martedì 20 dicembre 2011

PROVE VENUTE DAL FONDO DEL MARE


Renderanno conto a colui che è pronto a giudicare i vivi e i morti. 1 Pietro 4:5

Sappiate che il vostro peccato vi ritroverà. Numeri 32:23

In un museo giamaicano è esposta la testa imbalsamata di uno squalo con a fianco uno strano plico di vecchi documenti, testimoni di una storia sorprendente. Nel 1799 dei marinai inglesi avevano catturato quel grosso squalo nel mar dei Carabi. Nel suo stomaco avevano trova­to quel plico di fogli ben legati. Essi proveniva­no da un'altra imbarcazione chiamata "Nancy" e rivelavano che quella nave aveva preso parte al contrabbando. Quei documenti furono con­segnati alle autorità.
Proprio nel periodo di quel ritrovamento si stava celebrando il processo all'equipaggio della "Nancy", sospettato di contrabbando durante una guerra tra Inghilterra e Francia che si era estesa fino ai Carabi. Non c'erano prove contro l'equipaggio della "Nancy", perché i documenti compromettenti erano stati gettati in mare. Possiamo immaginare la reazione del capitano quando quei documenti che lo incri­minavano riapparvero! Per lui e il suo equipag­gio non c'era più possibilità di scampare alla condanna; le prove erano inconfutabili. Non ci si può sbarazzare facilmente delle proprie colpe! Tanto meno davanti a Dio.
Nel linguaggio figurato dell'Apocalisse, Dio ci mostra che tutte le nostre azioni sono annotate nei suoi "libri" e che Egli giudicherà tutti gli uomini "ciascuno secondo le sue opere" (20:12).
Tutti? Non è detto. Gesù Cristo, infatti, ci dà la possibilità di sfuggire a quel giudizio e alla condanna conseguente: "Chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha vita eterna; e non viene in giudizio, ma è passato dalla morte alla vita" (Giovanni 5:24).

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Gesù salva, battezza e guarisce!

lunedì 19 dicembre 2011

RICOLMI


 RICOLMI della profonda conoscenza della volontà di DIO                   Colossesi 1:3-12

3 Noi ringraziamo Dio, Padre del nostro Signore Gesù Cristo, pregando sempre per voi, 4 perché abbiamo sentito parlare della vostra fede in Cristo Gesù e dell'amore che avete per tutti i santi, 5 a causa della speranza che vi è riservata nei cieli, della quale avete già sentito parlare mediante la predicazione della verità del vangelo. 6 Esso è in mezzo a voi, e nel mondo intero, porta frutto e cresce, come avviene anche tra di voi, dal giorno che ascoltaste e conosceste la grazia di Dio in verità, 7 secondo quello che avete imparato da Epafra, il nostro caro compagno di servizio, che è fedele ministro di Cristo per voi. 8 Egli ci ha anche fatto conoscere il vostro amore nello Spirito. 9 Perciò anche noi, dal giorno che abbiamo saputo questo, non cessiamo di pregare per voi e di domandare che siate ricolmi della profonda conoscenza della volontà di Dio con ogni sapienza e intelligenza spirituale, 10 perché camminiate in modo degno del Signore per piacergli in ogni cosa, portando frutto in ogni opera buona e crescendo nella conoscenza di Dio; 11 fortificati in ogni cosa dalla sua gloriosa potenza, per essere sempre pazienti e perseveranti; 12 ringraziando con gioia il Padre che vi ha messi in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce.

