lunedì 9 gennaio 2012

IL CENTURIONE AI PIEDI DELLA CROCE


Il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, visto il terremoto e le cose avvenute, furono presi da grande spavento e dissero: "Veramente, costui era Figlio di Dio".
Matteo 27: 54

Gesù è messo in croce, e un centurione dell’esercito romano è incaricato di controllarlo. È là perché il suo dovere lo obbliga, per impe­dire che i suoi discepoli vengano a liberare il loro Signore. Così, egli si trova faccia a faccia con Gesù. Alla fine di quelle tre ore terribili, "visto il terremoto e le cose avvenute", udito il suo gran grido che ha dimostrato che Egli era ancora in pieno possesso delle sue forze, il centurione esclama: "Veramente, costui era Figlio di Dio" (Matteo 27:54; Marco 15:39), e ancora: "Veramente, quest'uomo era giusto" (Luca 23:47).
Questo soldato, pur abituato alla guerra e alla sofferenza degli uomini, ha visto la malvagità di tutti nei confronti di Gesù; ha assistito, per dovere, alla sua crocifissione, ma Dio non aveva permesso quella circostanza invano. Egli ha visto le tenebre stendersi su tutto il paese, ha visto il terremoto; ha sentito le sette frasi pronunciate dal Signore sulla croce, ha udito la promessa fatta al brigante pentito e la preghiera "Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno". Di fronte a questi avvenimenti, il suo cuore è toccato; egli rico­nosce Gesù come il Figlio di Dio, e con la sua bocca lo confessa (Romani 10:10).
Caro lettore, non essere indifferente di fronte alla morte del Figlio di Dio!

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domenica 8 gennaio 2012

CONOSCERE CRISTO


                    CONOSCERE CRISTO                              Efesini 4:17-24

 17 Questo dunque io dico e attesto nel Signore: non comportatevi più come si comportano i pagani nella vanità dei loro pensieri, 18 con l'intelligenza ottenebrata, estranei alla vita di Dio, a motivo dell'ignoranza che è in loro, a motivo dell'indurimento del loro cuore. 19 Essi, avendo perduto ogni sentimento, si sono abbandonati alla dissolutezza fino a commettere ogni specie di impurità con avidità insaziabile.
20 Ma voi non è così che avete imparato a conoscere Cristo. 21 Se pure gli avete dato ascolto e in lui siete stati istruiti secondo la verità che è in Gesù, 22 avete imparato per quanto concerne la vostra condotta di prima a spogliarvi del vecchio uomo che si corrompe seguendo le passioni ingannatrici; 23 a essere invece rinnovati nello spirito della vostra mente 24 e a rivestire l'uomo nuovo che è creato a immagine di Dio nella giustizia e nella santità che procedono dalla verità.

Anche se come titolo della meditazione abbiamo messo “conoscere Cristo”, in realtà avremmo dovuto mettere  “imparare Cristo”; nella frase originale del verso 20 infatti, la parola conoscere è una parola aggiunta e quindi la lettura risulterebbe così “Ma voi non è così che avete imparato Cristo”,infatti, seguitando la lettura, al v.22 continua dicendo “avete imparato per quanto concerne la vostra condotta …”, questo avete imparato è consequenziale all’aver imparato Cristo. Cristo  Gesù viene equiparato a una materia scolastica che bisogna studiare e imparare. È chiaro che detta così sembra riduttiva, in quanto Gesù è molto di più di una semplice materia scolastica, ma bisogna comprendere che, come dice alla fine del v.21, in Gesù vi è la verità da apprendere “secondo la verità che è in Gesù”, e questo in accordo con quanto dice Gesù di se stesso:
       - “Gesù gli disse: «Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” Giovanni 14:6
-    “Voi avete mandato a interrogare Giovanni, ed egli ha reso testimonianza alla verità” Giovanni 5:33.
È chiaro quindi che c’è una verità che bisogna conoscere e di conseguenza imparare per il bene della nostra vita spirituale. Qual è la verità da scoprire in Gesù?  Una sola, la sua santità che deriva dal fatto che Gesù non è un semplice uomo, ma Dio fatto carne. Infatti troviamo scritto:
            -   “perché in lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità” Colossesi 2:9,  
            -   “Chi di voi mi convince di peccato? Se dico la verità, perché non mi credete?” Giovanni 8:46.
<!        -    “Impegnatevi a cercare la pace con tutti e la santificazione senza la quale nessuno vedrà il Signore” Ebrei 12:14,  
            -    “poiché sta scritto: «Siate santi, perché io sono santo»” 1Pietro 1:16.
Detto questo, è importante ora comprendere come arrivare a questa santità nella nostra vita, perché il concetto è tutto li, se conosci (impara) Cristo, impara la sua santità e la applichi nella tua vita, quindi è importante capire ciò che l’apostolo Paolo ci vuole dire, chiaramente sospinto dallo S. Santo, nei versetti che seguono.

