lunedì 21 ottobre 2013

SPIGHE O PAGLIA


"...Che ha da fare la paglia con il frumento? Dice l'Eterno" (Geremia 23:28)



Nel dopoguerra ci si arrangiava come meglio si poteva. Nel periodo della mietitura, per esempio, si andava a spigolare nei campi, ma solo dopo che i contadini avevano ultimato il raccolto. Spigolare significava andare in cerca delle singole spighe sparse qua e là. Avevamo una sacca modificata a mo di borsone per contenerle; infatti dopo averle individuate bisognava stritolarle in mano e staccarne la paglia. Facevo questo lavoro insieme ai miei due fratelli minori, Ciro ed Alfio.
Ciro ubbidiente e volenteroso, Alfio testardo e ribelle. Tuttavia proprio Alfio riusciva a riempire tutta la sacca. Al tramonto portavamo il tutto al fattore, il quale controllava il lavoro e ci pagava. Una sera, vuotando le sacche, risultò che, come era successo altre volte, quella di Alfio conteneva più paglia che grano. Per questo venne punito! Come credente devo chiedermi: "Che cosa stiamo mettendo nelle nostre sacche? Che cosa porteremo davanti al Signore?,Le nostre tradizioni, la religiosità, le superstizioni, le formalità (la paglia) oppure avremo la fede pura e le opere sante compiute nel nome di Gesù (il grano)?" Riflettiamo. Signore non può essere ingannato dall'apparenza delle nostre sacche!

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giovedì 10 ottobre 2013

IL SARTO PERSONALE DI ADAMO


Il Signore fece ad Adamo e a sua moglie delle tuniche di pelle, e li vestì. (Genesi 3:21)



Pochi versetti prima leggiamo che Adamo si è reso conto, per la prima volta, di essere nudo. Chiaramente si tratta di una nudità morale, della brutta sensazione di non essere più pulito; è una sensazione del tutto nuova che Adamo non avvertiva affatto prima di macchiarsi col peccato. Ora scopriamo che il Signore in persona si mette a fare il sarto! La Bibbia precisa che volle fare ad Adamo e sua moglie delle tuniche di pelle.
Questo ci porta a due considerazioni.
Prima di tutto notiamo l'amore e la premura di Dio che, nonostante il peccato, continua ad amare il peccatore e a interessarsi a lui. L'eterno e onnipresente Iddio si mette a fare un vestito per coprire le Sue creature preferite. In secondo luogo, per fare le tuniche di pelle ovviamente dovette sacrificare uno o due animali. E questo è un fatto estremamente ricco dì significati simbolici: per coprire esseri umani peccatori è stato versato del sangue di un animale innocente. Non si può non pensare al santo Agnello di Dio che è stato offerto sulla croce per espiare i nostri peccati e rivestirci della Sua giustizia. Il Signore stesso si occupa di coprire il peccato, e la conseguente nudità morale dell'uomo: "Guarda, io ti ho tolto di dosso la tua iniquità e ti ho rivestito di abiti- magnifici" (Zaccaria 3:4).

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martedì 1 ottobre 2013

LA SAGGEZZA CHE VIENE DALL'ALTO





           Giacomo 3:13-18

“Chi fra voi è saggio e intelligente? Mostri con la buona condotta le sue opere compiute con mansuetudine e saggezza. Ma se avete nel vostro cuore amara gelosia e spirito di contesa, non vi vantate e non mentite contro la verità. Questa non è la saggezza che scende dall'alto; ma è terrena, animale e diabolica. Infatti dove c'è invidia e contesa, c'è disordine e ogni cattiva azione. La saggezza che viene dall'alto, anzitutto è pura; poi pacifica, mite, conciliante, piena di misericordia e di buoni frutti, imparziale, senza ipocrisia. Il frutto della giustizia si semina nella pace per coloro che si adoperano per la pace”.

Leggere lo scritto dell’apostolo Giacomo vuol dire farsi un bagno nella concretezza e nella vitale pratica della Parola di Dio, infatti egli scrive: “Ma mettete in pratica la parola e non ascoltatela soltanto, illudendo voi stessi”Giacomo 1:22, attestando che non mettere in pratica ciò che leggiamo nella Parola di Dio vuol dire illudere se stessi. L’apostolo Giacomo afferma che ci sono due tipi di saggezza, umana e quella che scende dall’alto, cioè la saggezza di Dio. Affermare che abbiamo la saggezza di Dio e poi avere in sé amare gelosie e spirito di contesa è un controsenso in quanto nella saggezza che proviene da Dio non possono esistere queste pessime qualità. Dio è amore e tutto ciò che procede da Lui ha come essenza l’amore e esterna amore, al contrario tutto ciò che procede dalla nostra carnalità è intriso di peccato e corruttibilità e quindi è terrena, animale e diabolica, esternando invidia, contesa, disordine e ogni cattiva azione.
Ciò di cui sarà oggetto la nostra meditazione sarà il versetto diciassette quando parla della sapienza che procede dall’alto e dalle caratteristiche che deve possedere, qualità che devono fare parte del vero cristiano, infatti il verso inizia dicendo la saggezza che viene dall'alto, anzitutto è:

      1)   È PURA
Dire che la saggezza di Dio è pura vuol dire che non ha in sé nessun elemento di inquinamento e non potrebbe essere diversamente. Quando si parla di inquinamento, il nostro pensiero corre a ciò che usualmente chiamiamo inquinamento atmosferico, cioè tutto ciò che l’azione dell’uomo ha aggiunto all’atmosfera originale e pura che il nostro Dio ha creato pulita per noi. In qualunque parte del globo terrestre ormai troviamo tracce di inquinamento e difficilmente potremmo respirare aria sana e pura come agli albori della creazione. È comprensibile come la saggezza che Dio ci fornisce non può contenere in sé nessun elemento di inquinamento perché in Dio troviamo l’estrema purezza e quando ci viene riversata dobbiamo esternarla con quella genuinità che la contraddistingue. Essa ci viene donata pura e tale deve restare “Le mosche morte fanno puzzare e imputridire l'olio del profumiere: un po' di follia guasta il pregio della saggezza e della gloria” Ecclesiaste 10:1.

         2)        È PACIFICA
Affermare che la saggezza di Dio è pacifica non può dare adito a diverse interpretazioni, infatti come abbiamo letto nel testo, lo spirito di contesa fa parte della sfera umana, tant’è  che la storia dell’umanità è solcata da innumerevoli e sanguinose guerre. La genesi ci parla del primo conflitto dell’umanità che è sfociato nell’uccisione, quello di Caino e Abele. Molto chiarificatrici sono le parole che Dio rivolge a Caino poco prima di commettere l’azione meno pacifica dell’umanità: “Il SIGNORE disse a Caino: «Perché sei irritato? e perché hai il volto abbattuto? Se agisci bene, non rialzerai il volto? Ma se agisci male, il peccato sta spiandoti alla porta, e i suoi desideri sono rivolti contro di te; ma tu dominalo!»” Genesi 4:6-7. Dio vuole che nella quotidianità il cristiano possa esprimere la natura pacifica di Dio che ha messo in noi con la sua sapienza, non possiamo permetterci il contrario.

       3)        È MITE
Possimo affermare per assurdo che si può essere pacifici ma nello stesso tempo non essere miti, sembra un’assurdità ma se riflettiamo può succedere. Essere mite (dal lat. Mitis) vuol dire etimologicamente essere tenero, maturo come un frutto che giunge a piena maturità e tale ci vuole fare diventare Dio riversando in noi la sua saggezza. La saggezza di Dio in noi, deve portare come risultato un cambiamento nel nostro carattere, trasformandoci in esseri benevoli, dolci, clementi, comprensivi e pazienti  “Il servo del Signore non deve litigare, ma deve essere mite con tutti, capace di insegnare, paziente” 2Timoteo 2:24.

       4)        È CONCILIANTE
La parola conciliante viene da conciliare che in latino voleva dire mettere insieme due parti opposte per far si che trovino un accordo, da questo deduciamo che essere concilianti vuol dire essere disposti a mettersi in gioco anche a costo di rivedere le proprie posizioni affinché si arrivi e si mantenga un clima di pace e serenità: “e a chi vuol litigare con te e prenderti la tunica, lasciagli anche il mantello. Se uno ti costringe a fare un miglio, fanne con lui due” Matteo 5:40-41.
Il vero cristiano non può e non deve vivere immerso in un ambiente di continua lotta e di scontro, ma grazie alla sapienza di Dio può e deve essere accomodante, a volte arrendevole, disposto a cedere per arrivare a un accordo di pace. “Ma il fratello processa il fratello, e lo fa dinanzi agl'infedeli. Certo è già in ogni modo un vostro difetto che abbiate fra voi dei processi. Perché non patite piuttosto qualche torto? Perché non patite piuttosto qualche danno? Invece siete voi che fate torto e danno; e per giunta a dei fratelli. Non sapete che gl'ingiusti non erediteranno il regno di Dio?” 1Corinzi 6:6-9

       5)        È PIENA DÌ MISERICORDIA E DÌ BUONI FRUTTI
Parlando di misericordia non possiamo non ricordare la storia raccontata da Gesù del buon samaritano che usò misericordia verso quell’uomo vittima dei ladroni, briganti che lo avevano lasciato quasi morto nella strada che scendeva da Gerusalemme a Gerico. Se vogliamo descrivere la misericordia piena di frutti basta descrivere ciò che ha fatto quel samaritano per quello sconosciuto, con quale amore lo ha curato salvandogli la vita, se vogliamo un esempio del contrario basta guardare come si comportò un sacerdote prima e un levita dopo e abbiamo il perfetto esempio di una spietata indifferenza. Se veramente la saggezza di Dio è in noi, dobbiamo maturare frutti degni di tale parola e manifestare frutti di vera misericordia. Ricordiamoci che se il nostro Dio non fosse stato compassionevole con noi, sicuramente non ci sarebbe stata la grazio che ci permette di chiamarci figli di Dio. “Egli dunque si alzò e tornò da suo padre; ma mentre egli era ancora lontano, suo padre lo vide e ne ebbe compassione: corse, gli si gettò al collo, lo baciò e ribaciò” Luca 15:20.

