla soglia della casa del mio Dio, che abitare nelle tende degli empi”, oggi a differenza di quanto affermato, è tanto se ci viene in mente di venire una volta la domenica in chiesa e non vediamo l’ora che tutto sia finito per tornare ai nostri affari e trascorrere gli altri mille altrove. Comprendiamo che non è quello che si aspetta il Signore dai suoi figlioli, Lui vuole che andiamo con gioia alla sua casa e che usciamo con rinnovata allegrezza per aver saziato l’anima nostra. Nel salmo 23 Davide asserisce al v. 6  “Certo, beni e bontà m'accompagneranno tutti i giorni della mia vita; e io abiterò nella casa del Signore per lunghi giorni” affermando che da per scontato l’abitare nella casa del Signore per un tempo molto lungo, perché alla sua presenza c’è bene e bontà e ancora al v. 5 ci dice che Dio imbandisce una tavola per noi.

             3)      OTTENERE SALVEZZA
Un giorno, dice la scrittura, che i settanta discepoli mandati da Gesù per i villaggi ad annunziare la sua prossima visita, quando tornarono erano tutti esultanti perché anche i demonio arano stati sottoposti alla loro autorità, ma Gesù subito li interrompe dicendo: Luca 10:20 “Tuttavia, non vi rallegrate perché gli spiriti vi sono sottoposti, ma rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti nei cieli»”, affermando così che l’avere i nostri nomi scritti nei cieli è motivo di allegrezza. Se è vero che il giorno più triste è stato quando l’uomo decise di allontanarsi dal suo creatore ora comprendiamo che il giorno più allegro è quando l’uomo decide di tornare sui suoi passi e riavvicinarsi al suo Dio. Dio ha fatto di tutto per riportarci a Lui, alla sua gloria, all’ubbidienza, alla vita eterna e questo gli è costato tanto, ma il risultato lo ricompensa di ogni sacrificio. Ricordiamoci la parabola del figlio prodigo, il padre gioì al ritorno del figlio e per esternare e coinvolgere tutti nella sua allegrezza decide di fare festa. Un giorno in cielo faremo festa col nostro Signore perché noi siamo quei figlioli che sono ritornati a Lui.
L’apocalisse ci parla di tempi futuri, di battaglie epiche, di vittorie entusiasmanti, di eredità che il nostro Dio ha preparato per noi, il suo popolo, pertanto abbiamo di che gioire, di rallegrarci per ogni giorno che passiamo in sua compagnia su questa terra perché è un giorno in meno nell’attesa del ritorno di Gesù.

CONCLUSIONE
       Mi piace ricordare e concludere questa meditazione con Davide che tutto allegro danza a tutta forza d’avanti all’arca del Signore che finalmente ritornava al suo posto, in mezzo al popolo di Dio:
2Samuele 6:13-14 “Quando quelli che portavano l'arca del SIGNORE ebbero fatto sei passi, egli immolò un bue e un vitello grasso. Davide era cinto di un efod di lino e danzava a tutta forza davanti al Signore”.
2Samuele 6:20-22 “Come Davide tornava per benedire la sua famiglia, Mical, figlia di Saul, gli andò incontro e gli disse: «Bell'onore si è fatto oggi il re d'Israele a scoprirsi davanti agli occhi delle serve dei suoi servi, come si scoprirebbe un uomo da nulla!»Davide rispose a Mical: «L'ho fatto davanti al SIGNORE che mi ha scelto invece di tuo padre e di tutta la sua casa per stabilirmi principe d'Israele, del popolo del SIGNORE; sì, davanti al SIGNORE ho fatto festa. Anzi mi abbasserò anche più di così e mi renderò umile ai miei occhi; ma da quelle serve di cui parli, proprio da loro, sarò onorato!»”
Non perdiamo l’occasione di fare festa davanti al nostro Dio che ancora oggi ci dice “RALLEGRATEVI”.

A Dio sia la gloria.


      GIACOMO ACETO

giovedì 27 febbraio 2014

AMORE DOPO TANTO ODIO

      
"Un fratello offeso è più inespugnabile di una città forte, e le liti tra fratelli sono come le sbarre di un castello"(Proverbi 18:19)      



Tra un uomo, le sue due sorelle e la loro madre nacque una disputa per la proprietà di una piccola casa. II figlio pretendeva quella casa, ma per svariati motivi essa fu assegnata ad una delle sue sorelle.
Da quel momento iniziò una lunga serie di malintesi, di risentimenti, di dispute, che hanno contribuito ad ingrossare sempre più i canali dell'odio, del rancore e del disprezzo separando le famiglie, compresi i bambini nella loro innocenza.
Protagonisti di questa storia sono anche i maldicenti che attizzano il fuoco della discordia invece di spegnerlo.
Enzo, rispettivamente cugino e nipote degli interessati alla disputa, cercò di porre fine alla vicenda, ma era come parlare ad un muro. Vent'anni di insistenza e nessun segno di apertura dei loro cuori, ma forse qualcosa si poteva ancora fare...
"Ora, o figliol d'uomo, io ti ho stabilito come sentinella per la casa d'Israele, quando dunque udrai qual­che parola dalla mia bocca, avvertili da parte mia." (Ezechiele 33:7)
Enzo era stanco, scoraggiato, ma soprattutto deluso dal comportamento dei suoi cari. Una mattina, come era solito fare, aprì la Bibbia e il suo sguardo si posò sul capitolo 33 del profeta Ezechiele. Il richiamo del Signore ad intervenire era forte. La responsabilità per non farlo era ancora maggiore. Il Signore era chiaro:"...Quando avrò detto all'empio: "Empio tu per certo morrai!" e tu non avrai parlato per avvertir l'empio che si ritragga dalla sua via, quell'empio morrà per la sua iniquità, ma io domanderò conto del suo sangue alla tua mano" (Ezechiele 33:8). Quelle parole erano per Enzo come un martello. Una sera rientrando a casa decise di chiamare suo cugino, ma prima pregò sinceramente il Signore di guidarlo. Telefonò al cugino spiegandogli che sua madre era gravemente ammalata e desiderava tanto riabbracciarlo prima che fosse troppo tardi. L'uomo sembrò indifferente a tal notizia, ma egli incalzò: "Se tua madre morirà si porterà dietro il suo orgoglio, e in questo vi somigliate, ma anche un gran dolore per non averti visto. Tu porterai un peso eterno che ti condurrà in giudizio davanti a Dio, perciò non indurire il tuo cuore e otterrai bene per la tua famiglia."
"Beati quelli che si adoperano per la pace, perché saranno chiamati figli di Dio"(Matteo 5:9)    
Le parole di Enzo colpirono il cuore del cugino tanto che quest'ultimo gli diede appuntamento la sera successiva per continuare il discorso.
La notte sembrava non passasse mai ed il giorno seguente Enzo pregò molto. Giunta l'ora dell'appuntamento, Enzo bussò alla porta del cugino, il quale lo invitò ad entrare con affetto, ma sia lui che la moglie erano pronti per uscire: volevano incontrare la madre malata. Era passato già troppo tempo dall'ultima visita e non ne volevano perdere altro.
L'incontro fu la manifestazione dell'opera amorevole di Dio.
Madre e figlio si abbracciarono e un misto di sentimenti coinvolse tutti. La pace era tornata! Vent'anni d'odio avevano portato ogni genere di male, ma un istante d'amore ne aveva spezzato le catene! Voglia Iddio far comprendere a quanti si trovano in simili circostanze che l'amore e il perdono sono i mezzi più belli ed efficaci per ottenere vittoria!