1)  SPOGLIARSI
Al v. 22 troviamo scritto che bisogna spogliarsi del vecchio uomo – “ avete imparato per quanto concerne la vostra condotta di prima a spogliarvi del vecchio uomo che si corrompe seguendo le passioni ingannatrici”.
La prima cosa che dobbiamo imparare, se vogliamo SANTITA’, è quella di spogliarsi del vecchio uomo e quando si parla di vecchio uomo, si parla di vanità di pensieri, di intelligenza ottenebrata, di estraneità alla vita di Dio per colpa di ignoranza e indurimento del cuore, di perdita di ogni sentimento, di abbandono alla dissolutezza, di desideri incontenibili nel compiere atti immorali. L’insieme di tutte queste pseudo qualità, ci fanno comprendere che non possiamo cercare di educare il vecchio uomo, ma che bisogna agire in modo più radicale, bisogna spogliarsi, togliere via, allontanare da noi, in quanto esso è sempre incline alla corruzione
 “che si corrompe seguendo le passioni ingannatrici”. Lo stesso apostolo Paolo nell’epistola ai Romani, usa delle parole più forti e incisive – “Così anche voi fate conto di essere morti al peccato, ma viventi a Dio, in Cristo Gesù” Romani 6:11. È chiaro che i verbi spogliarsi e morire vogliono illustrare tangibilmente ciò che occorre iniziare nella vita del credente e cioè una vera conversione e un progressivo allontanamento da quella che è la triste realtà prima di conoscere Cristo. Gesù con la sua vita pratica e con i suoi insegnamenti ci ha lascito un esempio da studiare e da mettere in pratica - “Infatti a questo siete stati chiamati, poiché anche Cristo ha sofferto per voi, lasciandovi un esempio, perché seguiate le sue orme. Egli non commise peccato e nella sua bocca non si è trovato inganno” 1Pietro 2:21-22.


2)  RINNOVATI
Al v. 23 parla di rinnovamento – “a essere invece rinnovati nello spirito della vostra mente”. Come subito appare dal verso citato, non basta uno spogliamento del vecchio uomo, ma è importante che ai vecchi modi di pensare e di fare che man mano vengono allontanati, subito intervenga un risanamento, come a dire che dopo avere svuotato un contenitore dal contenuto putrido, intervenga una necessaria sanificazione che garantisca un’igiene appropriato e garantisca che ciò che vi verseremo dopo non prenda le sozzure del contenuto che abbiamo svuotato. Deve intervenire un’insostituibile rinnovamento che garantisca la qualità duratura della conversione. In altre parole dobbiamo essere rinnovati nel modo come pensiamo, nel modo come parliamo, nel modo come interagiamo con il prossimo, nel modo come ci approcciamo al nostro Dio. Il rinnovamento parte dall’interno dell’uomo, nello spirito della nostra mente perché da la parte ogni  peccato, e perché è proprio li che il peccato si è annidato ed è sviluppato. La nostra mente è quel terreno fertile che ora deve subire una radicale trasformazione, non più opere della carne peccaminose, ma frutto meraviglioso di una mente rinnovata in Cristo; è come se prendessimo un terreno adibito alla coltura della droga per farne un frutteto delizioso. Ricordiamoci che nella mente nasce ogni concupiscenza, e la concupiscenza è l’origine di ogni peccato “Poi la concupiscenza, quando ha concepito, partorisce il peccato; e il peccato, quando è compiuto, produce la morte” Giacomo 1:15. Comprendiamo quindi l’importanza di un rinnovamento interiore, esso è garanzia di una potenziale conoscenza della volontà di Dio – “Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà” Romani 12:2.