È bello vedere in questi versetti l’unione e la collaborazione che vi è fra Paolo e i suoi collaboratori, in questo caso Epafra, che lo appella come “il nostro caro compagno di servizio, che è fedele ministro di Cristo per voi”.
È importante fare risaltare in questa occasione quanto sia fondamentale quell’amore profondo, frutto dell’amore Divino, che unisce la chiesa e i fedeli, procurando comunione di intenti e collaborazione totale. La chiesa, da tale unione, ne trae indubbio beneficio e sicuramente crescere secondo il volere di Dio. Ecco perché Gesù ha pregato per siffatta unione, perché una chiesa unita va sicuramente avanti e può contrastare efficacemente l’opera distruttrice del nemico.
Paolo, venuto a conoscenza da Epafra dell’amore nello Spirito dei credenti di Colosse, sente, insieme ad altri credenti non menzionati, la necessità di pregare per loro affinché siano ricolmi,traboccanti, pieni “della profonda conoscenza della volontà di Dio con ogni sapienza e intelligenza spirituale”. Il cristianesimo di Paolo non è teorico o filosofico, ma è reale e vissuto, la sua esperienza di conversione non è astratta o immaginaria, ma viva e straordinariamente vivificante, ecco perché sente l’urgenza di mandare questo messaggio “essere ricolmi della profonda conoscenza della volontà di Dio”. Ogni buon cristiano deve imparare quanto è importante conoscere profondamente la volontà di Dio, perché per essa volontà egli deve camminare e in essa si deve muovere, insomma dobbiamo imparare a chiederci in ogni momento “ è volontà di Dio che faccia, che dica, che vada, ecc. ?”. Poi aggiunge “con ogni sapienza e intelligenza spirituale”, sapienza e intelligenza devono essere le ancelle che accompagnano sempre la conoscenza della volontà di Dio, perché senza di esse possiamo sicuramente  aspettarci di prendere degli abbagli che poi ci costeranno cari spiritualmente. Assodato della necessità che abbiamo di essere ricolmi della profonda conoscenza della volontà di Dio, l’apostolo Paolo ci dice, sospinto dallo S. Santo, gli effetti che essa volontà produrrà praticamente nella vita del credente.

1)      CAMMINARE   “perché camminiate in modo degno del Signore”
In questo caso il verbo camminare non è da intendere esclusivamente come azione che si fa per spostarsi da un luogo ad un altro, ma è da intendere come agiamo, procediamo e interagiamo  nel mondo che ci circonda, sapendo che in ogni nostra azione dobbiamo piacere principalmente e unicamente al nostro Dio; preoccupiamoci di cosa dicono o pensano gli altri di noi, ma mettiamo al primo posto cosa dice e pensa il nostro Dio di come stiamo camminando. Questo ci dice anche che se siamo cristiani veri, non possiamo restare nell’immobilismo inattivo, ma dobbiamo preoccuparci di essere cristiani attivi e dinamici, pronti a muoverci al comando del Signore. Se ci muoviamo e se camminiamo “in modo degno del Signore”,non potranno non essere presenti in noi due segnali molto evidenti, frutto appunto del camminare in Dio, e sono:
a)      Portare frutto in ogni buona opera.
“Io sono la vite, voi siete i tralci. Colui che dimora in me e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete far nulla” Giovanni 15:5
“In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto, così sarete miei discepoli” Giovanni 15:8
“Non siete voi che avete scelto me, ma sono io che ho scelto voi, e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; affinché tutto quello che chiederete al Padre, nel mio nome, egli ve lo dia” Giovanni 15:16
“Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo” Galati 5:22
b)      Crescere nella conoscenza di Dio.
“Sappiamo pure che il Figlio di Dio è venuto e ci ha dato intelligenza per conoscere colui che è il Vero; e noi siamo in colui che è il Vero, cioè, nel suo Figlio Gesù Cristo. Egli è il vero Dio e la vita eterna” 1Giovanni 5:20