       6)        È IMPARZIALE
Essere imparziale vuol dire prendere delle decisioni o assumere delle posizioni senza farsi influenzare da forze estranee o da simpatie e antipatie personali. Certo non è facile raggiungere un alto grado di imparzialità, tanto più che come uomini il nostro giudizio e le nostre prese di posizioni sono sempre influenzate dalla nostra carnalità, ma se veramente lasciamo che la saggezza di Dio regni nella nostra vita, sicuramente potremmo maturare quell’imparzialità che è la caratteristica che contraddistingue il nostro Dio. Lui è imparziale e tale vuole che noi diventiamo.
 “E se invocate come Padre colui che giudica senza favoritismi, secondo l'opera di ciascuno, comportatevi con timore durante il tempo del vostro soggiorno terreno” 1Pietro 1:17

    7)        È SENZA IPOCRISIA
Gesù molte volte rivolse agli scribi e ai farisei tale appellativo aggiungendo sempre “guai a voi ..”. essere ipocriti vuol dire essere attori, impersonare un personaggio che non è il nostro e tali erano gli scribi e i farisei che si mostravano come il meglio della religiosità ma dentro erano peggio degli altri: “Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché siete simili a sepolcri imbiancati, che appaiono belli di fuori, ma dentro sono pieni d'ossa di morti e d'ogni immondizia” Matteo 23:27. Avere in noi la saggezza di Dio vuol dire non essere bugiardi, manifestare sempre coerenza, esprimere all’esterno una santità non finta ma vera ed efficace, non impersonare il personaggio del cristiano ma essere un vero cristiano, perché se così non fosse stiamo certi che quel “guai a voi ..” riferito agli scribi e ai farisei sicuramente un giorno Dio lo rivolgerà a noi.

    CONCLUSIONE
All’inizio abbiamo letto una domanda: “Chi fra voi è saggio e intelligente? Dio vuole che diventiamo saggi e intelligenti, ecco perche vuole metterci in condizioni di diventarlo. riversando in noi la sua infinita saggezza. Da soli è scontato che non possiamo farcela perché umani e peccatori, ma con il suo aiuto c’è speranza di vedere realizzare quel cambiamento che ci porterà a diventare ogni giorno più simili a Lui e vedere crescere in noi il frutto di tale sapienza. “Or a colui che può, mediante la potenza che opera in noi, fare infinitamente di più di quel che domandiamo o pensiamo, a lui sia la gloria nella chiesa, e in Cristo Gesù, per tutte le età, nei secoli dei secoli. Amen” Efesini 3:20-21
A Dio sia la lode

            GIACOMO ACETO

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domenica 29 settembre 2013

IL FOGLIETTO


"Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Sarà forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?" (Romani 8:35)



Un maestro, dopo aver insegnato al suo discepolo tutto quello che doveva sulla vita, nel separarsi da lui, gli disse: "Mio amato discepolo, ti ho insegnato tutte le cose necessarie per avere successo nella vita; tuttavia, voglio darti quest'ultimo regalo", e gli consegnò un pezzo di carta arrotolata. Poi aggiunse: "Quando passerai i momenti pii tristi della tua vita,
leggi il foglietto. Quando ti troverai in problemi e sentirai di non farcela più, leggi il foglietto. Quando ti sentirai incompreso e solo, leggi il foglietto. Quando ti sentirai la persona più felice della terra e non ti mancherà niente, leggi il foglietto. Quando ti troverai nei momenti più angosciosi della vita, leggi il foglietto". A quel punto, il discepolo incuriositosi, srotolò il foglietto, e lesse: "Solo l'amore di Dio è eterno, non esiste niente che duri per sempre!"
Uno dei principali problemi che abbiamo noi, esseri umani, è che diamo dimensioni di eternità ai pro­blemi e crediamo che staranno sempre con noi. Quando abbiamo un problema molto serio, invece, dobbiamo ricordare e convincerci che passerà e, che se c'è qualcosa che dura per sempre, è solo l'amore di Dio. Benché ci siano situazioni molto dure e tristi per tutti, dobbiamo sapere che passeranno, e che la vita andrà avanti, come ha fatto dalla creazione del mondo e come continuerà a farlo fino a che termini.
Ricordiamo: non saremo mai abbandonati dal nostro Creatore, e niente ci potrà allontanare dai suoi pensieri!

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sabato 28 settembre 2013

… ALLOPRA PROSPERERAI


                     Giosuè 1:5-9


“Nessuno potrà resistere di fronte a te tutti i giorni della tua vita; come sono stato con Mosè, così sarò con te; io non ti lascerò e non ti abbandonerò. Sii forte e coraggioso, perché tu metterai questo popolo in possesso del paese che giurai ai loro padri di dar loro. Solo sii molto forte e coraggioso; abbi cura di mettere in pratica tutta la legge che Mosè, mio servo, ti ha data; non te ne sviare né a destra né a sinistra, affinché tu prosperi dovunque andrai. Questo libro della legge  non si allontani mai dalla tua bocca, ma meditalo, giorno e notte; abbi cura di mettere in pratica tutto ciò che vi è scritto; poiché allora riuscirai in tutte le tue imprese, allora prospererai. Non te l'ho io comandato? Sii forte e coraggioso; non ti spaventare e non ti sgomentare, perché il SIGNORE, il tuo Dio, sarà con te dovunque andrai»”.