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sabato 15 febbraio 2014

John Newton

Certa è quest'affermazione e degna di essere pienamente accettata: che Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, dei quali io sono il primo. 1 Timoteo 1:15


John Newton
“testimone della grazia di Dio”
Stupenda è la grazia del Signore
che mi ha salvato, misero com'ero.
Ero perduto, ed essa mi ha trovato;
io ero cieco, ma in Cristo ora ci vedo.
La grazia del Signore m'ha insegnato
ad avere timore del Suo nome;
d'ogni paura sono liberato,
perché ho riposto in Lui la mia fiducia.

Questa è la traduzione delle parole d'un canto cristiano ("Amazing Grace"), molto, conosciuto in Inghilterra e negli Stati Uniti, scritte da John Newton nel 1779. Esse sono un po' lo specchio della sua vita.
Chi era John Newton? Nacque in Inghilterra nel 1725; aveva sei anni quando perse la madre, che era una donna credente. All'età di undici anni lavorò come mozzo sul veliero del padre,
dimostrando una disubbidienza ostinata. Nel 1744 fu arruolato su una nave da guerra della Marina reale inglese. Disertò, venne catturato, frustato e rimosso dall'incarico; poi fu trasferito, dietro sua richiesta, su una nave che faceva la tratta degli schiavi. Venne sbarcato in Sierra Leone dove fu trattato da schiavo e crudelmente maltrattato. Fu poi liberato in seguito a un intervento del padre.
Nel 1748 lavorò come marinaio sulla nave Greyhound. Era talmente volgare e violento che il capitano, per quanto abituato a tali eccessi, ne rimase sconvolto. La situazione spirituale di John Newton sembrava disperata, ma Dio non l'aveva abbandonato.
Egli (Dio) comanda, e fa soffiare la tempesta che solleva le onde... Ma nell'angoscia gridano al SIGNORE, ed egli li libera. Salmo 107:28
Nel marzo 1748, la Greyhound attraversa l'Atlantico. Ma all'improvviso si scatena una violenta tempesta; la situazione della nave e dell'equipaggio si fa talmente critica tanto da far perdere ogni speranza. Un marinaio è trascinato in mare e scompare nelle onde. John Newton allora grida: "Signore, abbi pietà di noi!" Contro ogni aspettativa, la tempesta si calma e, qualche settimana dopo, la nave approda in Irlanda. John Newton non può dimenticare l'S.O.S. che aveva lanciato a Dio. Si chiede se è degno della Sua grazia nonostante la vita dissoluta e piena di disprezzo per Dio che aveva condotto fino allora. Ma ha la netta sensazione che Dio volesse farsi conoscere da lui in mezzo a quella tempesta.
Era proprio così. La grazia di Dio aveva incominciato il suo lavoro, e dopo qualche tempo John Newton accettò il Signore Gesù come suo Salvatore. Si sposò, e per qualche anno continuò a navigare, questa volta come capitano d'una nave che trasportava degli schiavi, cosa purtroppo comune a quell'epoca. Rendendosi conto che la tratta degli schiavi non era conforme all'insegna­mento di Cristo, abbandonò definitivamente quel lavoro. Aveva trent'anni. Insieme alla moglie si impegnò in una chiesa e diventò pastore a Olney (Inghilterra). Per 43 anni predicò il Vangelo. Sulla sua tomba si può leggere questa iscrizione: "John Newton, già infedele e libertino, traspor­tatore di schiavi africani, dalla ricca grazia del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo è stato rac­colto, perdonato e scelto per predicare l'Evangelo".


© 2001 edizioni il messaggero cristiano 

venerdì 14 febbraio 2014

LA LIBERTÀ, QUELLA VERA

Promettono loro la libertà, mentre essi stessi sono schiavi della corruzione, perché uno è schiavo di ciò che lo ha vinto.
2 Pietro 2:19


(Gesù disse:) "Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi... Chiunque commette peccato è schiavo del peccato... Se dunque il Figlio (di Dio) vi farà liberi, sarete veramente liberi."
Giovanni 8:32, 34, 36

"Libertà!" È una delle più importanti "parole d'ordine" della nostra società. L'idea stessa della libertà individuale affascina le folle. Ognuno vuoi essere completamente libero di decidere quello che fa, dove va, quello che è e quello che dice Questa libertà individuale molti l'avevano salutata nei secoli scorsi come la suprema potenza liberatrice di questo mondo.
Un tempo ero uno di questi giovani sognatori. Come la farfalla rimane impigliata nei fili dorati della ragnatela, mi sono intricato nei tentacoli scintillanti della società. "Sei libero di diventare quello che vuoi essere"! Era inebriante. Ero come un signore nel proprio castello, unico padrone dei miei affari. Armo per anno, sforzo dopo sforzo, ho lavorato con l'illusione di essere un uomo libero. In realtà, il sistema di valori della nostra società mi aveva adescato, mettendo in primo piano la libertà ed il successo. Nessuna di queste cose ha potuto soddisfare le aspirazioni della mia anima. Il mio spirito egoista bramava la liberazione.
La mia prigionia è terminata quando Cristo, nella sua misericordia, mi è venuto incontro per rendermi libero! Quel giorno non lo dimenticherò mai. Mi sono arreso, mi sono consegnato interamente a Lui: anima, spirito, corpo, beni. Fu un grande momento. Era suonata l'ora della vera liberazione ed io ho cambiato completamente rotta. Sono diventato meravigliosamente libero, seguendo Cristo. Seguire Lui rende la vita degna di essere vissuta.


edizioni il messaggero cristiano 

IL LIEVITO DEI FARISEI.

                    Matteo 16:1-12


“I farisei e i sadducei si avvicinarono a lui per metterlo alla prova e gli chiesero di mostrar loro un segno dal cielo. Ma egli rispose: «Quando si fa sera, voi dite: 'Bel tempo, perché il cielo rosseggia!' e la mattina dite: "Oggi tempesta, perché il cielo rosseggia cupo!" L'aspetto del cielo lo sapete dunque discernere, e i segni dei tempi non riuscite a discernerli? Questa generazione malvagia e adultera chiede un segno, e segno non le sarà dato se non quello di Giona». E, lasciatili, se ne andò. I discepoli, passati all'altra riva, si erano dimenticati di prendere dei pani. E Gesù disse loro: «Guardatevi bene dal lievito dei farisei e dei sadducei». Ed essi ragionavano tra di loro e dicevano: «Egli parla così, perché non abbiamo preso dei pani». Ma Gesù se ne accorse e disse: «Gente di poca fede, perché discutete tra di voi del fatto di non aver pane? Non capite ancora? Non vi ricordate dei cinque pani dei cinquemila uomini e quante ceste ne portaste via? Né dei sette pani dei quattromila uomini e quanti panieri ne portaste via? Come mai non capite che non è di pani che io vi parlavo? Ma guardatevi dal lievito dei farisei e dei sadducei». Allora capirono che non aveva loro detto di guardarsi dal lievito del pane, ma dall'insegnamento dei farisei e dei sadducei”