2)      FORTIFICARSI  “fortificati in ogni cosa”
Essere fortificati vuol dire rendersi conto dei puti deboli del nostro essere e cercare di porvi rimedio. Considerando che la nostra lotta non è contro carne e sangue e che il nostro nemico è fornito di una potenza a cui difficilmente possiamo resistere come uomini, abbiamo bisogno di fortificarci con qualcosa che supera detta potenza, ecco allora che interviene Dio, Egli mette a nostra disposizione “la sua gloriosa potenza”.Se Dio ci fortifica, saremo veramente fortificati, e questo ci metterà in condizione, inaspettatamente, di:
a)      essere sempre pazienti
“ … pazienti nella tribolazione …” Romani 12:12
“… a essere pazienti con tutti” 1Tessalonicesi 5:14
“Siate dunque pazienti, fratelli, fino alla venuta del Signore”  Giacomo 5:7
b)      essere sempre perseveranti
“Ed erano perseveranti nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli e nella comunione fraterna, nel rompere il pane e nelle preghiere” Atti 2:42
“siate allegri nella speranza, pazienti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera”  Romani 12:12

3)      RINGRAZIARE  “ ringraziando con gioia il Padre”
L’atto del ringraziare, che non dovrebbe mancare mai in ogni credente, vuol dire essere grati a Dio per ciò che Lui ha fatto e farà nella nostra vita. È bello sottolineare il termine usato “con gioia” in quanto non basta dire grazie con la bocca, ma bisogna esprimerlo con gioa, con vera gratitudine al nostro Padre Celeste. RingraziamoLo di cuore, perché “ vi ha messi in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce”. Dio, in Gesù, ci ha fatto un regalo prezioso, non solo ci ha perdonato da ogni peccato, ma ci ha messo in grado di … ecc.
Che Dio meraviglioso e generoso abbiamo, non meritavamo il perdono e ce lo ha dato, non potevamo sperare in un futuro glorioso per la nostra esile e burrascosa esistenza umana e Lui ci ha messo in grado di avere la stessa sorte dei santi nella luce, cosa possiamo osare sperare di più, non ci resta che ringraziarLo con gioa.
“ma ringraziato sia Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo”  1Corinzi 15:57
“Ringraziato sia Dio per il suo dono ineffabile!” 2Corinzi 9:15

CONCLUSIONE
Come abbiamo detto all’inizio, l’apostolo Paolo aveva ben capito l’importanza dell’essere ricolmo, nella propria vita, della profonda conoscenza della volontà di Dio, tant’è che prega che altri possano realizzarla. Dobbiamo essere consci che il messaggio è ancora attuale per noi cristiani moderni, dobbiamo comprendere che c’è un’urgenza che prevarica ogni altra urgenza nella nostra esistenza terrena e nella vita di coloro che ci stanno a cuore e cioè quella di essere ricolmi, nel nostro interiore, della profonda conoscenza della volontà di Dio. Preghiamo per noi, ma preghiamo anche per coloro che ci circondano, preghiamo per tutto il popolo di Dio. “pregate in ogni tempo, per mezzo dello Spirito, con ogni preghiera e supplica; vegliate a questo scopo con ogni perseveranza. Pregate per tutti i santi”  Efesini 6:18

A Dio sia la gloria                                               
                                                         ACETO GIACOMO

domenica 18 dicembre 2011

GESÙ E LE FOLLE


Come Gesù fu sbarcato, vide una gran folla e ne ebbe compassione, perché erano come pecore che non hanno pastore; e si mise a insegnare loro molte cose. Marco 6:34