3)  RIVESTIRE
Al v. 24 conclude con il concetto di rivestire – “ e a rivestire l'uomo nuovo che è creato a immagine di Dio nella giustizia e nella santità che procedono dalla verità”.L’opera di Dio per l’uomo è un’opera completa, Egli non lascia mai le cose a metà ma sa portarle a termine. La scrittura, come abbiamo visto, ci parla di spogliarsi, poi di rinnovamento e se si fosse fermata qui, sarebbe stata sicuramente insufficiente, certamente incompleta, ma ringraziamo il nostro Dio che appunto nella sua infinita sapienza ha prestabilito che ogni cosa giunga a completamento, infatti dice e aggiunge che abbiamo bisogno come ultimo passaggio di sostituire il vecchio uomo con l’uomo nuovo, uomo che è creato ad immagine di Dio. E come per miracolo quell’immagine che Dio aveva voluto per noi e che avevamo perso nella notte dei tempi, viene di nuovo ristabilita nella nostra vita - “Poi Dio disse: «Facciamo l'uomo a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza, e abbia dominio sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutta la terra e su tutti i rettili che strisciano sulla terra»” Genesi 1:26. Se lasciamo agire in noi l’uomo nuovo, avremo la certezza che essendo stato creato all’immagine di Dio “nella giustizia e nella santità che procedono dalla verità”, anche noi nel nostro modo di pensare e di operare, lo faremo secondo la giustizia e la santità di Dio, che procedono dalla sua verità. Giustizia e santità sono un binomio che da oggi in poi non devono mancare, con il suo aiuto, nella nostra nuova vita.
“Rivestitevi, dunque, come eletti di Dio, santi e amati, di sentimenti di misericordia, di benevolenza, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza. Sopportatevi gli uni gli altri e perdonatevi a vicenda, se uno ha di che dolersi di un altro. Come il Signore vi ha perdonati, così fate anche voi. Al di sopra di tutte queste cose rivestitevi dell'amore che è il vincolo della perfezione” Colossesi 3:12-14

CONCLUSIONE
“Siate dunque imitatori di Dio, perché siete figli da lui amati” Efesini 5:1.  La conclusione di questa efficace opera di Dio nella nostra vita è in una trasformazione in figli suoi amati, pertanto è comprensibile perché il nostro comportamento deve somigliare in tutto e per tutto al nostro Padre celeste, ed ecco come mai le parole “Siate dunque imitatori di Dio”, dobbiamo sforzarci di operare come opera il nostro Padre celeste perché Lui ci ha trasformato e ci ha fatto rivestire il nuovo, ora possiamo gridare al mondo intero che veramente siamo figli di Dio.