Il grande uomo di Dio, Mosè, era morto, ora il grande peso ricadeva nelle spalle di Giosuè, che se pur cosciente che era stato scelto da Dio stesso per quel ruolo, tanti dubbi  e tanti timori si affollavano nella sua mente. È da notare come inizia il primo capitolo di questo libro, con l’incoraggiamento che Dio da a Giosuè, facendogli capire che come era stato con Mosè, sarebbe stato con lui. Belle sono le parole che Dio usa in questo frangente: “Sii forte e coraggioso” e aggiunge: “Solo sii molto forte e coraggioso” per poi finire con: “Sii forte e coraggioso; non ti spaventare e non ti sgomentare, perché il SIGNORE, il tuo Dio, sarà con te dovunque andrai”. Quali altre parole potrebbero, meglio di queste, dare fiducia all’uomo di Dio, quelle parole sortiscono l’effetto voluto e danno quel coraggio che spazzando via ogni dubbio. Quello su cui ci soffermeremo, è ciò che Dio aggiunge al verso sette e otto, sulle parole che Dio usa per mettere l’accento sul come praticare la legge che Mosè gli aveva lasciata, legge che aveva ricevuto da Dio stesso. Le parole che Dio usa debbono farci riflettere:  “abbi cura di mettere in pratica tutta la legge che Mosè, mio servo, ti ha data”, come a dire io sarà con te, ti proteggerò e non ti abbandonerò mai a patto che tu metta al primo posto il mettere in pratica con scrupolosa e santa riverenza la legge che io ti ho dato. Al verso otto Dio usa tre espressioni che sono la chiave per il successo di Giosuè e non solo per lui ma possiamo dire che sono la chiave del successo di ogni uomo di Dio, infatti alla fine del versetto dice: “poiché allora riuscirai in tutte le tue imprese, allora prospererai”.
Questo libro della legge:

          1)      NON SI ALLONTANI MAI DALLA TUA BOCCA.
   Il vero uomo di Dio, sin dalla notte dei tempi, è colui che non si è mai vergognato di avere timore di Dio e santa riverenza verso ciò che Dio ci ha trasmesso come sapere e sapienza Divina.  I sacri scritti, la Torà prima e l’intera Bibbia dopo, sono l’unico scritto che ci rivela il pensiero di Dio, ecco perché su di esso dobbiamo concentrare la nostra attenzione. Le verità che l’uomo cerca, sono tutte racchiuse nella sua parola, Dio in essa ci rivela la nostra vera storia , passata, presente e futura; ci dà delle leggi eterne affinché possiamo comprendere la vera differenza fra il bene e il male,ci arricchisce con le sue promesse, in ultimo, ma non meno importante, ci rivela la via della salvezza. Ecco perché Dio vuole che non ci perdiamo dietro favole ben architettate o filosofie umane, ma che al centro di ogni cosa ci sia la sua legge, la sua parola, essa deve essere continuamente sulle nostre labbra, come a dire che in ogni nostra discussione, in ogni nostro parlare sia presente la sua sapienza, gli uomini attorno a noi devono accorgersi che il nostro parlare è diverso dal loro perché la sua parola non si allontana mai dalla nostra bocca.
   È bene ricordarci che Gesù stesso, quando fu tentato dal maligno, resistette e controbatté le sue astuzie con la parola “Sta scritto …” infatti leggiamo altrove: “Prendete anche l'elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio” Efesini 6:17. L’uomo di Dio che vuole riuscire in tutte le sue imprese e vuole prosperare, sa che non potrà mai trascurare la legge che ci Lui ci ha trasmessa, perché in essa c’è potenza. Inoltre l’uomo di Dio sa che deve spandere attorno a sé la Parola di Dio predicandola incessantemente: “predica la parola, insisti in ogni occasione favorevole e sfavorevole, convinci, rimprovera, esorta con ogni tipo di insegnamento e pazienza” 2Timoteo 4:2.
Facciamoci la fatidica domanda, quanto è importante per noi la Parola di Dio?
          2)      MEDITALO.
   Sicuramente comprendiamo l’importanza di quanto detto nel primo punto, ma quanto detto non prende valore se non realizziamo anche il secondo punto e cioè quello di meditare quanto leggiamo nel libro della legge di Dio. La parola di Dio è viva e dà vita, ma se leggendola resta lettera morta, non può portare quei benefici per cui Dio l’ha mandata. Dio vuole che essa Parola diventi il cibo spirituale per le anime nostre, ed essa lo diventerà solo quando incominciamo a valutarne l’importanza.
    Meditare la sua Parola vuol dire comprendere il messaggio che in essa vi è nascosto, messaggio di vita e di speranza. Molti hanno lasciato le vie malvagie solo leggendo e meditando i sacri scritti, perché vi hanno trovato dentro l’amore di Dio e la vita che Dio ci promette:  “Infatti la parola di Dio è vivente ed efficace, più affilata di qualunque spada a doppio taglio, e penetrante fino a dividere l'anima dallo spirito, le giunture dalle midolla; essa giudica i sentimenti e i pensieri del cuore” Ebrei 4:12.
   Meditare la scrittura vuol dire avvicinarci al pensiero di Dio e quindi a Dio stesso permettendoGli di parlarci direttamente, ecco perché è importante non trascurare la meditazione. Dio consiglia a Giosuè di leggere la sua parola continuamente , ma aggiunge “meditala giorno e notte” affinché essa possa penetrare profondamente nel tuo cuore e possa portare il giusto frutto: “In lui voi pure, dopo aver ascoltato la parola della verità, il vangelo della vostra salvezza, e avendo creduto in lui, avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo che era stato promesso” Efesini 1:13.
   Come al solito facciamoci la solita domanda, quanto tempo dedichiamo alla meditazione della parola di Dio?