Come mille altre volte, Gesù deve confrontarsi con i farisei e i sadducei che volendo a tutti i modi screditarlo, cercano ogni spunto per gettare ombra sul suo ministerio terreno, mettendo a dura prova la sua grande pazienza. Gesù avrebbe potuto in mille modi e maniere dimostrare la sua natura divina, non uno ma miliardi di segni avrebbe potuto dare a dimostrazione della veridicità del suo messaggio, ma non è ciò che egli voleva, tanto più che in tre anni circa di ministre rio terreno, tanti furono i miracolati e le potenti operazioni che fece, per non parlare dei morti risuscitati, ma alla fine lo o reputavano sempre un impostore, e a volte un anche un alleato di Satana “Gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: «Egli ha Belzebù, e scaccia i demoni con l'aiuto del principe dei demoni»” Marco 3:22.
L’unico segno che Gesù dice sarà loro dato è il segno di Giona, considerando questo profeta come un prototipo del Messia, profeta che dopo tre giorni nel ventre del grosso pesce, fu riportato fra i viventi essendo egli stato vomitato sulla terra ferma all’ordine di Dio, sinonimo della morte e resurrezione del nostro Salvatore.
Quello che però mi urge mettere in evidenza è questo lievito dei farisei di cui è bene prendere le distanze, levito che come dice la stessa scrittura sta per gli  insegnamenti contro scrittura che impartivano al popolo.


1)      NON RICONOSCERE GESÙ

Il primo punto da fare risaltare è che tutti costoro, che si reputavano i detentori delle verità divine, in realtà erano solo i detentori del potere ecclesiale e religioso, erano i nemici del piano di Dio per la redenzione dell’uomo. Gesù, il Messia annunciato e tanto atteso, era in mezzo a loro e loro non lo riconoscevano, anzi lo osteggiavano tanto che arrivarono a dire delle bugie per far si che Pilato lo mandasse alla croce. È ovvio che Gesù sapeva che doveva arrivare alla croce, ma ciò non toglie e ne attenua le loro responsabilità. Essere increduli li portava ad essere nemici di Cristo e del vangelo, essi si credevano dei buoni figli di Abramo, ma in realtà dimostravano tutto il contrario con il loro comportamento  “Essi gli risposero: «Nostro padre è Abraamo». Gesù disse loro: «Se foste figli di Abraamo, fareste le opere di Abraamo” Giovanni 8:39, in realtà essi pur discendendo da Abraamo erano figli del Diavolo “Perché non comprendete il mio parlare? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. Voi siete figli del diavolo, che è vostro padre, e volete fare i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin dal principio e non si è attenuto alla verità, perché non c'è verità in lui. Quando dice il falso, parla di quel che è suo perché è bugiardo e padre della menzogna” Giovanni 8:43-44. Coloro che ascoltavano e che tutt’ora ascoltano le parole di Gesù sono figli di Dio “Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non le ascoltate; perché non siete da Dio” Giovanni 8:47. L’analogia ad oggi è facile, ancora oggi ci sono tanti che si definiscono buoni cristiani ma che in realtà, a loro insaputa diventano nemici del vangelo. Tutti coloro che non vivono la realtà del vangelo, tutti coloro che vivono un vangelo di apparenza, tutti coloro che pur ascoltando le parole di Gesù non le mettono in pratica, diventano loro malgrado nemici di Gesù. “E, stendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Poiché chiunque avrà fatto la volontà del Padre mio, che è nei cieli, mi è fratello e sorella e madre»” Matteo 12:49-50. Essere amici del vangelo può voler dire solamente essere amici di Gesù e fare la volontà di Dio, Egli stesso in Matteo 7:21-23 dice esplicitamente  “«Non chiunque mi dice: Signore, Signore! entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: "Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato in nome tuo e in nome tuo cacciato demoni e fatto in nome tuo molte opere potenti?" Allora dichiarerò loro: "Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, malfattori!"”. Oggi, più che mai, c’è l’urgenza di comprendere il messaggio di Dio, di allontanarsi del lievito degli scribi e dei sadducei, di dare ascolto ai veri insegnamenti biblici che ci presentano il vero Messia, colui che ha dato tutto se stesso per la nostra salvezza. Senza Gesù c’è solo morte.

2)      NON RICONOSCERE I TEMPI

Per tanto tempo avevano aspettato il compimento delle promesse di Dio che annunziavano la nascita del Messia, ora Gesù era la con loro e non lo riconoscevano perché non avevano saputo discernere i tempi. Nel passo letto Gesù afferma una grande verità “Ma egli rispose: «Quando si fa sera, voi dite: "Bel tempo, perché il cielo rosseggia!" e la mattina dite: "Oggi tempesta, perché il cielo rosseggia cupo!" L'aspetto del cielo lo sapete dunque discernere, e i segni dei tempi non riuscite a discernerli?” Matteo 16:2-3, mettendo l’accento sul fatto che avrebbero dovuto comprendere come i tempi erano maturi per l’avvento del Messia, i segni dei tempi palesavano che essi erano giunti a maturità e che colui che avevano d’avanti era il vero Messia. Infatti nel racconto biblico ci viene detto che tanti aspettavano l’imminente avvento del Salvatore, fra di cui ci viene raccontato di due personaggi “Simeone e Anna” Luca 2:25-38. È una grave imprudenza non accorgersi o essere superficiali riguardo alle promesse di Dio e ai segni premonitori che li accompagnano, se Dio ha fatto in modo di farci sapere qual è il suo piano è perché è importante conoscerlo, se Dio ci ha dato dei segni premonitori è perché dobbiamo essere sempre pronti a ciò che sta per succedere. Gesù, parlando degli ultimi tempi ci ha detto in sommi capi ciò che sarà della chiesa e del suo ritorno, ma ha anche aggiunto che ci saranno dei segni premonitori che accompagneranno tali eventi: “Subito dopo la tribolazione di quei giorni, il sole si oscurerà, la luna non darà più il suo splendore, le stelle cadranno dal cielo e le potenze dei cieli saranno scrollate. Allora apparirà nel cielo il segno del Figlio dell'uomo; e allora tutte le tribù della terra faranno cordoglio e vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nuvole del cielo con gran potenza e gloria” Matteo 24:29-30. Perché Gesù ci ha fatto sapere che un giorno Egli ritornerà? certamente perché vuole che la sua chiesa lo aspetti, perché ci ha fatto sapere quali sono i segni che precederanno tale evento? certamente per essere pronti a tale meraviglioso avvenimento, ed ecco perché Gesù aggiunge  “Così anche voi, quando vedrete tutte queste cose, sappiate che egli è vicino, proprio alle porte” Matteo 24:33. Abbiamo detto prima che è una grave imprudenza non accorgersi o essere superficiali riguardo alle promesse di Dio e ai segni premonitori che li accompagnano e oggi più che mai dobbiamo fare il punto della situazione, i tempi sono maturi, i segni sono evidenti, Gesù è alle porte sta per tornare, non possiamo certamente dire il giorno e l’ora perché sicuramente sbaglieremo come hanno sbagliato tutti coloro che nel tempo si sono cimentati in questa avventura, ma una cosa è certa, Gesù è molto più vicino di quanto noi stessi immaginiamo.  Sia di monito per ogni credente la parabola che Gesù ha raccontato riguardo alle dieci vergini in Matteo 25:1-13.