Una folla è una forma di collettività particola­re, perché non somma semplicemente i senti­menti diversi degli individui che la compongo­no, ma ne moltiplica alcuni in maniera sor­prendente, a volte anche pericoloso. Una folla si entusiasma facilmente per qualcuno, o per qualcosa, e tutte le obiezioni e le opposizioni sono spazzate via dalla corrente che muove la massa. Essa quindi potrà essere molto genero­sa o molto violenta e crudele.
Gesù ha spesso avuto a che fare con le folle. Le persone si radunavano a migliaia per ascoltare le sue parole e vedere i suoi miracoli (Luca 12.1); ma Lui non ha mai cercato di imporre loro i suoi insegnamenti, e neppure di domi­narle. Quando le folle lo volevano incoronare re in Galilea, si è ritirato in solitudine su un monte (Giovanni 6:15). Gesù era pieno di com­passione per le folle; più di una volta, veden­dole stanche ed affamate, le ha fatte sedere e moltiplicando i pani le ha nutrite. Le folle lo hanno acclamato al suo arrivo a Gerusalem­me.
Quando però la folla è stata manipolata da uomini gelosi del proprio potere religioso, si è trovata unanime nel chiedere che Gesù fosse messo a morte. Tutti hanno gridato: "Toglilo, toglilo di mezzo, crocifiggilo!" (Giovanni 19:15). E Pilato, "volendo soddisfare la folla... consegnò Gesù... perché fosse crocifisso" (Marco 15:11-15).
Gesù si adirò di fronte a tanta crudeltà omici­da? Ascoltiamo la sua preghiera sulla croce: "Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno" (Luca 23:34).

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sabato 17 dicembre 2011

SFUGGIREMO DEFINITIVAMENTE ALLA GIUSTIZIA?


Dio renderà a ciascuno secondo le sue opere:... ira e indignazione a quelli che... invece di ubbidire alla verità ubbidiscono all'ingiustizia. Non c'è più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù. Romani 2:6-8; 8:1

"Augusto Pinochet è morto il 10 dicembre 2006, all'età di 91 anni, senza aver mai risposto dei crimini commessi in Cile durante i 17 anni della sua dittatura." Molti si sono indignati, perché l'ha "fatta franca"; in effetti, la giustizia umana non è riuscita a condannarlo. La Bibbia però ci avverte che non finisce tutto al momento della morte: "È stabilito che gli uomini muoiano una volta sola, dopo di che viene il giudizio" (Ebrei 9:27). Un giorno, non solo i dittatori, ma tutti noi dovremo compari­re davanti a Dio, il giusto giudice. Allora saran­no emesse solo due tipi di sentenze:
—    Quella per i credenti: "Noi tutti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, affin­ché ciascuno riceva la retribuzione di ciò che ha fatto quando era nel corpo, sia in bene sia in male" (2 Corinzi 5:10). Sarà il momento in cui ogni credente, esaminando con il suo Salvato­re il modo in cui è vissuto, riceverà la ricom­pensa. In nessun caso verrà condannato. "Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio è colui che li giu­stifica. Chi li condannerà?" (Romani 8:33-34).
—    Quella per gli increduli: "E vidi i morti, gran­di e piccoli, in piedi davanti al trono... e i morti furono giudicati dalle cose scritte nei libri, secondo le loro opere" (Apocalisse 20:12-15). Nessuna opera, anche la più onorevole, potrà giustificare qualcuno, e i peccati commessi in vita riceveranno la sentenza che meritano. Quelli che hanno rifiutato di ricevere la grazia divina saranno tutti condannati.
Ognuno di noi dovrà comparire davanti ad un tribunale; ma a quale dei due?

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Da pochi giorni ho aperto una pagina su Twitter a nome di @GiacomoAceto e quindi chi vuole può seguire anche la l'attività che si pubblica su Chiesa ADI Conegliano e anche dell'altro.Contattatemi anche su twitter, che Dio ci benedica insieme.

venerdì 16 dicembre 2011

DIO CI PARLA IN MOLTI MODI


Dio, dopo aver parlato antica­mente molte volte e in molte maniere ai padri per mezzo dei profeti, in questi ultimi giorni ha parlato a noi per mezzo del Figlio. Ebrei 1:1-2