        3)      METTILO IN PRATICA.
L’ultima affermazione che Dio fa è “abbi cura di mettere in pratica tutto ciò che vi è scritto”. Senza la realizzazione di quest’ultimo punto, quanto è stato detto, anche se di vitale importanza, non prende vita, è come se dopo una lunga gestazione, il bimbo che deve nascere, nasca privo di vita. È importante mettere in pratica tutto ciò che leggiamo e meditiamo nel libro di Dio, infatti è scritto:
“Perché, se uno è ascoltatore della parola e non esecutore, è simile a un uomo che guarda la sua faccia naturale in uno specchio e quando si è guardato se ne va, e subito dimentica com'era. Ma chi guarda attentamente nella legge perfetta, cioè nella legge della libertà, e in essa persevera, non sarà un ascoltatore smemorato ma uno che la mette in pratica; egli sarà felice nel suo operare” Giacomo 1:23-25. Chi sono i grandi uomini di Dio? Sono tutti coloro che, anche se non viene menzionato il loro nome, hanno avuto quel riverenziale timore verso Dio e la sua parola al punto che non l’hanno trascurata ma ne hanno fatto uno scopo di vita avendo cura di “mettere in pratica tutto ciò che vi è scritto”. Chi sono i veri cristiani? Sono tutti coloro che non parlano soltanto ma agiscono da veri cristiani, l’apostolo Giacomo affermava  “Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e in verità” 1Giovanni 3:18.

    CONCLUSIONE
Dio fa una promessa a Giosuè, metti scrupolosamente in pratica quanto ti ho detto e allora  tu riuscirai in tutte le tue imprese e prospererai. Giosuè si fidò di Dio e grandi furono le sue imprese a suo conto e prosperò grandemente perché Dio non lo abbandonò mai. Fidiamoci delle parole di Dio, facciamo nostri i suoi consigli e sicuramente Dio sarà dalla nostra parte e non ci abbandonerà mai, confidiamo in Lui e certamente anche per noi varrà la frase “ poiché allora riuscirai in tutte le tue imprese, allora prospererai”.
Dio si grandemente benedetto.

        GIACOMO ACETO

lunedì 16 settembre 2013

UN TOPO PER IL PRINCIPE


"I giusti rideranno di colui che aveva fiducia nell'abbondanza delle sue ricchezze" (Salmi 52:6, 7)



La storia racconta che, quando il principe George d'Inghilterra compi sei anni, ricevette moltissimi regali, quasi tutti importati dall'estero, e modelli unici creati apposta per il principino.
Una mattina i domestici del palazzo notarono che il principino aveva perso interesse a quella montagna di giocattoli. Era stato invece attirato da una scena che poteva osservare da una finestra della sua camera. Sul marciapiede di fronte al palazzo, si trovavano un lustrascarpe e suo figlio di sei anni. In mancanza dì giocattoli, l'uomo aveva acchiappato un topo vivo, gli aveva legato uno spago intorno al collo, e l'aveva dato a suo figlio per farlo giocare. Il bambino si sentiva felice col suo giocattolo vivo. Quando il piccolo principe vide ciò, dimenticò tutto quello che aveva, perse interesse per tutti i suoi giocattoli perché l'unica cosa che voleva, era un topo vivo come quello.
Quest'aneddoto ha qualcosa a che vedere con noi. Non siamo un po' tutti come il piccolo principe d'Inghilterra? Abbiamo tutto quello che si può avere, e forse di più di ciò di cui abbiamo bisogno, eppure ci sarà sempre qualcosa di nuovo che desidereranno i nostri avidi occhi. Non siamo mai soddisfatti. Vogliamo sempre qualcosa in più o di meglio. Gesù Cristo conosceva questo difetto umano. Per questo disse che la vita di una persona non dipende dall'abbondanza dei beni che si possiede. Non importa quanto abbiamo, perché le cose materiali non soddisfanno come quelle spirituali che durano in eterno!
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sabato 14 settembre 2013

L'INCREDULITA'


GESÙ APPARE A TOMMASO,  L’INCREDULO              Giovanni 20:24-29



“24Or Tommaso, detto Didimo, uno dei dodici, non era con loro quando venne Gesù. 25 Gli altri discepoli dunque gli dissero: «Abbiamo visto il Signore!» Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi, e se non metto il mio dito nel segno dei chiodi, e se non metto la mia mano nel suo costato, io non crederò».  26Otto giorni dopo, i suoi discepoli erano di nuovo in casa, e Tommaso era con loro. Gesù venne a porte chiuse, e si presentò in mezzo a loro, e disse: «Pace a voi!» 27 Poi disse a Tommaso: «Porgi qua il dito e vedi le mie mani; porgi la mano e mettila nel mio costato; e non essere incredulo, ma credente».
28 Tommaso gli rispose: «Signor mio e Dio mio!» 29 Gesù gli disse: «Perché mi hai visto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!»”