3)      NON RICONOSCERE L’AUTORITÀ DÌ GESÙ

Certo viene un po’ da sorridere ai ragionamenti dei discepoli all’affermazione di Gesù «Guardatevi bene dal lievito dei farisei e dei sadducei» e sicuramente qualcuno penserà “se fossi stato al loro posto non avrei fatto questo plateale errore”. Gesù, giustamente, ha di che dolersi di tali pensieri, considerando appunto che avevano constatato la potenza che era racchiusa sotto forma d’uomo, per ben due volte avevano visto la potenza di Dio all’opera nella moltiplicazione dei pani e dei pesci. Gesù fa bene a chiamarli “gente di poca fede” perché non avevano ancora capito con chi avevano a che fare, seguivano il Messia e ancora non avevano ancora compreso che Gesù era il Messia, vedevano dei miracoli e non riuscivano a comprendere che Gesù era la massima espressione dell’autorità Divina in quanto figlio di Dio, lo sentivano parlare e non comprendevano che davanti a loro cera la sapienza di Dio fatta carne. Dicevo prima, ci viene da sorridere leggendo questo passo ma non comprendiamo che il comportamento di tanti cristiani oggi è molto simile a quello dei discepoli di ieri, infatti diciamo di avere conosciuto il Padre e poi non comprendiamo l’immensità del suo amore dimenticandoci che possiamo rivolgerci a Lui per ogni nostro problema e ricevere risposta; diciamo di avere conosciuto Gesù e non comprendiamo appieno la portata del suo sacrificio per noi trascurando che ci ha fatti diventare figli di Dio; diciamo di avere conosciuto lo S. Santo e la sua potenza e non comprendiamo la portata della sua opera nella nostra vita a tal punto che con la nostra tiepidezza lo contrastiamo e lo contristiamo, diciamo di appartenere alla chiesa di Dio e trascuriamo gli obblighi che abbiamo preso davanti a Dio per essa:  “Il mio popolo perisce per mancanza di conoscenza. Poiché tu hai rifiutato la conoscenza, anch'io rifiuterò di averti come mio sacerdote; poiché tu hai dimenticato la legge del tuo Dio, anch'io dimenticherò i tuoi figli” Osea 4:6.

   CONCLUSIONE
In conclusione possiamo dire che il passo letto è attuale ancora oggi, pur non avendo più i farisei e i sadducei in mezzo a noi, lo spirito che animava loro, serpeggia ancora oggi fra il popolo di Dio, pertanto cerchiamo di svegliarci, la parola di Dio parla chiaro, è giunto il tempo di mettere al primo posto Gesù, è giunto il momento che gli riconosciamo che la sua parola no è parola d’uomo ma è la parola fatta carne  Giovanni 1:14 “E la Parola è diventata carne …” e che alla sua parola ogni cosa è.

A Dio sia la lode.


    GIACOMO ACETO

martedì 28 gennaio 2014

LE ARMI POTENTI DEL CRISTIANO

              Giudici 7:16-22



 Divise i trecento uomini in tre schiere, consegnò a tutti quanti delle trombe e delle brocche vuote con delle fiaccole nelle brocche; e disse loro: «Guardate me e fate come farò io; quando sarò giunto all'estremità dell'accampamento, come farò io, così farete voi; e quando io con tutti quelli che sono con me sonerò la tromba, anche voi sonerete le trombe intorno a tutto  l'accampamento e direte: "Per il SIGNORE e per Gedeone!"» Gedeone e i cento uomini che erano con lui giunsero all'estremità dell'accampamento, al principio del cambio di mezzanotte, quando si era appena dato il cambio alle sentinelle. Sonarono le trombe e spezzarono le brocche che tenevano in mano. Allora le tre schiere sonarono le trombe e spezzarono le brocche; con la sinistra presero le fiaccole e con la destra le trombe per sonare, e si misero a gridare: «La spada per il SIGNORE e per Gedeone!» Ognuno di loro rimase al suo posto, intorno all'accampamento; e tutti quelli dell'accampamento si misero a correre, a gridare, a fuggire. Mentre quelli sonavano le trecento trombe, il SIGNORE fece rivolgere la spada di ciascuno contro il compagno per tutto l'accampamento. L'esercito madianita fuggì fino a Bet-Sitta, verso Serera, fino al limite d'Abel-Meola, presso Tabbat.

Leggendo questo passo, sicuramente tutti apprezziamo la vittoria di Gedeone per mano di Dio, ma ciò su cui voglio focalizzare l’attenzione , sono le armi potenti che egli mette in mano ai suoi trecento guerrieri.

             1)      LA BROCCA
  La brocca rappresenta la nostra vita terrena messa a disposizione di Dio. Essa è fragile ma nella sua fragilità ha un compito assolutamente unico e importante, infatti se prima era pieno di ogni peccato e nefandezza, ora , dopo essere stato svuotato, Dio ha messo in noi la sua fiaccola di vittoria “la grazia”. Quando questa brocca sarà rotta, figura della morte, il cristiano risplenderà di luce nuova perché rivestirà l’immortale. 2Corinzi 4:16-18  5:1-10 Perciò non ci scoraggiamo; ma, anche se il nostro uomo esteriore si va disfacendo, il nostro uomo interiore si rinnova di giorno in giorno. Perché la nostra momentanea, leggera afflizione ci produce un sempre più grande, smisurato peso eterno di gloria, mentre abbiamo lo sguardo intento non alle cose che si vedono, ma a quelle che non si vedono; poiché le cose che si vedono sono per un tempo, ma quelle che non si vedono sono eterne. Sappiamo infatti che se questa tenda che è la nostra dimora terrena viene disfatta, abbiamo da Dio un edificio, una casa non fatta da mano d'uomo, eterna, nei cieli. Perciò in questa tenda gemiamo, desiderando intensamente di essere rivestiti della nostra abitazione celeste, se pure saremo trovati vestiti e non nudi. Poiché noi che siamo in questa tenda, gemiamo, oppressi; e perciò desideriamo non già di essere spogliati, ma di essere rivestiti, affinché ciò che è mortale sia assorbito dalla vita. Or colui che ci ha formati per questo è Dio, il quale ci ha dato la caparra dello Spirito. Siamo dunque sempre pieni di fiducia, e sappiamo che mentre abitiamo nel corpo siamo assenti dal Signore  (poiché camminiamo per fede e non per visione); ma siamo pieni di fiducia e preferiamo partire dal corpo e abitare con il Signore. Per questo ci sforziamo di essergli graditi, sia che abitiamo nel corpo, sia che ne partiamo. Noi tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, affinché ciascuno riceva la retribuzione di ciò che ha fatto quando era nel corpo, sia in bene sia in male.