A Dio sia la gloria                                                                  ACETO GIACOMO

IMPOSSIBILE MIGLIORARSI DA SÉ



Il bene che voglio, non lo faccio; ma il male che non voglio, quello faccio... Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte? Grazie siano rese a Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore.  Romani 7:19, 24-25

Qualcuno crede che il cristianesimo sia un insieme di regole che bisogna seguire per migliorare gli individui ed alzare il livello mora­le delle famiglie e della società in generale. Ascoltate l'insegnamento di Cristo e diventere­te migliori, si sente dire.
Purtroppo l'uomo è, di per sé, incapace di met­tere in pratica, nella quotidianità, questi insegnamenti, e tutti quelli che ci hanno provato sono giunti ad una scoraggiante conclusione: "Il bene che voglio, non lo faccio; ma il male che non voglio, quello faccio". Dobbiamo rinunciare a cercare di migliorarci con le nostre forze.
Quest'affermazione vi sembrerà esagerata e troppo pessimista, eppure è ciò che dichiara la Bibbia, e chi l'ascolta troverà il mezzo per esse­re liberato. La Parola di Dio afferma che tutti gli uomini, per natura, peccano (Romani 7:17). Questa natura peccatrice, Dio non la sopporta e non la migliora, ma la condanna come attesta l'apostolo Paolo: "Dio... ha condannato il pec­cato nella carne" (Romani 8:3). Quando Gesù è venuto sulla terra come uomo per prendere il nostro posto sottoponendosi al giudizio divino sulla croce del Calvario, è stato trattato come la nostra natura di perdizione meritava; ma Lui ha trionfato sulla morte! Grazie alla sua morte e alla sua risurrezione, Cristo trasmette una nuova vita a tutti coloro che lo accettano nel cuore come personale Salvatore. In questa nuova vita, con il soccorso dello Spirito Santo, possiamo compiere ciò che piace a Dio, e allo stesso tempo tenere nella morte quella natura malvagia che ci governava prima (Efesini 2:10; Romani 6:11). Questa è la vittoria della fede!

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sabato 7 gennaio 2012

IL VECCHIO MOBILE


Dalla pianta del piede fino alla testa non c'è nulla di sano in esso. Isaia 1:6

Così parla il SIGNORE... "Io, io, sono colui che per amor di me stesso can­cello le tue trasgressioni e non mi ricorderò più dei tuoi peccati". Isaia 43:16, 25

In un angolo di una stanza c'era un vecchio mobile annerito. Un giorno decidemmo di restaurarlo. Una prima pulizia delle superfici fece apparire delle macchie; dopo un secondo passaggio ne apparvero altre; insomma, per poter applicare, con buoni risultati, una nuova
vernice fu necessario asportare completamente quella esistente e riportare le superfici al legno originale.
I peccati che abbiamo commesso contro Dio sono come delle macchie che si sono accumu­late, giorno dopo giorno, le une sopra le altre, tanto che Dio ci vede completamente "sporchi". Come fare per eliminare tutta questa sporcizia? La "vernice" dell'educazione, della cultura e delle conoscenze non può cancellare quelle macchie agli occhi di Dio.
Dio, nel suo amore ci ha dato una soluzione. Colui che si riconosce peccatore è ripulito e completamente trasformato grazie all'opera di Gesù sulla croce, perché "il sangue di Gesù, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato" (1 Giovanni 1:7).
I nostri peccati sono cancellati attraverso "il bagno della rigenerazione" (Tito 3:5); diventia­mo così "una nuova creatura"; le cose vecchie sono passate, "sono diventate nuove" (2 Corinzi 5:17).
Dopo che abbiamo creduto, possiamo ancora peccare? Purtroppo sì, se lasciamo agire in noi la nostra "vecchia natura"; ma con l'aiuto del Signore potremo vivere "in novità di vita" (Romani 6:4), amando e servendo Dio. Così saremo dei veri testimoni della sua grazia, e rifletteremo intorno a noi la sua luce.

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venerdì 6 gennaio 2012

FARE O CREDERE?