Il discepolo Tommaso, viene sempre ricordato come l’icona del discepolo incredulo, mentre sarebbe meglio ricordarlo come colui che riconosce immediatamente la sua incredulità, infatti quando Gesù si presenta la seconda volta, vediamo che non ha bisogno di mettere in atto ciò che aveva in cuore di voler fare, ma tutto sbigottito e perché no anche meravigliato, non accenna minimamente a mettere il dito nelle piaghe di Gesù, ma riesce solo a balbettare «Signor mio e Dio mio!». Gesù amorevolmente rimprovera Tommaso mettendo l’accento su qualcosa che l’apostolo avrebbe dovuto ricordarsi dagli insegnamenti che aveva ricevuto: la fede muove la mano di Dio “Il Signore disse: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo sicomoro: "Sradicati e trapiantati nel mare", e vi ubbidirebbe” Luca 17:6; nell’epistola agli Ebrei, lo scrittore, parlando di fede dice: “Or senza fede è impossibile piacergli; poiché chi si accosta a Dio deve credere che egli è, e che ricompensa tutti quelli che lo cercano” Ebrei 11:6. Da tutto ciò possiamo trarne degli insegnamenti.

            1)    LE CERTEZZE DI GESÙ
Tommaso era non solo un discepolo di Gesù, ma era di quelli che Gesù aveva scelto, dopo una notte di preghiera, per far parte dei dodici, quindi era uno che aveva seguito Gesù nei vari itinerari, che aveva ascoltato le sue parole, che aveva visto la potenza di Dio in atto, ma che ancora doveva maturare la realtà della vera fede. Tutti i “se” che lui esprime ci danno la reale posizione che questo discepolo ancora viveva, Gesù per lui era morto e sepolto, dimenticando che Gesù aveva parlato della sua morte ma anche della sua resurrezione.
Tommaso rappresenta tutti quei cristiani che vivono la realtà della chiamata di Gesù, che frequentano regolarmente le varie riunioni di culto, che parlano pure di Lui alla gente, ma che avendo poca fede, non vivono la gioia della resurrezione di Cristo e non realizzano che Gesù è morto e risorto anche per lui.
Quanto è importante e preziosa la morte di Gesù sulla croce, ma senza la realtà della sua resurrezione quella morte non avrebbe senso, Gesù probabilmente sarebbe stato ricordato come un grande uomo, un potente profeta ma nient’altro (i due discepoli sulla via di Emmaus). Gesù invece è risorto, la morte non ha potuto trattenerlo, ora è vivente alla destra del Padre che intercede per il peccatore; possiamo e dobbiamo gioire per tale evento storico  e per la sua portata spirituale e universale. La resurrezione di Gesù sancisce la vittoria di Dio sulle forze del male e sul peccato, Satana è sconfitto, il sangue di Gesù è prezioso per la salvezza del peccatore, ALLELUIAH “Ma ora Cristo è stato risuscitato dai morti, primizia di quelli che sono morti. Infatti, poiché per mezzo di un uomo è venuta la morte, così anche per mezzo di un uomo è venuta la risurrezione dei morti. Poiché, come tutti muoiono in Adamo, così anche in Cristo saranno tutti vivificati” 1Corinzi 15:20-22.

            2)    LE CURE DÌ GESÙ
  Dopo la sua prima apparizione, Gesù viene una seconda volta ed espressamente per Tommaso dicendogli: “ metti ...” “credi”. Gesù ha l’urgenza di fare chiarezza nella mente e nella vita di Tommaso, il dubbio e la poca fede sono sinonimi di gravi patologie spirituali, Tommaso era a fianco dei suoi compagni ma rischiava la morte spirituale a causa del virus dell’incredulità .
 Gesù vuole un popolo che viva per la fede e viva di fede, Egli vuole un popolo di veri credenti senza ma e senza se. Il peggior male che possa capitare a un cristiano è quello di smarrire la fede, di allontanare lo sguardo da Gesù e lasciarsi abbattere dal tarlo del dubbio, “fissando lo sguardo su Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta. Per la gioia che gli era posta dinanzi egli sopportò la croce, disprezzando l'infamia, e si è seduto alla destra del trono di Dio” Ebrei 12:2, la mancanza di fede ci fa ricadere pian pianino nell’oblio del peccato e della morte, “Ora, noi non siamo di quelli che si tirano indietro a loro perdizione, ma di quelli che hanno fede per ottenere la vita” Ebrei 10:39. Non disperiamo, certamente verranno dei momenti in cui la nostra fede verrà messa alla prova, scossa dagli eventi traumatici che la vita ci riserva, ma possiamo gioire, Gesù ha a cuore la nostra salute spirituale, possiamo stare certi che non ci lascerà soli, nel momento del bisogno Egli ci starà vicino e saprà come curare le nostre ferite spirituali, non ha lasciato solo Tommaso, non si è dimenticato dei due discepoli sulla via di Emmaus, e certamente non si dimenticherà di nessuno dei suoi figlioli, la sua mano è ogni giorno stesa per tirare fuori, coloro che ama, dalle sabbie mobili del dubbio e dalla delusione.