          2)      LA FIACCOLA 
La fiaccola, come abbiamo accennato prima, rappresenta la grazia che Dio ha messo in noi, essa rappresenta la luce di Dio che diventa un faro risplendente nella notte. Efesini 5:3-14 Come si addice ai santi, né fornicazione, né impurità, né avarizia, sia neppure nominata tra di voi; né oscenità, né parole sciocche o volgari, che sono cose sconvenienti; ma piuttosto abbondi il ringraziamento.
Perché, sappiatelo bene, nessun fornicatore o impuro o avaro (che è un idolatra) ha eredità nel regno di Cristo e di Dio. Nessuno vi seduca con vani ragionamenti; infatti è per queste cose che l'ira di Dio viene sugli uomini ribelli. Non siate dunque loro compagni;
perché in passato eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore. Comportatevi come figli di luce, poiché il frutto della luce consiste in tutto ciò che è bontà, giustizia e verità, esaminando che cosa sia gradito al Signore. Non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre; piuttosto denunciatele; perché è vergognoso perfino il parlare delle cose che costoro fanno di nascosto. Ma tutte le cose, quando sono denunciate dalla luce, diventano manifeste; poiché tutto ciò che è manifesto, è luce. Per questo è detto: «Risvégliati, o tu che dormi, e risorgi dai morti, e Cristo ti inonderà di luce».
Essa attualmente è nascosta nel nostro corpo mortale, ma un giorno risplenderà liberamente e in piena libertà, liberata dal mortale che la riveste e la nasconde, quel giorno sappiamo tutti che sarà quando Gesù tornerà. 1Corinzi 15:48-54 Qual è il terrestre, tali sono anche i terrestri; e quale è il celeste, tali saranno anche i celesti. E come abbiamo portato l'immagine del terrestre, così porteremo anche l'immagine del celeste. Ora io dico questo, fratelli, che carne e sangue non possono ereditare il regno di Dio; né i corpi che si decompongono possono ereditare l'incorruttibilità. Ecco, io vi dico un mistero: non tutti morremo, ma tutti saremo trasformati, in un momento, in un batter d'occhio, al suono dell'ultima tromba. Perché la tromba squillerà, e i morti risusciteranno incorruttibili, e noi saremo trasformati. Infatti bisogna che questo corruttibile rivesta incorruttibilità e che questo mortale rivesta immortalità. Quando poi questo corruttibile avrà rivestito incorruttibilità e questo mortale avrà rivestito immortalità, allora sarà adempiuta la parola che è scritta:
«La morte è stata sommersa nella vittoria».

            3)      LA TROMBA
La tromba rappresenta la parola di riconciliazione che Dio ha messo nella nostra bocca, ricordiamoci sempre che siamo ambasciatori di Dio . 2Corinzi 5:18-21 E tutto questo viene da Dio che ci ha riconciliati con sé per mezzo di Cristo e ci ha affidato il ministero della riconciliazione. Infatti Dio era in Cristo nel riconciliare con sé il mondo, non imputando agli uomini le loro colpe, e ha messo in noi la parola della riconciliazione. Noi dunque facciamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro; vi supplichiamo nel nome di Cristo: siate riconciliati con Dio. Colui che non ha conosciuto peccato, egli lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui.
Apocalisse 19:10 Io mi prostrai ai suoi piedi per adorarlo. Ma egli mi disse: «Guàrdati dal farlo. Io sono un servo come te e come i tuoi fratelli che custodiscono la testimonianza di Gesù: adora Dio! Perché la testimonianza di Gesù è lo spirito della profezia».
Già da oggi noi siamo ambasciatori, oggi per la grazia Dio, domani, quando la brocca sarà rotta, per annunciare all’universo intero, al compimento dei tempi, che Gesù ha incominciato a regnare pienamente e noi con Lui.
Apocalisse 20:4 Poi vidi dei troni. A quelli che vi si misero seduti fu dato di giudicare. E vidi le anime di quelli che erano stati decapitati per la testimonianza di Gesù e per la parola di Dio, e di quelli che non avevano adorato la bestia né la sua immagine e non avevano ricevuto il suo marchio sulla loro fronte e sulla loro mano. Essi tornarono in vita e regnarono con Cristo per mille anni.

           CONCLUSIONE
Giudici 6:12 L'angelo del SIGNORE gli apparve e gli disse: «Il SIGNORE è con te, o uomo forte e valoroso!» gedeone rappresenta il nostro Signore Gesù Cristo, egli ha vinto, noi siamo i suoi guerriri testimoni, egli ci ha dato delle armi strane ma efficaci, usiamole nell’ubbidienza e sicuramente vedremo la sua gloria risplendere attorno a noi.
A Dio sia la gloria.


GIACOMO ACETO

lunedì 27 gennaio 2014

In cerca di Dio



Ho cercato il SIGNORE ed egli m'ha risposto.         Salmo 34:4
E trovatala, tutto allegro se la mette sulle spalle; e giunto a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: "Ralle­gratevi con me, perché ho ritrovato la mia pecora che era perduta".
Luca 15:5, 6

Durante una passeggiata in famiglia, Michela si era smarrita nel bosco. Quando se ne sono resi conto, i genitori, molto preoccupati, sono andati alla sua ricerca, seguendo tutti i sentieri
possibili. Dal canto suo, Michela chiamava e gridava fino allo sfinimento, ma senza esito. Dopo alcune ore, il papà la vede, addormentata su una roccia. La chiama per nome e corre verso di lei. Svegliata di soprassalto, la bimba subito gli tende le braccia. Sollevata ed abbracciata, non smette di ripetere: "Papà, ti ho trovato!"
Forse, come quella bambina che non trovava più i genitori, voi non sapete come trovare Dio. Innanzi tutto, siate certi che lui, Dio, vi cerca e vi mette a cuore di cercarlo. Come il pastore del Vangelo che è partito alla ricerca della pecora perduta, Dio vi cerca. Aspetta che riconosciate di essere perduti e che gli tendiate le braccia. Allora vi darà la sua pace.
Noi possiamo trovare Dio solo dandogli fiducia. "Chi si accosta a Dio deve credere che egli è, e che ricompensa tutti quelli che lo cercano" (Ebrei 11:6). La fede è fiducia in Dio. Ascoltando Dio, quello che ci dice nella sua Parola (la Bibbia), la fede nasce e cresce in noi. Allora percepiamo che Egli è il Dio Salvatore e che ci ha mandato Gesù, il suo unico Figlio. Come quella bambina, conosceremo la gioia dell'incontro, la gioia di essere trovati e salvati. Ancora più grande sarà quella di Gesù, il buon Pastore, che per le sue pecore ha dato la propria vita (Giovanni 10:14).


edizioni il messaggero cristiano 

sabato 18 gennaio 2014

STARE SALDI

                         2Tessalonicesi 2:13-17


 “Ma noi dobbiamo sempre ringraziare Dio per voi, fratelli amati dal Signore, perché Dio fin dal principio vi ha eletti a salvezza mediante la santificazione nello Spirito e la fede nella verità.  A questo egli vi ha pure chiamati per mezzo del nostro vangelo, affinché otteniate la gloria del Signore nostro Gesù Cristo. Così dunque, fratelli, state saldi e ritenete gli insegnamenti che vi abbiamo trasmessi sia con la parola, sia con una nostra lettera.
Ora lo stesso Signore nostro Gesù Cristo e Dio nostro Padre che ci ha amati e ci ha dato per la sua grazia una consolazione eterna e una buona speranza, consoli i vostri cuori e vi confermi in ogni opera buona e in ogni buona parola”.