"Che debbo fare per essere salvato?" ... "Credi nel Signore Gesù, e sarai sal­vato".
Chiunque crede in lui riceve il perdo­no dei peccati. Atti 16:30-31; 10:43

«"Credi", non "fa'". Ecco l'Evangelo, ecco ciò che lo distingue da tutte le religioni umane.
Qualunque sistema religioso che l'uomo possa aver immaginato dice a colui che cerca Dio: "Fa' e vivrai".
Fai delle penitenze, incamminati per lunghi pellegrinaggi, lascia la società dei tuoi simili e seppellisciti vivo in una triste solitudine, e tu avrai il perdono dei tuoi peccati...
Oppure: Fai delle opere buone, assisti i poveri, prenditi cura degli ammalati e riceverai il per­dono dei peccati.
Quanto è diverso il linguaggio del vero Evange­lo! Credi. Smetti di sprecare inutilmente delle energie per cercare di riconciliarti con Dio; con le tue forze non ci riuscirai mai. Hai solo un modo per essere liberato: prendi atto della tua incapacità e grida: "O Dio, abbi pietà di me, peccatore!" (Luca 18:13). Ascolta la sua Parola: "Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono dí Dío. Non è ín virtù dí opere affinché nessuno se ne vanti" (Efesini 2:8). In che cosa bisogna credere? "Credi nel Signore Gesù e sarai salvato". È una cosa semplice, che anche un bambino può comprendere ed è forse anche per questo che la maggior parte della gente non capisce!
Credi in Gesù Cristo, basa su di lui tutta la spe­ranza della tua salvezza, rivestiti dí lui... Credi così al Signore Gesù e sarai salvato".» (tratto da Adolphe Monod: 1802-1856)
In seguito, chi ha creduto "fa": sarà guidato dallo Spirito Santo per essere "zelante nelle opere buone" (Tito 2:14), opere che testimonie­ranno il suo amore per il Signore e la realtà della sua fede.

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martedì 3 gennaio 2012

FECONDO O STERILE?


Dio li benedisse; e Dio disse loro: «Siate fecondi..». (Genesi 1:28)

L'essere umano ha la capacità e la prerogativa di essere fecon­do, cioè fruttuoso, prolifico. Può generare figli, ma può essere fecondo anche in molti altri modi. Se è materialista può moltipli­care e accumulare beni, proprietà o domini. Se è più creativo può produrre invenzioni, opere d'arte o tecnologie. Ma, essendo fatto a immagine di Dio, dell'Iddio d'amore, può scegliere di essere fecondo creando e ampliando i suoi rapporti col prossimo, magari aiutan­do o ammaestrando i più giovani o i meno dotati.
Una cosa è certa, l'uomo non è stato fatto per vivere e morire isolato e depresso o per timbrare cartellini per lavori inutili e inconcludenti. E allora, amico lettore, chiediti in cosa sei "fecondo", chiediti cosa stai producendo di buono e cosa lascerai ai posteri.
Al tempo del Vangelo molti, come oggi, hanno scelto di adorare e servire "Mammona" (il dio denaro), oppure il dio potere o il dio diver­timento. Ma i veri cristiani hanno scelto di mettere ogni altra cosa al secondo posto per seguire Gesù e la Sua Parola. Hanno seguito il consiglio di Gesù diventando "tralci" innestati nella Sua "vigna" e questo li ha resi fruttuosi e di un frutto eterno (cfr. Giovanni 15). Hanno accudito figli e discepoli secondo i preziosi insegnamenti del Signore e, in un solo secolo, hanno cambiato il mondo!

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"IL MESSIA", opera dì Haendel


Degno è l'Agnello (Gesù Cristo) che è stato immolato, di ricevere la poten­za, le ricchezze, la sapienza, la forza, l'onore, la gloria e la lode. Apocalisse 5:12

Le mie labbra esulteranno, quando salmeggerò a te, e così l'anima mia, che tu hai riscattata.
Salmo 71:23