           3)      LE PROMESSE DÌ GESÙ
“beati quelli che …”Gesù vuole un popolo di beati,che godono di una piena felicità,un popolo che  sa godere dei benefici dell’avere fede, un popolo in cui la realtà della resurrezione deve fare parte integrale del suo bagaglio. È bene ricordarci che in prossimo futuro, la resurrezione e la vita eterna saranno la realtà che Egli ci ha promesso vivremo, l’eternità è a portata di mano e possiamo sicuramente viverla con Lui.
 La certezza della resurrezione di Gesù, e della futura resurrezione del suo popolo, è quella che ci fa vivere con fiduciosa gioia le vicissitudini del presente, le varie tempeste che quasi certamente dovremo attraversare, possiamo vincerle se afferriamo la mano sicura del nostro Salvatore; se non realizziamo un Gesù risorto e vivente il cui parlare è “si  amen”, stiamo vivendo un cristianesimo vuoto e privo di vita, sicuramente sterile.
Il vero credente è tale non perché un giorno ha visto o incontrato Gesù ma perché ha sentito la sua dolce presenza, ha gustato il suo perdono rassicurante e si è abbandonato nelle sue mani con la fiducia di un bambino appena nato; non è il risultato di un fervido ragionamento ma l’esito compiuto di una fede senza riserve in quel sacrificio espiatorio e nel suo storico epilogo “la resurrezione”. Tutto ciò ci fa comprendere perché Gesù usa la parola “beati”, non avere visto e avere creduto ci dà la certezza di essere beati.
“Rendete omaggio al figlio, affinché il SIGNORE non si adiri e voi non periate nella vostra via, perché improvvisa l'ira sua potrebbe divampare. Beati tutti quelli che confidano in lui!” . Salmi 2:12

      CONCLUSIONE
L’insegnamento di Gesù a Tommaso, non rimane racchiuso fra le righe scritte di una pagina, ma ogni qualvolta lo leggiamo, ne sentiamo la freschezza del contenuto la fragranza del suo insegnamento, il gusto del dolce sprone di Gesù che ancora oggi ci incita a rinunciare al nostro insicuro materialismo per abbracciare la certezza della fede che ci fa essere Beati.

Dio ci benedica grandemente.

                               GIACOMO ACETO

venerdì 6 settembre 2013

La vera gioia



“Del resto, fratelli miei, rallegratevi nel Signore”    Filippesi 3:1.



Se solo per un attimo ci guardiamo intorno, di sicuro vedremo tantissimi volti oscurati dai pensieri a dalle paure che continuamente ci avvolgono, paure del domani e dalle incertezze che ci avvolgono. Tanti giovani subiscono l’incertezza del domani, altri hanno paura di perdere quel poco di certezza che hanno conquistato nel tempo, altri ancora più avanti nell’età hanno paura che la loro vecchiaia potrebbe presentarsi  dolorosa e piena di stenti. Tutto questo, qualcuno dirà giustamente, è la realtà che stiamo vivendo, allora perché dovremmo vedere attorno a noi dei visi gioiosi e allegri?
“Una buona notizia da un paese lontano è come acqua fresca a una persona stanca e assetata” Proverbi 25:25. Certamente per quello che ci circonda c’è poco da stare allegri, ma quando giunge una bella notizia tutto cambia, siamo disposti a mostrare un accenno di sorriso e a mostrare un volto più allegro. Bene , la bella notizia è arrivata, possiamo rilassare il nostro volto, possiamo anche sorridere di gioia se vogliamo, abbiamo dalla nostra parte Gesù, Egli ci ama e ha preso a cuore la nostra causa, i nostri problemi se li è presi di sé, ora possiamo veramente rallegrarci, perché il nostro futuro è nelle sue mani e le sue mani sono le più sicure che avremmo potuto trovare. Vivere in Gesù e per Gesù ci da la certezza che il nostro domani è stabilmente privo di pericolose incertezze perché il suo occhio vigile è attento che il cammino di fede che abbiamo intrapreso sia privo di inciampi, Lui l’ha percorso prima di noi e l’ha reso sicuro proprio per far si che il sorriso ritorni sui nostri volti.
Dio ci benedica.

lunedì 2 settembre 2013

VIENI E SEGUIMI


OBBEDIRE E AMARE



"Io, l'Eterno, ti ho chiamato secondo giustizia e ti prenderò per mano, ti custodirò e ti farò l'alleanza del popolo e la luce delle nazioni" (Isaia 42:6)

Alla chiamata di Gesù, Levi, seduto al banco delle imposte, si alzò senza esitazione. La voce del Maestro doveva essere piena nel contempo di dolcezza e di autorità perché quell'impiegato, carico di responsabilità, obbedisse senza esitazione a un ordine tanto insolito! Egli lasciò tutto, si alzò e seguì GESU'. Obbedire è il primo passo della fede: obbedire alla voce divina che ordina ad ogni uomo di pentirsi. E il secondo passo è obbedire alla chiamata del Signore che invita ciascuno dei suoi riscattati a seguirLo. Obbedire è dunque il modo di procedere del credente: obbedire giorno dopo giorno con gioia a un Signore che ci chiama Suoi amici.
Di quell'esattore obbediente, Gesù ne fece uno dei dodici apostoli, colui a cui avrebbe affidato la redazione del primo dei Vangeli, Levi non era altri che Matteo.
Amare è un altro frutto della fede: amare il Salvatore che ci ha amati per primo, e amare gli altri. L'amore di Levi per Gesù lo spinse a fare un banchetto nella sua casa in onore del Maestro; l'amore di Levi verso gli altri lo spinse a invitare i suoi vicini, i parenti, i suoi collaboratori per porli in presenza di Gesù. Poco gli importarono le critiche: quella gente aveva bisogno del Salvatore, e Gesù era venuto per loro.
Ed è così anche per noi: più affermiamo la grazia di Dio verso di noi, più ci affezioniamo al Signore, e più desideriamo che gli altri ne approfittino a loro volta.