 “E ho questa fiducia: che colui che ha cominciato in voi un'opera buona, la condurrà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù”. Filippesi 1:6 L’apostolo Paolo, nel verso citato di Filippesi, esprime un suo parere che sicuramente gli è stato dettato dallo S. Santo, Dio porta a compimento l’opera che inizia nell’uomo. Dio ha voluto, nel suo disegno di grazia, dare un’opportunità di salvezza all’uomo, ecco perché l’apostolo ringrazia Dio ed ecco perché anche noi dobbiamo esserGLI grati per la salvezza che ci ha gratuitamente donato. Parlando di grazia, non possiamo non fare risaltare tre aspetti che sono scritti nel testo citato:

          1)      ELETTI A SALVEZZA. Il nostro Dio, sin dagli albori della storia umana, ha decretato che avrebbe scelto un popolo di credenti il cui cuore era e sarà sempre per Dio. Già dalla Genesi vediamo come Dio stabilì che un giorno Gesù sarebbe stato il mezzo glorioso di salvezza per l’uomo con il cuore disposto all’amore di Dio “Io porrò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua progenie e la progenie di lei; questa progenie ti schiaccerà il capo e tu le ferirai il calcagno»” Genesi 3:15.

 a)      Sappiamo tutti che la salvezza è frutto della grazia di Dio, perdono che Dio ci concede a patto che permettiamo alla S. Santo di operare nella nostra vita. La prima cosa di cui dobbiamo renderci conto è: senza l’opera dello S. Santo, nessuno può accedere alla grazia. Infatti abbiamo letto “eletti a salvezza mediante la santificazione nello Spirito”; comprendiamo che senza la santificazione, ovvero lasciare il peccato, non possiamo minimamente sperare di accostarci alla salvezza. È anche vero che anche avendo il desiderio, da soli non possiamo farcela, ecco perché interviene lo Spirito di Dio che ci da le forze per attuare questo meraviglioso mutamento. Più lasciamo operare lo S. Santo in noi, più la sua santità influenza positivamente la nostra vita.

 b)      Nello stesso verso aggiunge anche che siamo eletti a salvezza per “la fede nella verità”. Parlando di verità, non possiamo non indirizzare il nostro interesse a quel verso di Giovanni 8:32 “conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”. Gesù un giorno disse di sé Giovanni 14:6  “Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”. Ecco che ora il quadro è completo, Gesù è la verità oltre che la via e la vita e quando ci dice che siamo eletti a salvezza mediante la fede nella verità, non ci sta dicendo altro che avere fede in Gesù, l’unigenito figlio di Dio, ci mette al riparo da ogni dispiacere futuro, garantendoci la salvezza eterna.


Pertanto come prima verità possiamo dire che questi due elementi spirituali esaminati, sono di vitale importanza per la salvezza dell’uomo peccatore, ma ancora di più possiamo aggiungere che uno sussiste se l’altro è presente e viceversa.


          2)   CHIAMATI  “A questo egli vi ha pure chiamati per mezzo del nostro vangelo, affinché otteniate la gloria del Signore nostro Gesù Cristo”. Senza una chiamata specifica, nessuno si accosta a Dio.  All’inizio abbiamo detto che Dio fa un’opera completa, infatti non si accontenta di influenzare positivamente la nostra vita, ma ci rivolge una chiamata individuale  alla salvezza. Dio chiama a salvezza Saulo da Tarso sulla via di Damasco, Dio chiama a salvezza personalmente l’eunuco di Candaci, e moltissimi altri. Lo scopo di tutto questo è condividere le ricchezze celesti e spirituali con la sua creatura: l’uomo. Il nostro Dio vuole condividere la sua gloria con la sua creatura:
Apocalisse 3:21 “Chi vince lo farò sedere presso di me sul mio trono, come anch'io ho vinto e mi sono seduto con il Padre mio sul suo trono”.C’è un’aspra battaglia in corso ma il premio, per chi vince, è sedere sul trono di Cristo, Egli vuole condividere il suo trono e la sua gloria con noi miseri peccatori, e cosa ci chiede in cambio? Soltanto e semplicemente credere in Lui.
“Il carceriere, chiesto un lume, balzò dentro e tutto tremante, si gettò ai piedi di Paolo e di Sila; poi li condusse fuori e disse: «Signori, che debbo fare per essere salvato?» Ed essi risposero: «Credi nel Signore Gesù, e sarai salvato tu e la tua famiglia»” Atti 16:29-31.

Come secondo punto possiamo dire, per sintetizzare che Dio ci chiama a credere in Gesù per ottenere salvezza  e gloria eterna, gloria che Gesù vuole condividere con noi peccatori redenti.

       3)   FERMI “Così dunque, fratelli, state saldi …” Il termine saldi vuol dire:  forti, massicci, resistenti, robusti, come a indicare che niente e nessuno deve smuoverci dalla grazia che abbiamo ottenuto, ma anche può voler dire che non dobbiamo scostarci dalla verità che ci è stata trasmessa attraverso la sua parola: “e ritenete gli insegnamenti che vi abbiamo trasmessi sia con la parola, sia con una nostra lettera”. Dio vuole che la nostra fede non vacilli ma sia forte e stabile come la roccia “Ma la chieda con fede, senza dubitare; perché chi dubita rassomiglia a un'onda del mare, agitata dal vento e spinta qua e là. Un tale uomo non pensi di ricevere qualcosa dal Signore, perché è di animo doppio, instabile in tutte le sue vie”. Giacomo 1:6-8. L’essere saldi, il contrario di instabili, è il frutto di una esperienza di vera rinascita spirituale, ma anche una vita di continuo arrendimento in preghiera. Il vero cristiano sente il bisogno di piegare continuamente le proprie ginocchia davanti alla presenza di Dio e in quella posizione e attitudine, trova la forza per andare avanti e resistere alle forze contrarie che il nemico scaglia per abbatterci. “Ho combattuto il buon combattimento, ho finito la corsa, ho conservato la fede. Ormai mi è riservata la corona di giustizia che il Signore, il giusto giudice, mi assegnerà in quel giorno; e non solo a me, ma anche a tutti quelli che avranno amato la sua apparizione” 2Timoteo 4:7-8. Daniele ottenne risultati strabilianti nella sua vita sia materiale che spirituale, ha dovuto affrontare situazioni scabrose e pericolose, ma in ogni cosa ne uscì vittorioso, frutto di una vita di preghiera viva e costante Daniele 6:10 “Quando Daniele seppe che il decreto era firmato, andò a casa sua; e, tenendo le finestre della sua camera superiore aperte verso Gerusalemme, tre volte al giorno si metteva in ginocchio, pregava e ringraziava il suo Dio come era solito fare anche prima”.
In ultimo, sempre per sintetizzare, è importante comprendere che la risposta alla chiamata deve essere seguita da serietà spirituale che ci porta a stare fermi e saldi nella fede acquisita e non a parole ma con l’evidenza di azioni che stanno a indicare che i nostri piedi sono fermamente saldi nella roccia.
“Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, io vi mostrerò a chi assomiglia. Assomiglia a un uomo il quale, costruendo una casa, ha scavato e scavato profondamente, e ha posto il fondamento sulla roccia; e, venuta un'alluvione, la fiumana ha investito quella casa e non ha potuto smuoverla perché era stata costruita bene” Luca 6:47-48.