Non è l'uomo che scopre Dio, ma è Dio che si rivela all'uomo. Lo fa in primo luogo attraver­so la natura: lo splendore del cielo stellato, í colori e il profumo dei fiori, e le innumerevo­li prove della potenza e della saggezza del Creatore; fermiamoci ad osservarle e ad ammirarle!
Poi Dio ha parlato a degli uomini del passato, i profeti, dei quali ci perviene la voce attraver­so gli scritti dell'Antico Testamento; le loro parole si sono realizzate alla lettera o si realiz­zeranno in futuro.
Infine, Dio si è avvicinato ulteriormente a noi e ci ha parlato per mezzo del suo Figlio Gesù Cristo, del quale í profeti dell'Antico Testa­mento avevano previsto la venuta. La sua vita sulla terra, la sua morte e la sua risurrezione le troviamo riportate nei Vangeli; il suo mes­saggio, proclamato dagli apostoli nel libro degli Atti, è spiegato nelle Lettere, e nell'Apo­calisse il Signore ci è presentato glorificato.
Inoltre, la Bibbia è la voce di Dio che si rivol­ge a noi per istruirci, convincerci, correggerci, e darci la salvezza per mezzo della fede in Cri­sto Gesù (2 Timoteo 3:15). Se la Bibbia avesse come unico obiettivo quello di farci prendere atto della nostra colpevolezza e della nostra miseria morale, sarebbe il più sconfortante dei libri; invece, vuole insegnarci che Dio, nel suo amore, ci ha donato un Salvatore e che in virtù del suo sacrificio, chiunque crede in lui ha la vita eterna.

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giovedì 15 dicembre 2011

NON FATE LE VOSTRE VENDETTE



Amate i vostri nemici, benedite coloro che vi maledicono, fate del bene a quelli che vi odiano.
Matteo 5:44

Non rendete a nessuno male per male. Impegnatevi a fare il bene davanti a tutti gli uomini.
Romani 12:17

Vendicarsi, restituire il male ricevuto, procu­rare agli altri il danno che hanno procurato a
noi, è un cattivo istinto della nostra natura. La voglia di vendicarsi di un torto ricevuto o di un danno ingiustamente subito, rovina l'e­sistenza di molte persone, e a volte diventa l'unico scopo della vita. Quando poi la ven­detta è consumata, l'anima è inaridita e ci si rende conto che quella non è stata una vitto­ria, ma una sconfitta.
Forse qualche volta a tutti noi può essere venuta la tentazione di vendicarci di qualche affronto subito. Ma il Signore vieta tassativa­mente un tale comportamento. La vendetta non spetta a noi, ma a Lui. "Non fate le vostre vendette, miei cari, ma cedete il posto all'ira di Dio" (Romani 12:17-19). "Guardate che nessuno renda ad alcuno male per male; anzi, cercate sempre il bene gli uni degli altri e quello di tutti" (1 Tessalonicesi 5:15).
Dio castigherà severamente chi restituisce il male ricevuto, e i fedeli dell'Antico Testa­mento già lo sapevano, tanto che Salomone scrive: "Il male non si allontanerà dalla casa di chi rende male per bene" (Proverbi 17:13).

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"La parola" .... vero cibo!


"Tutte le cose vere, tutte le cose onorevoli, tutte le cose giuste, tutte le cose pure, tutte le cose   abili, tutte le cose di buona fama, quelle in cui è qualche virtù e qualche lode, siano oggetto dei vostri pensieri" [Filippesi 4:8]

Noi siamo stati fatti da Dio in modo meraviglioso, in noi Dio ha messo la capacità di pensare. Noi non siamo solo ciò che si vede, ma c’è una parte nascosta in noi, che fa parte integrante del nostro essere. La mente, il pensiero, i sentimenti, fanno parte della sfera non fisica dell’uomo. Però è importante che tutto il nostro essere, abbia una disciplina, si materiale che spirituale. Il verso letto, ci indirizza verso una disciplina spirituale che ogni buon cristiano non può esimersi di cercare di realizzare giornalmente nella sua vita. La mente si nutre di tutto ciò di cui si alimentano i sensi. Badiamo a ciò che ascoltiamo, leggiamo o vediamo. Soprattutto, cibiamoci regolarmente con la Parola del Signore ed i nostri pensieri saranno sani, capaci di produrre una condotta approvata davanti a Lui.