1737: G.F. Haendel, il celebre musicista, è colpi­to da un ictus. Un medico chiamato al suo capezzale dichiarava: "Forse riusciremo a conservare l'uomo, ma abbiamo sicuramente perso il musicista".
Eppure, "l'uomo" si ristabilì e "il musicista" ritrovò tutta la sua creatività, e più tardi accettò la proposta di musicare una selezione di testi biblici riguardanti la vita di Cristo.
Haendel gustava quei testi relativi all'umile nascita di Gesù annunciata dai profeti, alla sua morte sulla croce, alla sua risurrezione e alla sua ascensione. In 24 giorni di intenso lavoro, Haendel scrisse la sua opera musicale più importante: "Il Messia".
"Dio era al mio fianco" dichiarò il musicista. Quella "predicazione" musicale, così maestosa e coinvolgente, ha ricordato e ricorda ancora ai suoi uditori il significato della vita e della morte di Gesù Cristo: la redenzione.
Ricordarsi dell'opera di Cristo sotto i suoi vari aspetti è un tema di lode inesauribile. La lode non è riservata solo a dei musicisti geniali come Haendel, perché dal profondo del cuore ogni credente può elevare canti di lode, anche nelle situazioni difficili: su un letto di ospedale, nel pianto e nella debolezza, o in una prigione (Atti 16:24-25).
Nata da un sentimento di meraviglia davanti alla perfezione di Dio e all'opera compiuta da Gesù Cristo, questa lode onora e glorifica Dio e rallegra colui che lo loda.

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lunedì 2 gennaio 2012

PERDUTO E RITROVATO


Ho ritrovato la mia pecora che era perduta... Ho ritrovato la dramma che avevo perduta. Luca 15:6, 9

Questo mio figlio era morto ed è tor­nato in vita; era perduto, ed è stato ritrovato. Luca 15:24

PERDUTO E RITROVATO
(Luca capitolo 15)
Nelle tre parabole di Luca 15, ricorrono due ter­mini: perduto e ritrovato; questo ci fa riflettere.
-        1. Una pecora si è fermata, ha perso di vista il pastore e non è stata più capace di ritrovare ilsentiero. Naturale per una pecora! Potremmo dire: non è colpa sua, è nella sua natura. È vero, ma sta di fatto che si è persa e solamente il pastore la cerca finché non l'avrà ritrovata.
-        2. Una moneta preziosa è stata persa. Ha del valore, ma è inerte, non sa di essersi persa e non può fare nulla; così la donna la cerca finché non l'avrà ritrovata.
-        3. Ecco un figlio ribelle che soffre la fame dopo aver sperperato, in un paese lontano, i beni che suo padre gli aveva dato. Ha un bel maledire quelli che lo hanno trascinato in quello stato per poi abbandonarlo... Grande è la sua dispe­razione, ma poí riconosce il suo stato e ritorna da suo padre.

Questo riguarda anche te e me! Gesù è il Pasto­re; e la pecora perduta e ritrovata sono io... e forse anche tu. Colui che non è ancora stato ritrovato è tuttora perduto. Perduto per natura: "Noí tutti eravamo smarriti come pecore, ognu­no di noi seguiva la propria via" (Isaia 53:6), forse anche senza saperlo, come la moneta, ma Gesù "è venuto per cercare e salvare ciò che era perduto" (Luca 19:10). Egli è andato a morire sulla croce per espiare i nostri peccati. Ora Dio, il Padre, aspetta con amore colui che, come il figlio prodigo, si riconosce perduto, si pente e decide di ritornare al Padre. E il Padre lo riceve con gioia, perché ha ritrovato suo figlio.

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sabato 31 dicembre 2011

BENEDIZIONI ABBONDANTI!


Come un'onda il tempo avanza e in un attimo cancella,
sta per finire il 2011. 
Il vecchio lascia il posto al nuovo 
che bussa con arroganza per farsi spazio nella bacheca del tempo.
Quanto bello sarà quando l'eternità non sarà più un sogno 
ma la realtà, 
realtà vera in cui tutti vivremo
felici alla presenza del nostro Dio. 