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giovedì 29 agosto 2013

IMPRIGIONATO DA UNA STRISCIA DÌ CARTA


Gesù disse: 'Se dimorate nella mia parola, siete veramente miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi" (Giovanni 8:31, 32)



Un bambino di soli due anni era rimasto chiuso nella sua stanza ed era impossibile aprire la porta perché la polizia, per la fretta di chiudere un bar di cattiva fama, aveva sigillato anche la stanza contigua dove c'era il piccolo che non aveva niente a che vedere col bar.
"Avrei potuto rompere i sigilli e liberare il mio bambino" spiegò il padre ai giornalisti, "ma temevo la legge. Ho dovuto perdere dieci ore prima di ottenere l'ordine dalla polizia di aprire la porta".
Questo caso può sembrare comico al lettore insensibile, ma non fu così per quei genitori che vedevano passare le ore con una lentezza esasperante. Però, il caso di questo bambino imprigionato da una striscia di carta, c'invita a riflettere su molte persone che sono imprigionate da altre cose.
Ci sono persone che non osano uscire di venerdì 17 o di martedì 13, altre inorridiscono se rompono uno specchio o se vedono un gatto nero che gli attraversa la strada o se rovesciano del sale sulla tavola.
Ci sono casi in cui queste superstizioni diventano tanto forti da scatenare un'isteria.
Alcuni non possono uscire di casa se prima non hanno consultato il loro oroscopo giornaliero, certi altri non prendono decisioni di vario genere se non si sono fatti spillare una congrua somma di denaro, consultato il loro mago/a di fiducia, altri vivono con la paura di una malattia mortale, al punto di correre dal medico non appena avvertono un qualsiasi sintomo. Alla fine vivono da schiavi, legati a pregiudizi, senza godere pienamente un solo giorno della vita.
Gesù disse che Egli era venuto per proclamare la verità, e che la Sua verità ci avrebbe resi liberi, liberi dalla paura della morte e della malattia, liberi da odi e rancori, liberi da superstizioni e pregiudizi: una libertà vera e gratuita di cui tutti ne possono usufruire.
Non viver più nella schiavitù della paura ma permetti a Gesù di liberarti dalle catene che ti avvolgono e ti tengono legato al peccato.

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martedì 27 agosto 2013

ESISTE IL DIAVOLO?


“Siate sobri, vegliate; il vostro avversario, il diavolo, va attorno come un leone ruggente cercando chi possa divorare” 1Pietro 5:8



Se diamo una sbirciata alle varie programmazioni cinematografiche, vediamo come nel tempo si è arricchito di vari filoni, come film gialli, di fantascienza, drammatici, cartoni, western ecc. ma una in particolare risalta agli occhi del vero credente, le pellicole a sfondo biblico che riguardano in particolar modo il diavolo, l’anticristo, il numero 666, per non palare di possessioni e quant’altro . Per un certo verso è buono che se parli, ma il rischio è che la gente, a lungo andare, pensi che tutto ciò sia solo frutto di fantasia e che il diavolo sia un personaggio di pura invenzione popolare e cinematografica, con tanti effetti sbalorditivi, ma solo effetti. Se questo è il risultato, chi è più contento di questo risultato se non proprio lui, “il diavolo”, perché cosi può agire indisturbato per mettere in atto i suoi loschi piani. La Bibbia ci assicura che questo personaggio non è una pura invenzione, ma pura realtà, infatti lo chiama anche per nome”lucifero”, e ci mette anche in guardia su di lui, perché ha una sua potenza da non sottovalutare e un’astuzia che  mette in campo ogni qualvolta gli si da la possibilità di esercitarla. Questo non vuol dire che dobbiamo avere paura di lui, e neppure che dobbiamo temerlo, ma certamente non sottovalutarlo. Oggi più che mai dobbiamo indossare la completa armatura spirituale: “Rivestitevi della completa armatura di Dio, affinché possiate star saldi contro le insidie del diavolo”. È bene ricordarci che come ci sono quelli che adorano Dio e si riuniscono per onorarlo, in gran segreto ci sono coloro che si riuniscono per adorare satana, i cosiddetti satanisti, e fra le cose più turpi e indescrivibili  che fanno, pregano satana per distruggere la chiesa. Ecco perché oggi più che mai il cristiano, il vero cristiano è chiamato a santificarsi, per essere un vero combattente tra le schiere dell’Iddio Eterno. Dio ci dia sapienza per vincere nell’unità e nell’umiltà, senza perderci in varie dispute che portano solo a litigi e dolorose divisioni. Sappiamo chi è il nostro nemico e non abbassiamo mai la guardia.
Dio ci benedica.
    GIACOMO ACETO