lunedì 12 dicembre 2011

IL TESORO NASCOSTO


"La legge della tua bocca per me è più preziosa di migliaia di monete d'oro e d'argento"
(Salmi 119.72)

Giulio faceva un viaggio a cavallo per la campagna. Dopo tanta strada, chiese ospitalità in una casa che aveva un aspetto povero. Non c'erano mobili e l'ali­mentazione era scarsa. Tutto dava l'impressione di estrema indigenza. La padrona di casa, benché gio­vane, portava sul viso i segni di una vita piena di dispiaceri. Suo marito era spesso ubriaco e la mal­trattava continuamente.
Giulio, osservando la casa, vide una vecchia Bibbia dimenticata in un angolo. Quando andò via, disse alla famiglia: "In questa casa c'è un tesoro che può rendervi ricchi",
Dopo la sua partenza, i padroni di casa cominciaro­no a cercare un gioiello o una scodella piena di oro. Scavarono dappertutto, ma senza risultati.
Un giorno la donna prese la Bibbia dimenticata, e trovò un bigliettino che diceva: "Leggi il versetto 72 del Salmo 119 ". Ricordando le parole del visitato­re, sì domandò: "Sarà questo il tesoro del quale par­lava lo straniero?" Cosicché comunicò al resto della famiglia quello che pensava, e incominciarono a leggere la Bibbia. Con quell'avvenimento, cominciò a realizzarsi un grande miracolo. L'ubriaco si tra­sformò in un bravo lavoratore e in casa ritornò la felicità.
Quando lo straniero visitò di nuovo quella casa, era sparita ogni traccia di tristezza, e al suo posto regna­va la pace. Col cuore traboccante di gratitudine, la famiglia gli disse: "Abbiamo trovato il tesoro!".
Sì, la Bibbia è per eccellenza il libro che produce risultati positivi nella vita di chi la studia con fede e con devozione. In lei si trovano tesori che cambie­ranno la nostra vita.

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IL LEADER TANTO ATTESO


È una gloria per l'uomo l'astenersi dalle contese. Proverbi 20:3

Il servo del Signore non deve litigare, ma deve essere mite con tutti. 2 Timoteo 2:24

Un'ondata di contestazioni imperversa nel mondo e nulla può resisterle. Si infiltra dovun­que seminando disordine nelle famiglie, nelle scuole, nella collettività. Credenti, stiamo attenti e non lasciamoci influenzare da questa corrente. Si tratta sempre solo dei "diritti del­l'uomo" e mai dei "diritti di Dio"; eppure, non è Egli il Creatore onnipotente? Gesù, il Figlio di Dio, "sostiene tutte le cose con la parola della sua potenza" (Ebrei 1:3), e gli è stata data ogni autorità nel cielo e sulla terra (Giovanni 17:2). Impegniamoci a riconoscere questa autorità e ad obbedire.
Gli uomini dimenticano Dio, mentre desidere­rebbero un leader forte, come un super eroe. Per loro disgrazia lo avranno, perché dopo il rapimento dei credenti, apparirà simile ad un agnello, ma parlerà come un dragone. Farà dei miracoli e sedurrà gli uomini della sua genera­zione (Apocalisse 13:11-18). La Bibbia gli dà il nome di Anticristo. "Pronunzierà parole inau­dite contro il Dio degli dèi" (Daniele 11:36). Per lui conterà solo la forza ed oserà perfino seder­si nel tempio di Dio, presentando se stesso come Dio.
Verrà il giorno, però, in cui l'Anticristo sarà annientato dalla venuta improvvisa di Gesù Cristo, e il giudizio che gli cadrà addosso col­pirà anche tutti coloro che lo avranno seguito, perché non avranno "aperto il cuore all'amore della verità per essere salvati" (2 Tessalonicesi 2:4, 8, 10). Noi ci auguriamo che nessuno dei nostri lettori faccia parte di quelle persone, ma che tutti si siano riconciliati con Dio attraver­so la salvezza che Egli stesso offre.

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