CONCLUSIONE
Dio, abbiamo detto, porta a compimento la sua opera se gli permettiamo di agire liberamente in noi, il suo piano di redenzione è completo ed efficace, come dice al v. 17 Lui ci ha amato, ci ha dato la sua grazia, ha messo in noi una consolazione eterna e una buona speranza. Abbandoniamoci con fiducia nelle sue mani sicure, continuiamo a rispondere positivamente all’ appello di Dio, diciamo come Samuele “parla che il tuo servo ti ascolta” o come Isaia «Eccomi, manda me!».
A Dio la lode.


                  GIACOMO ACETO

venerdì 20 dicembre 2013

LE VITTORIOSE CERTEZZE DÌ DAVIDE

  “e tutta questa moltitudine riconoscerà che il SIGNORE non ha bisogno di spada né di lancia per salvare; poiché l'esito della battaglia dipende dal SIGNORE ed egli vi darà nelle nostre mani”1Samuele 17:47.



Quante battaglie il credente deve combattere, ma il nemico è sempre e solamente uno, il Diavolo. Davide nella sua avventurosa vita affronterà diversi nemici e una cosa ci trasmette dalla sua esperienza, il nemico si affronta con armi diverse, armi non convenzionali, con la fede nell’Iddio onnipotente che decide le sorti della battaglia dando vittorie impossibili da ottenere diversamente. Nel caso descritto contro Goliat, vediamo come tutto un popolo, Saul compreso, dice la scrittura:
“…. rimasero sgomenti ed ebbero gran paura” 1Samuele 17:11, ed in un certo senso avevano ragione di avere paura e vediamo perché:
        -        primo perché avevano di fronte un gigante
        -        secondo perché chi avrebbe affrontato il gigante si prendeva una responsabilità enorme
        -        terzo perché si erano dimenticati che potevano confidare in Dio
Davide aveva superato brillantemente tutte e tre le fasi e forte del coraggio che si ottiene dall’avere fede in Dio e va incontro al gigante Goliat e incontro a una grande vittoria.

         1)      VINCERE LA PAURA DEL GIGANTE
Il gigante Goliat viene descritto come un uomo alto circa tre metri, un campione, un guerriero con tanto di armatura, un elmo di bronzo, una corazza a squame del peso di cinquanta chili, delle gambiere di bronzo e un giavellotto (una lancia) composta da un manico robusto come un subbio di tessitore e una punta di ferro che pesava sei chili; in oltre aveva uno scudo portato da uno scudiero che lo precedeva, e la spada che Davide definisce: “Nessuna è pari a quella” 1Samuele 21:9. Detto ciò possiamo comprendere le paure che attanagliavano Saul e il suo esercito, ma cosa invece aveva dato coraggio a Davide? Davide, a differenza di Saul, sentiva forte la benedizione di Dio nella sua vita per via dell’unzione che Samuele aveva effettuato poco tempo prima, tanto che, suo malgrado, aveva dovuto fare pratica, lui stesso ci racconta come aveva vinto contro un leone e contro un orso quando questi cercavano di portare via una pecora dal gregge che egli pasceva. Davide si sentiva protetto e nello stesso tempo animato da una forza diversa, la forza che procede da Dio. Come novello Davide, anche il cristiano deve vincere le paure del gigante, precisando che il gigante è il nemico spirituale delle anime nostre, il serpente antico, il diavolo. Egli è potente, e dispone di armi efficaci, ma questo non deve portare sgomento, l’arma per eccellenza nelle mani del nemico è proprio la paura, cercare di intimorire l’avversario è il primo passo per la vittoria, infatti un avversario impaurito è un avversario già vinto. Davide non si fa intimorire perché, come abbiamo accennato prima,  ha sperimentato per fede che la potenza di Dio è infinitamente superiore alla potenza del suo nemico. Non lasciamoci prendere dalla paura del gigante che c’è di fronte a noi, vinciamola perché Dio è dalla nostra parte.
“Che diremo dunque riguardo a queste cose?Se Dio è per noi chi sarà contro di noi?” Romani 8:31

         2)      VINCERE LA PAURA DELLE RESPONSABILITÀ.
Molto probabilmente, un’altra componente che lasciava alcuni dei presenti sgomenti, oltre la stazza del guerriero che avevano d’avanti, era dovuta al fatto che chi avrebbe affrontato il gigante avrebbe anche preso su di lui la sorte di vittoria o sconfitta dell’intero popolo, infatti nella sfida che sopraggiunge viene detto: “Egli dunque si fermò e, rivolto alle schiere d'Israele, gridò: «Perché uscite a schierarvi in battaglia? Non sono io il Filisteo e voi dei servi di Saul? Scegliete uno dei vostri e scenda contro di me. Se egli potrà lottare con me e uccidermi, noi saremo vostri servi; ma se io sarò vincitore e l'ucciderò, voi sarete nostri sudditi e ci servirete». Il Filisteo aggiunse: «Io lancio oggi questa sfida a disonore delle schiere d'Israele: Datemi un uomo e ci batteremo!»” 1Samuele 17:8-10. Come cristiani siamo chiamati a prenderci delle responsabilità, sapendo che Dio si aspetta da noi piena fiducia in Lui. Saul, alla stessa stregua di Davide, aveva ricevuto la stessa unzione e ne aveva sperimentato già da subito l’efficacia e la forza che ne scaturiva dall’essere un unto di Dio, ottenendo una vittoria straordinaria quando deve combattere la sua prima battaglia contro gli ammoniti. Saul avrebbe dovuto ricordarsi che lui poteva essere l’uomo giusto che doveva prendersi quella responsabilità, ma la sua posizione di disubbidienza l’aveva allontanato da Dio con risultato che la paura lo aveva lasciato sgomento. Siamo sinceri con noi stessi, molte delle nostre sconfitte sia materiali che spirituali sono date dal fatto che siamo lontani dal Signore e siamo coscienti che in quella condizione non possiamo prenderci delle responsabilità. Facciamo i passi giusti, mettiamoci apposto davanti al Signore, allora si che per fede possiamo prenderci delle responsabilità che sono più grandi di noi, andando incontro alla battaglia con rinnovata fiducia nell’Iddio vivente.
“Chi vince lo farò sedere presso di me sul mio trono, come anch'io ho vinto e mi sono seduto con il Padre mio sul suo trono”Apocalisse 3:21.