Dio benedica il suo popolo oggi e sempre!

lunedì 26 dicembre 2011

"....e le porte dell'inferno non la potranno vincere"


"Cristo ha amato la chiesa e ha dato se stesso per lei... Per santi­ficarla dopo averla purificata...
Per farla comparire davanti à sé... Santa e irreprensibile" (Efesini 5:25, 27)

LA CHIESA PIÙ CHE VINCITRICE
Un giorno, alcune Bibbie ed altri libri cristiani furo­no bruciati dalle autorità cinesi. Ma le Bibbie sono libri spessi, che bruciano lentamente. L'aria incontra notevoli difficoltà a penetrare tra le centinaia di pagine che la compongono. Così, uno di coloro che assistevano allo spettacolo riuscì a strappare una pagina ad una delle Bibbie che si stava consumando. Per parecchi anni, la chiesa clandestina di quel­la città fu privata della Bibbia. Ma essa riuscì ugual­mente a trarre numerosi insegnamenti dalla lettura di quell'unica pagina. Ma qual era quella pagina? Quella in cui l'apostolo Pietro, dopo aver dichiarato che 'Gesù è il Figlio del Dio vivente, si sente rispon­dere: "Su questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte dell'inferno non la potranno vincere" (Matteo 16:18). Si può vivere con una tale promessa anche quando la furia di governi totalitari si accaniste con­tro i cristiani. La chiesa ha avuto molti nemici che avrebbero voluto distruggerla, a partire dagli imperatori romani fino ai regimi anticristiani del nostro tempo. Ma gli imperi passano e la chiesa continua ad esistere. Essa deve talvolta nascondersi, abbassa­re il capo sotto il peso delle persecuzioni. Soffre anche delle beffe di cui è oggetto nei paesi prosperi dove l'immoralità e l'arroganza sono in continua crescita. Ma la Chiesa sa di essere dalla parte del Vincitore, il Gesù glorificato nel cielo. Per questo attende, con pazienza, il ritorno del suo Signore e Salvatore.

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PREGARE, SIGNIFICA AVVICINARSI A DIO


Quanto a me, il mio bene è stare unito a Dio; io ho fatto del Signore, Dio, il mio rifugio. Salmo 73:28

 Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta e, chiusa la porta, rivolgi la preghiera al Padre tuo che è nel segre­to; e il Padre tuo, che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa. Matteo 6:6

Con la preghiera parliamo a Dio; Egli ci ascolta e invita tutti gli uomini a rivolgersi a lui (Salmo 65:2; Isaia 45:22). Per il credente, la preghiera è l'espressione della nuova vita che Dio dona a
chiunque mette la sua fiducia in Lui. La prima conferma della conversione dell'apostolo Paolo è stata: "Ecco, egli è in preghiera" (Atti 9:11). La preghiera manifesta una relazione personale con Dio, relazione di fede e di sotto­missione.
La preghiera del credente non è, in nessun caso, un rito magico che darebbe un certo potere sugli altri o sugli eventi; non è neanche un atto mistico nel quale si cerca di penetrare nella propria vita interiore per raggiungere un qualche traguardo. No, la preghiera ci mette semplicemente alla presenza di Dio. Quando il credente prega, non è solo, ma è con il suo Dio, non pensa a se stesso, ma al suo Signore.
Ci sono diversi tipi di preghiera: la supplica, il grido ("Signore, salvami"), il ringraziamento ("Signore, ti ringrazio"), la lode di colui che trova la sua gioia in Dio, l'adorazione che sale dai nostri cuori quando pensiamo alla gran­dezza del suo amore.
La preghiera ci permette anche di ricercare e conoscere la volontà di Dio affinché, accettan­dola, possiamo compierla nella nostra vita. "Sia fatta la tua volontà!"; Gesù ci ha insegnato a dirlo nella preghiera che ha lasciato ai suoi discepoli. Cristo, prima di andare alla croce dove doveva morire per noi, ha pregato il Padre usando queste stesse parole.

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