          3)      VINCERE LE PAURE DELL’IGNOTO.
Tante volte il popolo di Israele ha dovuto superare delle evidenti difficoltà che incontrava nel suo cammino e per tante volte Dio ha dovuto lamentarsi del popolo che non riponeva in Lui la sua fiducia. Nella storia poco recente a quella raccontata, nel libro di Giosuè, vediamo come tutto un popolo viene punito proprio perché la paura dei giganti li aveva portati a considerare di tornare in Egitto, dimenticando tutti i miracoli che Dio aveva fatto prima di allora. Avevano pure dimenticato come per il valore di un uomo, Caleb, erano stati sterminati tutta una generazione di giganti, gli Anachin, che abitavano il monte di Ebron. Comprendiamo dunque che non avere fiducia in Dio equivale ad avere paura dell’ignoto, quel popolo al servizio di Saul, era disorientato e pauroso perché aveva perso la fiducia nel suo Dio. A volte il gigante da sconfiggere, per il cristiano è la paura del domani, l’incertezza che proviene nel non vedere un futuro roseo. Ci rendiamo conto che questo non solo è una bugia del nemico, ma anche l’evidenza che la nostra fiducia non giace completamente nel Signore. Davide non ha dubbi e lo dimostrano le parole che proferisce con sicurezza davanti al nemico: “Allora Davide rispose al Filisteo: «Tu vieni verso di me con la spada, con la lancia e con il giavellotto; ma io vengo verso di te nel nome del SIGNORE degli eserciti, del Dio delle schiere d'Israele che tu hai insultate. Oggi il SIGNORE ti darà nelle mie mani e io ti abbatterò; ti taglierò la testa, e darò oggi stesso i cadaveri dell'esercito dei Filistei in pasto agli uccelli del cielo e alle bestie della terra; così tutta la terra riconoscerà che c'è un Dio in Israele,  e tutta questa moltitudine riconoscerà che il SIGNORE non ha bisogno di spada né di lancia per salvare; poiché l'esito della battaglia dipende dal SIGNORE ed egli vi darà nelle nostre mani»”1Samuele 17:45-47. Davide non aveva paura se il domani poteva ancora avere un futuro perché la sua fiducia in Dio era totale. Il cristiano deve imparare a confidare pienamente nel suo Dio, il domani non ci appartiene perché appartiene a Dio.  L’apostolo Paolo aveva imparato bene la lezione, infatti anche se morso da una vipera non dubitò minimamente che Dio lo avrebbe liberato: “Ma Paolo, scossa la bestia nel fuoco, non ne patì alcun male” Atti 28:5.

   CONCLUSIONE
La storia ci racconta di un Davide che andò incontro al nemico dopo avere scelto con cura l’arma con cui doveva combattere, delle pietre di fiume che servivano ad armare la sua fionda. È vero che si era scelto con cura delle pietre di fiume, ma lui stesso dice e descrive un’altra arma ben migliore della sua fionda: “Allora Davide rispose al Filisteo: «Tu vieni verso di me con la spada, con la lancia e con il giavellotto; ma io vengo verso di te nel nome del SIGNORE degli eserciti, del Dio delle schiere d'Israele che tu hai insultate” 1Samuele 17:45, l’arma era Dio stesso che combatteva per lui. Dio quel giorno diede una grande vittoria a Davide, infatti prese una umile pietra e la trasformo in un micidiale proiettile che andò a conficcarsi nella fronte del gigante Goliat, segnando così la sua definitiva sconfitta e la grande vittoria di Dio tramite Davide. La storia ancora oggi non cambia, quando poniamo fede nell’Iddio Eterno, succede che l’impossibile diventa possibile, succede che le nostre paure e le nostra incertezze svaniscono lasciando posto alla vittoria di Dio, succede che il nemico fugge davanti alle preghiere che mettiamo con fiducia nelle mani di Dio, trasformandole in armi micidiali per il nemico che ci sta di fronte. Impariamo ad avere fede.
A Dio sia la gloria

              GIACOMO ACETO


IL MIO PASTORE

"Il SIGNORE è il mio pastore, nulla mi manca" Salmo 23:1



Il salmista gioiva nel dire: "Il Signore è il mio pastore" e così considerava sé stesso una pecora del Suo gregge. Si tratta di un legame d'amore unico; come il pastore distingue una pecora
dalle altre, così Dio ha un rapporto personale con ogni credente. L'affermazione implica un rapporto di dipendenza: la pecora non può vivere né sopravvivere senza pastore. Da sole le pecore non sanno cercare pascoli sicuri, hanno bisogno d'aiuto. Predatori, roveti, aridità e dirupi le distruggerebbero sicuramente. È il pastore che le protegge, che le conduce a "riposare in pascoli verdeggianti". Lui le guida in un luogo di completo ristoro, durante il giorno e anche di notte. Davide, lo scrittore, aveva trovato il pascolo e la piena salute dell'anima, dove l'in­soddisfazione scompare, dove la fede è cibata, nella certezza profonda che Dio, in ogni tempo, dona ai Suoi figli tutto ciò di cui hanno veramente necessità.
Amico, anche tu hai bisogno delle cure divine di Cristo che ti dice: "Il buon pastore dà la sua vita per le pecore ... Io sono il buon pastore, e conosco le mie, e le mie conoscono me" (Giovanni 10:11, 14). Lascia che la tua vita sia piena della Sua presenza, affidala a Lui in ogni cosa e nulla ti mancherà!

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LA BENEDIZIONE DELL'UBBIDIENZA

"... così dice il SIGNORE, Dio d'Israele: La farina nel vaso non si esaurirà e l'olio nel vasetto non calerà, fino al giorno che il SIGNORE manderà la pioggia sulla terra" (I Re 17:14)



Il Signore aveva ordinato a una vedova dell’odierno Libano, di dar da mangiare al profeta Elia. Il profeta andò, secondo la Parola di Dio, e la trovò alla porta della città, mentre raccoglieva legna secca per cuocere tutto ciò che gli era rimasto, un pugno di farina ed un po' d'olio, quale ultimo pasto per lei e suo figlio, prima di morire insieme di fame. Perché Dio aveva ordinato ad una povera vedova di sfamare il profeta Elia e non ad un re o ad una famiglia benestante? Perché quando il Signore ci chiede qualcosa è sempre per benedirci e per cambiare la nostra prospettiva di vita. Egli non ci chiede mai qualcosa per privarci del nostro necessario ma, come nel caso di questa vedova, per farci porre interamente su Lui la nostra speranza, per provare la nostra ubbidienza e quindi supplire ad ogni nostro bisogno "... secondo le sue ricchezze in Cristo Gesù" (Filippesi 4:19).
Poniamo tutta la nostra fiducia nel Signore e diamo sempre, di ogni cosa, prima a Lui ciò che ci chiede, senza esitare. Così facendo scopriremo che nella nostra vita, per quanto dura sia la carestia intorno a noi, non mancherà mai il pane della Sua Parola e l'olio del Suo Spirito Santo.


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